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Ancora sui blocco dei licenziamenti del settore turistico

27/03/2021 - 27/03/2023

Questo blog già aveva trattato il tema del blocco dei licenziamenti del settore turistico, ( articolo in calce ); il nuovo decreto emanato dal governo di Mario Draghi, estende ulteriormente l' impossibilità alla cessazione dei rapporti di lavoro e contemporaneamente, non garantisce prospettive chiare alle aziende anche alla luce del deludente " decreto sostegni ".

 

Sostegni approvati in misura insufficiente e definiti in un nostro precedente intervento, sperpero di denaro pubblico ( articolo in calce ) 

 

Non intervenire in maniera decisa sul comparto alberghiero italiano con adeguate misure di sostegno porterebbe alla sua scomparsa nel giro di 6/12 mesi, all'accadere di ciò è del tutto evidente che il decreto atto a scongiurare i licenziamenti sarebbe perfettamente inutile poichè le aziende non ci sarebbero più.

 

L'impatto sociale ad oggi difficilmente calcolabile.

 

Dell'intervento sul blocco dei licenzimenti è piuttosto singolare anche la tempistica di scadenza, fine ottobre ovvero prima della consueta bassa stagione che nel 2021 rischia di essere la più fiacca di sempre. Novembre coincide con il periodo dove, in tutta Italia, vi è da sempre il più basso flusso di turisti.

 

Una leggerissima eccezione per la stagione montana ma nei grossi hub turistici italiani, città d'arte e mare novembre è il mese di inizio di una bassa stagione che si protrae sino a primavera.

 

Sarebbe interessante approfondire il motivo di una tempistica di questo tipo, poichè far iniziare il blocco dei licenziamenti con un periodo dove l'organico aziendale era di alta stagione ( marzo/aprile ) e farlo terminare in un periodo dove inizia la bassa stagione significa solo rimandare le cessazioni dei rapporti avendone prolungata una agonia.

 

Dobbiamo avere il coraggio di dirlo ed anche in maniera molto chiara. 

 

L'ennesima mancanza di strategia da parte dei governi che non solo si stanno disinteressando delle imprese ma anche della forza lavoro, costringendo queste due parti sociali ad una guerra che oggi non è azzardato definire fra poveri. 

 

Non sono stati attivati in oltre un anno di pandemia strumenti atti alla riqualificazione professionale, all'adeguamento alle nuove professioni, una formazione sulle nuove abilità di cui il nostro comparto alberghiero ha evidentemente bisogno.

 

Si decide quindi di "rimandare"; la classica soluzione all'italiana. 

 

Non si sono attivati veri meccanismi di sostegno facendo incontrare , per esempio, aziende ed università, istituti tecnico professionali ed aziende del comparto, per preparare il terreno alla ripartenza ed aiutare l'inserimento di una moltitudine di giovani che con queste condizioni difficilmente potranno trovare agevolmente occupazione.

 

Lo Stato non è riuscito nel suo compito quello di tutelare i suoi cittadini.

 

Una politica del rinvio estesa a tutto, dalle cartelle esattoriali all'entrata in vigore di norme, senza citare i grandi temi irrisolti legge elettorale in primis e le crisi di impresa delle grandi aziende di interesse nazionale. 

 

Le donne e gli uomini di impresa sanno bene che il comando significa senso di responsabilità e visione strategica forse è il momento che anche la politica lo comprenda.

 

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