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Le grandi dimissioni dal lavoro. Come sarà il settore alberghiero del futuro?

29/07/2023 - 29/07/2029

Crisi del lavoro e settore alberghiero: non è un problema di persone, ma di modello

 

Secondo il Global Re:work Report 2023 di Kelly, il 33% dei lavoratori italiani sta valutando di lasciare il proprio impiego entro l’anno, principalmente a causa di insoddisfazione economica e condizioni di lavoro percepite come non sostenibili.
Il dato diventa ancora più rilevante se si osserva che la propensione al cambiamento è più elevata proprio tra i profili altamente specializzati, ovvero quelli più difficili da sostituire e più strategici per le aziende.

 

Non si tratta di un fenomeno circoscritto all’Italia. A livello europeo, circa un quarto dei lavoratori indica come motivazioni principali per un possibile cambio di lavoro:

 

  • scarso equilibrio tra vita professionale e privata,

  • assenza di prospettive di crescita,

  • mancanza di piani strutturati di sviluppo delle competenze.


 

Il vero nodo: carico di lavoro e disorganizzazione

 

Nel contesto italiano, uno degli elementi più critici è il carico di lavoro.
Il 27% dei lavoratori dichiara che turni eccessivi, team sottodimensionati e una costante gestione in emergenza incidono negativamente sul benessere mentale, al punto da spingerli a considerare seriamente l’uscita dall’azienda.

 

Il settore alberghiero, purtroppo, riflette in modo amplificato queste criticità. In molte strutture la continua emergenza operativa non è una variabile inevitabile, ma il risultato di:

 

  • organizzazioni carenti,

  • ruoli non definiti,

  • assenza di pianificazione,

  • scarsa cultura manageriale.

 

Un hotel è per definizione operativo 24 ore su 24. Questo dato strutturale è noto a tutti. Ciò che spesso manca, però, è una gestione professionale del lavoro, capace di rendere sostenibili turnazioni, carichi e responsabilità.


 

Turnover e shortage di personale: una contraddizione solo apparente

 

Da un lato il comparto alberghiero lamenta quotidianamente la difficoltà nel reperire personale qualificato.
Dall’altro, continua a proporre modelli organizzativi che rendono strutturalmente poco attrattivo il lavoro in hotel.

 

Questa non è una contraddizione: è la conseguenza diretta di un modello che non ha evoluto il proprio rapporto con il capitale umano.

 

Il problema non è la mancanza di candidati, ma la perdita sistematica di competenze, con costi elevatissimi in termini di:

 

  • turnover,

  • abbassamento della qualità del servizio,

  • stress organizzativo,

  • perdita di know-how operativo.

 


Dal “cliente sacro” all’impresa sostenibile

 

Per anni il settore ha vissuto sotto il paradigma secondo cui “il cliente è sacro”.
Un principio corretto, ma incompleto. Senza una pari attenzione verso chi lavora all’interno dell’azienda, questo modello diventa insostenibile.

 

Oggi è sempre più evidente che:

 

  • senza personale motivato non esiste esperienza di qualità,

  • senza organizzazione non esiste servizio,

  • senza equilibrio non esiste continuità.

 

Il futuro dell’hotellerie non si giocherà solo su tariffe, brand o location, ma sulla capacità di attrarre, trattenere e valorizzare le persone giuste.


 

Una sfida di leadership, non di welfare

Le aziende alberghiere saranno sempre più chiamate a rendere le proprie offerte di lavoro competitive, non solo sul piano economico, ma anche in termini di:

 

  • organizzazione del lavoro,

  • chiarezza dei ruoli,

  • percorsi di crescita,

  • qualità della leadership.

 

Non si tratta di concedere benefit, ma di ripensare il modello organizzativo.
Senza questo passaggio, il settore rischia di trovarsi in una spirale in cui la carenza di personale diventa cronica e strutturale.


 

La disaffezione verso il lavoro alberghiero non è una moda né una fase transitoria. È un segnale chiaro di inadeguatezza del modello organizzativo rispetto alle aspettative delle nuove generazioni di professionisti.

 

Chi non affronterà oggi questo tema in modo strutturale rischia di non avere, domani, le competenze necessarie per gestire la propria struttura.


 

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Roberto Necci

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