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La proroga del blocco dei licenziamenti per il settore turistico

19/02/2021 - 31/12/2022

AGGIORNAMENTO AL DECRETO LEGGE DEL 19 MARZO 2021 

Il 19 marzo 2021 è stato varato il nuovo decreto legge che ha ulteriormente prorogato il blocco dei licenziamenti, attraverso due ulteriori scadenze) 

 

a) Fino a giugno per le aziende che ricorrono alla cassa integrazione ordinaria

 

B) Fino al 31 ottobre per le aziende che hanno la cassa integrazione in deroga

 

Si rimanda all'articolo precedente per ulteriori approfondimenti del caso e vi invitiamo a consultare il sito che verrà costantemente aggiornato con approfondimenti sul tema.

 

Articolo precedente

Fra i vari temi che il governo Draghi dovrà affrontare c'è quello del blocco dei licenziamenti attualmente in vigore; un tema che interessa la maggior parte delle aziende ma che ha in quelle turistiche un osservatore particolarmente interessato.

 

Il turismo, è evidente, è stato il settore più colpito dalla pandemia, in Italia quanto in Europa e nel mondo, l' impossibilità agli spostamenti ha azzerato gli arrivi turistici e un numero enorme di aziende sopratutto alberghiere è stato costretto a chiudere.

 

Chiudere ha significato innanzitutto interrompere l'attività produttiva e di conseguenza fermare la forza lavoro; l'intervento del governo Conte ha permesso di sostenere i lavoratori colpiti dalla crisi con la CIG abbinata al blocco del licenziamenti ovvero l'impossibilità delle aziende di cessare unilateralmente i rapporti di lavoro. 

 

Licenziare insomma è vietato.

 

Il tema ha interessato immediatamente i Costituzionalisti visto che nella nostra Costituzione la libertà di impresa è sancità dall'art. 41 che fondamentalmente lega le sorti dell'azienda e sopratutto del suo assetto organizzativo, tra cui la forza lavoro, alle esigenze della domanda e quindi del mercato.

 

Secondo alcuni pertanto lo Stato non può entrare in un ruolo che non gli spetta costituzionalmente ovvero quello di regolatore dell'assetto organizzativo delle imprese, imponendo loro una forza lavoro evidentemente non adeguata alla domanda presente. 

 

Il lavoratore che subisce questa situazione ha diritto a tutele prevalentemente di natura economica ove ovviamente siano motivate le necessità di diversi assetti aziendalI.

 

Sostanzialmente il licenziamento è possibile a patto che non sia discriminatorio.

 

Alla luce di ciò il blocco dei licenziamenti sembra essere una forzatura, e non da poco, visto che alle attività economiche è stato impedito di modificare l' assetto in funzione del mutato scenario di mercato e sopratutto non si è tenuto conto che alla ripresa delle attività probabilmente il mercato, quindi lo scenario competitivo, sarà sostanzialmente mutato in una misura tale da rendere necessario un diverso modello . 

 

Va anche detto inoltre che il persistere di questa situazione crea un ulteriore danno di competitività alle aziende italiane che alla ripresa del mercato si troveranno ulteriormente appesantite da strutture organizzative non più adeguate.  

 

Non sono mancate ovviamente tesi alternative , ovvero a favore del blocco dei licenziamenti appellandosi al medesimo articolo 41 della nostra Costituzione che al comma secondo evidenzia che " l'iniziativa economica non può essere in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. "

 

Secondo questa interpretazione pertanto permettere i licenziamenti genererebbe una sorta di      " panico sociale " con indubbie tensioni e pericolosità di ulteriore diffusione del virus. 

 

Inoltre la misura del blocco dei licenziamenti è di natura temporanea e dovuta a casi di estrema necessità; inoltre a sostegno della tesi vi è il fatto che il blocco dei licenziamenti non ha inciso sulle aziende quanto sulla collettività vista la creazione di diversi strumenti di sostegno del reddito. 

 

A distanza di un anno dallo scoppio della pandemia il Governo Draghi ha per certi aspetti il compito più difficile: decidere del futuro.

 

Non tutti i settori potranno essere trattati allo stesso modo ed il nostro, il turismo, dovrà necessariamente essere trattato fra quelli con necessità di tutele maggiori.

 

Se da una parte il turismo riprenderà come fenomeno sociale e le persone continueranno a muoversi l' orizzonte temporale del quando è fondamentale. C'è di più: all'inizio il flusso del turismo organizzato non riprenderà ai livelli pecedenti il Covid-19 ci sarà ovvero una ripresa ma graduale, ed è proprio questa la parte più complessa per le aziende e per il legislatore, continuare ad aiutare o interrompere gli aiuti?

 

E se si scegliesse di interromperli quando scatterebbe l'ora X? Quale sarà il criterio che verrà utilizzato? Generale o selettivo ? Un mix di entrambi? Una fotografia dell'azienda alla forza lavoro in carico antecedentemente al Covid-19? Un differenziale fra la perdita di fatturato confrontata su vari esercizi?

 

Questi sono i nodi che il Governo Draghi dovrà sciogliere.

 

Il turismo probabilmente sarà l'ultimo settore ad uscire dalla crisi vista la necessità di normalizzare la situazione in tutto il mondo, con tutte le complicazioni relative oltre che l'esigenza di riorganizzare i mezzi di trasporto, linee aeree in primis. 

 

L'auspicio è che il il turismo venga considerato come comparto a parte, un comparto generatore del 14 % dell'economia come confermato al Senato dallo stesso Presidente Draghi, e che ha necessità di più tempo rispetto agli altri settori per ritornare alla normalità.

 

Un settore che impiega diversi milioni di lavoratori ed in alcune zone della penisola unica fonte di sostentamento per l'intera economia in altre invece settore predominante rispetto a tutti gli altri.

 

Emblematico il caso di Roma dove in alcune zone della città l'incidenza del turismo sul PIL è di oltre il 25% e nell'ambito delle aziende alberghiere il fatturato generato dai mercati esteri è mediamente superiore al 75 % del totale.

 

Numeri impressionanti che forse prima erano noti solo agli addetti ai lavori e che oggi sono sotto gli occhi di tutti. 

 

RIF: ART. 41 COSTITUZIONE 

L'iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali



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