04/08/2026 - 04/08/2029
La composizione negoziata non può essere utilizzata come una semplice moratoria in attesa di liquidare il patrimonio. Per un hotel in difficoltà, il piano deve dimostrare una prospettiva concreta di continuità: diretta, indiretta o affidata a un nuovo operatore. È qui che la crisi alberghiera smette di essere soltanto un problema legale e diventa un’operazione industriale, finanziaria e societaria.
Il 16 luglio 2026 l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la Circolare n. 5/E – Parte I, primo capitolo di una ricostruzione sistematica del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.
Il documento affronta, tra gli altri temi, la composizione negoziata, il concordato semplificato, il piano di ristrutturazione soggetto a omologazione, le misure protettive, le misure premiali e la disciplina della crisi nei gruppi di imprese. È la prima delle quattro parti annunciate dall’Agenzia, cui seguiranno gli approfondimenti sul sovraindebitamento, sugli accordi di ristrutturazione e sul concordato preventivo, nonché sulla liquidazione giudiziale.
Sulla stampa specializzata la Circolare è stata letta prevalentemente come un documento fiscale e concorsuale. È una lettura corretta, ma incompleta.
Per chi opera nel patrimonio alberghiero italiano, la Circolare 5/E formalizza un principio destinato a incidere profondamente sul modo in cui le crisi degli hotel devono essere affrontate: la composizione negoziata serve a ricercare il risanamento dell’impresa, non a ottenere tempo per liquidarla secondo un esito già deciso in partenza.
In oltre trent’anni di attività e più di centocinquanta operazioni analizzate su aziende e asset ricettivi, ho visto ripetersi molte volte lo stesso schema: l’azienda alberghiera perde equilibrio economico, l’immobile conserva valore, la proprietà rinvia gli interventi finché la vendita del fabbricato non appare come l’unica soluzione.
La Circolare non vieta la vendita dell’immobile. Chiarisce, però, che la sua dismissione non può essere presentata come risanamento quando il risultato reale è soltanto la cessazione dell’impresa.
La differenza non è lessicale. È la differenza tra salvare un’attività economica e monetizzare un patrimonio.
L’ultimo Osservatorio semestrale pubblicato da Unioncamere, aggiornato a maggio 2026, censiva 4.489 istanze di composizione negoziata dall’avvio dello strumento, nel novembre 2021. Dati preliminari anticipati nel luglio 2026 hanno successivamente portato il totale a 4.853 istanze, con un tasso di successo salito al 28,2% nel secondo trimestre del 2026, rispetto al 20,2% del trimestre precedente e a una media 2025 vicina al 22%.
Nel solo 2025 sono state presentate 1.776 istanze, contro le 1.048 del 2024: un incremento prossimo al 70%.
Nello stesso anno sono state aperte 9.869 liquidazioni giudiziali, in crescita del 7,2%.
Ma il dato più importante è un altro.
Le imprese che arrivano alla liquidazione giudiziale senza avere tentato una composizione negoziata risultano mediamente in sofferenza bancaria da 46 mesi. Quando la liquidazione è invece preceduta da un tentativo di composizione negoziata, il periodo medio di sofferenza scende a circa 20 mesi.
Quarantasei mesi rappresentano quasi quattro esercizi trascorsi mentre la crisi si consolida.
Nel settore alberghiero questo periodo ha una dinamica riconoscibile:
si utilizza la stagione positiva per coprire le perdite pregresse;
si rinviano gli interventi di manutenzione e riqualificazione;
si accumulano debiti IVA, contributivi e verso i fornitori;
si comprimono marketing e formazione;
si riduce il personale senza ridisegnare l’organizzazione;
si mantiene un pricing difensivo per generare occupazione immediata;
si spera che l’esercizio successivo risolva ciò che quello precedente ha aggravato.
La crisi non nasce quando arriva la revoca bancaria o la segnalazione del creditore pubblico qualificato. In quel momento è già diventata visibile.
Nasce prima, quando l’albergo continua a produrre ricavi ma non genera più cassa sufficiente a sostenere debito, manutenzioni, imposte e capitale circolante.
Il Codice definisce la crisi come lo stato che rende probabile l’insolvenza e che si manifesta attraverso l’inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici rispetto alle obbligazioni dei successivi dodici mesi.
Per un’impresa industriale relativamente stabile, questa definizione può essere tradotta in un normale modello finanziario.
Per un hotel l’analisi è più complessa.
Un albergo stagionale può produrre cassa negativa per diversi mesi pur trovandosi in equilibrio economico. Un hotel urbano con una forte componente congressuale può dipendere da eventi negoziati con largo anticipo. Un resort appena riposizionato può presentare, nell’anno successivo al capex, un profilo finanziario apparentemente fragile ma coerente con la fase di ramp-up.
Al contrario, un hotel con occupazione elevata può essere già in crisi se vende attraverso canali troppo costosi, applica tariffe insufficienti, presenta un costo del personale non sostenibile o non dispone delle risorse necessarie per rinnovare il prodotto.
La crisi alberghiera non può quindi essere misurata soltanto osservando il saldo bancario o l’ultimo bilancio depositato.
Servono almeno:
un rolling cash flow a dodici mesi, aggiornato mensilmente;
un piano di tesoreria a tredici settimane per la gestione della fase più critica;
il forecast costruito su on the books, pickup, cancellazioni e segmentazione della domanda;
la riconciliazione tra PMS, contabilità generale e contabilità analitica;
un conto economico per reparto conforme, per quanto possibile, alla logica USALI;
la separazione tra GOP, costi non distribuiti, costi di proprietà e servizio del debito;
il monitoraggio del costo complessivo di acquisizione della clientela;
un piano di manutenzione e capex che distingua gli interventi rinviabili da quelli indispensabili per preservare la competitività dell’asset.
Il costo della distribuzione è uno degli elementi più sottovalutati. Un albergo può aumentare il fatturato e contemporaneamente perdere marginalità se la crescita è generata attraverso commissioni OTA, campagne non misurate, promozioni eccessive o segmenti con basso contributo.
Per questo il lavoro sul controllo di gestione deve dialogare con revenue, distribuzione e marketing. È il metodo applicato da Hotel Management Group nell’analisi integrata dell’impresa e da Hotel Marketing Lab nella verifica di pricing, mix distributivo, vendita diretta e qualità della domanda.
In un percorso di composizione negoziata, questi strumenti non servono soltanto a gestire meglio l’hotel. Servono a rendere credibile il piano davanti all’esperto, ai creditori, alle banche e agli eventuali investitori.
Chi dispone di dati affidabili può dimostrare come e quando l’impresa tornerà a produrre cassa.
Chi non li possiede arriva al tavolo con un bilancio storico, una stima immobiliare e una speranza.
La Circolare chiarisce che la composizione negoziata può essere utilizzata anche quando la crisi è già conclamata o l’impresa si trova in una condizione di insolvenza, purché esistano concrete prospettive di risanamento.
Il risanamento può avvenire attraverso la prosecuzione dell’attività da parte dello stesso imprenditore oppure mediante continuità indiretta, con il trasferimento dell’azienda o la prosecuzione dell’attività da parte di un soggetto terzo.
La Circolare richiama, tuttavia, diversi orientamenti giurisprudenziali che escludono l’utilizzo delle misure protettive quando il piano è, sin dall’origine, meramente liquidatorio e punta esclusivamente alla vendita degli asset e alla successiva cessazione della società.
È invece ammissibile che un esito liquidatorio emerga successivamente, quando le prospettive di risanamento originariamente esistenti risultino impraticabili nonostante trattative condotte correttamente.
Questo passaggio deve essere letto con precisione.
La vendita dell’immobile non è vietata e può costituire una componente del piano. Può servire, per esempio, a ridurre l’indebitamento, finanziare il rilancio dell’operatività, trasferire l’asset a un investitore che mantenga l’azienda in esercizio oppure realizzare una continuità indiretta.
Ciò che diventa molto più difficile da sostenere è un’altra operazione:
chiedere protezione dai creditori;
sospendere temporaneamente le azioni esecutive;
vendere l’unico immobile;
distribuire il ricavato;
chiudere definitivamente l’attività.
Quando questo è l’esito previsto fin dall’inizio, non siamo davanti a un piano di risanamento. Siamo davanti a un piano liquidatorio.
Per l’albergo italiano, la distinzione è decisiva perché immobile e impresa sono frequentemente confusi.
Il fabbricato è il contenitore patrimoniale.
L’azienda alberghiera è invece formata da licenze, personale, contratti, clientela, reputazione, sistemi distributivi, relazioni con i tour operator, prenotazioni future, database, procedure operative, know-how e capacità di generare GOP.
Vendere il contenitore non significa necessariamente salvare l’impresa contenuta al suo interno.
La crisi di un hotel può essere strutturata attraverso soluzioni differenti, da selezionare in funzione della sostenibilità economica, della struttura debitoria e della posizione della proprietà.
La proprietà mantiene la gestione, ma interviene sulle cause della crisi:
ristrutturazione del debito;
apporto di nuovo capitale;
riduzione dei costi;
revisione della struttura organizzativa;
modifica del posizionamento commerciale;
recupero di ADR e marginalità;
dismissione di attività non strategiche.
È una strada possibile quando il modello industriale resta valido e il management è in grado di eseguire il piano.
La società conserva la gestione, ma affida la direzione a un management professionale o inserisce figure di turnaround.
In una crisi alberghiera il piano finanziario può essere corretto e fallire ugualmente se manca chi deve realizzarlo. La scelta del general manager, del CFO, del controller o dell’asset manager diventa quindi parte della fattibilità industriale.
È il campo nel quale interviene Vertex Executive Search, con ricerca e valutazione di figure manageriali destinate a operazioni straordinarie, riposizionamenti e turnaround.
L’attività prosegue in capo a un altro soggetto attraverso:
affitto dell’azienda o del ramo alberghiero;
cessione dell’azienda in esercizio;
conferimento dell’operatività in una NewCo;
ingresso di un nuovo investitore;
contratto di management con un gestore professionale;
separazione tra proprietà immobiliare e gestione operativa.
È la soluzione più coerente quando il problema non risiede nell’asset ma nell’incapacità dell’attuale struttura di gestirlo, finanziarlo o riposizionarlo.
Le attività di gestione e turnaround possono essere affidate a operatori specializzati come Necci Hotels, mentre la ricerca di investitori, conduttori o controparti industriali richiede un processo transazionale strutturato, quale quello sviluppato da Investhotel Capital Partners.
Resta possibile quando non esistono prospettive concrete di risanamento o quando i tentativi di continuità risultano impraticabili.
Ma deve essere chiamata con il suo nome e affrontata con lo strumento giuridico coerente, senza trasformare la composizione negoziata in una moratoria meramente strumentale alla vendita.
Consideriamo un caso puramente esemplificativo.
Un hotel urbano di 80 camere presenta:
ricavi annui pari a 3,6 milioni di euro;
GOP di 540.000 euro;
servizio annuo del debito di 720.000 euro;
mutuo ipotecario residuo di 6,4 milioni;
debiti tributari e contributivi per 1,8 milioni;
debiti verso fornitori per 900.000 euro;
esposizioni bancarie a breve per 700.000 euro;
manutenzioni e capex rinviati per almeno 1,2 milioni.
L’immobile potrebbe valere 13 milioni di euro in condizioni ordinarie, ma una vendita accelerata, con azienda in crisi, manutenzioni arretrate e attività compromessa, potrebbe generare un realizzo netto sensibilmente inferiore.
La proprietà potrebbe ritenere sufficiente vendere l’immobile, rimborsare il mutuo e utilizzare il residuo per soddisfare parzialmente gli altri creditori.
Questa operazione monetizza l’asset, ma elimina:
l’avviamento;
i posti di lavoro;
i contratti commerciali;
il portafoglio prenotazioni;
il valore del marchio;
il potenziale di recupero gestionale;
la destinazione ricettiva, quando l’acquirente punta a una conversione.
Un piano di continuità indiretta potrebbe invece prevedere:
affitto dell’azienda a un operatore qualificato;
canone coerente con la capacità di generazione del GOP;
investimento iniziale del nuovo operatore sulle aree operative;
capex immobiliare sostenuto dalla proprietà o da un investitore;
rimodulazione del mutuo;
transazione sul debito fiscale;
apporto di capitale fresco;
revisione di pricing, personale, distribuzione e posizionamento;
mantenimento dell’hotel in esercizio.
Il confronto corretto non è quindi tra “vendere” e “non vendere”.
È tra:
il valore netto recuperabile nella liquidazione;
il valore dell’immobile in continuità;
il valore autonomo dell’azienda alberghiera;
i flussi generati dal nuovo assetto;
il trattamento ottenibile dai creditori nei diversi scenari.
È questa comparazione che deve alimentare l’attestazione di convenienza.
Una normale perizia immobiliare non basta. Serve una valutazione capace di distinguere il valore del fabbricato dal valore dell’impresa in funzionamento.
Sulle operazioni italiane nelle quali proprietà, operatore e capitale assumono ruoli differenti si concentra l’analisi editoriale di InvestimentiAlberghieri.it, mentre su RobertoNecci.it sono approfonditi i modelli contrattuali e finanziari che determinano la reale distribuzione del rischio.
La struttura del passivo di un albergo in crisi presenta spesso componenti ricorrenti:
finanziamento ipotecario;
esposizioni bancarie a breve;
fornitori;
IVA non versata;
ritenute;
contributi;
debiti verso il personale;
finanziamenti soci;
canoni arretrati.
Nel corso della composizione negoziata l’imprenditore può formulare alle Agenzie fiscali una proposta di accordo transattivo che preveda il pagamento parziale o dilazionato dei debiti erariali, comprensivi di imposte, sanzioni e interessi.
Uno dei chiarimenti più rilevanti riguarda l’IVA.
La Circolare ritiene possibile il pagamento parziale del credito IVA qualora un professionista indipendente attesti che il trattamento proposto garantisce all’Amministrazione finanziaria una soddisfazione non inferiore a quella conseguibile nella liquidazione giudiziale.
Il confronto con lo scenario liquidatorio diventa quindi determinante.
In un hotel il valore di liquidazione dell’azienda può essere molto inferiore al suo valore in continuità. Se l’attività viene interrotta, si disperdono rapidamente:
personale;
contratti;
reputazione;
prenotazioni future;
clientela;
capacità commerciale;
avviamento.
Questo differenziale può rendere solida la dimostrazione della convenienza per il creditore fiscale.
Ma il confronto deve essere costruito con una metodologia alberghiera, non limitandosi a stimare il valore al metro quadrato dell’immobile.
La proposta fiscale deve essere presentata con un anticipo compatibile con l’istruttoria dell’Amministrazione.
Gli uffici devono analizzare la proposta, verificare il debito, valutare l’attestazione, acquisire i pareri necessari e instaurare un contraddittorio effettivo.
Presentarsi quando la liquidità è già terminata e i termini procedurali sono in scadenza riduce drasticamente lo spazio negoziale.
Per un hotel stagionale questo significa che la crisi non può essere affrontata soltanto a settembre o ottobre, dopo avere consumato la cassa prodotta durante l’estate.
Il percorso deve partire quando esistono ancora:
liquidità;
prenotazioni;
personale;
affidamenti;
reputazione;
capacità di negoziare.
L’anticipazione non è prudenza astratta. È una risorsa finanziaria.
Le misure premiali previste dal Codice comprendono, ricorrendone le condizioni, la riduzione degli interessi e delle sanzioni.
Ma uno degli effetti più importanti riguarda le sopravvenienze derivanti dalla riduzione dei debiti.
Per determinati esiti della composizione negoziata, e nel rispetto delle condizioni previste dalla norma, le sopravvenienze attive generate dalla riduzione dei debiti non concorrono alla determinazione del reddito d’impresa.
Dal lato dei creditori, le perdite derivanti dal mancato incasso possono essere deducibili senza dovere dimostrare gli ordinari elementi certi e precisi. È inoltre previsto, nelle fattispecie indicate, il recupero dell’IVA attraverso la nota di variazione.
La Circolare precisa che tali effetti sono collegati a specifiche soluzioni della composizione negoziata e alla loro pubblicazione nel Registro delle imprese.
Il punto è tecnicamente decisivo.
Se un’impresa ottiene una riduzione del debito per due milioni di euro, ma quella riduzione genera una sopravvenienza fiscalmente imponibile, il piano può produrre un nuovo carico tributario proprio nell’esercizio nel quale l’azienda dispone della minore capacità finanziaria.
Il risanamento rischia così di generare il proprio ostacolo fiscale.
Per questo la scelta dello strumento non è soltanto una decisione legale. È una decisione economica, fiscale e finanziaria.
Per un hotel finanziato con mutuo ipotecario, la relazione con la banca è spesso il punto più delicato.
La conferma delle misure protettive da parte del tribunale non è automatica. Presuppone la verifica:
dell’effettiva esistenza delle trattative;
della non manifesta implausibilità del piano;
della funzionalità della protezione rispetto al risanamento;
della proporzionalità del sacrificio imposto ai creditori;
della coerenza tra misure richieste e continuità prospettata.
La Circolare richiama provvedimenti nei quali, in presenza di specifiche condizioni, sono state inibite o sospese alcune iniziative degli intermediari, tra cui l’escussione di garanzie, le compensazioni, l’interruzione di affidamenti o determinate segnalazioni.
Non significa che la composizione negoziata sterilizzi automaticamente le prerogative della banca.
Significa che, quando il comportamento del creditore rischia di compromettere trattative serie e un piano concretamente perseguibile, il tribunale può valutare misure funzionali a preservare il percorso.
Per gli alberghi finanziati durante la fase emergenziale attraverso prestiti assistiti da garanzie pubbliche, il tema è particolarmente rilevante.
Ma nessuna protezione può sostituire un piano industriale credibile.
La misura protettiva compra tempo.
È la qualità del piano a stabilire se quel tempo produrrà risanamento oppure soltanto un rinvio.
La struttura dei gruppi alberghieri italiani è frequentemente articolata tra:
una società immobiliare;
una o più società operative;
una società di servizi;
finanziamenti infragruppo;
garanzie incrociate;
finanziamenti soci;
contratti di locazione o affitto tra parti correlate;
personale e funzioni condivise.
Il Codice consente la presentazione di piani unitari o reciprocamente collegati, ma mantiene l’autonomia delle masse attive e passive delle singole società.
La domanda deve quindi spiegare perché il piano di gruppo sia più conveniente, per i creditori di ciascuna impresa, rispetto a un piano autonomo.
Il beneficio deve essere quantificato società per società e attestato da un professionista indipendente.
Questo principio rende molto più complessa la crisi di un gruppo multi-asset.
Immaginiamo tre hotel:
il primo genera cassa;
il secondo raggiunge il pareggio;
il terzo produce perdite strutturali.
Non è sufficiente sostenere che il gruppo debba essere salvato nel suo complesso.
Occorre dimostrare perché i creditori dell’hotel sano dovrebbero accettare un piano unitario che destina parte delle risorse al salvataggio della società in perdita.
La logica del gruppo non può cancellare il diritto dei creditori di ogni singola entità.
Per questo sono indispensabili:
contabilità separate e riconciliate;
corretta allocazione dei costi centrali;
verifica dei contratti infragruppo;
analisi delle garanzie;
tracciamento dei flussi finanziari;
valutazione dei vantaggi compensativi;
distinzione tra patrimonio immobiliare e azienda operativa.
È anche il terreno nel quale i sistemi di audit e tutela sviluppati da Hotel Control assumono particolare rilievo per soci, investitori e creditori che devono comprendere come il valore venga distribuito tra le diverse società.
Il piano di ristrutturazione soggetto a omologazione consente, a determinate condizioni, una maggiore libertà nell’allocazione del valore generato dal piano rispetto all’ordine ordinario delle cause di prelazione.
Richiede tuttavia l’approvazione di tutte le classi e una costruzione particolarmente rigorosa:
corretta formazione delle classi;
valutazione del valore di liquidazione;
individuazione del valore eccedente;
definizione del trattamento dei creditori;
apporto di finanza nuova;
sostenibilità del piano industriale;
robustezza delle attestazioni.
Per le operazioni alberghiere con ingresso di un investitore, conversione del debito o separazione OpCo/PropCo può essere uno strumento efficace.
Non è, però, una scorciatoia per piani economicamente fragili.
Più aumenta la libertà nella distribuzione del valore, maggiore diventa la necessità di dimostrare da dove quel valore provenga.
Occorre analizzare:
cassa disponibile;
debiti scaduti e in scadenza;
affidamenti;
prenotazioni future;
break-even;
GOP;
fabbisogno di capitale circolante;
servizio del debito;
capex indispensabile;
esposizione fiscale e contributiva.
La prima domanda non è “quanto vale l’immobile?”, ma “quanta cassa potrà generare l’impresa nei prossimi dodici mesi?”.
Il piano deve essere alimentato da dati riconciliati e non da previsioni costruite esclusivamente sulla crescita desiderata dei ricavi.
OTB, pickup, ADR, RevPAR, costo del personale, commissioni, marginalità per reparto e flussi finanziari devono convergere nello stesso modello.
La cultura del dato deve essere costruita prima dell’emergenza. Su questo interviene anche la formazione specialistica della Roberto Necci Academy, dedicata a imprenditori, manager e responsabili di reparto del settore alberghiero.
Un buon hotel può essere schiacciato da un debito eccessivo.
Un hotel privo di competitività non viene invece salvato dalla sola ristrutturazione del debito.
Nel primo caso occorre intervenire sulla finanza.
Nel secondo occorre modificare prodotto, management, posizionamento, distribuzione e struttura dei costi.
Molte crisi presentano entrambe le componenti.
Il piano deve confrontare almeno:
continuità diretta;
continuità con nuovo management;
affitto d’azienda;
management contract;
ingresso di capitale;
cessione dell’azienda in esercizio;
separazione OpCo/PropCo;
vendita dell’immobile con mantenimento dell’operatività;
liquidazione.
La soluzione deve essere scelta sulla base del recupero ottenibile dai creditori e della sostenibilità futura, non sulla preferenza emotiva della proprietà.
La transazione fiscale, le misure premiali, il trattamento delle sopravvenienze e le note di variazione IVA influenzano direttamente la fattibilità del piano.
Non sono elementi da aggiungere dopo avere definito l’operazione.
Contribuiscono a definirla.
L’attestatore verifica dati, fattibilità e convenienza secondo il mandato ricevuto.
Il legale individua lo strumento giuridico e presidia la procedura.
Il fiscalista costruisce il trattamento tributario.
L’advisor alberghiero analizza l’impresa, valuta la continuità, costruisce il modello industriale, individua operatori e investitori e negozia l’architettura dell’operazione.
Il manager deve realizzare il piano.
Confondere questi ruoli produce documenti formalmente completi ma industrialmente ineseguibili.
La Circolare non introduce una nuova norma che vieta la vendita dell’immobile alberghiero.
Fa qualcosa di più importante: ricostruisce il sistema chiarendo che la composizione negoziata deve essere utilizzata per ricercare una concreta prospettiva di risanamento e che un piano meramente liquidatorio, predisposto fin dall’origine, non può essere mascherato da percorso di continuità.
Per il patrimonio alberghiero italiano il messaggio è particolarmente rilevante.
Il comparto è caratterizzato da:
proprietà familiari;
sottocapitalizzazione;
forte valore immobiliare;
ridotta managerializzazione;
confusione tra patrimonio e impresa;
dipendenza dal credito;
debolezza dei sistemi di controllo;
ritardo nell’emersione della crisi.
In questo contesto, vendere l’immobile può certamente produrre liquidità.
Ma non necessariamente preserva il valore dell’impresa.
La strada più efficiente può passare attraverso un nuovo gestore, un investitore, un affitto d’azienda, un management contract, una NewCo o una separazione tra proprietà immobiliare e attività operativa.
È la logica sulla quale si fonda il mercato alberghiero internazionale: distinguere chi possiede il capitale immobiliare da chi dispone delle competenze necessarie per gestire l’hotel.
In Italia questa separazione è stata spesso vissuta come una perdita di controllo.
Nelle crisi più mature può invece rappresentare l’unico modo per conservare l’asset, preservare l’attività e recuperare valore.
Aspettare la fine della stagione significa spesso lasciare che siano la banca, il fisco o un creditore a determinare i tempi dell’operazione.
Quando la cassa è terminata, gli affidamenti sono revocati, i fornitori hanno interrotto le consegne e il personale migliore ha lasciato la struttura, le alternative si riducono rapidamente.
La composizione negoziata è efficace quando l’impresa ha ancora qualcosa da negoziare:
tempo;
flussi;
clienti;
persone;
reputazione;
credito;
valore industriale.
Quando resta soltanto l’immobile, il risanamento rischia di essere già diventato liquidazione.
Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 5/E del 16 luglio 2026
Analisi, valutazioni e contratti alberghieri: RobertoNecci.it
Operazioni straordinarie e ristrutturazione alberghiera: Investhotel.it
Osservatorio sulle operazioni alberghiere: InvestimentiAlberghieri.it
Gestione e turnaround operativo: NecciHotels.it
Marketing, revenue e distribuzione: HotelMarketingLab.it
Executive search e management di transizione: VertexExecutiveSearch.it
Formazione manageriale: RobertoNecciAcademy.it
Advisory integrata: HotelManagementGroup.it
Se il vostro albergo presenta tensioni di cassa, debiti fiscali, rate bancarie non sostenibili o una redditività insufficiente, aspettare non protegge il patrimonio: riduce il numero delle soluzioni disponibili.
Hotel Management Group analizza con la proprietà la sostenibilità dell’impresa, il valore in continuità, la struttura del debito, le opzioni OpCo/PropCo, l’ingresso di un operatore, la ricerca di capitale e l’eventuale percorso di composizione negoziata.
Per un confronto riservato: r.necci@robertonecci.it.
L’analisi ha carattere informativo generale. Ogni operazione deve essere valutata sulla base della situazione economica, patrimoniale, fiscale e giuridica della singola impresa.
Maggiori informazioni, sulle nostre attività consulenziali sono disponibili sul sito www.neccihotels.it , relativamente alla finanza di impresa ed all'assistenza in situazioni speciali www.investhotel.it