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L'algoritmo di Google

07/03/2021 - 07/03/2023

Chi controlla il mondo? Chi controlla la nostra conoscenza? Chi controlla le infomazioni ?

 

E' da queste domande che dovremmo partire per comprendere gli scenari che il presente ma anche il futuro ci prospetta davanti e, per una volta, la pandemia non c'entra nulla.

 

Questo scenario che oggi si manifesta in maniera cosi virulenta ha radici antiche, parte da lontano, da uno sconosciuto scienziato britannico Tim Berners Lee che partendo dal concetto di ipertesto approdò al World Wide Web alla fine degli anni 80.

 

Dobbiamo a questo scienziato, sconosciuto ai più, il terreno da cui sono germogliati quelli che oggi definiamo " i colossi del web ".

 

Cosa è esattamente un ipertesto?

 

E' un insieme di documenti che possono essere messi fra loro in relazione attraverso le parole chiave, un selezionatore di concetti che pesca da una miriade di documenti che vengono caricati sulla rete.

 

Ogni parola chiave partendo da un documento può generare infiniti percorsi di lettura che lo sviluppo dei computer ha reso automatici e la successiva esplosione di pc, tablet, smartphone e smartwatch ha fatto crescere in maniera esponenziale.

 

Agostino Ramelli 

E' probabile tuttavia che lo scienziato britannico possa aver tratto spunto dal " Leggio rotante " di Agostino Ramelli che nel 600 inventava un macchinario che permetteva la contemporanea lettura di più libri, insomma gli albori di un sistema ipertestuale nato, come spesso accade, dal genio italico.

 

Sicuramente Ramelli non poteva immaginare che dal leggio si sarebbe arrivati al World Wide Web, ma è altresi probabile che neanche Tim Berners Lee avesse immaginato come la sua invenzione sarebbe stata manipolata negli anni successivi.

 

E qui entriamo nella storia del nostro presente e che più facilmente ci fa rispondere alle domande di apertura dell'articolo: 

 

Chi controlla il mondo? Chi controlla la nostra conoscenza? Chi controlla le infomazioni ?

 

Gli algoritmi è la risposta corretta.

 

Se alla parola algoritmo aggiungiamo analytics ed advertising abbiamo compreso che scenari abbiamo davanti e quanto questi da una parte possono essere pericolosi ma dall'altro possono aprire infinite opportunità una volta comprese le regole del gioco. 

 

Un mondo di conoscenza, informazione e prodotti in mano ad un motore di ricerca che ci fornisce una stringa da riempire con le nostre domande e ci fornisce su un piatto d'argento le risposte.

 

Meglio: la risposta che ci vogliamo sentir dire, avendo lui prima studiato attentamente i nostri gusti.

 

Ancora meglio: la risposta che ci vogliamo sentir dire che ci proviene da parte di un venditore che guarda caso offre proprio quei servizi che noi cercavamo.

 

Si dice che nella rete tutto sia gratis, ovvio visto che siamo noi il prodotto da vendere.

 

I nostri dati, i nostri gusti, le nostre manie, le nostre passioni vengono riversate su una stringa che mescolata da Google ci offre come prodotto finito ad un venditore; accompagnati da una scheda contenente età, provenienza, ubicazione, dispositivo usato, capacità di reddito, propensione agli acquisti, orari di acquisto, luoghi che visitiamo o che voremmo visitare e chissà quanto altro. 

 

Se a BigG aggiungiamo i dati del principale social network Facebook e le società controllate, Whatsapp e Instagram su tutte, siamo davvero senza segreti per chi controlla il World Wide Web.

 

In cambio di risposte preconfezionate abbiamo ceduto sempre maggiori pezzi di libertà. 

 

Se Google si sostituisce all'enciclopedia che aveva alla base un metodo di ricerca scientifico il rischio è evidente visto che essendo una azienda privata persegue esclusivamente il profitto.

 

Rete come esempio di libertà è una mezza verità o una mezza bugia; scegliete voi.

 

E' in parte vero perchè sapendola utilizzare la rete può essere foriera di informazioni anche di qualità, vi sono archivi che grazie al World Wide Web sono diventati accessibili a tutti, alcuni in questo modo si sono avvicinati alla cultura, hanno potuto creare business, hanno diffuso conoscenza.

 

E' in parte non vero perchè da questo mondo due soggetti sono diventati monopolisti, Google e Facebook e attraverso questo dominio sono in possesso di una moltitudine di dati che li rendono i veri depositari della conoscenza.

 

Questo monopolio si porta dietro una ulteriore insidia: l'informazione. 

 

Chi seleziona le news che giornalmente circolano in rete e che vengono ulteriormente amplificate dai social network?  Nel secolo scorso era appannaggio degli editori e dei direttori dei giornali. Oggi il motore di ricerca ed il social network sono editori e censori scelgono loro per noi.

 

Ma scelgono sempre con un algoritmo segreto e che ci ha precedentemente profilato.

 

Una situazione molto preoccupante.

 

La rete amplifica l’informazione, la rende accessibile, la conserva nel tempo.

 

Alcuni accusano Google e Facebook di rubare le notizie agli editori anche se in realtà allo stato attuale sono per essi una vetrina e se si interrompesse il flusso di amplificazione delle notizie, il traffico sui siti delle testate, anche quelle storiche crollerebbe inesorabilmente.

 

L'editoria dipende da Google, basti pensare alla funzione News, Google dipende da un algoritmo e deve vendere a qualcun altro un prodotto e questo prodotto siamo noi.

 

Se si esclude l'Australia, che attraverso il Parlamento ha provato a contrastare il monopolio di Google e Facebook sull'informazione, tutti gli altri paesi al mondo sono ancora alla ricerca di un sistema che tuteli le parti in causa e sopratutto il lavoro delle persone, visto che questo monopolio ha avuto ripercussioni devastanti sull'occupazione dell'editoria.

 

Il Parlamento australiano ha evidenziato nei suoi lavori che ogni 100 dollari investiti in pubblicità 53 vanno a Google, 28 a Facebook e solo il resto, appena il 19% a tutti gli altri editori, spesso locali, che lentamente stanno sparendo lasciando interi territori senza voce.

 

L’intervento del Parlamento australiano è stato restrittivo imponendo ai due colossi una trattativa obbligatoria con i media australiani per l’utilizzo delle news dei giornali ed ove non ci fosse accordo, vi sarebbe l'intervento di un arbitro indipendente per la risoluzione della controversia.

 

Quale è stata la reazione dei colossi? Google è scesa a patti, Facebook ha fatto saltare il banco cancellando dalla sua piattaforma tutti i link dei media australiani.

 

Dopo di questo si è registrato un forte calo della visibilità da parte dei giornali e delle relative testate on line e le parti hanno concordato una tregua, a fronte di un accordo di Facebook con gli editori il parlamento apporterà una modifica sostanziale della legge.

 

Una prova di forza di Facebook che è riuscita nell'intento: far cambiare indirizzo ad un Parlamento nazionale.

 

I lettori di questo sito hanno una passione il turismo. Cosa c'entra il comparto con tutto ciò...?

 

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