29/07/2026 - 29/07/2029
Gli incendi che stanno colpendo il Salento non rappresentano soltanto un’emergenza ambientale o un tema di ordine pubblico.
Sono diventati un rischio concreto per la continuità operativa delle imprese turistiche, per la sicurezza degli ospiti, per la reputazione delle destinazioni e per il valore economico degli immobili alberghieri.
Secondo quanto riportato dalla stampa locale, l’attività condotta dai Carabinieri del Comando provinciale di Lecce e dai Carabinieri Forestali avrebbe portato a tre arresti, otto denunce e oltre 300 controlli amministrativi.
Le indagini, sviluppate anche attraverso droni e sistemi di videosorveglianza, avrebbero consentito di ricostruire diversi episodi collegati a incendi, combustione illecita di rifiuti e abbruciamento incontrollato di sterpaglie e residui vegetali.
È necessario precisare che i procedimenti si trovano nella fase delle indagini preliminari e che le responsabilità individuali potranno essere definitivamente accertate soltanto nelle sedi competenti.
Ma il dato manageriale è già evidente.
In una destinazione turistica ad alta intensità stagionale, un incendio può trasformarsi in pochi minuti da evento esterno alla struttura ricettiva a crisi operativa dell’hotel.
Tra il 1° giugno e il 17 luglio 2026, secondo i dati diffusi dalla stampa locale, in Puglia sarebbero andati in fumo 1.041 ettari di territorio.
La provincia di Lecce, con circa 399 ettari interessati, risulterebbe la più colpita.
Le elevate temperature, la siccità prolungata, il vento e la presenza di aree non adeguatamente manutenute possono trasformare un piccolo focolaio in un incendio capace di raggiungere abitazioni, stabilimenti balneari, campeggi, residence, masserie, resort e alberghi.
Gli episodi verificatisi durante l’estate hanno già dimostrato che il rischio non è teorico.
In diverse località del Salento si sono rese necessarie evacuazioni precauzionali di strutture turistiche e complessi residenziali. In altri casi le fiamme hanno danneggiato attività commerciali, ristoranti e stabilimenti presenti lungo la costa.
Il problema, quindi, non riguarda esclusivamente la protezione dei boschi.
Riguarda direttamente il sistema economico della destinazione.
Molti proprietari e gestori interpretano ancora la sicurezza antincendio come un insieme di adempimenti da rispettare all’interno dell’immobile:
certificazioni;
impianti;
estintori;
compartimentazioni;
uscite di emergenza;
manutenzioni periodiche;
formazione degli addetti;
prove di evacuazione.
Sono elementi indispensabili, ma non più sufficienti.
Un hotel può essere perfettamente conforme sotto il profilo documentale e impiantistico, ma trovarsi ugualmente esposto a un incendio originato:
in un terreno confinante;
in una pineta vicina;
lungo una strada di accesso;
in un’area agricola;
presso un deposito irregolare di rifiuti;
in uno stabilimento balneare;
in una zona verde scarsamente manutenuta;
all’interno di una proprietà appartenente a terzi.
Il rischio reale, pertanto, deve essere valutato considerando non soltanto l’edificio, ma l’intero contesto territoriale nel quale l’hotel è inserito.
Per una struttura ricettiva, il perimetro della sicurezza non coincide più necessariamente con il confine catastale della proprietà.
Quando si parla di incendi in prossimità di un hotel, l’attenzione si concentra normalmente sul possibile danneggiamento dell’immobile.
Ma il danno economico può iniziare molto prima che le fiamme raggiungano la struttura.
È sufficiente che il fumo renda impraticabili gli spazi esterni, che una strada venga chiusa, che venga disposta un’evacuazione precauzionale o che si interrompa la fornitura di energia elettrica per compromettere l’operatività dell’albergo.
Le conseguenze possono comprendere:
impossibilità di accogliere nuovi ospiti;
evacuazione delle camere occupate;
cancellazione dei soggiorni;
necessità di ricollocare i clienti;
rimborsi e contestazioni;
interruzione dei servizi di ristorazione;
sospensione di eventi e cerimonie;
perdita di derrate e materiali;
difficoltà di accesso per dipendenti e fornitori;
blocco temporaneo delle vendite;
recensioni negative;
danni reputazionali;
riduzione della domanda futura.
In un resort stagionale, pochi giorni di interruzione nel periodo di massima occupazione possono compromettere una parte rilevante del margine operativo dell’intera stagione.
La perdita non coincide, quindi, soltanto con il costo della ricostruzione.
Comprende il fatturato non prodotto, i costi straordinari, i rimborsi, la perdita di reputazione e l’eventuale deterioramento dei rapporti commerciali con tour operator, agenzie, organizzatori di eventi e partner distributivi.
Un incendio non colpisce esclusivamente la struttura direttamente coinvolta.
Può compromettere la percezione dell’intera destinazione.
Immagini di fiamme, colonne di fumo, turisti evacuati e strade bloccate possono diffondersi in poche ore attraverso televisioni, portali d’informazione e social network.
Il potenziale cliente non sempre distingue tra il Comune interessato, la specifica località e il resto del territorio.
La percezione può diventare semplicemente:
“Nel Salento ci sono incendi, quindi forse non è sicuro partire.”
Questo meccanismo può generare cancellazioni anche in strutture lontane dall’area effettivamente coinvolta.
Per tale ragione, la gestione dell’emergenza deve comprendere anche un piano di comunicazione.
Comunicare tardi, negare l’evidenza o fornire informazioni contraddittorie può aumentare il danno.
Un hotel deve invece essere in grado di spiegare rapidamente:
se la struttura è direttamente interessata;
se gli accessi sono regolari;
quali misure sono state adottate;
se i servizi funzionano normalmente;
come vengono assistiti gli ospiti;
quali alternative vengono offerte in caso di cancellazione o trasferimento;
quali autorità stanno gestendo l’emergenza.
In una crisi, la velocità della comunicazione è parte della sicurezza.
La gestione del rischio ambientale pone anche un problema di governance.
In una struttura gestita direttamente dalla proprietà, il perimetro decisionale è normalmente più semplice.
La situazione diventa più complessa quando l’immobile è affidato attraverso:
contratto di affitto;
affitto di ramo d’azienda;
management agreement;
franchising;
concessione;
contratto di gestione stagionale.
Chi deve occuparsi della manutenzione delle aree esterne?
Chi deve verificare le condizioni dei terreni confinanti?
Chi sostiene gli interventi straordinari?
Chi stipula le coperture assicurative?
Chi gestisce l’evacuazione?
Chi risponde agli ospiti?
Chi decide l’eventuale chiusura temporanea?
Chi affronta i costi di ricollocazione e rimborso?
Queste domande non possono essere affrontate per la prima volta durante l’emergenza.
Devono trovare risposta nei contratti, nelle procedure operative e nei protocolli condivisi tra proprietà, gestore, direttore e responsabili della sicurezza.
Quando le responsabilità non sono definite, ogni crisi operativa rischia di trasformarsi anche in un conflitto contrattuale.
Il piano di emergenza di una struttura ricettiva non dovrebbe limitarsi all’incendio originato all’interno dell’edificio.
Deve comprendere anche scenari esterni capaci di compromettere l’operatività dell’hotel.
Tra questi:
incendio boschivo o di sterpaglie nelle vicinanze;
presenza intensa di fumo;
chiusura delle principali vie di accesso;
interruzione dell’energia elettrica;
indisponibilità della rete telefonica;
evacuazione disposta dalle autorità;
impossibilità di raggiungere punti di raccolta ordinari;
necessità di trasferire persone fragili;
indisponibilità temporanea di parte del personale;
blocco delle forniture;
necessità di ospitare mezzi o squadre di emergenza.
Ogni struttura dovrebbe identificare preventivamente:
le vie di evacuazione alternative;
i punti di raccolta realmente utilizzabili;
i mezzi disponibili per il trasferimento degli ospiti;
le strutture ricettive partner per eventuali ricollocazioni;
i recapiti operativi delle autorità;
la catena interna di comando;
i responsabili della comunicazione;
le procedure per persone con mobilità ridotta;
le modalità di salvataggio dei dati;
le procedure per la riapertura in sicurezza.
Un documento conservato in un cassetto non costituisce un piano di emergenza.
Il piano deve essere conosciuto, verificato e periodicamente simulato.
La cura del verde non è soltanto una questione estetica.
Durante i periodi di elevato rischio, vegetazione secca, residui di potatura, materiali infiammabili e aree non manutenute possono favorire la propagazione delle fiamme.
Proprietà e gestore dovrebbero programmare controlli sulle aree di pertinenza e, quando possibile, monitorare anche le condizioni delle zone confinanti.
In presenza di situazioni potenzialmente pericolose, la struttura dovrebbe documentare le segnalazioni indirizzate ai proprietari, agli amministratori locali o agli enti competenti.
Questa attività ha una duplice funzione:
ridurre concretamente il rischio;
dimostrare che l’impresa ha adottato misure ragionevoli di prevenzione.
La sicurezza non può dipendere esclusivamente dalla reazione dei soccorsi.
Deve iniziare dalla prevenzione organizzativa.
Molti imprenditori verificano il massimale assicurato per l’immobile, ma dedicano minore attenzione alle conseguenze economiche dell’interruzione operativa.
La polizza dovrebbe essere analizzata considerando almeno:
danni diretti all’immobile;
danni agli impianti e agli arredi;
perdita di merci e derrate;
spese di sgombero e bonifica;
responsabilità verso ospiti e terzi;
costi di evacuazione e trasferimento;
business interruption;
perdita di profitto;
costi supplementari sostenuti per continuare l’attività;
eventi originati all’esterno della proprietà;
impedimento di accesso disposto dalle autorità;
danni da fumo;
interruzione delle utenze;
franchigie, scoperti ed esclusioni.
La presenza di una polizza non garantisce automaticamente l’indennizzo di ogni danno.
Occorre verificare che il testo contrattuale sia coerente con il rischio reale della struttura, con la stagionalità dell’attività e con il livello di fatturato potenzialmente esposto.
Il rischio ambientale deve entrare nella due diligence di chi acquista, finanzia o valorizza un hotel.
Un investitore non può limitarsi ad analizzare:
numero delle camere;
fatturato;
occupazione;
ADR;
RevPAR;
GOP;
posizione commerciale;
stato manutentivo;
regolarità urbanistica e catastale.
Deve valutare anche la vulnerabilità territoriale dell’asset.
Un hotel vicino a pinete, boschi, macchia mediterranea o terreni scarsamente manutenuti può richiedere:
maggiori investimenti preventivi;
specifiche coperture assicurative;
protocolli operativi più complessi;
sistemi di monitoraggio;
adeguamenti degli accessi;
accordi con strutture alternative;
maggiori riserve finanziarie;
una diversa valutazione del rischio.
Per approfondire il rapporto tra rischio, redditività e valore degli immobili ricettivi è possibile consultare le analisi pubblicate su InvestimentiAlberghieri.it, dedicate alle operazioni, ai capitali e alle dinamiche che incidono sul valore degli asset hospitality.
Nelle operazioni di acquisto, ristrutturazione finanziaria o rilancio, la verifica del rischio ambientale dovrebbe inoltre essere integrata nella due diligence industriale e patrimoniale. Su Investhotel.it vengono approfonditi gli strumenti destinati alle operazioni straordinarie, alla valutazione e al risanamento delle imprese alberghiere.
Ignorare la vulnerabilità territoriale significa rischiare di acquistare un asset teoricamente redditizio, ma operativamente fragile.
La lezione che arriva dal Salento è netta.
Non basta essere formalmente in regola.
Occorre essere preparati.
La vera sicurezza alberghiera non coincide con la semplice presenza di documenti e certificazioni. È la capacità dell’organizzazione di prevenire l’evento, proteggere le persone, prendere decisioni rapide, comunicare correttamente, limitare le perdite e ripristinare l’attività.
Questo richiede una visione integrata tra:
proprietà;
direzione;
responsabili della sicurezza;
personale;
consulenti;
assicuratori;
autorità locali;
operatori della destinazione.
Una struttura può avere ottimi risultati commerciali e restare vulnerabile a un evento esterno.
Quando questo accade, occupazione, fatturato e reputazione possono essere compromessi in poche ore.
Prima della prossima emergenza, proprietà e gestori dovrebbero chiedersi:
Quali sono i principali rischi ambientali intorno alla struttura?
Le aree esterne sono correttamente manutenute?
Esistono terreni confinanti potenzialmente pericolosi?
Il piano di emergenza considera anche incendi esterni?
Il personale conosce realmente le procedure?
È possibile evacuare rapidamente tutti gli ospiti?
Sono disponibili percorsi alternativi?
Esistono accordi per la ricollocazione dei clienti?
Le coperture assicurative includono la perdita di profitto?
Chi assume il comando operativo e comunica durante la crisi?
Quando una sola di queste domande resta senza risposta, esiste un rischio organizzativo da affrontare.
Gli incendi nel Salento dimostrano che il rischio ambientale è ormai parte integrante della gestione alberghiera.
Non riguarda soltanto il responsabile della sicurezza.
Riguarda la direzione, la proprietà, gli investitori, le banche, gli assicuratori e tutti coloro che partecipano alla creazione e alla conservazione del valore dell’asset.
Un hotel preparato non può impedire ogni evento esterno.
Può però ridurre la probabilità che l’evento si trasformi in una crisi incontrollabile.
La prevenzione tutela gli ospiti.
La pianificazione protegge la continuità operativa.
La corretta copertura assicurativa difende l’equilibrio economico.
La comunicazione protegge la reputazione.
La governance evita che l’emergenza si trasformi in conflitto.
Attraverso Hotel Management Group, proprietà e gestori possono sottoporre la struttura a un’analisi integrata dei rischi organizzativi, operativi, patrimoniali e gestionali, individuando le vulnerabilità che possono compromettere continuità aziendale e valore dell’investimento.
Non bisogna attendere un incendio, un’evacuazione o una stagione compromessa per scoprire che il piano di sicurezza era incompleto.
Per richiedere un’analisi riservata della struttura o del portafoglio alberghiero: r.necci@robertonecci.it.
Maggiori informazioni, sulle nostre attività consulenziali sono disponibili sul sito www.neccihotels.it , relativamente alla finanza di impresa ed all'assistenza in situazioni speciali www.investhotel.it