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Mario Draghi ed il sistema Italia fra immobilismi ed opportunità perse

03/04/2021 - 03/04/2023

La nomina di Mario Draghi a capo del governo è stata caratterizzata da alte aspettative visto il carisma ed il percorso professionale dell'ex governatore della BCE.

 

Nel pieno di una crisi sociale, economica e sopratutto pandemica Mario Draghi era apparso come  " l'uomo della provvidenza ", tipico in Italia quando si affrontano situazioni particolarmente complicate e la politica si fa elegantemente da parte lasciando spazio ai tecnici.

 

L'Italia ha memoria corta; quanti " uomini della provvidenza " abbiamo avuto nel corso del tempo? Non pochi, Mario Monti il professore che ci salvo dalla crisi del differenziale con i titoli di stato tedeschi, Giuliano Amato che affrontò già negli anni 90 una delle più gravi crisi della lira, all'epoca moneta di conio italiana e poi Dini, Ciampi tutti provenienti tutti dalla Banca d'Italia.

 

Uomini della provvidenza quindi non ci sono mancati ma a distanza di anni cosa è rimasto del lavoro di questi tecnici? Poco o niente perchè è la politica a dover fare le riforme ed i tecnici hanno solamente affrontato situazioni emergenziali per non farci affondare come paese.

 

Siano crisi finanziarie e speculazioni, Governo Amato, quanto attacchi speculativi, Governo Monti, i tecnici hanno affrontato le situazioni con le armi che avevano a disposizione e spesso con le lacrime ed il sangue dei cittadini ed a discapito dello sviluppo.

 

Hanno ragioneristicamente messo i conti in ordine, ma tagliando lo sviluppo, fenomeno tipico dei risanamenti aziendali di breve respiro, si tagliano le spese di ricerca e sviluppo, il marketing, la pubblicità, i manager più validi e sembra che il bilancio torni in ordine.

 

Errore, perchè in questo modo si è preso in prestito dal futuro. Non è un vero risanamento. 

 

Il Governo Draghi non è differente dagli altri e potrà fare egregiamente il suo compito, portare la nave in porto, ma il nostro sistema costituzionale ha nel Parlamento la sua centralità e le riforme partono da li, dai rappresentati che decidiamo di votare.

 

Non mi sembra che qui ci sia discontinuità con il passato.

 

Il nostro comparto aveva esultato alla nomina di un ministro del turismo, ma già dalle prime ore  dalle pagine di questo blog si invitava alla cautela, visto che per assegnare pieni poteri al ministero era necessaria una riforma costituzionale.

 

Una riforma che dovrebbe togliere il potere legislativo alle regioni; in assenza di tale riforma il ministero è poco più che una scatola vuota e la figura del ministro utile ad inaugurare fiere e manifestazioni ( ora tra l'altro anche bloccate ).

 

C'è delusione quindi? Bisogna avere il coraggio di rispondere senza paura: SI

 

L'emergenza pandemica è molto più forte del previsto ed in questi giorni sta riprendendo forza con le varianti, le operazioni vaccinali scontano un ritardo che impedisce il ritorno alla vita precedente; la situazione del nostro debito pubblico molto grave e le regole europee stringenti.

 

Il turismo internazionale è fermo e gli hotels nelle città d'arte vuoti o chiusi, e qui vi è necessità della seconda considerazione coraggiosa: alcune strutture alberghiere chiudernno definitivamente; poco serve prolungare l'agonia con strumenti di sostegno al reddito ai lavoratori visto che difficilmente a novembre, che tra l'altro coincide con la bassa stagione, saranno richiamati.

 

E qui uno degli errori forse più gravi che tra l'altro il governo Draghi non ha corretto: la mancata formazione del personale in cassa integrazione utile ad una riconversione delle professionalità.

 

In questi mesi accanto alla erogazione di un sussidio i lavoratori si sarebbero dovuti formare, migliorare, avrebbero dovuto adeguare le professionalità. 

 

Qui un ulteriore coraggio nel dire che la colpa è di tutti, del governo certamente, ma anche di coloro che non hanno sfruttato quelle opportunità di migliorarsi anche con l'uso della tecnologia, su aspetti che potranno essere utili sia nel comparto turistico come da altre parti per nuove opportunità professionali future.

 

Lingue straniere, amministrazione, web marketing, finanza, l'offerta e gli spunti formativi non sono mancati ma quanti hanno colto queste opportunità?

 

Il governo avrebbe potuto organizzare in poco tempo una ampia offerta formativa, avrebbe potuto aprire gli archivi anche digitali: Rai, Università, Enti ed organi dello Stato, avrebbero potuto erogare una cultura ed una formazione come mai accaduto prima.

 

Cosa abbiamo visto in questi mesi sui mezzi di comunicazione? La risposta sarebbe imbarazzante.

 

Non aver colto queste opportunità formative significa escludere dalle opportunità del lavoro una vasta fascia di popolazione sopratutto quella che aveva, gia prima della pandemia " network relazionali deboli ". 

 

Frequntando i social network, i blog ed i siti internet ci si accorge che è pieno di consigli sul " fitness "  " sul come tenersi in forma " ma non è presente in maniera massiva adeguata informazione sull'allenamento di un altro muscolo fondamentale: il cervello.

 

Purtoppo il Covid ha rimarcato una forte linea di demarcazione fra chi aveva già introduzione in network forti che sapendo cogliere opportunità del periodo ha rafforzato, rispetto a chi è rimasto ai margini.

 

Il mondo sarà diverso dopo, e l'errore più grave per alcuni sarà stato quello di pensare che " la provvidenza " possa risolvere le problematiche individuali che poi diventano collettive e che la politica possa sempre farsi da parte nei momenti cruciali del paese lasciando ad altri l'onere di decidere. 

 

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