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06/17/2026 08:16 AM
(Adnkronos) - Italian Exhibition Group (Ieg) e Afemo, l’associazione fabbricanti esportatori macchine orafe rinnovano la propria collaborazione strategica per il triennio 2026-2028, rafforzando ulteriormente il posizionamento internazionale di T.Gold, il salone per le tecnologie e i macchinari ...
(Adnkronos) - Italian Exhibition Group (Ieg) e Afemo, l’associazione fabbricanti esportatori macchine orafe rinnovano la propria collaborazione strategica per il triennio 2026-2028, rafforzando ulteriormente il posizionamento internazionale di T.Gold, il salone per le tecnologie e i macchinari dedicati alla manifattura orafa e gioielliera, organizzato nell’ambito di Vicenzaoro. L’accordo – si legge in una nota – si inserisce nel più ampio percorso di sviluppo intrapreso da Ieg e sostenuto da un autofinaziamento di circa 60 milioni di euro per l’ampliamento del quartiere fieristico di Vicenza, con la costruzione del nuovo padiglione 2 che sarà inaugurato il prossimo settembre. Un intervento infrastrutturale che consentirà a T.Gold di spostarsi dal padiglione 9 (esterno al perimetro della fiera) al Padiglione 4, favorendo l’integrazione con l’offerta espositiva di Vicenzaoro per creare un ecosistema ancora più efficace per aziende, buyer e professionisti provenienti da tutto il mondo. L’integrazione riguarda anche il calendario: da quest’anno T.Gold si allinea pienamente all’agenda di Vicenzaoro con due appuntamenti annuali, a gennaio e a settembre, ampliando le opportunità di business per il settore orafo attraverso una solida offerta di tecnologie e innovazione. Un contributo allo sviluppo dell’industry, chiamata a gestire mercati in costante e rapida evoluzione.
“La collaborazione con Afemo rappresenta un asset strategico non solo per T.Gold: coinvolgerà tutte le manifestazioni della Jewellery & Fashion Division dedicate alle tecnologie applicate all’oreficeria e alla gioielleria con una solida proiezione internazionale. Oroarezzo, l’appuntamento verticale incentrato sulla manifattura che ogni anno a maggio accende i riflettori sul distretto di Arezzo e, con il progetto Precious Fashion al suo interno, si rivolge anche alla filiera dell’accessorio moda di alta gamma in metallo, ad autunno negli Emirati Arabi Uniti JGDT - Jewellery Gem & Technology in Dubai, a luglio a Singapore SIJE - Singapore International Jewelry Expo. Il nostro obiettivo è costruire, insieme, una piattaforma di innovazione estesa a tutte le nostre manifestazioni B2B, capace di promuovere il trasferimento di competenze e sostenere la competitività internazionale delle imprese della filiera”, dice Global Exhibition Manager a capo delle fiere orafe di Ieg Matteo Farsura.
E Massimo Poliero, presidente Afemo, sottolinea come “in uno scenario internazionale sempre più complesso e competitivo, le nostre aziende dimostrano ogni giorno che visione industriale, qualità e innovazione sono le leve decisive per affrontare le sfide di un settore in cui T.Gold è punto d’incontro privilegiato tra domanda e offerta, l’osservatorio più qualificato sull’andamento e le tendenze di mercati tradizionali ed emergenti. Il rinnovo della partnership con Ieg conferma una collaborazione strategica che consente di monitorare, interpretare e guidare questi mercati, rafforzando la leadership italiana del comparto. Il nostro compito è sostenere il posizionamento internazionale delle imprese creando valore, tutelando le competenze del made in Italy e cogliendo le nuove opportunità globali. Il know-how tecnologico del settore è al servizio della competitività dei brand italiani e Afemo, insieme a Ieg, continuerà ad accompagnare le imprese con un impegno concreto e orientato al futuro”.
Il rinnovo della partnership con Afemo “rappresenta un ulteriore passo avanti nel percorso di crescita della manifestazione, con l’obiettivo condiviso di rappresentare in fiera lo stato dell’arte delle tecnologie, dei macchinari e dei sistemi di lavorazione per il settore orafo-gioielliero. Una visione che conferma T.Gold come hub mondiale di riferimento per l’innovazione applicata alla manifattura orafa e perno della tech agenda del settore”, viene spiegato. Elemento centrale dell’accordo è il rafforzamento delle attività di internazionalizzazione e business development. Grazie alla collaborazione con Afemo, Ieg potrà “consolidare ulteriormente la propria capacità di intercettare e coinvolgere i principali decision-maker e buyer internazionali del comparto, agendo sia sui mercati storicamente più maturi sia sulle nuove aree produttive emergenti, caratterizzate da elevate prospettive di crescita”. La partnership pone inoltre una forte attenzione all’evoluzione tecnologica del comparto. Afemo e Ieg lavoreranno congiuntamente per identificare e valorizzare i principali macro-trend che stanno trasformando la manifattura orafa, dall’automazione avanzata alle tecnologie additive e binder jetting, dai nuovi materiali alla sostenibilità dei processi produttivi, fino alle più innovative soluzioni per testing e controllo qualità. Questi temi saranno al centro di un articolato programma di incontri, approfondimenti e momenti formativi pensati per favorire la diffusione della conoscenza e l’aggiornamento professionale degli operatori. Un approccio educational che si integra pienamente con la missione di Vicenzaoro e, più in generale, con la strategia della divisione Jewellery & Fashion di IEG, da sempre impegnata a promuovere contenuti ad alto valore aggiunto per l’intera filiera.
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06/17/2026 05:48 AM
(Adnkronos) - Ai Mondiali 2026 è il giorno dell'Inghilterra. Oggi, mercoledì 17 giugno, la nazionale del ct Tuchel affronta la Croazia al Dallas Stadium. Si tratta della prima partita del gruppo L, che comprende anche Ghana e Panama (impegnate nella notte tra ...
(Adnkronos) - Ai Mondiali 2026 è il giorno dell'Inghilterra. Oggi, mercoledì 17 giugno, la nazionale del ct Tuchel affronta la Croazia al Dallas Stadium. Si tratta della prima partita del gruppo L, che comprende anche Ghana e Panama (impegnate nella notte tra mercoledì 17 e giovedì 18 giugno, all'una ora italiana). Ecco orario, probabili formazioni e dove vedere la partita in tv e streaming.
Ecco le probabili formazioni di Inghilterra-Croazia, in campo alle 22:
INGHILTERRA (4-2-3-1): Pickford; James, Stones, Konsa, O'Reilly; Rice, Anderson; Madueke, Bellingham, Gordon; Kane. All. Tuchel
CROAZIA (3-4-2-1): Livakovic; Sutalo, Vuskovic, Gvardiol; Stanisic, Modric, Kovacic, Perisic; Sucic, Baturina; Musa. All. Dalic
La partita tra Inghilterra e Croazia sarà visibile in diretta su Rai 1 e su Dazn. Sfida visibile anche in streaming su Rai Play e sull'app di Dazn.
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06/17/2026 05:47 AM
(Adnkronos) - Ultima giornata del di G7 Evian, sul Lago di Ginevra. Possibile oggi un nuovo incontro tra il presidente Usa Donald Tump e Volodymyr Zelensky. A riferilo lo stesso presidente ucraino, spiegando che "ci sono molti incontri a ...
(Adnkronos) - Ultima giornata del di G7 Evian, sul Lago di Ginevra. Possibile oggi un nuovo incontro tra il presidente Usa Donald Tump e Volodymyr Zelensky. A riferilo lo stesso presidente ucraino, spiegando che "ci sono molti incontri a livello tecnico". Già ieri i due leader si sono incontrati, un faccia a faccia (il primo dopo 4 mesi) definito "molto positivo" dal tycoon, che ha esortato Mosca "fare un accordo".
Intanto i leader del G7 ribadiscono il loro pieno sostegno all'Ucraina nella guerra contro la Russia. Nella dichiarazione sui temi geopolitici affermano di essere "uniti nel nostro incrollabile sostegno all'Ucraina nella difesa della sua libertà, sovranità e integrità territoriale". Nel testo si afferma inoltre che i Paesi del G7 vogliono "aumentare la fornitura di capacità di difesa aerea, sistemi aggiuntivi e intercettori, e capacità a lungo raggio" e sono "pronti a valutare l'estensione all'Ucraina del beneficio di licenze per consentire un aumento della produzione militare ucraina".
Capitolo Iran: il G7 accoglie positivamente l'intesa raggiunta tra Washington e Teheran. I leader salutano "l'annuncio di un accordo tra gli Stati Uniti e l'Iran" che "offre un'opportunità storica per impedire all'Iran di acquisire qualsiasi arma nucleare". Il documento firmato nella notte aggiunge: "Sosteniamo tale accordo e siamo pronti a contribuire alla sua attuazione". Nella dichiarazione, inoltre, i leader sostengono "un accordo diplomatico di follow-on solido e globale" e ribadiscono che il negoziato dovrà "garantire che non ottengano mai un'arma nucleare". La dichiarazione conclude: "Riaffermiamo che l'Iran non otterrà mai un'arma nucleare".
Le ultime news e aggiornamenti di oggi.
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06/17/2026 05:37 AM
(Adnkronos) - Ai Mondiali 2026 è il giorno del Portogallo di Cristiano Ronaldo. Oggi, mercoledì 17 giugno, la squadra del ct Roberto Martinez fa il suo esordio nella Coppa del Mondo in corso tra Canada, Messico e Stati Uniti e affronta la ...
(Adnkronos) - Ai Mondiali 2026 è il giorno del Portogallo di Cristiano Ronaldo. Oggi, mercoledì 17 giugno, la squadra del ct Roberto Martinez fa il suo esordio nella Coppa del Mondo in corso tra Canada, Messico e Stati Uniti e affronta la Repubblica Democratica del Congo a Houston. Si tratta di una delle sfide del Gruppo K, di cui fanno parte anche Uzbekistan e Colombia. Ecco orario, probabili formazioni e dove vedere la partita in tv e streaming.
Ecco le probabili formazioni di Portogallo-Repubblica Democratica del Congo, in campo alle 19 ora italiana:
Portogallo (4-3-3) Diogo Costa; Cancelo, Rúben Dias, Inácio, Nuno Mendes; Joao Neves, Vitinha, Bruno Fernandes; Bernardo Silva, Cristiano Ronaldo, Conceicao. Ct: Martinez
Rep. Democratica del Congo (4-2-3-1) Mpasi; Wan-Bissaka, Mbemba, Tuanzebe, Masuaku; Pickel, Moutoussamy; Bongonda, Kakuta, Wissa; Bakambu. Ct: Desabre
La partita tra Portogallo e Repubblica Democratica del Congo sarà visibile in esclusiva in diretta e in streaming su Dazn.
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06/17/2026 05:05 AM
(Adnkronos) - Quattro navi della Marina Militare italiana ossia due cacciamine - il Crotone e il Rimini che si trovano già a Gibuti -, una nave da supporto logistico e una nave di scorta: si configurerebbe così il contributo ...
(Adnkronos) - Quattro navi della Marina Militare italiana ossia due cacciamine - il Crotone e il Rimini che si trovano già a Gibuti -, una nave da supporto logistico e una nave di scorta: si configurerebbe così il contributo italiano alla missione internazionale per lo sminamento dello stretto di Hormuz, che potrebbe coinvolgere 400-500 militari italiani.
Sebbene Regno Unito, Francia, Germania e Italia abbiano già espresso l'intenzione di dare il loro contributo, c'è ancora l'incognita sui tempi. Per la partecipazione italiana servono delle "precondizioni", ha ribadito lunedì il ministro della Difesa Guido Crosetto, facendo riferimento alla pace, al fatto che la missione sia accettata da tutte le parti e all'autorizzazione del parlamento.
Dal punto di vista tecnico, tuttavia, l'Italia è già pronta. I due cacciamine, il Rimini e il Crotone, sono a Gibuti e stanno svolgendo attività addestrativa. E' ipotizzato poi l'impiego di una nave da supporto logistico e di una nave scorta che potrebbe essere la Montecuccoli.
Lunedì scorso, "lo abbiamo confermato subito: l’Italia, insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, è pronta a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz", ha detto intanto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo al convegno 'Obiettivo Export: imprese e territori del Sud Italia, verso la conferenza nazionale dell'Export 2026'.
"Il mio auspicio - ha aggiunto - è che un quadro internazionale più stabile possa aiutarci. Dopo mesi di tensione e guerra, il Mediterraneo e il Medio Oriente hanno ora davanti a sé la prospettiva della pace. La riapertura dello Stretto di Hormuz è un passaggio cruciale".
Per questa mattina alle 9, quindi, "abbiamo convocato una nuova riunione del Tavolo Hormuz che ho istituito per aggiornare costantemente le nostre imprese sulla crisi. Siete tutti invitati a partecipare. Vi daremo tutti gli ultimi aggiornamenti, anche sugli sviluppi commerciali. La libertà di navigazione e la sicurezza delle rotte commerciali - ha concluso Tajani - è cruciale per la nostra economia".
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06/17/2026 05:04 AM
(Adnkronos) - Vince l'Argentina all'esordio nei Mondiali 2026. La Nazionale albiceleste ha battuto l'Algeria 3-0 nella prima giornata del girone J della rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada. A decidere la partita la tripletta di Lionel ...
(Adnkronos) - Vince l'Argentina all'esordio nei Mondiali 2026. La Nazionale albiceleste ha battuto l'Algeria 3-0 nella prima giornata del girone J della rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada. A decidere la partita la tripletta di Lionel Messi, a segno al 17', 60' e 76'. Con queste tre reti il capitano dell'Argentina taglia un traguardo storico, diventando il miglior marcatore di sempre nella storia dei Mondiali con 16 gol, insieme a Miroslav Klose. I campioni del Mondo in carica volano così a quota tre nel gruppo J, completato da Austria e Giordania, mentre l'Algeria rimane a zero.
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06/17/2026 05:02 AM
(Adnkronos) - Continuano i Mondiali 2026. La rassegna iridata, che si gioca in Messico, Stati Uniti e Canada, si è aperta ufficialmente con le prime partite della fase a gironi. Altra giornata di partite oggi, mercoledì 17 giugno, con l'atteso esordio dell'Inghilterra ...
(Adnkronos) - Continuano i Mondiali 2026. La rassegna iridata, che si gioca in Messico, Stati Uniti e Canada, si è aperta ufficialmente con le prime partite della fase a gironi. Altra giornata di partite oggi, mercoledì 17 giugno, con l'atteso esordio dell'Inghilterra e del Portogallo di Cristiano Ronaldo. Ecco il programma di tutte le partite dei Mondiali, i gironi e dove vederle in tv e streaming su Dazn e in chiaro sui canali Rai.
Gruppo A: Messico, Sudafrica, Corea del Sud, Cechia
Gruppo B: Canada, Bosnia ed Erzegovina, Qatar, Svizzera
Gruppo C: Brasile, Marocco, Scozia, Haiti
Gruppo D: Stati Uniti, Paraguay, Australia, Turchia
Gruppo E: Germania, Curacao, Costa d'Avorio, Ecuador
Gruppo F: Olanda, Giappone, Svezia, Tunisia
Gruppo G: Belgio, Egitto, Iran, Nuova Zelanda
Gruppo H: Spagna, Capo Verde, Arabia Saudita, Uruguay
Gruppo I: Francia, Senegal, Iraq, Norvegia
Gruppo J: Argentina, Algeria, Austria, Giordania
Gruppo K: Portogallo, RD Congo, Uzbekistan, Colombia
Gruppo L: Inghilterra, Croazia, Ghana, Panama.
Ecco il calendario della fase a gironi dei Mondiali 2026:
17 GIUGNO
Ore 19:00 - Portogallo-RD Congo (Gruppo K) - Dazn
Ore 22:00 - Inghilterra-Croazia (Gruppo L) - Rai e Dazn
18 GIUGNO
Ore 1:00 - Ghana-Panama (Gruppo L) - Dazn
Ore 4:00 - Uzbekistan-Colombia (Gruppo K) - Dazn
Ore 18:00 - Repubblica Ceca-Sudafrica (Gruppo A) - Dazn
Ore 21:00 - Svizzera-Bosnia (Gruppo B) - Rai e Dazn
19 GIUGNO
Ore 24:00 - Canada-Qatar (Gruppo B) - Dazn
Ore 3:00 - Messico-Corea del Sud (Gruppo A) - Dazn
Ore 21:00 - Usa-Australia (Gruppo D) - Rai e Dazn
20 GIUGNO
Ore 24:00 - Scozia-Marocco (Gruppo C) - Dazn
Ore 2:30 - Brasile-Haiti (Gruppo C) - Dazn
Ore 5:00 - Turchia-Paraguay (Gruppo D) - Dazn
Ore 19:00 - Olanda-Svezia (Gruppo F) - Dazn
Ore 22:00 - Germania-Costa d’Avorio (Gruppo E) - Rai e Dazn
21 GIUGNO
Ore 2:00 - Ecuador-Curacao (Gruppo E) - Dazn
Ore 6:00 - Tunisia-Giappone (Gruppo F) - Dazn
Ore 18:00 - Spagna-Arabia Saudita (Gruppo H) - Rai e Dazn (ipotesi)
Ore 21:00 - Belgio-Iran (Gruppo G) - Rai e Dazn (ipotesi)
22 GIUGNO
Ore 0:00 - Uruguay-Capo Verde (Gruppo H) - Dazn
Ore 3:00 - Nuova Zelanda-Egitto (Gruppo G) - Dazn
Ore 19:00 - Argentina-Austria (Gruppo J) - Rai e Dazn
Ore 23:00 - Francia-Iraq (Gruppo I) - Dazn
23 GIUGNO
Ore 2:00 - Norvegia-Senegal (Gruppo I) - Dazn
Ore 5:00 - Giordania-Algeria (Gruppo J) - Dazn
Ore 19:00 - Portogallo-Uzbekistan (Gruppo K) - Dazn
Ore 22:00 - Inghilterra-Ghana (Gruppo L) - Rai e Dazn
24 GIUGNO
Ore 1:00 - Panama-Croazia (Gruppo L) - Dazn
Ore 4:00 - Colombia-RD Congo (Gruppo K) - Dazn
Ore 21:00 - Svizzera-Canada (Gruppo B) - Rai e Dazn
Ore 21:00 - Bosnia-Qatar (Gruppo B) - Dazn
25 GIUGNO
Ore 24:00 - Scozia-Brasile (Gruppo C) - Dazn
Ore 24:00 - Marocco-Haiti (Gruppo C) - Dazn
Ore 3:00 - Repubblica Ceca-Messico (Gruppo A) - Dazn
Ore 3:00 - Sudafrica-Corea del Sud (Gruppo A) - Dazn
Ore 22:00 - Curacao-Costa d’Avorio (Gruppo E) - Dazn
Ore 22:00 - Ecuador-Germania (Gruppo E) - Rai e Dazn
26 GIUGNO
Ore 1:00 - Giappone-Svezia (Gruppo F) - Dazn
Ore 1:00 - Tunisia-Olanda (Gruppo F) - Dazn
Ore 4:00 - Turchia-Usa (Gruppo D) - Dazn
Ore 4:00 - Paraguay-Australia (Gruppo D) - Dazn
Ore 21:00 - Norvegia-Francia (Gruppo I) - Rai e Dazn
Ore 21:00 - Senegal-Iraq (Gruppo I) - Dazn
27 GIUGNO
Ore 2:00 - Capoverde-Arabia Saudita (Gruppo H) - Dazn
Ore 2:00 - Uruguay-Spagna (Gruppo H) - Dazn
Ore 5:00 - Egitto-Iran (Gruppo G) - Dazn
Ore 5:00 - Nuova Zelanda-Belgio (Gruppo G) - Dazn
Ore 23:00 - Panama-Inghilterra (Gruppo L) - Rai e Dazn (ipotesi)
Ore 23:00 - Croazia-Ghana (Gruppo L) - Rai e Dazn (ipotesi)
28 GIUGNO
Ore 1:30 - Colombia-Portogallo (Gruppo K) - Dazn
Ore 1:30 - RD Congo-Uzbekistan (Gruppo K) - Dazn
Ore 4:00 - Algeria-Austria (Gruppo J) - Dazn
Ore 4:00 - Giordania-Argentina (Gruppo J) - Dazn
SEDICESIMI DI FINALE
28 GIUGNO
Ore 21:00 - 2 A-2A B - Rai e Dazn
29 GIUGNO
Ore 19:00 - 1C - 2F - Dazn
Ore 22:30 - 1E - 3ABCDF - Rai e Dazn
30 GIUGNO
Ore 3:00 - 1F - 2C - Dazn
Ore 19:00 - 2E-2I - Rai e Dazn (ipotesi)
Ore 23:00 - 1I-3CDFGH - Rai e Dazn (ipotesi)
1 LUGLIO
Ore 3:00 - 1A - 3CEFHI - Dazn
Ore 18:00 - 1L - 3EHIJK - Dazn
Ore 22:00 - 1G - 3AEHIJ - Rai e Dazn
2 LUGLIO
Ore 2:00 - 1D - 3BEFIJ - Dazn
Ore 21:00 - 1H - 2J - Rai e Dazn
3 LUGLIO
Ore 1:00 - 2K - 2L - Dazn
Ore 5:00 - 1B - 3EFGIJ - Dazn
Ore 20:00 - 2D - 2G - Rai e Dazn
4 LUGLIO
Ore 24:00 - 1J - 2H - Dazn
Ore 3:30 - 1K - 3DEIJL - Dazn
OTTAVI DI FINALE
4 LUGLIO
Ore 19:00 - Dazn
Ore 23:00 - Rai e Dazn
5 LUGLIO
Ore 22:00 - Rai e Dazn
6 LUGLIO
Ore 2:00 - Dazn
Ore 21:00 - Rai e Dazn
7 LUGLIO
Ore 2:00 - Dazn
Ore 18:00 - Dazn
Ore 22:00 - Rai e Dazn
QUARTI DI FINALE
9 LUGLIO
Ore 22:00 - Rai e Dazn
10 LUGLIO
Ore 21:00 - Rai e Dazn
11 LUGLIO
Ore 23:00 - Rai e Dazn
12 LUGLIO
Ore 3:00 - Rai e Dazn
SEMIFINALI
14 LUGLIO
Ore 21:00 - Rai e Dazn
15 LUGLIO
Ore 21:00 - Rai e Dazn
FINALE TERZO POSTO
18 LUGLIO
Ore 23:00 - Rai e Dazn
FINALE
19 LUGLIO
Ore 21:00 - Rai e Dazn.
I Mondiali 2026, in programma dall'11 giugno al 19 luglio, saranno visibili in diretta tv in chiaro sui canali Rai e in streaming su Raiplay (35 partite su 104) e in diretta e in streaming su Dazn (tutte le partite).
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06/17/2026 03:00 AM
(Adnkronos) - Leggenda Lionel Messi ai Mondiali 2026. Oggi, mercoledì 17 giugno, il fuoriclasse dell'Argentina ha guidato l'Albiceleste all'esordio nella rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada, risultando decisivo nel 3-0 con cui i campioni del Mondo in ...
(Adnkronos) - Leggenda Lionel Messi ai Mondiali 2026. Oggi, mercoledì 17 giugno, il fuoriclasse dell'Argentina ha guidato l'Albiceleste all'esordio nella rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada, risultando decisivo nel 3-0 con cui i campioni del Mondo in carica hanno battuto l'Algeria. A firmare i tre gol dell'Albiceleste infatti, è stato proprio Messi, che a 38 continua a macinare record e ha tagliato un traguardo storico.
Il numero 10 dell'Argentina , grazie alla doppietta siglata contro l'Algeria, è diventato il miglior marcatore della storia dei Mondiali, raggiungendo Miroslav Klose a quota 16 gol. Alle loro spalle Ronaldo il Fenomeno a 15, mentre Kylian Mbappé è terzo, insieme a Gerd Muller, a 14.
Messi è diventato il primo giocatore a giocare in sei Mondiali (2006, 2010, 2014, 2014, 2018, 2022 e 2026) in attesa di Cristiano Ronaldo e Guillermo Ochoa, che potrebbero raggiungerlo con Portogallo e Messico in questa speciale classifica. Messi, proprio insieme a Ronaldo, è anche il primo a segnare in cinque Mondiali diversi (2006, 2014, 2018, 2022 e 2026).
La tripletta segnata da Messi è la prima dell'ex attaccante del Barcellona, oggi all'Inter Miami, in un Mondiale. L'argentino è diventato inoltre il più anziano di sempre a segnare in una Coppa del Mondo, così come il più anziano di sempre a firmare una tripletta in una rassegna iridata.
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06/17/2026 02:06 AM
(Adnkronos) - Caos in Argentina-Algeria. Oggi, mercoledì 17 giugno, la Nazionale campione del Mondo in carica ha sfidato quella africana nella gara d'esordio del girone J, in una partita segnata anche da alcune decisioni arbitrali. Nei primi minuti di gioco ...
(Adnkronos) - Caos in Argentina-Algeria. Oggi, mercoledì 17 giugno, la Nazionale campione del Mondo in carica ha sfidato quella africana nella gara d'esordio del girone J, in una partita segnata anche da alcune decisioni arbitrali. Nei primi minuti di gioco infatti sono stati annullati due gol, uno per parte, prima a Lionel Messi e poi a Chaibi.
Succede tutto nei primi otto minuti di partita. Al 6' Messi si fa trovare smarcato sulla destra ed entra in area, servito perfettamente dall'assist di Lautaro Martinez, battendo Zidane sul primo palo. L'arbitro però annulla subito il gol per fuorigioco, con le immagini che mostrano poi come il numero 10 argentino sia effettivamente più avanti dell'ultimo difensore avversario, seppur 'soltanto' di mezza spalla.
Passano soltanto due minuti ed è l'Algeria a vedersi annullato il gol del vantaggio. Un'imbucata geniale dalla trequarti trova Chaibi solo in area. L'esterno algerino controlla il pallone, incrocia il destro e batte il Dibu Martinez, ma l'arbitro annulla anche in questo caso per fuorigioco.
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06/17/2026 12:07 AM
(Adnkronos) - L'Argentina vince all'esordio nei Mondiali 2026 e Lionel Messi fa la storia. Oggi, mercoledì 17 giugno, la Nazionale albiceleste ha battuto l'Algeria 3-0 nella prima giornata del girone J della rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e ...
(Adnkronos) - L'Argentina vince all'esordio nei Mondiali 2026 e Lionel Messi fa la storia. Oggi, mercoledì 17 giugno, la Nazionale albiceleste ha battuto l'Algeria 3-0 nella prima giornata del girone J della rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada. A decidere la partita la tripletta di Messi, a segno al 17', 60' e 76'. Con queste tre reti il capitano dell'Argentina taglia un traguardo storico, diventando il miglior marcatore di sempre nella storia dei Mondiali con 16 gol, raggiungendo Miroslav Klose in vetta a questa speciale classifica. I campioni del Mondo in carica volano così a quota tre nel gruppo J, completato da Austria e Giordania, mentre l'Algeria rimane a zero.
A sbloccare il risultato, in realtà, Messi ci mette soltanto sei minuti. Il numero 10 si fa trovare in area dall'assist di Lautaro Martinez e batte Zidane, ma l'arbitro annulla il gol per fuorigioco. Due minuti più tardi è l'Algeria a segnare, ma anche in questo caso la rete di Chaibi non viene convalidata per offside. La Nazionale africana di Petkovic, ex allenatore della Lazio, regge fino al 17', quando Messi riceve palla al limite dell'area e fa girare il sinistro, che si incastra all'incrocio dei pali per una rete bellissima.
Il capitano dell'Argentina firma la sua doppietta al 60': MacAllister calcia da fuori area e trova la respinta corta di Zidane, disastroso nella circostanza, su cui si avventa il 10 argentino, che infila facilmente il raddoppio della 'Scaloneta'. Messi ci riprova poco più tardi, ma questa volta il portiere dell'Algeria, figlio di Zinedine, ci mette i guantoni e para. La storia però si compie al 76': Nico Gonzalez trova Messi al limite dell'area, il numero 10 controlla e batte ancora Zidane, firmando il 3-0 con cui si chiudono i giochi e segnando la storia dei Mondiali.
La sfida tra Austria e Giordania è in programma alle 6.
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06/17/2026 12:05 AM
(Adnkronos) - Erling Haaland show ai Mondiali 2026. Oggi, mercoledì 17 giugno, l'attaccante del Manchester City, alla prima presenza in Coppa del Mondo, ha guidato la Norvegia alla vittoria all'esordio nella rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada, ...
(Adnkronos) - Erling Haaland show ai Mondiali 2026. Oggi, mercoledì 17 giugno, l'attaccante del Manchester City, alla prima presenza in Coppa del Mondo, ha guidato la Norvegia alla vittoria all'esordio nella rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada, battendo l'Iraq 2-1 e firmando una doppietta.
A siglare il primo gol, Haaland ci impiega meno di mezzora. Al 29' Nusa sfonda sulla destra e mette al centro un pallone che va a cercare proprio l'attaccante del Manchester City. Haaland si inserisce sul secondo palo, prende posizione tra due avversari e in spaccata firma il vantaggio norvegese. L'esultanza è quella di sempre per la sua prima gioia in un Mondiale.
La storia si ripete Al 43', appena quattro minuti dopo che l'Iraq aveva trovato il pareggio. Haaland questa volta approfitta di un errore clamoroso in uscita del portiere dell'Iraq Hassan, che aspetta a rinviare sul passaggio di un compagno e favorisce proprio l'intervento del centravanti norvegese, che firma un altro tap-in e completa la sua doppietta.
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06/16/2026 10:54 PM
(Adnkronos) - Corentin Moutet 'rimproverato' al Queen's. Il tennista francese ha battuto il connazionale Giovanni Mpetshi-Perricard nel primo turno dell'Atp 500 di Londra, uno dei tornei preparatori a Wimbledon 2026, torneo a cui Jannik Sinner arriverà da campione in carica dopo ...
(Adnkronos) - Corentin Moutet 'rimproverato' al Queen's. Il tennista francese ha battuto il connazionale Giovanni Mpetshi-Perricard nel primo turno dell'Atp 500 di Londra, uno dei tornei preparatori a Wimbledon 2026, torneo a cui Jannik Sinner arriverà da campione in carica dopo aver battuto Carlos Alcaraz, assente per infortunio, nella finale dello scorso anno.
Moutet ha regalato spettacolo durante l'intervista post partita, direttamente dall'erba londinese: "Avevo un match point e lui doveva servire la seconda, mi ero detto 'qualunque cosa fa, pensa soltanto a giocarla in campo'. Poi lui fa ace e quindi mi sono detto 'f**k, ora dovrò servire''". Una parolaccia che ha provocato l'ilarità del pubblico ma che è stata ripresa dall'intervistatrice: "Niente parolacce perfavore".
La risposta di Moutet al microfono? "F**k, f**k, f**k", per la disperazione dell'intervistatrice: "No, no, no. Scusate tutti per il linguaggio. Ti faccio un'ultima domanda, quindi perfavore non dire parolacce: com'è stato ottenere la prima vittoria sull'erba?". Ma Moutet, ancora una volta, non si smentisce: "F**k, f**k, f**k", e pubblico in delirio.
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06/16/2026 10:16 PM
(Adnkronos) - Quello firmato con l'Iran è un "accordo giusto", "un buon accordo", "un grande accordo". Parola del presidente americano Donald Trump, a Evian per il G7, dove ha colto l'occasione per smentire le indiscrezioni secondo cui Washington investirà fino ...
(Adnkronos) - Quello firmato con l'Iran è un "accordo giusto", "un buon accordo", "un grande accordo". Parola del presidente americano Donald Trump, a Evian per il G7, dove ha colto l'occasione per smentire le indiscrezioni secondo cui Washington investirà fino a 300 miliardi di dollari nella Repubblica Islamica, definendo le news "ridicole". Intanto, "entro un paio di giorni" il tycoon promette che renderà pubblico il testo integrale del memorandum, lasciando intendere che potrebbe leggerlo integralmente davanti alle telecamere per evitare, a suo dire, interpretazioni distorte.
Parlando durante un incontro con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan, a margine del vertice in Francia, Trump ha spiegato di volere "una cornice formale" per diffondere il documento. "Non ho alcun problema a pubblicarlo, è un grande accordo", ha affermato, sintetizzando quello che considera il punto centrale dell'intesa, ossia che "l'Iran non avrà mai un'arma nucleare".
Trump ha poi precisato che potrebbe convocare una conferenza stampa per illustrare il documento "parola per parola". Il presidente americano ha quindi annunciato che invierà al Congresso il testo per una revisione.
Poi la rassicurazione su Hormuz, che "sarà completamente riaperto a partire da venerdì'', giorno della firma dell'intesa a Ginevra. Per le navi che attraverseranno lo Stretto, ha sottolineato il presidente, "non ci saranno pedaggi" mentre "l'Iran sta rimuovendo le mine proprio in questo momento"
In attesa della firma, il leader Usa è intanto tornato a lanciare il monito a Teheran: "Tutto l'inferno gli cadrà addosso se l'Iran provasse ad avere un'arma nucleare". Trump ha spiegato inoltre che quella che spinge gli Stati Uniti a voler prendere possesso dell'uranio iraniano arricchito a livelli prossimi a quelli per uso militare è una questione "psicologica"
"Andremo a prenderlo, ma andarlo a prendere è una questione importante perché dicono che solo la Cina e noi abbiamo le attrezzature necessarie per estrarlo. L'intera montagna è crollata", ha detto il tycoon. "Si potrebbe obiettare: perché ci stiamo dando pena? Perché non è poi così prezioso. Ma credo che, psicologicamente, lo desideriamo", ha aggiunto.
Gli Stati Uniti, ha spiegato intanto il vice ministro degli Esteri di Teheran Majid Takht-Ravanchi, avrebbero rimosso il blocco navale imposto per circa due mesi sui porti iraniani in vista della firma del memorandum d'intesa.
"La revoca del blocco era qualcosa che avevamo sottolineato fin dall'inizio. Ora è iniziata e il blocco è stato revocato prima della firma formale" dell'intesa, ha dichiarato. Già lunedì sera i media della Repubblica islamica avevano dato notizia che "tre petroliere e due navi cariche di beni essenziali per l'Iran" avevano superato il blocco navale.
"La guerra deve finire su tutti i fronti, compreso il Libano", ha quindi ammonito il principale negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, dopo aver parlato con il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri. Secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa iraniana Mehr, Berri ha anche chiesto il ritiro delle truppe israeliane dal Libano.
Gli Stati Uniti consentiranno all'Iran di riprendere immediatamente le esportazioni di petrolio e carburanti subito dopo la firma, offrendo a Teheran un primo e significativo incentivo economico per consolidare la tregua e proseguire i negoziati. A rivelarlo sono fonti informate, citate dal Wall Street Journal, secondo le quali le deroghe alle sanzioni sulla vendita di greggio comprenderanno anche i servizi necessari a facilitare le esportazioni, tra cui operazioni bancarie, assicurative e di trasporto marittimo. Il Wsj evidenzia che si tratta di una delle concessioni più rilevanti accordate finora da Washington alla Repubblica islamica.
Un alto funzionario americano ha precisato che l'allentamento immediato dalle sanzioni riguarderà esclusivamente il commercio petrolifero, mentre un alleggerimento più ampio delle misure restrittive dipenderà dal rispetto degli impegni richiesti dagli Stati Uniti, inclusi la riapertura dello Stretto di Hormuz e i progressi sul programma nucleare. Teheran, ha aggiunto, non avrà invece accesso immediato ai miliardi di dollari di fondi congelati all'estero.
Un primo effetto dell'accordo potrebbe essere già emerso nelle ultime ore. L'organizzazione United Against Nuclear Iran ha riferito che una superpetroliera iraniana carica di greggio ha lasciato il porto di Chabahar e sta navigando nel Golfo dell'Oman con il transponder acceso, una circostanza che non si verificava dall'avvio del blocco navale statunitense.
Da Israele trapela intanto il timore che l'Iran possa sfruttare i 60 giorni di negoziati previsti dall'intesa con gli Usa per procedere con il suo programma nucleare e fare progressi verso la costruzione dell'arma nucleare, quanto riferisce Channel 12 citando alti funzionari del governo israeliano. Secondo l'emittente, la valutazione di Israele è che il leader supremo Mojtaba Khamenei non ha intenzione di raggiungere un accordo finale sul nucleare ed ha approvato il memorandum di intesa principalmente per aprire lo stretto di Hormuz e alleviare la situazione economica del regime.
Ufficiali della Difesa israeliana hanno quindi avvisato che Teheran "trascinerà il processo e i 60 giorni di negoziato si trasformeranno in qualcosa di molto" più lungo, continua Channel 12. Un'altra fonte ha affermato che sarebbe stupito se Teheran non usasse "tutti i suoi sforzi e trucchi per accorciare i tempi della svolta sul nucleare, usando la copertura dei negoziati".
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06/16/2026 10:13 PM
(Adnkronos) - Un tentativo di disgelo, un “chiarimento” dopo settimane di tensioni e reciproche incomprensioni, con un obiettivo - un mantra, quasi - che resta sempre lo stesso: preservare la compattezza del fronte occidentale. Nella seconda giornata del G7 ...
(Adnkronos) - Un tentativo di disgelo, un “chiarimento” dopo settimane di tensioni e reciproche incomprensioni, con un obiettivo - un mantra, quasi - che resta sempre lo stesso: preservare la compattezza del fronte occidentale. Nella seconda giornata del G7 di Evian, Giorgia Meloni prova a ricucire il rapporto con il presidente americano Donald Trump, incrinatosi nelle ultime settimane sul dossier iraniano. Il tycoon aveva puntato il dito contro l'Italia, accusandola di non aver fatto abbastanza, mentre Roma aveva optato per una linea più prudente: vedi il no all’uso della base di Sigonella.
Nessun ritorno di fiamma né colpi di spugna sul grande gelo delle ultime settimane, ma qualcosa comincia a muoversi. Sulle rive del lago Lemano, nella cornice esclusiva del Royal Hotel, i due leader hanno avuto un nuovo scambio di battute a margine dei lavori del vertice francese, dopo il colloquio informale andato in scena già nella serata di lunedì durante la cena dei leader. Un confronto, quello di ieri sera, che fonti diplomatiche italiane descrivono come un incontro di chiarimento, definito "utile" nel contesto del G7, dove le occasioni di contatto tra i capi di Stato e di governo si moltiplicano tra sessioni di lavoro e momenti informali.
Secondo le stesse fonti, il colloquio avrebbe avuto come sfondo la necessità di riaffermare l'unità dell'Occidente, ritenuta "necessaria in questa fase di crisi". Non sarebbe stato affrontato un singolo dossier specifico, bensì una serie di questioni destinate a tornare al centro delle interlocuzioni anche nelle prossime ore.
Non è mancato un siparietto, in una pausa dei lavori. “Siete di nuovo amici?”: è la domanda del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, che dà il via a uno scambio di battute tra Trump e Meloni. “Lo siamo sempre stati”, replica pronta la premier italiana. Ma il tycoon non si fa sfuggire l'occasione per punzecchiare, facendo riferimento alle recenti frizioni sul tema Iran: “Sono stato abbandonato”, dice rivolto al cancelliere tedesco Friedrich Merz. Un'uscita che si chiude tra le risate della premier: “No, non è vero!”.
Le prove di riavvicinamento tra Roma e Washington si inseriscono in una giornata dominata soprattutto dal dossier ucraino. Fonti diplomatiche italiane riferiscono che al tavolo con Volodymyr Zelensky (protagonista anche di un trilaterale con Trump ed Emmanuel Macron) sarebbe emersa una "forte compattezza" del G7 nel sostegno a Kiev. Tre i punti principali condivisi dai leader: il rafforzamento del sostegno militare ed energetico all'Ucraina - con particolare attenzione alla difesa aerea - e la conferma della linea di pressione su Mosca, con l’Ue pronta a sfoderare un nuovo pacchetto di sanzioni. I bombardamenti russi delle ultime ore vengono letti come un ulteriore segnale della mancanza di aperture verso un negoziato, mentre l'Italia avrebbe contribuito con circa 30-35 milioni di euro agli interventi sulle infrastrutture energetiche ucraine. Proprio sul dossier ucraino, sottolineano le fonti, sarebbe emersa una sostanziale convergenza di vedute tra Trump e gli altri leader del G7, inclusa Meloni. "Mosca deve fare un accordo", il pressing di Trump, secondo il quale sarà "presto" possibile reintrodurre le sanzioni sul petrolio russo.
Sul fronte mediorientale, invece, non si sarebbero registrate particolari frizioni durante la cena dei leader sul tema dello Stretto di Hormuz. La questione è approdata al centro della colazione di lavoro dedicata al Medio Oriente, allargata alla partecipazione di Egitto, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Da Washington sono attesi ulteriori dettagli sulla prima fase dell'intesa con Teheran, mentre l'Italia intende ribadire la centralità della libertà di navigazione in un'area considerata strategica per gli equilibri energetici globali.
Tornando all’Ucraina, nella prima sessione del vertice la presidente del Consiglio ha ribadito la necessità di mantenere il sostegno a Kiev, sostenendo che la situazione sul campo contraddice la narrativa di Mosca. Secondo Meloni, l'avanzata russa si sarebbe gradualmente esaurita dopo aver prodotto guadagni territoriali modesti (a oggi, Mosca ha conquistato meno dell’1,5% del territorio ucraino) a fronte di perdite umane e materiali molto elevate. Per questo - è il ragionamento di Meloni - Mosca non può pretendere, nei negoziati, concessioni territoriali che non è riuscita a ottenere militarmente. La premier ha anche segnalato difficoltà crescenti all'interno della Russia stessa - economiche e di consenso interno - sottolineando che la coesione degli alleati occidentali è condizione indispensabile per rendere credibile qualsiasi negoziato. Da Evian è emersa una posizione chiara: un eventuale accordo di pace dovrà basarsi sul diritto internazionale e non potrà legittimare annessioni ottenute con la forza. L'obiettivo rimane favorire un incontro diretto tra Zelensky e Putin, pur registrando che, al momento, da Mosca non sono arrivati segnali concreti in direzione di una soluzione negoziale.
Nella seconda sessione, allargata ai partner mediorientali, Meloni ha messo al centro il ruolo strategico delle monarchie del Golfo come interlocutori privilegiati su energia, tecnologia e sviluppo. La presidente del Consiglio ha sottolineato come questi Paesi stiano attraversando profondi processi di modernizzazione senza rinunciare alla propria identità, e ha osservato che proprio questa traiettoria di crescita li ha resi bersaglio di tensioni regionali. L'invito rivolto ai partner è stato quello di trasformare l'attuale instabilità in un'occasione per rafforzare la cooperazione tra Europa, G7 e Golfo, valorizzando le convergenze strategiche già esistenti. Meloni ha espresso apprezzamento per i recenti accordi nell'area mediorientale, giudicandoli un fattore di stabilità. Particolare attenzione è stata riservata alla sicurezza delle rotte marittime e alla libertà di navigazione, ambiti in cui l'Italia intende continuare a contribuire attraverso le missioni internazionali. Sul fronte delle crisi aperte, la premier ha richiamato la necessità di scongiurare ulteriori escalation e di perseguire soluzioni politiche durature per Gaza e il Libano, nell'ottica di una stabilizzazione di lungo periodo dell'intera regione.
Nel panel con Banca Mondiale e Banca Africana, invece, Meloni ha bocciato la vecchia cooperazione internazionale - giudicata paternalistica e inefficace - proponendo un nuovo partenariato paritario fondato su trasparenza e rispetto della sovranità. Forte dell'aumento degli aiuti italiani nel 2025, la premier ha rilanciato l'approccio strategico del Piano Mattei e del Corridoio di Lobito, chiedendo azioni concrete sul debito sovrano per evitare che i Paesi vulnerabili cadano in nuove forme di dipendenza.
I leader del G7, inoltre, hanno siglato tre dichiarazioni. Sulla cooperazione allo sviluppo, un impegno a riformare il sistema degli aiuti puntando su investimenti privati e partnership vantaggiose, con un richiamo al Piano Mattei per l'Africa. Sull'ebola, l'appello a una risposta urgente e coordinata: sul tavolo oltre 1,5 miliardi di dollari. Per quanto riguarda la lotta al cancro, l'obiettivo è ridurre la mortalità per tumore al polmone entro dieci anni, con condivisione internazionale dei dati e uso dell'intelligenza artificiale. (dall'inviato Antonio Atte)
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06/16/2026 10:09 PM
(Adnkronos) - Il memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran verrà firmato venerdì nel resort di Burgenstock, nel canton Nidvaldo sul lago di Lucerna. Lo ha indicato a Keystone-Ats il Dipartimento federale degli Affari esteri svizzero. Prevista la presenza ...
(Adnkronos) - Il memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran verrà firmato venerdì nel resort di Burgenstock, nel canton Nidvaldo sul lago di Lucerna. Lo ha indicato a Keystone-Ats il Dipartimento federale degli Affari esteri svizzero. Prevista la presenza del vice presidente americano Jd Vance e del capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. Il complesso alberghiero aveva già ospitato nel 2024 un vertice sull'Ucraina, alla presenza del presidente Volodymyr Zelensky e dell'allora vicepresidente americana Kamala Harris.
Affacciato sulle acque del Lago dei Quattro Cantoni e arroccato a quasi 900 metri di quota, il Burgenstock Resort è da sempre sinonimo di massima riservatezza, essendo raggiungibile quasi esclusivamente in battello, funicolare ed elicottero. Dal matrimonio blindato di Audrey Hepburn ai retroscena di James Bond, fino al vertice sull'Ucraina del 2024, il resort si è affermato negli anni come fortezza prediletta della diplomazia e del jet-set. Un'esclusività che si riflette nei prezzi d'élite: una camera standard oscilla tra i 1.100 e i 1.800 euro a notte, superando facilmente i 10.000 euro per le suite presidenziali.
Esteso su oltre 60 ettari completamente immersi nel verde, il resort - secondo la Svizzera proposto anche dai mediatori pakistani e qatarioti - domina dall'alto il lago con una vista privilegiata sulle Alpi Svizzere, a cavallo tra i cantoni Nidvaldo e Lucerna. Nato nel 1873 con l'apertura del Grand Hotel, è oggi il più grande resort integrato della Svizzera: comprende hotel a cinque stelle, residenze private, due spa di lusso, campi da golf e l'iconico Hammetschwand Lift, l'ascensore panoramico all'aperto più alto d'Europa.
Sono tante le storie che si sono intrecciate al Burgenstock. Nel 1954 Audrey Hepburn vi sposò Mel Ferrer nella cappella locale, diventando poi vicina di casa di Sophia Loren e Carlo Ponti, che nella loro Villa Daniel ospitavano lo star system del cinema mondiale. Negli stessi anni, le lussuose stanze del Palace Hotel fecero da quartier generale a Sean Connery e all'intera troupe di Goldfinger (1964); l'attore passava il tempo libero a perfezionare il suo swing sul campo da golf del resort, prima di girare il leggendario inseguimento con l'Aston Martin Db5 sul non lontano Passo della Furka. Il complesso è rimasto particolarmente legato all'esperienza con James Bond, e nel 2024 ne ha celebrato il 60° anniversario con serate di gala in smoking, proiezioni nel cinema privato e iconici Vesper Martini che continuano a essere serviti "agitati, non mescolati" al suo Lakeview Bar.
Tra gli ospiti illustri che sono passati dal Burgenstock, si ricordano anche i cancellieri tedeschi Konrad Adenauer e Helmut Kohl, l'ex premier indiana Indira Gandhi, Jimmy Carter e Henry Kissinger. Con la sua posizione isolata, racchiusa tra pareti di roccia e specchi d'acqua, il resort è stato teatro dei colloqui di pace sul Sudan (2002), dei negoziati su Cipro (2004) e degli incontri del Gruppo Bilderberg.
L'appuntamento più recente due anni fa: il 15 e il 16 giugno 2024 fu teatro del Summit per la Pace in Ucraina, fortemente voluto da Volodymyr Zelensky per gettare le basi per un futuro percorso di pace basato sul diritto internazionale. Presenti in quell'occasione 92 Paesi e 8 organizzazioni internazionali, tra cui l'allora vicepresidente americana Kamala Harris e la premier italiana Giorgia Meloni.
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06/16/2026 10:07 PM
(Adnkronos) - Gran caldo in arrivo sull'Italia, aspettando il 21 giugno, inizio ufficiale dell'estate. Le temperature saliranno, con picchi di 39°C attesi nel fine settimana. L'afa si farà strada in tutto il Paese, intensificandosi a partire da oggi mercoledì 17 giugno. ...
(Adnkronos) - Gran caldo in arrivo sull'Italia, aspettando il 21 giugno, inizio ufficiale dell'estate. Le temperature saliranno, con picchi di 39°C attesi nel fine settimana. L'afa si farà strada in tutto il Paese, intensificandosi a partire da oggi mercoledì 17 giugno. Torna così a colorarsi di giallo e arancione il bollettino sulle ondate di calore del ministero della Salute, che prevede livello di rischio 1 in 10 città oggi. Mentre per domani, giovedì 18, sarà bollino arancione (Allerta 2) in 5 città.
Il livello 1, di pre-allerta, indica condizioni meteorologiche che possono precedere il verificarsi di un’ondata di calore: non richiede azioni immediate, ma indica che nei giorni successivi è probabile che possano verificarsi condizioni a rischio per la salute. Il livello 2 (bollino arancione) invece indica condizioni meteorologiche che possono rappresentare un rischio per la salute, in particolare nei sottogruppi di popolazione più suscettibili.
Il bollettino del ministero della Salute prevede bollino giallo oggi ad Ancona, Bologna, Brescia, Firenze, Napoli, Perugia, Rieti, Roma e Torino. Bollino arancione domani invece per Bologna, Brescia, Firenze, Perugia e Torino. Saranno inoltre 12 le città in Allerta 1: Ancona, Bolzano, Frosinone, Latina, Milano, Napoli, Pescara, Rieti, Roma, Venezia, Verona e Viterbo.
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06/16/2026 09:59 PM
(Adnkronos) - "La notizia della scomparsa del cardinal Camillo Ruini mi colpisce e mi addolora particolarmente". Così la premier Giorgia Meloni dopo la scomparsa, a 95 anni, del teologo e presidente storico della Cei. "Un grande uomo di Chiesa, dalla ...
(Adnkronos) - "La notizia della scomparsa del cardinal Camillo Ruini mi colpisce e mi addolora particolarmente". Così la premier Giorgia Meloni dopo la scomparsa, a 95 anni, del teologo e presidente storico della Cei. "Un grande uomo di Chiesa, dalla straordinaria intelligenza e dalla profonda umanità, che ha difeso con vigore l’identità, la missione e il ruolo dei cattolici nella società italiana. Sono onorata di averlo conosciuto, di aver stretto con lui un affettuoso legame di amicizia e di aver potuto raccogliere i suoi preziosi insegnamenti", prosegue la presidente del Consiglio.
"È stata una delle menti più lucide della società italiana e mi auguro che la sua eredità spirituale, culturale e umana possa essere raccolta come merita, per generare nuovi e generosi frutti", conclude.
"Nell’apprendere con sincera e profonda commozione la notizia della scomparsa del cardinale Camillo Ruini, esprimo gratitudine e riconoscimento per il suo ruolo di guida spirituale e pastorale, sempre vicino alla gente e al popolo italiano. Attento alle donne e agli uomini che vivevano nelle difficoltà della vita vera, il cardinale Ruini è stato un appassionato difensore della testimonianza cristiana come punto di leva per l'intera società civile e le istituzioni democratiche. Alla Chiesa italiana e ai familiari il cordoglio mio personale e del Senato della Repubblica". Lo dichiara Ignazio La Russa, presidente del Senato della Repubblica.
"La scomparsa del cardinale Camillo Ruini mi addolora profondamente. Con intelligenza, lungimiranza e grande sapienza ha accompagnato passaggi importanti della storia del nostro Paese, richiamando costantemente il valore della presenza dei cattolici nella società e la responsabilità di custodire e testimoniare il messaggio cristiano. Rivolgo la mia vicinanza ai suoi familiari, alla sua comunità e a quanti gli hanno voluto bene. La sua eredità culturale e spirituale continuerà a ispirarci e ad accompagnarci". Così il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana.
"Apprendo con grande dispiacere della scomparsa del cardinale Camillo Ruini. Figura autorevole della Chiesa, prima da segretario generale e poi come presidente della Cei. Strenuo difensore dei valori tradizionali, è stato un prezioso interlocutore della politica e delle Istituzioni. Un grande italiano. Lo ringrazio per la sua opera cristiana. Che riposi in pace", scrive sui social Antonio Tajani, ministro degli Esteri, vicepremier e leader di Forza Italia.
"Sono addolorato per la scomparsa del cardinale Camillo Ruini. Punto di riferimento per milioni di cattolici italiani, ha dedicato la sua vita alla Chiesa, al dialogo e alla difesa dei valori dell’Occidente, sempre con coraggio e coerenza. Una preghiera e un pensiero affettuoso ai suoi familiari e a tutti i fedeli che oggi ne piangono la scomparsa", il post di Matteo Salvini, leader della Lega, vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.
"Ho appreso con profondo dolore della scomparsa del Cardinale Camillo Ruini. Guida autorevole della Chiesa italiana, uomo di grande cultura, fede e profondo senso delle Istituzioni, ha accompagnato per decenni il dibattito civile e spirituale del nostro Paese, offrendo un contributo significativo alla riflessione sui valori fondanti della nostra comunità nazionale. Alla Chiesa italiana, ai suoi familiari e a quanti gli hanno voluto bene giungano il mio più sincero cordoglio e la vicinanza mia personale e di tutta la Difesa'', scrive su X il ministro della Difesa Guido Crosetto.
"Ha difeso con equilibrio e fermezza i valori del Cattolicesimo, mantenendo sempre aperto il dialogo tra la Chiesa, la società italiana e il mondo. È tornato alla Casa del Padre Sua Eminenza il cardinale Camillo Ruini. Alla presidenza della Conferenza episcopale italiana è stato punto di riferimento per il clero, guida per la comunità cattolica, consigliere ascoltato di San Giovanni Paolo e papa Benedetto XVI. Il cardinale Ruini voleva una 'Chiesa non irrilevante': è probabilmente questo il suo principale lascito a tutti noi", dichiara Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione.
"Con profondo cordoglio apprendo della scomparsa del Cardinale Camillo Ruini. Figura autorevole della Chiesa italiana e protagonista di una stagione importante del dialogo tra istituzioni e comunità ecclesiale, ha contribuito con convinzione e chiarezza al dibattito pubblico sui grandi temi etici e sociali del nostro tempo, suscitando confronto e riflessione ben oltre l’ambito ecclesiale. Lascia un segno indelebile nel nostro Paese. Alla Chiesa, ai suoi cari e a quanti ne hanno condiviso il cammino rivolgo le più sincere condoglianze'', le parole del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci.
"Il cardinale Camillo Ruini ha segnato una lunga fase della storia della Chiesa italiana. Alla guida della Conferenza episcopale italiana ha rappresentato un punto di riferimento saldo, difendendo i ‘valori non negoziabili’, affrontando i temi della vita e della famiglia con lucidità e con una chiara visione legata alla tradizione italiana. Nel rispetto dei ruoli diversi della Chiesa e dello Stato, ha favorito sintesi e riflessioni. Il suo ruolo è stato prezioso per l’Italia e non solo, soprattutto accanto al papa Giovanni Paolo II, in un tempo in cui il confronto sui valori è stato intenso", sottolinea Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia.
"Ruini - aggiunge - ha sempre analizzato con capacità di visione e realismo la società italiana ed è stato riferimento prezioso per il cattolici impegnati in politica, interprete dei grandi cambiamenti avvenuti dai primi anni Novanta. Il cardinale Ruini con la sua immensa cultura ha offerto riflessioni fondamentali a quanti hanno avuto il privilegio di essere tra i suoi interlocutori. Un italiano di grande levatura a cui ho guardato con costanza e con la consapevolezza di avere dall’incontro con lui, fino si suoi ultimi giorni, forza e coraggio nella battaglia per la difesa dei diritti fondamentali, vita, famiglia, sussidiarietà". "Ha segnato la storia. Resterà nella storia", conclude Gasparri.
"La scomparsa del cardinale Ruini mi addolora profondamente. Riaffiorano oggi tanti ricordi della mia giovinezza quando, sotto la sua guida, con i giovani cattolici di Reggio Emilia, operavamo insieme nel Circolo Leonardo. Era il nostro assistente ecclesiastico, un sacerdote interessato a unire culture diverse, profondo conoscitore della teologia tedesca e molto attento alla fase post conciliare della Chiesa. La nostra amicizia era autentica e profonda, abbiamo trascorso insieme molte giornate, organizzato iniziative, discusso dell'evoluzione della Chiesa e della società. Fu lui a tenere l'omelia al matrimonio tra Flavia e me. E in queste ore prevale il senso profondo di quell'antico legame che, nonostante le intervenute diversità, io non ho mai sentito spezzato", dichiara in una nota Romano Prodi.
"Con la sua scomparsa perdiamo un esempio di straordinaria intelligenza, un Sacerdote della Chiesa sorretto e illuminato da una fede sostenuta da certezza e razionalità, un servitore della Chiesa come studioso e come docente di teologia. Il mio pensiero commosso va a lui e a tutti coloro che gli hanno voluto bene", conclude Prodi.
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06/16/2026 09:35 PM
(Adnkronos) - La palestra migliora la salute e allunga la vita, sollevare pesi per un'ora e mezza a settimana riduce il rischio di morte prematura. E' il verdetto di un nuovo studio appena pubblicato sul British Journal of Sports ...
(Adnkronos) - La palestra migliora la salute e allunga la vita, sollevare pesi per un'ora e mezza a settimana riduce il rischio di morte prematura. E' il verdetto di un nuovo studio appena pubblicato sul British Journal of Sports Medicine, sulla base dei dati raccolti nell'arco di 30 anni e relativi all'attività fisica svolta da 147mila persone. Secondo la ricerca coordinata dal professor Edward Giovannucci, docente di nutrizione e epidemiologia alla Harvard T.H. Chan School of Public Health, qualsiasi esercizio abbinato ai pesi si rivela utile, a prescindere dal tempo dedicato all'allenamento.
L'effetto positivo è evidente rispetto a chi non utilizza macchinari o solleva ghisa. L'efficacia, in termini di longevità, è netta anche rispetto alla corsa, alla camminata e all'esercizio aerobico in genere. In particolare, lavorare sulla forza riduce il rischio di morte per patologie cardiovascolari - infarto in primis - e per Alzheimer. Al di là delle linee guida generali, gli scienziati hanno anche individuato il 'numero magico' di minuti di allenamento con i pesi a settimana: il beneficio più rilevante si manifesta se l'allenamento oscilla tra i 90 e 119 minuti a settimana. In sostanza, 3 allenamenti settimanali da 40 minuti potrebbero rappresentare l'optimum anche se lo studio non suggerisce un programma dettagliato.
Da tempo i ricercatori si concentrano sulla quantità 'necessaria' di lavoro aerobico: le linee guida prevedono almeno 150 minuti a settimana di esercizio moderato. Anche un impegno più contenuto, in ogni caso, è ritenuto utile in termini di longevita. "Si sa meno, però, del collegamento tra lavoro sulla forza e rischio di morte", spiega Giovannucci. Il professore e i suoi collaboratoi hanno preso in considerazioni un ampio numero di studi che si sono trasformati in un gigantesco database: quasi 150mila persone da 'analizzare'. I soggetti, nell'arco di 30 anni, hanno compilato questionari relativi alle routine di allenamento. Da una parta la durata delle sessioni di corsa, camminata, bicicletta, nuoto.
Dall'altra, gli allenamenti con macchinari e pesi liberi. I dati raccolti sono stati valutati, con l'ausilio di complessi modelli, in relazione ai decessi registrati nei successivi 30 anni. Gli schemi adottati hanno permesso di individuare la quantità ideale di allenamento con i paesi: appunto, tra 90 e 119 minuti a settimana. Questo intervallo è associato ad una riduzione del 13% del rischio di morte prematura in generale. Si sale al 19% se si considera solo il rischio per patologie cardiovascolari. Il rischio cala addirittura del 27% se si parla di malattie neurologiche. L'effetto positivo si riduce, ma non sparisce, se il tempo dedicato all'allenamento è inferiore - anche nettamente - ai 90 minuti settimanali richiesti. Lavorare più di 119 minuti in 7 giorni sicuramente contribuisce ad aumentare volumi e massa muscolare ma, in termini di longevità, non incide. L'ideale, sottolineano i ricercatori, è abbinare ai pesi anche esercizio aerobico: "Questo mix riduce al minimo il rischio di mortalità", dice il professor Yiwen Zhang, coinvolto nello studio.
Lo studio non stabilisce un rapporto causa-effetto e non spiega come l'allenamento con i pesi riduca il rischio di morte prematura. Altre ricerche, tuttavia, suggeriscono che 'essere forti' migliora la mobilità e aiuta a prevenire le cadute con l'avanzare dell'età. La massa muscolare giova alla salute metabolica a lungo termine e l'esercizio di resistenza probabilmente migliora la salute cerebrale rilasciando nel flusso sanguigno sostanze che raggiungono il cervello e stimolano processi che contribuiscono a mantenerlo giovane.
Rimangono punti da chiarire. Per arrivare alla soglia dei 90 minuti settimanali, meglio 3 sessioni da 30 minuti o 6 allenamenti da 15 minuti? Meglio aumentare i carichi o lavorare con pesi più bassi per aumentare le ripetizioni? Push up e corpo libero possono rivelarsi efficaci come esercizi con macchine e manubri? "Servono sicuramente altre ricerche", ammette Giovannucci.
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06/16/2026 09:09 PM
(Adnkronos) - La Norvegia vince all'esordio ai Mondiali 2026. Oggi, mercoledì 17 giugno, la Nazionale scandinava ha battuto l'Iraq per 4-1 nella prima giornata del gruppo I, completato da Francia e Senegal. A decidere la partita la doppietta di Haaland al 29...
(Adnkronos) - La Norvegia vince all'esordio ai Mondiali 2026. Oggi, mercoledì 17 giugno, la Nazionale scandinava ha battuto l'Iraq per 4-1 nella prima giornata del gruppo I, completato da Francia e Senegal. A decidere la partita la doppietta di Haaland al 29' e 43' e i gol di Ostigard al 76' e di Thorstvedt al 90+7'. Nel mezzo il momentaneo pareggio di Hussein al 39'. Con questa vittoria la Norvegia raggiunge la Francia a quota 3 in testa al girone, mentre l'Iraq rimane a zero insieme al Senegal.
Alle 3 l'esordio dell'Argentina contro l'Algeria.
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06/16/2026 09:08 PM
(Adnkronos) - Per il cardinale Camillo Ruini, morto oggi a 95 anni, le questioni di bioetica, legate alla vita e alla morte, erano il banco di prova più drammatico del relativismo contemporaneo contro cui la Chiesa doveva opporsi. Nel 2005 guidò ...
(Adnkronos) - Per il cardinale Camillo Ruini, morto oggi a 95 anni, le questioni di bioetica, legate alla vita e alla morte, erano il banco di prova più drammatico del relativismo contemporaneo contro cui la Chiesa doveva opporsi. Nel 2005 guidò la mobilitazione dei vescovi italiani contro il referendum sulla fecondazione assistita, scegliendo la via dell’astensione. A suo parere, non era una battaglia di retroguardia, ma un modo per riaffermare che la vita umana non è mai riducibile a materiale disponibile o a prodotto tecnico.
Nel 2009, durante il dramma di Eluana Englaro, arrivò a definire la sospensione di alimentazione e idratazione come un “omicidio”, un atto che infligge la morte “in maniera terribile” a una persona indifesa. Non si trattava, nelle sue parole, di una disputa astratta, ma della difesa di chi non può più difendersi. Anche sul caso di Piergiorgio Welby, che da malato cosciente chiese di morire, Ruini mantenne una posizione netta: non si può rivendicare al tempo stesso l’appartenenza al cattolicesimo e l’autonomia assoluta nel decidere sulla propria vita.
Per lui, la vita non era un oggetto a disposizione del singolo, ma un dono indisponibile, che lo Stato e la comunità hanno il dovere di proteggere. Dietro queste posizioni c’era una diagnosi più profonda, che Ruini mutuava dal magistero di Benedetto XVI: la “dittatura del relativismo”, cioè la perdita di punti fermi e di riferimenti etici condivisi. Per questo sosteneva che le scelte sulla vita e sulla morte non erano semplici questioni confessionali, ma riguardavano la tenuta stessa della società.
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06/16/2026 08:58 PM
(Adnkronos) - Con la morte del cardinale Camillo Ruini, all'età di 95 anni, si chiude una delle stagioni più dense e influenti della storia recente della Chiesa cattolica italiana. Figura centrale nel panorama ecclesiale e culturale del Paese, Ruini ha ...
(Adnkronos) - Con la morte del cardinale Camillo Ruini, all'età di 95 anni, si chiude una delle stagioni più dense e influenti della storia recente della Chiesa cattolica italiana. Figura centrale nel panorama ecclesiale e culturale del Paese, Ruini ha incarnato per decenni la volontà della Chiesa di rimanere protagonista nel cuore della società, anche in un tempo segnato da profonde trasformazioni e da un crescente secolarismo.
Protagonista di spicco dell'episcopato, Ruini, nella sua veste di presidente della Conferenza Episcopale Italiana (1991-2007) divenne dagli anni '90 il principale regista della ristrutturazione dell'intervento cattolico nello spazio pubblico, segnando una svolta rispetto al tradizionale collateralismo democristiano della Prima Repubblica. Dopo la fine della Democrazia cristiana e l'avvento di Forza Italia, il suo approccio non fu più quello del partito cattolico, bensì quello di una 'Chiesa pensante', capace di orientare la politica attraverso princìpi, alleanze culturali e visibilità mediatica.
Nato a Sassuolo (Modena) il 19 febbraio 1931, nella diocesi di Reggio Emilia, Camillo Ruini si formò al Pontificio Collegio Capranica e alla Pontificia Università Gregoriana, dove ottenne la licenza in filosofia e teologia. Ordinato sacerdote l'8 dicembre 1954, fu fin da subito riconosciuto come un fine intellettuale e un pastore attento, capace di unire riflessione teologica e capacità di guida.
Docente di filosofia e poi di teologia dogmatica, Ruini fu per quasi trent'anni punto di riferimento per generazioni di seminaristi e teologi, contribuendo alla formazione del clero emiliano. Il suo impegno culturale si espresse anche attraverso la presidenza del Centro culturale "Giovanni XXIII", che contribuì al dialogo tra fede e modernità in un’Italia attraversata da forti tensioni sociali e ideologiche.
Nel 1983 fu consacrato vescovo ausiliare di Reggio Emilia e Guastalla, e nel 1986 assunse l'incarico di segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana. Due anni dopo fu tra i principali artefici del Convegno ecclesiale di Loreto (1985), evento che segnò la rinnovata volontà della Chiesa italiana di dialogare con la società, dopo le ferite del post-'68. Il punto culminante del suo servizio ecclesiale arrivò nel 1991, quando Papa Giovanni Paolo II lo nominò Vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma, presidente della Cei e, il 28 giugno dello stesso anno, lo creò cardinale. Da quel momento, Ruini divenne la voce pubblica più autorevole della Chiesa in Italia.
Camillo Ruini fu non solo un uomo di Chiesa, ma anche un "politico della fede", capace di incidere profondamente nel dibattito culturale e legislativo italiano. Difensore tenace dell'identità cristiana del Paese, non esitò a prendere posizioni nette su temi etici come il riconoscimento delle unioni civili, la bioetica e la laicità dello Stato. Memorabile fu il suo ruolo nel referendum del 2005 sulla procreazione assistita, dove promosse con efficacia l'astensione, contribuendo al suo fallimento. Per molti, quel momento segnò l'apice della sua influenza pubblica.
Al contempo, Ruini fu protagonista del tentativo - ispirato da Giovanni Paolo II - di rilanciare una "nuova presenza pubblica dei cattolici", non attraverso un partito confessionale, ma tramite una cultura cristiana capace di orientare le coscienze e le scelte politiche.
Pur essendo considerato un uomo dell'ala conservatrice della Chiesa, Ruini fu sempre animato da una visione lucida e profonda delle sfide della modernità. Nel suo pensiero teologico e pastorale si avvertiva costantemente la preoccupazione per la crisi della fede in Europa, il rischio del relativismo e la necessità di una presenza cristiana capace di interrogare la cultura contemporanea.
Anche dopo la fine dei suoi incarichi ufficiali - nel 2007 come presidente della Cei e nel 2008 come Vicario di Roma - non si ritirò dal dibattito ecclesiale. Nel 2010 fu chiamato da Papa Benedetto XVI a presiedere la Commissione internazionale d'inchiesta sulle apparizioni mariane di Medjugorje, segno della fiducia che continuava a godere ai più alti livelli della Curia romana.
Il cardinale Ruini ha servito la Chiesa con intelligenza, rigore e passione per oltre settant'anni. È stato teologo, educatore, vescovo, consigliere di papi e guida della comunità ecclesiale italiana. Uomo sobrio, riservato ma determinato, che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia della Chiesa post-conciliare.
La traiettoria ecclesiale e pubblica del cardinale Camillo Ruini si è incrociata con le dinamiche della Seconda Repubblica. Nota e discussa la sua interazione con Silvio Berlusconi, il cui ingresso sulla scena politica nel 1994 con Forza Italia coincise con la fase di massima influenza di quello che i critici definirono 'sistema Ruini'. Entrambi operarono come attori centrali di due sistemi paralleli - 'ruinismo' e 'berlusconismo' - che, pur partendo da presupposti radicalmente diversi, trovarono un punto d'incontro nel comune obiettivo di ristrutturare l'identità italiana dopo il crollo del sistema dei partiti tradizionali e la crisi dell'etica pubblica.
Camillo Ruini e Silvio Berlusconi non avevano nulla in comune per cultura, stile, sensibilità personale. Il primo era un teologo rigoroso, formato nella scuola tomista romana, abituato alla riservatezza del seminario e alla profondità del dibattito ecclesiale. Il secondo era un imprenditore televisivo, istrionico, pragmatico, portatore di una visione della società basata sull'individuo, sul successo e sull'iniziativa privata. Eppure, tra il 1994 e il 2007, i due 'sistemi' riuscirono a interagire proficuamente grazie a una convergenza di opportunità, favorita dal contesto storico.
Questa convergenza non fu mai organica, ma si costruì su una serie di sinergie tattiche: Ruini vide in Berlusconi un possibile argine alla secolarizzazione e alla frammentazione dei valori familiari, mentre Berlusconi trovò nella Cei di Ruini una sponda autorevole per legittimare la propria proposta politica agli occhi del mondo cattolico. Il punto più alto di questa sinergia si registrò nel 2005 con il referendum sulla procreazione assistita. La Cei promosse apertamente l'astensione, ottenendo un successo politico e mediatico che confermò la capacità della Chiesa di incidere nella società anche in assenza di un partito confessionale. Il sostegno, tacito o esplicito, del governo Berlusconi fu fondamentale per la riuscita della campagna.
Analogamente, su temi come il rifiuto del riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, il sostegno alla scuola privata cattolica, la sussidiarietà nel welfare e il ruolo delle organizzazioni cattoliche nella società civile, Ruini e Berlusconi marciarono in parallelo, pur senza mai formalizzare un'alleanza politica. Particolarmente significativa fu la convergenza sul principio di sussidiarietà, promosso dalla Dottrina sociale della Chiesa e interpretato in chiave neoliberale da Forza Italia.
Non mancarono, però, momenti di tensione. L'opposizione della Cei alla legge Bossi-Fini sull'immigrazione nel 2002, e successivamente il caso Boffo nel 2009 - quando il direttore di "Avvenire" Dino Boffo fu travolto da uno scandalo tirato fuori dal "Giornale" diretto da Vittorio Feltri - segnarono la fine della stagione dell'intesa. La gestione unitaria dei rapporti tra Chiesa e politica si sfaldò, portando a una maggiore frammentazione e al ritorno del pluralismo cattolico. (di Paolo Martini)
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06/16/2026 07:41 PM
(Adnkronos) - Il ministero del Turismo e dello Sport della Repubblica di Croazia e l’Ente nazionale Croato per il Turismo, in collaborazione con la Federazione calcistica croata, hanno organizzato, in occasione della Coppa del Mondo Fifa 2026, l’evento ...
(Adnkronos) - Il ministero del Turismo e dello Sport della Repubblica di Croazia e l’Ente nazionale Croato per il Turismo, in collaborazione con la Federazione calcistica croata, hanno organizzato, in occasione della Coppa del Mondo Fifa 2026, l’evento promozionale 'Croatia in the game - Tourism. Sport. Culture. Flavors.', svoltosi sabato sera presso l’Hotel Aka nella città statunitense di Alexandria (Virginia), dove si trova il ritiro della nazionale croata di calcio. Con l’occasione è stato presentato in anteprima anche il nuovo film promozionale del turismo croato 'Croatia - I hear it's beautiful', il cui ruolo principale è affidato al celebre attore di fama mondiale di origini croate John Malkovich, che, insieme alla nazionale croata, è stato la grande star della serata. Alla realizzazione del video ha contribuito il direttore creativo Pete Radovich, rinomato produttore televisivo e sportivo, anch’egli di origini croate, vincitore di 45 Emmy Awards in 18 diverse categorie.
L’obiettivo principale dell’evento era la promozione dell’eccellenza dell’offerta turistica croata, evidenziando i legami tra la Croazia e gli Stati Uniti attraverso lo sport e i numerosi successi degli atleti croati. Oltre a Tonči Glavina, ministro del Turismo e dello Sport della Repubblica di Croazia, e a Kristjan Staničić, direttore generale dell’Ente nazionale Croato per il Turismo, all’evento hanno partecipato anche Marijan Kustić, presidente della Federazione calcistica croata, Leila Krešić Jurić, direttrice dell’Ente nazionale Croato per il Turismo a New York, nonché i giocatori della nazionale croata di calcio guidati dal commissario tecnico Zlatko Dalić e dal capitano Luka Modrić. Era inoltre presente il celebre ex cestista croato Toni Kukoč, insieme a numerosi rappresentanti della diplomazia statunitense, del settore turistico e sportivo e dei media.
“Questo è il grande salto di qualità che stiamo compiendo per la prima volta e che ci consente di rafforzare in modo significativo il posizionamento della Croazia sulla scena internazionale. Mentre il leggendario John Malkovich è il volto del nuovo video promozionale della Croazia, a Dubrovnik si sono riunite star dello sport di fama mondiale come LeBron James, Kyle Kuzma e Rafael Nadal che, attraverso la competizione E1 Series, che abbiamo portato anche in Croazia, stanno diffondendo immagini spettacolari della Croazia in ogni angolo del mondo", ha dichiarato il ministro Glavina.
"Ciò è un’ulteriore conferma - ha proseguito - di quanto turismo e sport rappresentino una combinazione vincente, di grande forza e autenticità. Insieme danno vita a storie che superano i confini, uniscono le persone e contribuiscono a posizionare la Croazia tra le destinazioni più ambite a livello globale. E quando a questa narrazione si uniscono i nostri migliori ambasciatori, la Nazionale croata di calcio, il commissario tecnico Zlatko Dalić, il capitano Luka Modrić e l’intera squadra, la promozione della Croazia acquista ulteriore forza, emozione e credibilità. Oggi la Croazia non è soltanto una destinazione che tutto il mondo desidera visitare. La Croazia è una storia che conquista il mondo”.
Il mercato americano rappresenta il nostro principale mercato di provenienza a lungo raggio e uno dei mercati strategici per il turismo croato, come confermano anche i risultati e la crescita continua che registriamo anno dopo anno. La crescita complessiva dal 2019 in termini di arrivi e pernottamenti supera il 30%, a conferma del fatto che la Croazia oggi occupa una posizione di rilievo tra le destinazioni europee più ambite dai turisti americani, grazie alla promozione costante, a un’offerta turistica di qualità e a sempre migliori collegamenti aerei.
A partire da quest’anno, la Croazia dispone di due collegamenti diretti con gli Stati Uniti, da Dubrovnik e da Spalato, e si prevede la realizzazione di un totale di 440 voli diretti tra i due Paesi. Va inoltre sottolineato che i turisti americani viaggiano tutto l’anno e che, secondo la ricerca TOMAS, Sono in cima alla classifica per spesa media giornaliera.
“Il mercato americano rappresenta per il turismo croato il principale mercato a lungo raggio e quello da cui generiamo il maggior volume di flusso turistico. Se a questo si aggiunge il fatto che proprio qui si sta svolgendo la Coppa del Mondo di calcio, è evidente che si tratta di un’ottima opportunità per promuovere ulteriormente la Croazia come destinazione di qualità, attrattiva e sicura. È stata inoltre l’occasione ideale per presentare in anteprima il nuovo film promozionale del turismo croato con John Malkovich come protagonista. Il video è originale, diverso, direi unico, e rappresenta una netta evoluzione rispetto ai precedenti contenuti promozionali, segnando al contempo un importante passo avanti nella promozione del turismo croato, di cui siamo particolarmente orgogliosi”, ha affermato il direttore dell’Ente nazionale Croato per il Turismo Staničić, augurando ai calciatori il successo ai mondiali e sottolineando come i nostri atleti e la nazionale croata di calcio contribuiscano da anni in modo significativo alla visibilità internazionale della Croazia, in qualità di preziosi ambasciatori del nostro Paese a livello globale.
Il programma dell’evento è stato condotto da Marina Jurica, conduttrice e giornalista della Cbs, di origini croate. L’atmosfera musicale è stata curata dal duo Mach & Gilming, formato dalle pluripremiate musiciste croate Eva Mach e Petra Gilming, insieme al cantante croato Roko Blažević, noto al grande pubblico per la vittoria al concorso musicale croato Dora 2019 e per aver rappresentato la Croazia all’Eurovision con il brano 'The Dream', e che oggi vive e lavora a Los Angeles.
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06/16/2026 03:32 PM
(Adnkronos) - Nonostante il rallentamento dei consumi e le difficoltà che hanno interessato parte del comparto nel corso del 2025, il settore Moda e Luxury continua a confermarsi uno dei principali motori dell'economia italiana e uno dei mercati del lavoro ...
(Adnkronos) - Nonostante il rallentamento dei consumi e le difficoltà che hanno interessato parte del comparto nel corso del 2025, il settore Moda e Luxury continua a confermarsi uno dei principali motori dell'economia italiana e uno dei mercati del lavoro più dinamici del Paese. È quanto emerge dall'ultimo Focus Settoriale dell'Osservatorio Nhrg dedicato a Moda, Lusso e Retail, che analizza l'andamento dell'occupazione e l'evoluzione delle competenze richieste dalle aziende nel 2026. Il comparto, che contribuisce per oltre il 5% al Pil nazionale e occupa più di 1,2 milioni di persone, sta affrontando una fase di trasformazione caratterizzata da una crescita più contenuta rispetto agli anni precedenti. Tuttavia, la domanda di personale qualificato continua a mantenersi elevata, in particolare nelle funzioni commerciali e nelle attività direttamente collegate alla gestione della relazione con il cliente.
Le figure professionali maggiormente ricercate comprendono Sales Assistant, Client Advisor, Store Manager, Boutique Manager, Area Manager Retail, Visual Merchandiser, Crm & Clienteling Specialist, E-commerce Specialist e Omnichannel Manager. Cresce inoltre la richiesta di professionisti capaci di integrare competenze commerciali, digitali e relazionali all'interno di un contesto sempre più orientato all'esperienza del cliente.
L'evoluzione del retail di fascia alta sta infatti ridefinendo il concetto stesso di vendita. Le aziende ricercano consulenti in grado di costruire relazioni di lungo periodo con la clientela, valorizzando strumenti digitali, Crm, analisi dei dati e strategie di fidelizzazione. Accanto alle competenze tecniche, assumono un ruolo sempre più rilevante la conoscenza delle lingue straniere, la capacità di operare in contesti internazionali e l'attitudine alla gestione di una clientela globale.
Dal punto di vista geografico, la domanda di personale si concentra principalmente nei grandi hub del lusso italiano, con Milano che si conferma il principale polo occupazionale del settore, seguita da Roma, Firenze, Forte dei Marmi e dalle principali destinazioni turistiche premium e luxury.
Parallelamente, le aziende continuano a confrontarsi con alcune criticità strutturali del mercato del lavoro. Tra queste emergono la difficoltà nel reperire professionisti con esperienza specifica nel luxury retail, la scarsità di candidati multilingua, l'elevato turnover delle figure commerciali e una crescente competizione tra brand per attrarre e trattenere i migliori talenti. Per rispondere a queste sfide, le organizzazioni stanno investendo sempre più in programmi di formazione, sviluppo professionale e retention, riconoscendo nel capitale umano uno degli asset strategici più rilevanti per la crescita futura.
"Il settore moda e lusso sta attraversando una fase di profonda evoluzione. In un contesto economico più complesso, la capacità di attrarre e valorizzare professionisti qualificati rappresenta un elemento determinante per la competitività delle aziende”, dichiara Gianni Scaperrotta, ad di Nhrg. “Oggi i brand - aggiunge - non cercano soltanto competenze commerciali, ma figure capaci di coniugare relazione, esperienza cliente, cultura digitale e conoscenza dei mercati internazionali. La vera sfida dei prossimi anni sarà investire sul talento come leva strategica per sostenere crescita, innovazione e valore del brand".
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06/16/2026 03:29 PM
(Adnkronos) - Si è appena chiuso, in Finlandia, il Kuopio Dance Festival, la più importante manifestazione di danza dei paesi nordici, che ogni anno, per una settimana a giugno, attrae in media 35mila spettatori da tutto il Paese e anche, ...
(Adnkronos) - Si è appena chiuso, in Finlandia, il Kuopio Dance Festival, la più importante manifestazione di danza dei paesi nordici, che ogni anno, per una settimana a giugno, attrae in media 35mila spettatori da tutto il Paese e anche, sempre più, dall’estero data la caratura internazionale delle star che vi si esibiscono. Il Festival, che si tiene dal 1969, propone infatti performance di altissimo livello, per il 70 per cento ad ingresso gratuito, cui si affianca un ricco e originale programma di lezioni e laboratori, dallo yoga del risveglio mattutino alle lezioni di danza, fino agli spettacoli degli allievi della scuola locale che è una delle più accreditate per la formazione artistica. E, ancora, eventi e musica che animano piazze e centri commerciali. Un Festival per tutti, quindi, e di tutti, un po’ come è lo stile di vita dei finlandesi, che in questo angolo della Regione dei laghi - la più estesa zona lacustre d’Europa - amano trascorrere il tempo libero in uno dei 10.800 cottage che si concentrano con la maggiore densità proprio nella zona.
A fare da cornice a quella che viene comunemente chiamata Settimana della danza è infatti la cittadina di Kuopio, capoluogo della Regione dei laghi, affacciata sulla baia di uno dei più grandi arcipelaghi interni. Una meta per tutto l’anno, dove la calma del lago incontra la vita urbana. Basti pensare che una foresta sempreverde (Puijo) sorge proprio nel centro di Kuopio, su una collina dove si erge anche la torre costruita nel 1963, diventata simbolo della città, che ospita un ristorante roteante con una vista incomparabile sul lago Kallavesi.
E se la natura si può trovare nel raggio di mezzo chilometro ovunque si volga lo sguardo, è la storia, più ricca di quanto si possa immaginare, e la vita culturale che si respirano passeggiando per le vie della città e che fanno di Kuopio una destinazione molto attrattiva per gli amanti delle arti dello spettacolo e non solo. Soprattutto nella stagione estiva quando il sole prende il sopravvento dopo il lungo e buio inverno e, a queste latitudini, regala la sensazione di giornate senza fine. Il Kuopio Dance Festival, infatti, è il primo di una serie di manifestazioni che si succedono nei mesi estivi, tra cui il Kuopio Wine Festival a inizio luglio, il Kuopiorock a fine luglio e inizio agosto e l’Anti-Contemporary Art Festival a settembre.
Una tradizione culturale che viene da lontano e che ha fatto di Kuopio un luogo di incontro di artisti e intellettuali. Punto di riferimento, per i personaggi del mondo culturale e del palcoscenico l’albergo principale della città, oggi Original Sokos Hotel Puijonsarvi. Tanto da avere un’ala dedicata al Kuopio Dance Festival e addirittura una stanza, la Jorma Uotinen Suite, a tema rosso e nero, che è un tributo al maestro Jorma Uotinen, il quale, dopo la ristrutturazione della struttura, non ha voluto rinunciare alla sua stanza preferita, tanto da disegnarla personalmente nel nuovo look. “Il Kuopio Dance Festival porta in città amanti della danza finlandesi e internazionali e ha un’atmosfera veramente magica. Godere dell’offerta artistica del Festival è un’esperienza fantastica soprattutto soggiornando in camere che ne esprimono l’essenza”, afferma l’Hotel manager Tatu Ahonen.
All’Original Sokos Hotel Puijonsarvi si è voluto rendere omaggio anche all’altro importante festival di Kuopio, quello della musica rock. E’ disponibile, infatti, anche una Rock Suite: un letto che ricorda un palcoscenico con luci al neon, circondato da dettagli decorativi che riflettono il rock lifestyle, come costumi e strumenti di musicisti locali. La stanza è disegnata in collaborazione con la KuopioRock-Organization ed è completamente insonorizzata proprio per permettere ai clienti-fan di poter ascoltare la musica preferita a tutto volume. In questa, come in altre camere superior, a disposizione anche una sauna privata.
“La Rock Suite offre molti grandi dettagli di lusso. Alcuni degli elementi più divertenti possono forse essere trovati nel bagno, ad esempio la doccia con luci che cambiano colore. Questa suite unica è ideale per le bands che si esibiscono a Kuopio, ospiti del Festival, ma anche feste di diploma o altre occasioni che richiedano un’atmosfera speciale. La Rock Suite è disegnata per tutte le stelle rock e i music-lovers”, spiega la General manager Anna Hämäläinen.
Sarà anche per questo che in città si trovano il Kuopio Music Centre, uno dei centri concerti e congressi più rilevanti della Finlandia, cuore della vita musicale della regione e casa della Kuopio Symphony Orchestra, che periodicamente ospita grandi nomi nazionali e internazionali. E il Kuopio City Theatre, il più grande teatro della Finlandia orientale, con una stagione annuale di musical, prosa, show, anche per bambini, che si alternano in due palcoscenici, da 464 e 184 posti, per un totale di circa 300 spettacoli l’anno. Avveniristico l’edificio sede della scuola superiore di formazione artistica, tra le migliori del paese.
La vocazione formativa che ha reso Kuopio un centro di eccellenza dove hanno studiato politici e scrittori, si deve a Johan Vilhelm Snellman, insegnante e autore vissuto nel 1800 che ha dedicato gran parte della sua vita, trascorsa proprio a Kuopio, allo sviluppo dell’istruzione. A lui è dedicato il busto al centro di una delle due piazze principali, quella su cui svetta la cattedrale di inizio 1800 (iniziata sotto il regno svedese e terminata sotto il dominio dell’impero russo), imponente costruzione bianca con pietre a vista, essa stessa sede di concerti, ad esempio durante un altro dei Festival estivi, il BarokkiKuopio, a luglio, dedicato alla musica barocca. Sulla stessa piazza, occupata da un bellissimo giardino che ha vinto anche un premio europeo, si trova il più antico edificio di Kuopio, recentemente rinnovato, che ospita il museo d’arte, con una collezione permanente di artisti finlandesi e mostre temporanee di rilevanza internazionale.
Altri musei da non perdere sono il Riisa, il Museo ortodosso, uno dei più grandi d’Europa, dedicato alla conservazione dell’eredità culturale della chiesa ortodossa finlandese, e il VB Photography Center, il primo centro regionale di fotografia in Finlandia, che organizza mostre nazionali e internazionali. Ma anche l’Old Kuopio Museum, distribuito in 11 antiche case di legno risalenti al 1700 e 1800, che rappresenta stili e condizioni di vita delle famiglie dell’epoca. Fra i grandi progetti in programma, la creazione di una casa museo nel luogo in cui visse la scrittrice Minna Canth, paladina dei diritti femminili in una città che ha avuto anche un’attiva associazione delle donne, la cui sede è tutt’oggi utilizzata per rappresentanza, e che ha espresso la prima candidata al Parlamento del paese.
Animatissima in estate e durante il Kuopio Dance Festival è l’altra grande piazza della città, quella del Mercato. Qui si tengono molti degli spettacoli all’aperto, tanto che è in costruzione una struttura fissa per offrire un palcoscenico permanente. Ai lati opposti della piazza due edifici in stile neo-rinascimentale, quello del Municipio e quello dell’Università.
Ma ad attirare l’attenzione è il vecchio mercato coperto, una originale struttura gialla ornata con bassorilievi a tema animale e vegetale, dove si possono trovare prodotti locali e un caffè. Di fronte le statue di due giovani, care agli studenti della città, e tutto intorno moderni edifici con negozi, mentre nel sotterraneo della piazza si apre un altro mondo fatto di spazi commerciali più adatti alle fredde giornate invernali.
Tra le due piazze c’è un sistema di stradine laterali, oggi pedonalizzate, che un tempo erano le strade dove abitava il popolo e su cui si affacciano le case di legno sopravvissute. Ed è percorrendo queste stradine che si raggiunge, sul lato opposto, una terza piazza, affacciata sul lago, anch’essa palcoscenico di performance, lì dove ancora una volta cultura e natura si prendono per mano.
(di Alessia Trivelli)
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06/16/2026 01:50 PM
(Adnkronos) - Conti in ordine, investimenti nelle aziende dell’agroalimentare, valorizzazione dei prodotti del made in Italy a tutela dei consumatori italiani. Sono questi gli asset strategici su cui si è mossa Enpaia, Ente nazionale di previdenza per gli addetti ...
(Adnkronos) - Conti in ordine, investimenti nelle aziende dell’agroalimentare, valorizzazione dei prodotti del made in Italy a tutela dei consumatori italiani. Sono questi gli asset strategici su cui si è mossa Enpaia, Ente nazionale di previdenza per gli addetti e per gli impiegati in agricoltura, nel 2025. I prodotti agroalimentari italiani restano al centro degli interessi dei produttori, dei consumatori e degli investitori istituzionali come la cassa di previdenza del settore agricolo. Ed Enpaia si è mossa coerentemente su queste direttrici.
E’ quanto emerge dalla Relazione annuale della Fondazione Enpaia presentata al Senato. Dalla Relazione, ha spiegato infatti il presidente di Enpaia, Giorgio Piazza, saltano agli occhi soprattutto tre elementi: "Il valore dei prodotti nostrani per i consumatori italiani, la centralità dei produttori nel futuro di Enpaia e la valorizzazione della filiera agroalimentare come volano per l’economia nazionale. Da qui la nostra scelta d’investire 500 milioni nell’economia reale e nell’agroalimentare di qualità".
"Una scelta - ha sottolineato il direttore generale della Fondazione, Roberto Diacetti - che si è resa possibile grazie ad un bilancio solido che nel 2025 ha fatto registrare un avanzo di oltre 27 milioni di euro ed un patrimonio in crescita che consentirà di replicare, anche nel corso di quest’anno, investimenti mirati a sostegno soprattutto delle aziende italiane del settore primario. Non a caso dopo l’ingresso nel capitale di Masi Agricola (produttore del famoso Amarone della Valpolicella), di BF (la più grande azienda agricola italiana), di Granarolo (l’unico grande player del settore lattiero-caseario italiano) e di Granterre (tra le primarie aziende produttrici di salami e formaggi) puntiamo ad entrare nel capitale di altre aziende agroalimentari italiane".
"Come Enpaia - ha annunciato il direttore generale della Fondazione Enpaia, Roberto Diacetti - stiamo valutando di trasferire un pezzo del nostro know how in vari Paesi che rientrano nel Piano Mattei. Ampliamo così l'ambito di aplicazione della Fondazione".
"La previdenza con l'acqua e il lavoro costituiscono tre aspetti fondamentali nel quadro della costruzione e del mantenimento della sicurezza nazionale". A dirlo Massimo Gargano, consigliere Fondazione Enpaia e direttore generale Anbi, Associazione nazionale consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue. "L'acqua - ha sottolineato - non è più una variabile tecnica, ma la prima infrastruttura della democrazia. Dove l'acqua è governata, il lavoro cresce; dove il lavoro cresce, la previdenza è solida". Gargano ha poi ricordato il legame esistente tra Enpaia e Anbi: "Gli investimenti di Enpaia nelle filiere agroalimentari, nella resilienza dei territori e nella modernizzazione agricola sono parte della stessa responsabilità nazionale che Anbi ha nella gestione dell'acqua".
"Le imprese agricole, Trump o non Trump, hanno dimostrato una capacità di resistere e di far fare al nostro Paese ulteriori passi in avanti di qualità". Ha precisato Annamaria Furlan, vicepresidente della Commissione parlamentare per il controllo sull'attività degli enti di previdenza. "Parliamo - ha chiarito - di un settore che ha il made in Italy in tutto il mondo, ma che allo stesso tempo ha il fenomeno del caporalato che si sta esplicitando in tutta la sua brutalità. Il caporalato si sconfigge con strumenti di controllo, certezza delle pene e ribellione. Questo si può attuare con imprese e contratti 'sani' e con presa in carico delle responsabilità. Fondamentale è anche l'azione che si fa contro il dumping contrattuale perché i primi a rimetterci sono proprio le imprese sane, i lavoratori e le lavoratrici".
Per Furlan, "c'è bisogno di un mercato del lavoro che riconosca la dignità dei lavoratori e delel lavoratrici. La grande sfida è quella di sapere tenere insieme le diverse generazioni nel mercato del lavoro".
"Ci troviamo in uno scenario interno - ha affermato Raffaella Buonaguro, Fai Cisl - seguito da tensioni geopolitiche che rappresenta un costo per il settore agroalimentare. Il settore ha sempre dato un supporto importante anche durante il Covid. Il nostro agroalimentare continua a dimostrare una forza che va oltre le crisi: produce valore, lavoro e qualità. La qualità del lavoro agricolo è un bene pubblico: va difesa con contratti solidi, salari adeguati e politiche che sostengano la produttività". Buonaguro, ricordando i risultati positivi della Fondazione Enpaia, ha commentato che ciò evidenza una gestione oculata e partecipata, a vantaggio di tutti gli iscritti del settore agricolo".
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Gli italiani chiedono di mangiare sano e si è anche disponibili a spendere di più (in prodotti soprattutto italiani) ma ci sono molte famiglie, con redditi bassi, che devono rinunciare al made in Italy a causa dell’aumento dei prezzi. Emerge dalla ricerca Enpaia-Censis sui ‘Consumi alimentari degli italiani’.
Tra il 2021 e il 2025, secondo la ricerca, l’indice generale dei prezzi è salito del 17,1%, mentre quello dei prodotti alimentari di ben il 26,6%. Una accelerazione che produce effetti negativi sui consumi. Con i salari al palo da anni, il potere d’acquisto delle famiglie si è ridotto, anche per la spesa alimentare. E nonostante l’88% degli italiani individui nelle abitudini alimentari nazionali il modello più affidabile per nutrirsi correttamente, la rincorsa dei prezzi rischia di vanificare questo obiettivo. Per 9 italiani su 10 la filiera agroalimentare italiana viene percepita come la principale garanzia di qualità.
La dieta mediterranea resta dunque un modello condiviso ma la rincorsa dei prezzi rischia di trasformarla in un privilegio più che in una abitudine diffusa. Una frattura socialeche passa per famiglie, territori e stili di vita e che rischia di ampliarsi a causa delle guerre in Ucraina e nel Medio Oriente. La dieta mediterranea resta un modello condiviso, ma la rincorsa dei prezzi rischia di trasformarla in un privilegio più che in una abitudine diffusa. Una frattura sociale che passa per famiglie, territori e stili di vita e che rischia di ampliarsi a causa delle guerre in Ucraina e nel Medio Oriente.L’obiettivo della Fondazione Enpaia è quello di garantire la solidità delle aziende italiane del settore agricolo e di conseguenza della propria base contributiva. Oltre che di sostenere l’intera filiera del settore (come nel caso Granarolo). Ed è qui che si lega la strategia degli investimenti della Fondazione con la domanda di prodotti alimentari di alta qualità da parte degli italiani, certificata dai dati della ricerca Enpaia-Censis sui ‘Consumi alimentari degli italiani’ presentata oggi a Roma. Dalla ricerca emerge, inoltre, che il 93% degli italiani considera il mangiare sano un investimento sulla salute ed oltre il 90% lo ritiene un’esigenza irrinunciabile.
Enpaia conta 42.000 iscritti, 9.200 aziende associate e un patrimonio di 2,2 miliardi
Tra gli obiettivi principali della Fondazione, oltre gli investimenti nell’economia reale e nell’innovazione agricola, anche la valorizzazione patrimonio immobiliare ma soprattutto la riduzione del livello di tassazione delle Casse di previdenza allineandolo a quello dei Fondi pensione.
L'esercizio 2025 della Fondazione Enpaia, Ente nazionale di previdenza per gli addetti e per gli impiegati in agricoltura, si è chiuso con un avanzo di 27,1 milione di euro, superiore a quello del 2024, quando era stato pari a 22,8 milioni, +18,9%. Il risultato positivo è frutto in prevalenza della performance della gestione finanziaria, delle dismissioni immobiliari, ma soprattutto di una strategia moderna del consiglio di amministrazione e di un assetto organizzativo della Fondazione che riesce a far fronte all'instabilità e all'incertezza del contesto economico-finanziario.
Il rendimento netto complessivo, calcolato sui valori di libro dell'intero protafoglio (mobiliare e immobiliare) della Fondazione, si attesta sul 38,1%, rispetto al 3,19% del 2024. Considerando il 'fair value' del protafoglio della Fondazione (mobiliare e immobiliare), il rendimento complessivo si attesta sul 3,83%, superiore al 3,24% del 2024. A consuntivo il patrimonio totale si è attestato a 2.181 milioni di euro, in crescita del 3,6% rispetto al 2024.
Nello scenario economico contraddistinto da forte incertezza, i risultati della gestione previdenziale della Fondazione Enpaia nel 2025 sono migliorati rispetto all'anno precedente. I contributi accertati ammontano a 176,5 milioni di euro, in crescita del 3% rispetto all'anno 2024 (171,5 milioni di euro). La Fondazione è riuscita regolarmente ad erogare le prestazioni e a garatire tutti gli altri servizi ai propri iscritti. In particolare, nel 2025 la Fondazione ha erogato complessivamente prestazioni del Fondi Tfr previdenza e infortuni per 168, 2 milioni di euro (160,6 milioni nel 2024). I buoni risultati della gestione previdenziale sono da ascrivere alla solidità dell'agroalimentare italiano, settore che si dimostra fortemente resiliente alle incertezze del contesto geopolitico.
Nel 2025 l'attività di accertamento delle entrate contributive ha prodotto un incremento dei contributi accertati rispetto all'esercizio precedente del 3%. La crescita dell'accertato per contributi è da imputare alla seconda tranche dei rinnovi contrattuali del settore agricolo e all'incremento del numero degli iscritti rispetto all'anno precedente (41.709 iscritti attivi a fine 2025, 41.033 a fine 2024, +1,6%). Analogamente agli iscritti, anche il numero delle aziende contribuenti attive nel 2025 è aumentato rispetto all'anno precedente (9.212 aziende nel 2025 rispetto alle 9.166 del 2024, +0,5%).
Previdenza: Enpaia, popolazione maschile 50,1% totale iscritti, ma futuro Fondazione sempre più rosa
Anche nell'esercizio 2025 la progressiva erosione del divario di genere tra gli iscritti Enpaia. La popolazione maschile, che rimane comunque, seppur di stretta misura, maggioritaria, si è attestata a 20.906 unità, pari al 50,1% del totale iscritti (50,7% nel 2024). La percentuale di donne iscritte è passata da 49,3% nel 2024 a 49,9% nel 2025. Si conferma ancora una volta la maggiore dinamicità della popolazione femminile rispetto a quella maschile, dato che l'85,2% del 676 nuovi iscritti attivi a fine 2025 è rappresentato da donne (576). In continuità con le evidenze degli ultimi anni, il contributo degli uomini all'aumento degli iscritti attivit continua a rimanere più contenuto.
Il futuro della Fondazione è destinato ad essere sempre più rosa, dato che anche nel 2025 le donne hanno rappresentato il genere prevalente nelle classi di età fino a 50 anni; di contro tra gli iscritti con più di 50 anni si registra una netat prevalenza del genere maschile. Gli iscritti attivi con età pari o inferiore a 50 anni rappresentano il 63,6% del totale (26.564), di questi lavoratori il 54% (14.334) è di sesso femminile. Presumibilmente, nel giro di pochi anni, se si manterranno le dinamiche in atto nei rapporti di compensazione degli iscritti attivi, la maggioranza di essi apparterrà al genere femminile.
(di Sabrina Rosci)
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06/16/2026 12:24 PM
(Adnkronos) - Donare, ma seguendo una strategia. E' questa la nuova frontiera della filantropia, sempre più orientata a una pianificazione di lungo periodo capace di garantire alle donazioni un valore concreto e duraturo. Un’evoluzione dell’approccio che riflette ...
(Adnkronos) - Donare, ma seguendo una strategia. E' questa la nuova frontiera della filantropia, sempre più orientata a una pianificazione di lungo periodo capace di garantire alle donazioni un valore concreto e duraturo. Un’evoluzione dell’approccio che riflette un più ampio cambiamento culturale e significative trasformazioni socio-demografiche: la maggiore propensione alla donazione e al coinvolgimento nelle cause sociali da parte delle donne e delle generazioni più giovani, cui fa capo una quota sempre maggiore della ricchezza finanziaria complessiva; l’aumento dei 'patrimoni senza eredi', che in assenza di specifiche disposizioni testamentarie vengono destinati a parenti lontani o devoluti allo Stato. Secondo le stime della Fondazione Cariplo tali patrimoni supereranno i 20 miliardi di euro entro il 2030 e raggiungeranno gli 88 miliardi entro il 2040 a causa dell’invecchiamento della popolazione e a fronte del significativo calo delle nascite. Come emerge dalla ricerca del 2025 realizzata da Finer Finance Explorer con il Fondo Filantropico Italiano, la filantropia, in particolare per i 'wealthy people' o gli 'High Net Worth Individuals' (Hnwi), non è più soltanto un gesto generoso, ma una scelta strategica per chi desidera creare valore in vita o lasciare un‘impronta duratura nella società anche 'dopo di sé'.
È nato così nel 2022, sul modello di fondazioni che già operano con grande successo all'estero, Fondo Filantropico Italiano ETS, fondazione del terzo settore creata per diffondere e semplificare la filantropia nel Paese, gestendo grandi donazioni e, grazie all’esperienza di chi ha già realizzato iniziative filantropiche e alla professionalità di esperti che da oltre vent’anni lavorano nel non-profit, dando avvio a progetti che possano creare benessere sociale. Il Fondo Filantropico Italiano è nato all’interno delle attività filantropiche dell’imprenditore Enzo Manes che oltre vent’anni fa ha portato in Italia, grazie a un importante impegno economico, la realtà di Dynamo Camp che accoglie ogni anno 2.000 bambini e adolescenti affetti da patologie gravi e croniche per assisterli con terapie ricreative che aiutino ad affrontare la malattia e la convalescenza. Fondo Filantropico Italiano è stato costituito, oltre che da Fondazione Dynamo, anche da Fondazione Vita Società Editoriale. "Siamo tra i pochi enti indipendenti in Italia - spiega Marcello Gallo, presidente del Fondo Filantropico Italiano - a condividere una visione della filantropia non concepita come gesto episodico e d’impulso, ma come leva strutturale di cambiamento sociale, che richiede metodo, competenze e strumenti specifici. Inoltre, Fondo Filantropico Italiano conosce in profondità il contesto nazionale, le sue peculiarità normative e culturali, ed opera inoltre da sempre con uno sguardo sovranazionale, dialogando con donatori e organizzazioni su scala globale. Questa duplice prospettiva ci permette di leggere il contesto italiano all’interno di un quadro comparativo più ampio".
"La filantropia sta attraversando un momento di grande trasformazione - sottolinea Simonetta Schillaci, vice presidente esecutivo, con una lunga esperienza in Unicef Italia nella gestione di grandi donatori privati e corporate -: cresce il numero di donne con patrimoni significativi, aumentano i patrimoni senza eredi mentre le nuove generazioni mostrano una maggiore sensibilità verso il dono. Sono grandi opportunità, ma anche sfide complesse che richiedono competenze specifiche per donare bene, in modo più consapevole e strutturato. Fondo Filantropico Italiano nasce proprio per rispondere a questa complessità - aggiunge Schillaci -. Il nostro team unisce prospettive complementari: ci sono donatori, persone che hanno costruito iniziative sociali di successo in prima persona e professionisti che hanno lavorato nel settore e ne conoscono le dinamiche interne e le specificità. Questa combinazione unica ci permette di capire ogni punto di vista, e di supportare chi vuole generare un impatto concreto e duraturo".
Il Fondo Filantropico Italiano svolge quattro principali attività: philanthropy advisory o consulenza strategica per supportare il donatore nella scelta della causa da sostenere e della modalità di donazione più conforme alle sue esigenze, accompagnandolo poi in ogni fase del proprio percorso filantropico; l’istituzione di Fondi filantropici personalizzati (Donor-Advised Fund, Daf), strumenti flessibili ed alternativi alla costituzione di una fondazione, finalizzati ad aumentare l’efficacia delle donazioni e trasformarle in esperienze di vita di grande ricchezza. Ancora, la costituzione e la gestione di nuove fondazioni, dalle fasi preliminari e formali a quelle operative di start-up e, infine, la gestione di donazioni internazionali, per sostenere chi dona da e verso l’estero, garantendo un’attenta due diligence del progetto sostenuto e il trattamento fiscale del paese del donatore. Fondo Filantropico Italiano, infatti, è l’unico ente di riferimento per l'Italia del network Giving Europe, una rete che facilita le donazioni cross-border in modo trasparente ed efficiente. Grazie ad esso, sia donatori stranieri che vogliono sostenere enti in Italia, sia donatori italiani che voglio supportare progetti all’estero, possono farlo in un contesto fiscale riconosciuto, con partner di rilievo e il monitoraggio della donazione.
Come si istituisce un fondo filantropico? I fondi filantropici personalizzati sono istituiti attraverso una donazione modale in favore di una 'fondazione ombrello', come Fondo Filantropico Italiano, già operante con la propria struttura. I Daf sono strumenti caratterizzati da grande flessibilità: dalla scelta del nome, alla riservatezza, qualora chi dona desideri rimanere anonimo, al livello di coinvolgimento nel progetto sostenuto. Il donatore potrà così vivere l’esperienza filantropica liberandosi degli oneri amministrativi e operativi che vengono gestiti dalla fondazione ombrello. Ogni Daf ha un team dedicato, che offre supporto in tutte le fasi, dalla pianificazione alla realizzazione, fino alla rendicontazione. L’attività della fondazione 'ombrello' non si limita, quindi, alla mera operatività bancaria e amministrativa, ma si tratta di una nuova modalità di filantropia, strategicamente indirizzata.
Tra i fondi istituiti nell’ambito del Fondo Filantropico Italiano c'è il 'Fondo WE Dream' nato per volontà di Emilia, imprenditrice italoamericana di origini calabresi, e del marito Wycliffe Grousbeck, che ha l’obiettivo di sostenere ragazze provenienti dalla Calabria nell'accesso ad alcune fra le migliori università italiane attraverso l’assegnazione di borse di studio, affinché il talento e il potenziale delle giovani donne calabresi non sia inibito da difficoltà economiche. E poi ancora il Fondo Luciana, un’iniziativa nata per volontà di un benefattore anonimo per contribuire allo sviluppo della sanità pubblica del proprio territorio (Lugo di Romagna), intitolato a una persona cara al donatore. Il Fondo Women for Women, nato per aiutare le donne in condizione di svantaggio a conquistare o riacquisire la propria autonomia, offrendo loro tutela e supporto e aiutandole ad entrare, o reinserirsi, nella società e nel mondo del lavoro dopo episodi di violenza fisica, psicologica o economica. Dalla sua istituzione, il Fondo ha raggiunto circa 200 beneficiarie in situazione di bisogno e conta di raddoppiare questo numero entro il 2027 con i progetti già attivati.
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06/16/2026 12:13 PM
(Adnkronos) - Bilancia rischi e responsabilità tra professionisti e imprese, delimita le ricadute patrimoniali sugli eredi del tecnico e ridisegna il perimetro d’intervento delle polizze assicurative, che i professionisti iscritti agli albi sono obbligati a contrarre. Oltre, naturalmente, ...
(Adnkronos) - Bilancia rischi e responsabilità tra professionisti e imprese, delimita le ricadute patrimoniali sugli eredi del tecnico e ridisegna il perimetro d’intervento delle polizze assicurative, che i professionisti iscritti agli albi sono obbligati a contrarre. Oltre, naturalmente, a tutelare il danneggiato che può rivalersi direttamente nei confronti della compagnia di assicurazione anche se i danni sono accertati successivamente alla cessazione dell’attività o morte del professionista stesso. Sono questi i confini della proposta di legge a prima firma Andrea de Bertoldi sulla responsabilità civile in capo alle professioni tecniche (tra gli altri, ingegneri, architetti, geometri, geologi, periti, agronomi, agrotecnici). Un testo, come spiega lo stesso presidente di Lcd (Liberali cristiano democratici) e deputato della Lega, “che nasce proprio con l’intento di valorizzare le professioni tecniche, offrendo loro un sistema più chiaro, equilibrato, equo e coerente con i principi costituzionali. Solo in un contesto di questo tipo, infatti, si possono liberare le giuste energie per rilanciare le opere pubbliche e private, le infrastrutture e il governo del territorio”.
Il provvedimento è stato presentato in occasione dell’evento ‘Responsabilità civile ed equo compenso. Le professioni tecniche per la crescita del Paese’, promosso da Lcd-Lega, presso la Sala della Regina della Camera dei deputati. Sette articoli in tutto che, senza gravare sulle casse dello Stato, chiariscono meglio innanzitutto, in caso di danno, difformità o difetti, il confine della responsabilità solidale tra professionista e impresa esecutrice, contemplando i casi di fallimenti o cessata attività da parte delle aziende stesse e quindi delimitando l’accountability del professionista alla quota parte della condotta colposa accertata che lo riguarda. “Mentre oggi – evidenzia il parlamentare di Lcd-Lega - troppo spesso i professionisti si trovano a pagare per conto d’imprese che nel frattempo sono appunto state chiuse o dichiarate fallite”. La legge poi offre tutela e certezza del diritto agli eredi del tecnico, limitando il loro coinvolgimento nell’azione risarcitoria solo in relazione all’attivo ereditario e salvaguardando invece il patrimonio personale.
L’articolato ribadisce inoltre che la responsabilità del professionista si estende per dieci danni dal momento della fine del suo lavoro. Mentre la copertura assicurativa deve essere adeguata all’entità della prestazione, ma soprattutto deve allungarsi (“ultrattività”) almeno di dieci anni oltre la cessazione dell’attività o il decesso del professionista. Infine, le imprese devono offrire, per ogni tipologia di opera, una copertura indennitaria decennale postuma a beneficio del committente. “È evidente - tira le somme de Bertoldi - che oggi qui gettiamo delle basi. Proviamo a costruire le fondamenta sulle quali possa reggersi in maniera più solida la crescita del Paese. Questo è l’obiettivo”. Con lo stesso scopo, annuncia il deputato, “ho intenzione di presentare un emendamento per ridare ossigeno all’equo compenso che va allargato a tutti i clienti ed anche agli appalti pubblici. La norma c’è, infatti, ma non è mai decollata. Ed è l’altra gamba che può aiutare i professionisti che, a loro volta, aiuteranno il Paese”.
“Con questa iniziativa legislativa viene finalmente portato all'attenzione del Parlamento un tema che gli ingegneri segnalano da tempo: la necessità di garantire un sistema di responsabilità professionale più equilibrato, che assicuri piena tutela ai cittadini danneggiati e, al tempo stesso, eviti effetti distorsivi e forme di responsabilità patrimoniale potenzialmente illimitate nel tempo per i professionisti e per i loro eredi. È un primo importante passo verso una disciplina più moderna, fondata sulla proporzionalità della responsabilità e sulla certezza del diritto”. Saluta così la norma Carla Cappiello, vicepresidente vicaria del Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni). “La proposta affronta con lucidità la sproporzione tra il rischio a carico dei tecnici e il valore della loro prestazione. Limitare la responsabilità degli eredi al solo patrimonio ereditato è un principio di giustizia civile, che richiama la tutela finora sostenuta da Cngegl: un equo compenso da estendere a ogni attività, condizione perché il sistema di responsabilità funzioni davvero”, commenta Paolo Biscaro, presidente del Consiglio nazionale geometri e geometri laureati.
“Si tratta di una proposta di legge lungimirante che, come Cnpi, appoggiamo con forza. Finalmente viene riconosciuto il ruolo strategico delle professioni tecniche nello sviluppo infrastrutturale del Paese. Il tema della responsabilità, in caso di condotta colposa accertata, per i professionisti impegnati nelle attività di progettazione - tra cui i periti industriali - è centrale da tempo. Finalmente si potranno inserire tutele chiare e proporzionate”, aggiunge Giovanni Esposito, presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali e dei periti industriali laureati. Presente all’iniziativa anche il presidente del Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, Alessandro Panci: “I professionisti svolgono una funzione sociale e di pubblica utilità, distinta dalle logiche di profitto proprie delle imprese. La qualità delle competenze specialistiche e dell’esperienza incide direttamente sull’efficacia degli interventi. È quindi necessario distinguere la responsabilità civile del professionista da quella dell’impresa, chiarendo i rispettivi ruoli e definendo un limite temporale alla responsabilità professionale”.
Plaude all’iniziativa legislativa Roberto Troncarelli, presidente del Consiglio nazionale dei geologi: “Dopo la norma sull’equo compenso, la proposta di legge per delimitare la responsabilità civile dei professionisti rispetto alle imprese esecutrici, nelle attività tipiche del settore, rappresenta per i liberi professionisti dell’area tecnica un ulteriore passo in avanti nella tutela dei propri diritti e della propria attività professionale”. Infine, il presidente della Cassa Geometri Diego Buono, che afferma: "Chi esercita una professione tecnica deve poter contare su regole che garantiscano responsabilità, ma anche proporzionalità e certezza del diritto. La proposta di legge dell’Onorevole De Bertoldi va nella direzione di un sistema più equilibrato, che rafforza le tutele per i cittadini senza scaricare sui professionisti e sulle loro famiglie rischi non coerenti con le responsabilità effettivamente accertate. È un tema di grande importanza per il futuro delle professioni tecniche e per la sostenibilità del loro esercizio".
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06/16/2026 10:59 AM
(Adnkronos) - In Italia il lavoro domestico resta un pilastro del welfare pubblico. Un settore che però deve fare i conti con il sommerso e con un preoccupante invecchiamento dei lavoratori domestici. Adnkronos/Labitalia, in occasione della Giornata internazionale ...
(Adnkronos) - In Italia il lavoro domestico resta un pilastro del welfare pubblico. Un settore che però deve fare i conti con il sommerso e con un preoccupante invecchiamento dei lavoratori domestici. Adnkronos/Labitalia, in occasione della Giornata internazionale del lavoro domestico che si celebra oggi 16 giugno, ha fatto il punto con Assindatcolf (Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico) per tracciare le linee di un comparto che secondo i dati del Rapporto Family (Net) Work registra 1,2 milioni di occupati, 17 miliardi di valore aggiunto, ma con il 55,4% dei rapporti che vanno ad alimentare il sommerso. Secondo il Rapporto Family (Net) Work di Assindatcolf nel 2024 gli occupati erano circa 1 milione e 229mila tra regolari e non, per un valore aggiunto di circa 17 miliardi di euro (quasi l’1% del Pil). Tuttavia negli ultimi anni il settore ha registrato un affaticamento, il numero dei collaboratori regolari è andato progressivamente calando, mentre contestualmente si è registrata una crescita del tasso di irregolarità, che nel 2023 ha raggiunto il 55,4%.
“La Giornata del 16 giugno - dichiara Andrea Zini, presidente di Assindatcolf - richiama il valore del lavoro dignitoso e la tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori del settore. Non possiamo ignorare che oltre metà del comparto sia invisibile. Si tratta di un’emergenza, sociale ed economica, sulla quale recentemente anche la Commissione europea ha puntato il dito, richiamando gli Stati membri sulla necessità di rafforzare gli sforzi contro il lavoro non dichiarato nei settori più esposti al fenomeno, come quello domestico in Italia. L’emersione dei rapporti irregolari avrebbe effetti concreti: maggiore gettito contributivo e fiscale, rafforzamento della sostenibilità del sistema previdenziale e piena valorizzazione di un settore che già oggi genera quasi l’1% del Pil”.
Colf e badanti: nel 2029 ne serviranno 2,2 milioni (+122 mila in tre anni)
Per coprire il fabbisogno familiare di cura e assistenza nel 2029 in Italia serviranno almeno 2 milioni e 211 mila lavoratori domestici (colf e badanti), il 69% stranieri, in massima parte non comunitari. E’ la stima contenuta nel Paper commissionato da Assindatcolf al Centro studi e ricerche Idos, nell’ambito del Rapporto 2026 Family (Net) Work.
Nel report analizza le necessità di cura degli over 65 nel nostro Paese: una popolazione che cresce a un ritmo quasi esponenziale e che continuerà a farlo per almeno altri 15 anni, cioè fino a quando sarà ancora in vita la generazione del baby boom (anni Cinquanta e Sessanta) che ne costituirà la componente più vecchia (over 85). Lo studio valuta che alla fine del 2026, dei 15 milioni di persone con più di 65 anni, 2,2 milioni ‘necessiteranno di aiuto’, pari al 14,6% del totale, con quote che però oscillano dal 12% delle regioni del Nord (Valle d’Aosta, Trentino Alto-Adige e Veneto) al 19% di Sud e Isole (Molise, Abruzzo, Basilicata e Sardegna). Nello stesso anno, il 43,6% di quella quota (958 mila persone) riceverà aiuto a pagamento. Proiettando questi dati, si può quindi stimare che nel 2029 ci sarà bisogno di quasi 1 milione e 68 mila badanti, di cui 784 mila con cittadinanza straniera (73,4%).
Riguardo alla distribuzione territoriale va però rilevato che la concentrazione di queste figure appare inversa a quella dei bisogni, con punte tra il 50 e il 52% nel Centro-Nord (Toscana, Umbria, Marche, Lazio) e con Campania, Sicilia e Calabria che si attestano sul 32%. Lo stesso calcolo viene poi fatto per i lavoratori di cura della casa ed emerge che nel 2029 serviranno 1 milione e 144 mila colf, di cui 742 mila straniere (64,8%). Si arriva così al citato fabbisogno complessivo di 2 milioni e 211mila lavoratori, con un incremento nel triennio 2027-2029 di quasi 122 mila unità, 40.522 all’anno: 7.440 italiani e 33mila stranieri, di cui circa 24mila non comunitari.
Italiani e stranieri: il doppio invecchiamento
A determinare questo scenario non sono soltanto le tendenze demografiche, quali la speranza di vita di 83,7 anni, che ci pone oggi al terzo posto nell’Ue e che nel 2050 passerà a 84,3 anni per gli uomini e a 87,8 anni per le donne; o la riduzione della fascia di popolazione attiva, che passerà dall’attuale 63,5% al 54,3% del 2050. Dallo studio risulta che la quota di over 65 sul totale della popolazione straniera è quasi triplicata dal 2012, attestandosi nel 2026 sul 6,9% (percentuale che sarebbe ben più alta se si considerasse la platea di oltre 2 milioni di stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana). Ma il dato più interessante riguarda la parte di stranieri che svolge lavori domestici e di cura, per i quali il processo di progressivo invecchiamento è molto più accentuato di quello della popolazione generale: nel 2024 oltre l’11% del lavoro in questo settore era svolto da stranieri oltre i 65 anni, dato che spinge il report a parlare di un mercato del lavoro ‘caratterizzato da scarso ricambio generazionale e da una crescente dipendenza da lavoratori ‘anziani’, spesso ancora attivi per necessità economiche e per la natura poco tutelata delle carriere nel settore’. Nello specifico, sono le badanti donne a manifestare il trend più accelerato: quelle con più di 65 anni sono passate dal 4,3% del 2015 al 16% nel 2024. Ed è ovvio aspettarsi che ‘molte lavoratrici dovranno lasciare nei prossimi anni l’attività in questo settore se non per ‘raggiunti limiti di età’ almeno per motivi fisici’. Un turn-over del tutto straordinario, in base al quale il rapporto calcola che, per colmare il vuoto, ben l’81,6% di quei 122 mila lavoratori in più che serviranno nel prossimo triennio dovranno essere stranieri, tre quarti dei quali non comunitari.
Per il presidente Zini, “Il dato dei circa 24mila lavoratori non comunitari indica con chiarezza il fabbisogno familiare atteso per il 2029. Si tratta di una quota che auspichiamo possa trovare spazio nella futura programmazione dei flussi, che attualmente si ferma al 2028. In assenza di una sua prosecuzione, il rischio è una vera e propria implosione del sistema dell’assistenza familiare, pilastro del welfare pubblico, con famiglie sempre più anziane che non riescono a trovare sul mercato del lavoro una manodopera disponibile, anch’essa sempre più anziana: con il paradosso di avere assistenti familiari chiamate a prendersi cura degli anziani quando esse stesse si avvicinano a una condizione di bisogno assistenziale”.
Soddisfazione e percezione del lavoro da parte degli stranieri
E’ stato evidenziato che gli italiani hanno con il lavoro di cura un rapporto ambivalente: infatti il 72% degli intervistati ritiene che questo lavoro sia poco o per niente stimato socialmente e il 54,4% non vorrebbe che un figlio o una figlia lo svolgesse. Allo stesso tempo il riconoscimento della sua utilità è molto elevato: per l’80,1% degli italiani è un lavoro importante e per l’89,4% contribuisce in modo significativo al benessere della società. Questa ambivalenza ritorna anche nell’atteggiamento degli stranieri che lo svolgono. Emerge dalle testimonianze che anche molte badanti descrivono il loro lavoro come ambivalente: da un lato è visto come un lavoro faticoso, isolante e poco riconosciuto, con carichi emotivi e fisici elevati (assistenza continua, convivenza con l’anziano, mancanza di tempo libero); dall’altro è spesso considerato una opportunità concreta di reddito e autonomia economica, soprattutto per donne migranti che nei Paesi d’origine avrebbero meno possibilità occupazionali.
Molte intervistate sottolineano anche che il lavoro di cura non è percepito come 'di basso livello' in sé, ma diventa tale per via delle condi¬zioni in cui si svolge: numerose ore, scarsa tutela contrattuale, solitudine e mancanza di riconoscimento sociale. Alcune, inoltre, rivendicano una forma di professionalità costruita ‘sul campo’, basata sull’esperienza e sulla relazione quotidiana con la persona assistita. Anche le stesse badanti colgono il dualismo 'difficoltà/necessarietà' del loro lavoro. Si legge in una testimonianza: “E’ un lavoro come tanti, molto duro, ma che si può fare, bisogna affrontarlo a fronte alta. E’ molto duro, ma qualcuno deve farlo”.
La quota di quanti ritengono di svolgere un lavoro poco qualificato rispetto alle proprie competenze tra gli occupati stranieri è quasi doppia rispetto agli italiani dalla nascita (19,2% contro 9,8%). Sono proprio le collettività maggiormente impiegate nel lavoro di cura presso le famiglie ad essere meno soddisfatte del lavoro svolto: i valori più elevati si registrano per la collettività ucraina (39,6%), moldava (26,3%), filippina (22,2%) e romena (22,2%)18; tra gli occupati stranieri si rileva anche un peggioramento delle condizioni di lavoro rispetto alle esperienze lavorative avute all’estero prima della migrazione in Italia: il 14,7% degli occupati stranieri ritiene di svolgere un lavoro che richiede meno competenze rispetto all’ultimo svolto all’estero. Anche in questo caso sono soprattutto ucraini e moldavi a essere penalizzati. Emerge però che il 31,1% degli stranieri non ha mai cercato un lavoro adeguato (contro l’8,8% degli italiani dalla nascita), con quote che arrivano al 45,4% per i moldavi e al 39,8% per gli ucraini. Come più volte esplicitato dagli studi sul tema, i network migratori e le nicchie etniche sono allo stesso tempo risorsa e trappola, perché se da un lato, consentono di trovare più facilmente un’occupazione, dall’altra risulta poi difficile uscire dallo spazio ristretto di quella at-tività anche se si è in possesso di un titolo di studio per cercare occasioni migliori. Considerando i dati dell’indagine riferiti al solo comparto del personale non qualificato addetto ai servizi domestici, si evidenzia che tra questi lavoratori è più elevata, rispetto alla media generale per gli oc¬cupati, la quota di coloro che non hanno mai cercato un lavoro adeguato al proprio titolo di studio (oltre il 40%) ed è molto elevata la percentuale di quelli che ritengono di svolgere un lavoro poco qualificato rispetto al titolo di studio: oltre il 36%.
Il paradosso del lavoro domestico
Nonostante il ruolo fondamentale che svolge nella vita quotidiana delle famiglie, il lavoro domestico soffre di una reputazione sociale fragile. Emerge da un’indagine che Assindatcolf ha commissionato al Censis. Il 72% degli italiani ritiene che questo lavoro sia poco o per niente stimato socialmente e il 54,4% non vorrebbe che un figlio o una figlia lo svolgesse. Eppure, il riconoscimento della sua utilità è molto elevato: per l’80,1% degli italiani è un lavoro importante e per l’89,4% contribuisce in modo significativo al benessere della società. I dati sono contenuti nel 1° Paper del Rapporto 2026 Family (Net) Work ‘La social reputation nel lavoro domestico. Dalla percezione sociale alla situazione contrattuale’.
Una reputazione sociale fragile
Solo il 28% degli italiani ritiene che chi svolge questo lavoro sia molto o abbastanza stimato socialmente – il 5,5% molto e il 22,5% abbastanza – mentre il 72% lo considera poco o per niente stimato (61,1% poco e 10,9% per niente). A incidere sulla percezione è anche l’idea che si tratti perlopiù di una scelta obbligata: il 52,3% degli italiani ritiene che chi svolge lavoro domestico lo faccia perché non ha alternative; il 17,2% lo considera una scelta professionale libera e il 22,8% lo interpreta come un lavoro temporaneo in attesa di opportunità migliori. Incide anche la percezione di tutele insufficienti: per il 57,3% degli italiani il lavoro domestico non è adeguatamente tutelato dallo Stato, mentre per il 28,7% lo è solo in parte e appena il 7,8% ritiene che sia sufficientemente protetto. L’irregolarità diffusa pesa, agli occhi degli italiani, in maniera consistente sulla reputazione del settore: il 34,5% degli italiani ritiene che incida molto e il 44,3% abbastanza, mentre il 14,8% pensa che incida poco o per niente. E ancora, il 49,5% degli italiani ritiene che le responsabilità del lavoro nero siano condivise tra lavoratori e famiglie; il 40% le attribuisce alle famiglie, mentre solo il 6,5% ai lavoratori domestici. Una quota minoritaria (4%) ritiene invece che il fenomeno non dipenda direttamente né dagli uni né dagli altri.
Il lavoro domestico e le aspettative per i figli
La maggioranza degli italiani, ovvero il 54,4%, non vorrebbe che un figlio o una figlia svolgesse un lavoro domestico, mentre il 15,1% si dice indifferente, mentre il 30,5% afferma invece che sarebbe molto o abbastanza contento di questa scelta. Tra questi ultimi, ovvero tra chi vede positivamente questa possibilità, prevale il riconoscimento della dignità del lavoro: il 59,6% lo considera un lavoro dignitoso come gli altri, mentre il 33,4% ne valorizza la dimensione di assistenza e cura delle persone. Altri aspetti apprezzati riguardano la dimensione relazionale (20,2%), la stabilità dell’occupazione (12,1%) e il carattere dinamico delle attività svolte (11,6%). Tra chi invece si dichiara contrario pesano soprattutto fattori economici e prospettive professionali: il 43,8% ritiene che offra poche possibilità di crescita, il 42% lo considera poco pagato e il 25,2% lo giudica faticoso. Una quota più contenuta richiama anche il tema del prestigio sociale (15,8%). Complessivamente, secondo gli italiani per rafforzare la reputazione del lavoro domestico servirebbero soprattutto incentivi alla regolarizzazione contrattuale (47,6%) e un aumento delle retribuzioni (45,5%).
Un lavoro riconosciuto come essenziale per la società
Per l’80,1% degli italiani il lavoro domestico è un lavoro importante, tra questi il 67,1% sostiene però che sia poco valorizzato e solo il 13% che sia rispettato. Per il restante 12,2% si tratta di un lavoro come altri, e solo per il 6,7% di un’attività superflua. Ancora più forte il riconoscimento del contributo al benessere collettivo: l’89,4% degli italiani ritiene che il lavoro domestico contribuisca in modo significativo al benessere della società -per il 45,7% molto rilevante, per il 43,7% abbastanza rilevante. Solo il 10,6% ritiene che abbia un impatto limitato o che non abbia alcun impatto.
“L’indagine - sottolinea Andrea Zini - mette in luce un paradosso: è un lavoro riconosciuto come indispensabile, ma ancora poco considerato. In più emerge che negli ultimi dieci anni la reputazione del settore è rimasta sostanzialmente ferma: per il 52,2% degli italiani non è cambiata, mentre solo il 22,9% ritiene che sia migliorata e il 18,9% che sia peggiorata. In un Paese che affronta un inverno demografico senza precedenti non possiamo permetterci che resti un settore di serie B: chiediamo alle istituzioni di investire per valorizzarlo”.
I contratti avviati e cessati nel 2025. La soglia dei trenta giorni di durata come indice di ‘stress contrattuale’
Una prospettiva di analisi assai interessante per cogliere gli aspetti dinamici dei contratti di lavoro domestico la offre l’andamento dei con¬tratti del 2025 avviati e cassati nello stesso anno. I dati di fondo sono rappresentati dal 18,6% dei contratti avviati e cessati nel corso del 2025, fatto 100 il totale dei contratti attivi nel corso del 2025 (base complessiva pari a 247.041 contratti), e la quota di questi che sono rimasti attivi per meno di trenta giorni che risulta pari al 7,6% sul totale dei contratti. Se osservati per categoria lavorativa, i due dati presi in esame presentano una differente quantificazione. Dodici contratti su 100 relativi a lavoratori non conviventi sono stati avviati e cessati nel corso del 2025; il 4,2% ha avuto una durata inferiore ai trenta giorni. Maggiore è la quota che riguarda i lavoratori conviventi a tempo pieno poiché raggiunge il 29,5%, mentre il 13,3% ha avuto una durata inferiore ai trenta giorni; ancora più elevate risultano le percentuali relative a contratti in sostituzione per copertura riposi (37,1%) e a contratti per assistenza notturna (44,4%). Per quest’ultima categoria di contratti si osserva anche il più alto livello dell’indicatore di ‘stress contrattuale’ (28,1%), se si assume che la quota di contratti avviati e cessati nel 2025 con durata inferiore ai trenta giorni possa riflettere adeguatamente questa condizione che accomuna sia le famiglie datrici di lavoro domestico, le quali sono costrette a ‘inseguire’ un’offerta spesso in momenti di particolare emergenza e complessità, sia gli stessi lavoratori che, dall’altro lato, si scontrano di frequente con fasi di incertezza sul piano del lavoro e su quello del reddito atteso.
Se osservati per livello retributivo e profilo professionale, i contratti più esposti in termini di 'stress contrattuale' risultano i lavoratori inquadrati nel livello C super (12,6%), quello cioè che individua il lavoro di badante non formata e, dunque, uno dei profili più diffusi nel settore e più richiesto dalle famiglie. Per lo stesso livello si riscontra la quota più elevata di contratti avviati e cessati nel corso del solo 2025 (27,9%, contro una media del 18,6%).
La personalizzazione del contratto di lavoro domestico attraverso l’uso del superminimo nella retribuzione
All’osservazione strettamente legata alle informazioni di tipo amministrativo-contrattuale del rapporto di lavoro domestico, il database Family (Net) Work offre anche una ricognizione sulla realtà retributiva del settore. Considerando in questo caso i rapporti che hanno riportato correttamente le voci di costo, per un totale di 239.144 contratti, si è focalizzata l’attenzione sulla presenza del superminimo nella formazione delle componenti retributive, essendo questo l’unico elemento di discrezionalità, dal punto di vista contrattuale, di cui dispone il datore di lavoro domestico per gestire il rapporto con il collaboratore o l’assistente familiare.
Sul totale dei contratti analizzati, nel 35,9% è inserito il superminimo con un valore mensile medio pari a 119 euro. Se rapportato all’importo della paga base contrattuale, ogni 100 euro di quest’ultima si riscontrano 22 euro di superminimo. Se dal totale dei contratti si passa ad analizzare le singole categorie, si ottiene che per i rapporti di lavoro dove non è prevista la convivenza, la quota dei contratti con superminimo raggiunge il 47,1%, il valore mensile medio passa a 103 euro, mentre il rapporto fra paga base e su¬perminimo è di 24 euro.
In base a quest’ultimo elemento di confronto, sono i contratti di presenza notturna ad avere il livello più elevato di superminimo ogni 100 euro di paga base (34 euro e il 22,6% la quota di contratti che contemplano il superminimo), seguiti dai contratti con impegno a tempo parziale e convivenza (32 euro e 39,2% dei contratti con superminimo). L’analisi retributiva e la presenza di superminimo nella composizione della retribuzione, vista dall’ottica della durata dei contratti, mette in evidenza una relazione lineare fra questi due elementi. Fra i contratti più brevi, pari a 116.206, il 29,9% ha introdotto il superminimo, il cui valore medio mensile è pari a 135 euro. Fra i contratti avviati nel corso del 2025 e i contratti avviati prima dell’anno preso in esame, si osserva uno scostamento di 5 euro a favore dei contratti più recenti.
La quota dei contratti con durata superiore ai sei anni che prevede il superminimo (in questo caso pari a poco più di 25 mila) è sostanzialmente superiore a quella relativa al totale dei contratti: il 49,3% contro il 35,9%. Si aggirano intorno al 40% anche i contratti con durata superiore ai due anni e fino a sei anni (rispettivamente 39,4% e 42,6%). Per queste tre tipologie di contratto i valori mensili sono, invece, inferiori alla media: 118 euro nei contratti oltre i due anni e fino a tre anni, 102 euro nei contratti oltre i tre anni e fino a sei anni, 87 euro nei contratti con durata superiore ai sei anni.
Dal dettaglio regionale emerge, in primo luogo, che il 50,5% del totale dei contratti attivi nel 2025 si concentra in Lombardia (oltre 70 mila), nel Lazio e in Emilia-Romagna. In secondo luogo, si osserva una maggiore presenza del superminimo in regioni come il Lazio (il 51,9% sul totale regionale), la Lombardia (46,6%) e il Molise (42,0%). In Sardegna solo il 9,1% dei contratti attivi prevede il superminimo, un dato questo che potrebbe essere ricollegato alla presenza di benefici economici, erogati dalla Regione, per l’acquisizione di servizi professionali di assistenza presso le famiglie. Il valore mensile è ampiamente sopra la media nazionale (pari a 119 euro) nelle regioni della Valle d’Aosta e del Trentino-Alto Adige, dove si attesta sui 146 euro; seguono la Lombardia e la Basilicata con valori superiori ai 130 euro. Le Marche e l’Emilia-Romagna presentano, invece, gli importi più bassi, pari a 77 euro nel primo caso e a 98 euro nel secondo. Rispetto a 100 euro di paga base, il superminimo raggiunge i 27 euro in Sardegna, i 25 euro nel Lazio e in Liguria.
(di Sabrina Rosci)
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06/16/2026 10:33 AM
(Adnkronos) - Nonostante la percezione di un rallentamento della transizione energetica, alimentata dalle tensioni geopolitiche e dall’incertezza economica degli ultimi anni, i dati mostrano una realtà diversa. Il percorso verso la decarbonizzazione, infatti, continua a rafforzarsi, sostenuto sempre ...
(Adnkronos) - Nonostante la percezione di un rallentamento della transizione energetica, alimentata dalle tensioni geopolitiche e dall’incertezza economica degli ultimi anni, i dati mostrano una realtà diversa. Il percorso verso la decarbonizzazione, infatti, continua a rafforzarsi, sostenuto sempre più dalle dinamiche di mercato. A confermarlo sono gli investimenti: secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), gli investimenti globali nel settore energetico nel 2026 dovrebbero raggiungere i 3.400 miliardi di dollari, di cui 2.200 circa destinati alle fonti rinnovabili, alle reti elettriche e all’efficienza energetica. Una quota quasi doppia rispetto ai combustibili fossili.
La sostenibilità sta assumendo un ruolo sempre più centrale nelle strategie aziendali. Se, infatti, sino ad oggi era un tema prevalentemente legato alla compliance e alla reputazione aziendale, ora si sta trasformando in un fattore di competitività, innovazione e catalizzatore di capitali. Oggi circa 10 mila aziende hanno adottato obiettivi climatici basati sulla scienza, rappresentando quasi il 40% della capitalizzazione di mercato globale. Secondo Marco Duso, EY-Parthenon Global Leader Sustainability and Decarbonization: “Esiste oggi una evidente dissonanza tra la percezione di rallentamento e l’andamento reale della transizione: i numeri mostrano una prosecuzione del percorso e una progressiva accelerazione guidata dal mercato. La transizione è ormai inevitabile e la vera sfida riguarda la capacità di competere in un contesto sempre più low-carbon”.
La decarbonizzazione, inoltre, ha una portata strategica in ottica sicurezza energetica. Le recenti crisi, infatti, hanno evidenziato la vulnerabilità delle economie dipendenti dalle importazioni di energia e di combustibili fossili – come l’Italia - mentre gli investimenti in rinnovabili, elettrificazione ed efficienza energetica contribuiscono a rafforzare resilienza e stabilità dei costi. In questo contesto, le nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale diventano un fattore abilitante nella trasformazione della decarbonizzazione in un vantaggio competitivo duraturo.
Clicca qui per l’analisi di EY.
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06/16/2026 10:26 AM
(Adnkronos) - Andrea si considera l’esperto di caffè, ma c’è chi è il 'maestro' di cappuccini e chi prepara focacce e brioche che riscuotono gran successo. In comune hanno un bancone, quello di un bar che ogni giorno rende ...
(Adnkronos) - Andrea si considera l’esperto di caffè, ma c’è chi è il 'maestro' di cappuccini e chi prepara focacce e brioche che riscuotono gran successo. In comune hanno un bancone, quello di un bar che ogni giorno rende piacevoli le pause di centinaia di persone che lavorano in Novamont, la società di Versalis (Eni) con sede a Novara, tra i leader nella produzione di biopolimeri e bioprodotti. E' 'Caffè AUTentico', un progetto unico nel suo genere e realizzato dall’azienda novarese insieme all’associazione per l’autismo Enrico Micheli e da Angsa Novara e Vercelli (Associazione nazionale genitori soggetti autistici) e alla Cooperativa Gerico di Novara, partner attraverso il progetto 'L'Orto in Cucina' che integra ristorazione, housing sociale e agricoltura sostenibile. A essere coinvolte sono persone autistiche ed è nato per creare opportunità reali a coloro che ancora oggi sono fortemente penalizzati dal mondo del lavoro. A renderlo possibile è stato il progetto 'Autismo al Lavoro', inserito nel programma Interreg 2021-2027 Italia-Svizzera cofinanziato dall'Unione Europea.
In Europa il tasso di occupazione delle persone autistiche resta sotto il 10%, mentre in Italia si attesta intorno al 20%. Da qui l’idea di costruire un contesto protetto ma autentico, capace di coniugare formazione, autonomia e partecipazione attiva. "L’inclusione lavorativa delle persone con disturbo dello spettro autistico - spiega Priscila Beyersdorf Pasino, presidente di Angsa Novara Vercelli - rappresenta oggi una delle principali sfide sociali e sanitarie nei contesti occidentali. Nonostante molte persone autistiche possiedano competenze cognitive e operative significative, i dati evidenziano una forte sottorappresentazione nel mercato. Il progetto di Caffè AUTentico favorisce l’inclusione lavorativa, sviluppa autonomia e competenze, migliora la qualità della vita e favorisce la partecipazione sociale. I primi risultati confermano l’efficacia del modello, con un aumento delle capacità operative, relazionali e dell’autostima dei ragazzi coinvolti".
"Il Caffè Sociale AUTentico - afferma Giulia Gregori, responsabile Systemic Pmo, comunicazione e collegamento relazioni istituzionali di Novamont - non è solo un bar aziendale, ma un vero e proprio percorso verso l'inclusione e la valorizzazione di tutte le diversità, in dialogo con le comunità locali. Con Caffè AUT abbiamo voluto creare uno spazio per le persone Novamont che rendesse concreta la nostra visione di bioeconomia circolare, responsabilità sociale e collaborazione. Un luogo capace di offrire ai ragazzi e alle ragazze nello spettro autistico un contesto protetto e strutturato, in cui sperimentarsi, valorizzare le proprie competenze e sviluppare capacità relazionali e operative".
Sei ragazzi, di età compresa tra i 18 e i 40 anni, sono coinvolti in un percorso graduale e personalizzato: affiancati da tutor professionali o terapisti, possono acquisire competenze operative e relazionali in un contesto reale. Fondamentale è il ruolo della formazione interna: anche i dipendenti Novamont sono stati preparati per interagire in modo più consapevole, contribuendo a creare un clima inclusivo e collaborativo. La supervisione clinica dell’associazione Enrico Micheli, inoltre, garantisce un monitoraggio costante dei progressi e del benessere dei partecipanti. Caffè AUTentico si propone come un esempio concreto e replicabile di inclusione, dimostrando che un diverso approccio al lavoro non solo è possibile, ma genera valore per tutta la comunità.
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06/16/2026 10:07 AM
(Adnkronos) - Il Comparto Ambientale Ravenna, polo dedicato all'economia circolare e alla gestione dei rifiuti industriali, è realtà. Il progetto di Eni e Hera, e in particolare delle società controllate Eni Rewind e Herambiente, rappresenta un modello improntato alla rigenerazione ...
(Adnkronos) - Il Comparto Ambientale Ravenna, polo dedicato all'economia circolare e alla gestione dei rifiuti industriali, è realtà. Il progetto di Eni e Hera, e in particolare delle società controllate Eni Rewind e Herambiente, rappresenta un modello improntato alla rigenerazione industriale e alla transizione ecologica: grazie agli interventi di risanamento ambientale realizzati da Eni Rewind, proprietaria dell’area, e a un investimento complessivo di 100 milioni di euro, un’area dismessa di 26 ettari situata all’interno del distretto ravennate è stata recuperata e riutilizzata per una nuova progettualità di sviluppo produttivo. Gli impianti del Comparto Ambientale Ravenna contribuiranno a ridurre la strutturale carenza di impianti per la gestione dei rifiuti speciali in Italia e a massimizzare il recupero di materia, riducendo il ricorso alle discariche. In particolare, la piattaforma di Hea - società paritetica tra Hasi (Herambiente Servizi Industriali) ed Eni Rewind - rappresenta uno dei progetti più rilevanti a livello nazionale nella gestione integrata dei rifiuti industriali: un impianto polifunzionale dedicato al pretrattamento di rifiuti speciali, solidi e liquidi, provenienti da attività produttive e di bonifica. Sostituirà la storica piattaforma di stoccaggio Hasi di Ravenna, introducendo tecnologie più evolute, maggiore capacità e maggiore flessibilità operativa per gestire sia i fabbisogni delle attività del gruppo Eni, sia quelli del mercato industriale.
Con una capacità di trattamento fino a 60.000 tonnellate annue e una dotazione impiantistica articolata in più linee, questa piattaforma consente lo svolgimento di molteplici operazioni - dallo stoccaggio e riconfezionamento alla triturazione e alla miscelazione - con l’obiettivo prioritario di massimizzare il recupero di materia e ridurre il ricorso allo smaltimento, con conseguenti efficienze operative ed economia di scala. Per il territorio di Ravenna, uno dei principali distretti industriali del Paese e tra i maggiori produttori di rifiuti speciali, la piattaforma rappresenta un’infrastruttura strategica: rafforza la capacità impiantistica locale, riduce i flussi verso impianti extra-regionali o esteri e mette a disposizione delle imprese servizi di prossimità più efficienti, contribuendo alla competitività, alla continuità operativa e allo sviluppo di nuove filiere circolari.
Sempre all’interno del comparto, l’impianto di biorecupero di Eni Rewind ha una capacità annua di 80.000 tonnellate per trattare i terreni contaminati da idrocarburi provenienti da attività di risanamento. Attraverso un processo biologico di biodegradazione aerobica, l'impianto tratterà i terreni che potranno essere riutilizzati come reinterro nei siti in bonifica per minimizzare l’utilizzo di materiale vergine. Il monitoraggio e la conformità dei processi saranno garantiti da un laboratorio chimico dedicato, gestito Labanalysis Environmental Services, leader nazionale nel settore, partecipata da Eni Rewind.
La riqualificazione dell’ex area industriale di Ca’ Ponticelle comprende anche un importante impianto per la produzione di energia da fonti rinnovabili, realizzato da Plenitude, società controllata da Eni. Entrato in funzione nel 2024, l’impianto fotovoltaico ha una potenza di 6 MWp e si estende su 11 ettari, con oltre 10.000 pannelli installati. I moduli, in grado di captare la luce su entrambi i lati, sono montati su strutture mobili che seguono il percorso del sole durante la giornata, ottimizzando così la produzione di energia. Le strutture poggiano su appositi supporti collocati direttamente sulla copertura impermeabile realizzata nell’ambito degli interventi di messa in sicurezza permanente dell’area.
Nello stesso sito, nell’aprile 2026, è stato inoltre completato un impianto sperimentale di accumulo energetico basato su una nuova generazione di batterie a flusso di vanadio, collegato all’impianto fotovoltaico già esistente. Il percorso di riqualificazione complessiva dell'area di Ca’ Ponticelle è stato avviato nel 2019 con gli interventi di bonifica eseguiti da Eni Rewind, mentre nel 2021 sono state realizzate le opere per la messa in sicurezza permanente dell’area, che un tempo era a servizio del petrolchimico. Nel 2023, a valle dell’adeguamento del Piano Urbanistico del Comune di Ravenna, sono stati avviati i cantieri per la realizzazione delle nuove infrastrutture ambientali che saranno in marcia dal prossimo mese di luglio.
"Il Comparto Ambientale Ravenna nasce dove sono le radici della storia di Eni. Qui abbiamo trasformato l’area dismessa di Ca’ Ponticelle in una piattaforma ambientale, capace di coniugare insieme risanamento, riqualificazione produttiva e competitività industriale. In una posizione logistica ottimale per soddisfare i fabbisogni di mercato, integriamo i primi due impianti di Eni Rewind nel trattamento dei rifiuti che si affiancano agli oltre 40 impianti che gestiamo in Italia per la depurazione delle acque", sottolinea Paolo Grossi, Amministratore Delegato di Eni Rewind. "La nostra offerta di servizi ambientali si arricchisce con gli impianti di bioremediation per il recupero dei terreni e con la piattaforma di pretrattamento di rifiuti industriali realizzata in partnership con Herambiente. Il Comparto Ambientale Ravenna è un esempio concreto di sviluppo sostenibile, e auspichiamo possa essere un modello replicabile in altre regioni per ridurre il deficit impiantistico e l’impatto ambientale nella gestione dei rifiuti".
"Con la nuova piattaforma polifunzionale Hea inserita nel Comparto Ambientale di Ca’ Ponticelle, il Gruppo Herambiente compie un ulteriore passo nel rafforzamento del proprio posizionamento nella gestione dei rifiuti industriali, nell’ambito di un percorso di sviluppo di un sistema impiantistico unico in Italia, che contribuisce a colmare il divario infrastrutturale del Paese e a ridurre i flussi di rifiuti esportati all’estero” ha dichiarato Andrea Ramonda, Amministratore Delegato di Herambiente. “Frutto della joint venture con Eni Rewind, l’impianto Hea è dotato delle migliori tecnologie disponibili ed è progettato per massimizzare il recupero di materia ed energia, gestendo in modo efficiente sia i flussi legati alle attività del Gruppo Eni sia quelli del mercato, con benefici concreti per la competitività e la continuità operativa del sistema produttivo locale. Il progetto consolida inoltre il ruolo strategico di Ravenna, da cui Herambiente ha avviato le proprie attività, e che oggi si rafforza come hub di riferimento per la circolarità al servizio del sistema industriale del Centro Nord".
“Il Comparto Ambientale Ravenna è il risultato di una visione che affonda le proprie radici nel percorso avviato nel 2019, quando insieme a Eni, Hera e a tutti i soggetti coinvolti abbiamo iniziato a lavorare alla riqualificazione di un’area strategica come quella di Ca’ Ponticelle. Oggi vediamo concretizzarsi un progetto che dimostra come la rigenerazione ambientale possa diventare motore di sviluppo industriale, innovazione e occupazione qualificata. Ravenna conferma così la propria vocazione di grande polo energetico e industriale nazionale, ma con uno sguardo sempre più orientato all’economia circolare e alla sostenibilità”. ha dichiarato il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale. “La capacità di recuperare aree dismesse, sviluppare impianti tecnologicamente avanzati e creare nuove filiere legate al recupero di materia rappresenta una leva fondamentale per la competitività futura del territorio. Questo investimento rafforza il ruolo di Ravenna come uno dei principali laboratori italiani della transizione ecologica e industriale e offre nuove opportunità di crescita economica e lavorativa per la città, per il sistema produttivo regionale e per le nuove generazioni”.
“Oggi da Ravenna si lancia un messaggio forte al Paese con un progetto che tiene insieme riconversione industriale e tutela ambientale e che rappresenta un’infrastruttura strategica non solo per la nostra città, ma anche per l’Italia. Questo è il modello che vorremmo segnasse la strada per il futuro: meno discariche, più recupero, più lavoro qualificato, investimenti sul fotovoltaico, nell’ottica di implementazione dell’economia circolare” ha dichiarato il Sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni. “Grazie ad un investimento di 100 milioni di euro un’area dismessa di 26 ettari accoglierà una nuova progettualità a supporto della rigenerazione industriale e transizione ecologica, nel segno di una competitività che tiene insieme produttività e rispetto dell’ambiente”.
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06/16/2026 09:56 AM
(Adnkronos) - Simona Quinzi è il nuovo Direttore Generale di Accredia, l’Ente italiano di accreditamento, designato dal Governo italiano per attestare la competenza, l’imparzialità e l’indipendenza degli organismi e dei laboratori che verificano la conformità di prodotti, ...
(Adnkronos) - Simona Quinzi è il nuovo Direttore Generale di Accredia, l’Ente italiano di accreditamento, designato dal Governo italiano per attestare la competenza, l’imparzialità e l’indipendenza degli organismi e dei laboratori che verificano la conformità di prodotti, servizi, processi, sistemi e persone agli standard di riferimento. Il Consiglio Direttivo dell’Ente, accogliendo la proposta del Presidente prof. Massimo De Felice, ha deliberato all’unanimità la sua nomina con decorrenza dal prossimo 7 settembre, prendendo così il posto dell’attuale Direttore Generale Filippo Trifiletti.
Simona Quinzi proviene dal mondo confindustriale, nel quale ha maturato oltre 25 anni di esperienza all’interno di Federazioni nazionali attive nei servizi innovativi, professionali e tecnologici ad alto valore aggiunto e nei settori regolamentati. Dal 2017 ricopre l’incarico di Direttore Ge-nerale di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, Federazione che rappresenta 22 Associazioni di categoria, 33 Sezioni territoriali e oltre 5.000 imprese. In passato ha ricoperto l’inca-rico di Segretario Generale di Sistema Gioco Italia, Federazione della filiera del Gioco e dell’Intrattenimento ed è stata Direttore della Federazione Italiana del Terziario Avanzato e dei Servizi Professionali. Nel corso della sua carriera ha affiancato Presidenze e Organi di vertice nella gestione organizzativa, istituzionale e strategica, acquisendo una consolidata esperienza nel governo di strutture associative complesse, nella mediazione tra interessi diversi e nella conduzione di processi di riorganizzazione. Ha inoltre coordinato attività di rappresentanza, policy e comunicazione istituzionale in ambiti caratterizzati da un’elevata complessità normativa.
''Assumere la Direzione Generale di Accredia è per me un grande onore e una responsabilità importante. Metterò a disposizione dell’Ente l’esperienza maturata nel sistema Confindustria e nel confronto con imprese, associazioni, istituzioni e Pubblica Amministrazione, per consolidare ulteriormente il ruolo dell’accreditamento quale infrastruttura di fiducia per il Paese. Insieme agli Organi dell’Ente, alle professionalità di Accredia e agli stakeholder coglieremo le opportunità delle trasformazioni tecnologiche e digitali e le sfide della sostenibilità, accompagnando l’evoluzione dei mercati e supportando imprese e amministrazioni pubbliche nei processi di innovazione e crescita'', ha dichiarato il nuovo Direttore Generale di Accredia, Simona Quinzi.
Accredia, con i suoi Organi e l’intera struttura, rivolge un sentito ringraziamento a Filippo Trifiletti, che lascia la Direzione Generale dopo 17 anni, per la competenza, la dedizione e il contributo determinante offerto alla nascita, alla crescita e all’affermazione dell’Ente nel sistema nazionale ed europeo dell’accreditamento. “Desidero - afferma Trifiletti - augurare alla Dott.ssa Quinzi tutto il meglio per il suo nuovo incarico confermando il pieno supporto nella delicata fase di avvio della nuova Direzione”.
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06/15/2026 04:24 PM
(Adnkronos) - Prosegue il percorso di trasformazione dell’FH55 Grand Hotel Palatino, storico e iconico indirizzo dell’ospitalità romana firmato FH55 Hotels, recentemente inserito tra gli Alberghi Storici di Federalberghi Roma. L’hotel entra oggi nella seconda fase dell’...
(Adnkronos) - Prosegue il percorso di trasformazione dell’FH55 Grand Hotel Palatino, storico e iconico indirizzo dell’ospitalità romana firmato FH55 Hotels, recentemente inserito tra gli Alberghi Storici di Federalberghi Roma. L’hotel entra oggi nella seconda fase dell’ambizioso progetto di riqualificazione che sta ridefinendo il concetto di ospitalità di alta gamma nel cuore della Capitale, con nuovi spazi pensati per coniugare eleganza contemporanea, accoglienza internazionale ed esperienze lifestyle dedicate tanto agli ospiti quanto alla città. Dopo un investimento che ha già superato i 27 milioni di euro e il completamento del restyling delle camere e delle suite (tra cui la nuova Presidential Suite che ha già contribuito a un incremento del 48% dell’Adr e del 40% del RevPar) il focus si sposta ora sulle nuove aree comuni: hall, lounge bar e ristorante fine dining, elementi centrali della strategia di riposizionamento a cinque stelle lusso. “Il vero lusso oggi è il tempo e l’esperienza, non la camera; un’esperienza concreta con la possibilità di avere scelte. Credo da sempre nel valore strategico della ristorazione d’hotel e ho avuto modo di verificare più volte l’efficacia dei progetti legati al fine dining”, dichiara Claudio Catani, vicepresident Operations del gruppo FH55 Hotels.
La nuova fase di sviluppo punta infatti a rafforzare il peso delle attività Food & Beverage nel mix complessivo dei ricavi, seguendo una strategia ormai centrale nel segmento luxury internazionale. “Il nostro comparto Food & Beverage subirà un’importante evoluzione nei prossimi due anni, introducendo novità di alto profilo focalizzate sulla qualità e sull’eccellenza gastronomica”, prosegue il vicepresident. “Prevediamo che l’impatto di queste nuove aree sui ricavi complessivi si attesti tra il 20% e il 22%. Inoltre, apriremo le porte della nostra struttura anche alla città, proponendo un’offerta innovativa e attrattiva per la clientela locale”, spiega.
L’investimento sulle nuove aree comuni rappresenta una leva fondamentale anche sotto il profilo della redditività. Il gruppo FH55 Hotels ha infatti introdotto nuovi strumenti di controllo gestionale e Kpi internazionali per monitorare l’evoluzione dell’asset, tra cui il RevPASH (Revenue per Available Seat Hour) e il TRevPar (Total Revenue per Available Room), con l’obiettivo di ottimizzare le performance integrate di ospitalità e ristorazione. “È evidente che nel periodo post-Covid le tariffe alberghiere abbiano subìto rialzi significativi, ma questo trend non potrà proseguire all’infinito. Per questo motivo, al fine di garantire una crescita costante e sostenibile, stiamo potenziando i ricavi da servizi accessori (ancillary revenues), con l’obiettivo di conferire loro un peso sempre maggiore sul fatturato complessivo”, sottolinea il manager.
Il nuovo comparto F&B sarà strutturato come un vero hub gastronomico multifunzionale nel centro di Roma. “Ad oggi, circa il 20% dell’investimento totale è stato destinato alle aree ristorative. L’intervento ha previsto l’allestimento di tre cucine distinte, ognuna delle quali dedicata a servizi specifici, così da garantire la gestione contemporanea di più eventi e la massima soddisfazione degli ospiti”, spiega Catani. A pieno regime, la struttura potrà gestire simultaneamente un lounge American bar, eventi e banchettistica fino a 200 commensali, il ristorante fine dining, il room service e una terrazza panoramica sul Rione Monti con 80 coperti. La riqualificazione ha inoltre comportato una revisione strategica della capacità ricettiva: le camere sono state ridotte da 198 a 157 unità per privilegiare ambienti più ampi, standard qualitativi più elevati e una permanenza media più lunga, in linea con l’evoluzione della domanda luxury internazionale.
“Entrambi gli obiettivi - afferma Catani riferendosi all’aumento della permanenza media e all’apertura alla clientela esterna - sono centrali. Abbiamo privilegiato spazi ampi e confortevoli per assecondare un soggiorno medio in crescita. Parallelamente, la creazione di due ingressi dedicati su via Cavour ci consentirà di essere facilmente accessibili e fruibili anche da parte della clientela esterna e locale”. A supporto del piano di crescita, FH55 Hotels ha inoltre implementato nel 2023 il sistema internazionale Usali (Uniform System of Accounts for the Lodging Industry), rafforzando il controllo economico analitico della struttura. “Sarebbe stato impensabile pianificare una crescita del fatturato di circa il 45% in tre anni senza una solida base di controllo economico analitico. La nostra filosofia aziendale si riassume nel soddisfare i bisogni dell’ospite garantendo il giusto profitto all’azienda”, evidenzia Catani.
Secondo le previsioni del gruppo, il completamento del progetto contribuirà a una significativa rivalutazione dell’asset immobiliare e della capacità reddituale della struttura. “Una volta completata la ristrutturazione e consolidata la fase di riposizionamento, il valore immobiliare dell’asset rifletterà la nuova redditività generata dalla struttura, sostenuta da un incremento del fatturato previsto pari a circa il 48%”, conclude Claudio Catani. Con questa nuova fase di sviluppo, l’FH55 Grand Hotel Palatino consolida così il proprio percorso di evoluzione verso un modello di hospitality contemporanea in cui ospitalità, gastronomia, lifestyle e sostenibilità economica convergono in un’unica esperienza ad alto valore aggiunto.
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06/15/2026 02:27 PM
(Adnkronos) - Università telematiche: una componente strutturale del sistema universitario italiano. Secondo il primo rapporto Censis-United sulla didattica digitale, realizzato su 3.993 laureati delle 7 università telematiche associate United, gli atenei digitali non rappresentano più soltanto una modalità alternativa di fruizione ...
(Adnkronos) - Università telematiche: una componente strutturale del sistema universitario italiano. Secondo il primo rapporto Censis-United sulla didattica digitale, realizzato su 3.993 laureati delle 7 università telematiche associate United, gli atenei digitali non rappresentano più soltanto una modalità alternativa di fruizione della didattica, ma una risposta sempre più rilevante ai cambiamenti del lavoro, alla domanda di aggiornamento continuo delle competenze e alla necessità di rendere l’istruzione universitaria più accessibile. L’86,8% dei laureati intervistati ritiene infatti che le università telematiche siano maggiormente in grado di rispondere alle nuove esigenze tecnologiche della società contemporanea, mentre l’82,7% ne sottolinea il contributo alla promozione dell’apprendimento permanente e al miglioramento delle competenze professionali.
Molto significativa anche la valutazione relativa al rapporto con le università tradizionali: per l’81,6% degli intervistati i due modelli formativi si integrano reciprocamente, contribuendo ad arricchire il panorama dell’offerta universitaria italiana e a rispondere a bisogni formativi sempre più differenziati. Positiva anche la valutazione del contributo culturale e scientifico delle università digitali: il 48,1% dei laureati si dichiara abbastanza d’accordo e il 30,8% molto d’accordo con l’idea che le università telematiche favoriscano il progresso culturale e scientifico del Paese.
Più della metà dei laureati ha conseguito una laurea triennale (57,1%), il 53,7% è donna e quasi il 40% ha almeno 46 anni. Al momento dell’iscrizione, il 75,3% degli studenti risultava occupato e il 48,4% proveniva da percorsi di istruzione tecnica e professionale. Significativa anche la dimensione territoriale: oltre la metà degli intervistati al momento dell’iscrizione risiede nel Mezzogiorno (51,2%), segnale della capacità delle università telematiche di contribuire a ridurre i divari territoriali nell’accesso all’istruzione universitaria. Le università digitali intercettano oggi una domanda formativa sempre più ampia e diversificata: non soltanto lavoratori adulti e persone che riprendono studi interrotti, ma anche giovani neodiplomati che scelgono la formazione online per la maggiore flessibilità organizzativa e per la possibilità di integrare studio, lavoro ed esperienze internazionali.
Le università telematiche intercettano soprattutto una domanda di formazione che più difficilmente trova risposta nei percorsi accademici tradizionali. Il 45,1% dei laureati intervistati dichiara infatti che, senza la possibilità di frequentare un’università telematica, con ogni probabilità non avrebbe conseguito la laurea, mentre il 39,4% ritiene che avrebbe raggiunto il titolo solo con tempi più lunghi. Solo il 15,5% è convinto che si sarebbe laureato indipendentemente dalla modalità di studio scelta. L’opzione telematica è stata dirimente soprattutto tra coloro che provengono dall’istruzione tecnica (50,5%) e professionale (46,9%), tra chi ha genitori con al massimo la licenza media (circa 49%) e tra chi definisce 'bassa' o 'medio bassa' la condizione economica della famiglia di origine (48,8%). Si sono laureati solo grazie alla didattica digitale il 55,3% dei coniugati conviventi con figli e il 51,7% dei single con figli, che hanno potuto in questo modo conciliare non solo lo studio con il lavoro ma anche con gli impegni familiari.
Nell’anno accademico 2024/2025 gli iscritti agli atenei telematici hanno superato le 309.000 unità, pari al 15,3% del totale degli studenti universitari italiani, contro il 3,2% registrato dieci anni prima. In un decennio gli iscritti alle università telematiche sono cresciuti di quasi il 470%, mentre i laureati sono aumentati di oltre l’860%, arrivando a rappresentare il 18% del totale dei laureati italiani. Si tratta di una crescita che riflette l’emergere di una domanda di formazione più flessibile, personalizzabile e compatibile con percorsi professionali e familiari sempre più articolati.
Particolarmente significativa è anche la crescita della componente femminile. Se nel 2019 le donne rappresentavano ancora una minoranza tra i laureati delle università telematiche, oggi costituiscono il 53,1% del totale. Un dato che segnala come la formazione digitale stia ampliando le opportunità di accesso all’università anche per molte donne impegnate nella conciliazione tra lavoro, famiglia e percorsi di crescita professionale.
La valutazione dell’esperienza universitaria è ampiamente positiva: oltre 9 laureati su 10 si dichiarano molto o abbastanza soddisfatti del percorso svolto. Gli aspetti più apprezzati sono la possibilità di conciliare studio, lavoro e vita personale (82,5%) e l’autonomia nella gestione dello studio (47,7%). La principale motivazione che spinge alla scelta dell’università telematica resta infatti la possibilità di conciliare studio e lavoro, indicata dal 73,7% dei laureati, seguita dalle esigenze legate alla gestione dei tempi di vita e familiari (55,5%). Molto positivi anche i giudizi sulla qualità della didattica e sulle tecnologie utilizzate: oltre il 96% degli intervistati considera facilmente accessibili i materiali online e intuitive le piattaforme di e-learning. Il 78,4% valuta positivamente anche l’impiego di strumenti avanzati come intelligenza artificiale, metaverso e laboratori virtuali.
Intelligenza artificiale, chatbot didattici, ambienti immersivi e strumenti di apprendimento personalizzato stanno progressivamente ridefinendo le modalità della formazione universitaria digitale, rendendo i percorsi sempre più accessibili, interattivi e flessibili. La modalità asincrona viene apprezzata soprattutto per la possibilità di personalizzare i tempi di apprendimento e rivedere più volte i contenuti. Complessivamente, il 73,9% dei laureati dichiara che si iscriverebbe nuovamente allo stesso corso nello stesso ateneo.
Il Rapporto evidenzia anche una percezione positiva dell’utilità professionale del percorso universitario svolto nelle telematiche. Tra coloro che hanno trovato o cambiato lavoro entro un anno dalla laurea, il 79,1% considera infatti il titolo utile nella ricerca di un’occupazione, soprattutto grazie alle competenze e alle conoscenze acquisite durante il percorso formativo. Resta tuttavia aperta la questione del riconoscimento del valore del titolo da parte dei datori di lavoro: il 57,2% degli intervistati ritiene che le lauree telematiche non siano ancora adeguatamente valorizzate nel mercato del lavoro.
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06/15/2026 01:26 PM
(Adnkronos) - "Dal punto di vista commerciale, la guerra in Iran è stato uno shock negativo che se dovesse davvero rientrare sarebbe un bene per tutti. Con la pace cambiamenti forti per l'Italia dal punto di vista economico non credo ...
(Adnkronos) - "Dal punto di vista commerciale, la guerra in Iran è stato uno shock negativo che se dovesse davvero rientrare sarebbe un bene per tutti. Con la pace cambiamenti forti per l'Italia dal punto di vista economico non credo ce ne saranno, il prezzo del petrolio non era salito come ai livelli dello scoppio della guerra in Ucraina. Quindi non mi aspetto dei grossi impatti sul Pil, però certamente c'è un alleggerimento dal punto di vista dei conti pubblici perchè il governo era stato costretto a fare delle manovre di abbassamento delle accise a compensazione degli utenti, e quindi ora avremo un risparmio per il governo e questa è una buona notizia". Così, con Adnkronos/Labitalia, l'economista Pietro Reichlin, professore ordinario di Economia alla Luiss 'Guido Carli' di Roma, spiega i possibili risvolti economici della pace tra Iran e Usa per il nostro Paese.
Reichlin sottolinea che "lo stiamo vedendo in queste ore quali sono i primi effetti" della pace tra Iran e Ue, "il prezzo del petrolio scende in maniera molto forte, le Borse sono salite".
"La base più certa dell'accordo è la riapertura dello Stretto di Hormuz, per quanto riguarda l'Italia il trasporto merci e petrolio attraverso di esso non è così importante come per i Paesi asiatici, però è anche vero che il blocco dello Stretto aveva posto una pressione verso l'alto ai prezzi dell'energia e questo quindi ha avuto un effetto negativo per tutti i Paesi europei. E quindi la riapertura è una buona notizia certamente", conclude. (di Fabio Paluccio)
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06/15/2026 12:13 PM
(Adnkronos) - Il caldo è un killer silenzioso che minaccia la salute e la vita di un numero crescente di lavoratrici e lavoratori in tutto il mondo. A certificarlo il nuovo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), 'Alte temperature ...
(Adnkronos) - Il caldo è un killer silenzioso che minaccia la salute e la vita di un numero crescente di lavoratrici e lavoratori in tutto il mondo. A certificarlo il nuovo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), 'Alte temperature sul lavoro: implicazioni per la salute e sicurezza', che ha potuto visionare Adnkronos/Labitalia e che evidenzia il numero sempre crescente di lavoratrici e lavoratori nel mondo che sono esposti allo stress termico. I nuovi dati rivelano che i rischi aumentano nelle regioni che non erano finora esposte al caldo estremo, mentre nei climi già caldi, le condizioni di lavoro diventano sempre più pericolose. Lo stress termico può causare malattie, come l’esaurimento da calore o il colpo di calore, e provocare persino la morte. Nel lungo periodo, le lavoratrici e i lavoratori contraggono malattie croniche gravi e debilitanti, che colpiscono il sistema cardiovascolare e respiratorio, così come i reni.
Nel complesso, il rapporto indica che in Africa, negli Stati arabi e in Asia e nel Pacifico, le lavoratrici e i lavoratori sono sempre più esposti al caldo eccessivo. In Africa, la percentuale dei lavoratori colpiti da questo fenomeno è del 92,9%, negli Stati arabi è l’83,6%, mentre in Asia e nel Pacifico la percentuale è del 74,7% del complesso delle lavoratrici e lavoratori. Secondo gli ultimi dati disponibili che risalgono al 2020, le percentuali in queste regioni superano il tasso medio globale del 71%. Il rapporto osserva un rapido cambiamento delle condizioni di lavoro anche in Europa e in Asia centrale. Dal 2000 al 2020 questa regione ha registrato il più forte aumento del 17,3% della proporzione di lavoratrici e lavoratori colpiti dal caldo eccessivo: un incremento quasi doppio rispetto a quello medio globale.
Nel ventennio analizzato dal rapporto, le Americhe e l’Europa e l’Asia centrale registrano l’aumento più significativo degli infortuni sul lavoro dovuti allo stress termico, rispettivamente del 33,3 e del 16,4%. Il rapporto nota che il maggiore incremento in queste regioni è probabilmente dovuto all'aumento di temperature in contesti nei quali le persone non sono abituate. Il rapporto stima che 4.200 lavoratrici e lavoratori in tutto il mondo hanno perso la vita a causa delle ondate di calore nel 2020. Nel complesso, 231 milioni di lavoratrici e lavoratori sono stati esposti alle ondate di calore nel 2020, registrando un incremento del 66 per cento rispetto al 2000. Il rapporto segnala che nove casi su dieci di esposizione al caldo eccessivo e l’80% degli infortuni sul lavoro causati dal caldo eccessivo si verificano in periodi nei quali non vi sono ondate di calore.
“Mentre il mondo continua a lottare contro l’aumento delle temperature, è necessario proteggere le lavoratici e i lavoratori dallo stress termico durante tutto l’arco dell’anno. Il caldo eccessivo sta ponendo delle sfide senza precedenti e di portata mondiale per le lavoratrici e i lavoratori durante tutto l’arco dell’anno e non solo durante i periodi di intense ondate di calore”, afferma Gilbert F. Houngbo, direttore generale dell’Oil.
L’accelerazione della crisi legata allo stress termico che si estende a tutte le regioni del mondo richiede un’azione di rafforzamento delle misure di salute e sicurezza sul lavoro per la prevenzione degli infortuni sul lavoro legati al caldo eccessivo. Lo evidenzia che un miglioramento di queste misure potrebbe produrre un risparmio di oltre 361 miliardi di dollari su scala mondiale. Questo risparmio si estrinseca in una diminuzione del reddito perduto e delle spese mediche. Le stime dell’Oil mostrano che le economie a basso e medio reddito sono le più colpite dal caldo eccessivo, con costi degli infortuni sul lavoro che possono raggiungere circa l’1,5% del Prodotto interno lordo.
“E' una questione di diritti umani, una questione di diritti del lavoro e una questione economica. Sono le economie a reddito medio a sopportare il peso maggiore. Abbiamo bisogno di piani d’azione contro il caldo da implementare durante tutto l’arco dell’anno, di una legislazione per proteggere le lavoratrici e i lavoratori e di una collaborazione maggiore a livello globale tra esperti, al fine di armonizzare i sistemi di valutazione dello stress termico e definire gli interventi nell’ambito del lavoro”, aggiunge Houngbo.
“L’impatto del caldo sulle lavoratrici e lavoratori diventa sempre più una questione globale che richiama all’azione. Se c’è una cosa che unisce il nostro mondo diviso, è che tutti patiamo sempre più il caldo. La terra sta diventando sempre più calda e pericolosa per tutti. Dobbiamo affrontare la sfida dell’aumento delle temperature e garantire alle lavoratrici e ai lavoratori una protezione fondata sui diritti umani che sia più forte e efficace”, spiega il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.
Il rapporto dell’Oil esamina la legislazione nazionale di 21 paesi per individuare le caratteristiche comuni che possono guidare la definizione di piani efficaci per la sicurezza termica nei luoghi di lavoro. Il rapporto descrive anche i concetti chiave di un sistema di gestione della salute e sicurezza per proteggere le persone da malattie e infortuni legati al calore.
Africa
In Africa l’esposizione al caldo eccessivo sul lavoro è superiore alla media globale e colpisce il 92,9% dei lavoratori. La regione ha la più alta percentuale di infortuni sul lavoro attribuibili al caldo eccessivo, pari al 7,2% di tutti gli infortuni sul lavoro.
Americhe
La regione delle Americhe registra l’aumento più rapido dal 2000 della percentuale di infortuni sul lavoro legati al calore, pari al 33,3%. Le Americhe hanno anche una percentuale significativamente elevata di infortuni sul lavoro dovuti al caldo eccessivo, pari al 6,7%.
Stati arabi
Negli Stati arabi l’esposizione al caldo eccessivo sul luogo di lavoro è superiore alla media globale, colpendo l’83,6% dei lavoratori.
Asia e Pacifico
In Asia e nel Pacifico l’esposizione al caldo eccessivo sul luogo di lavoro è superiore alla media globale, colpendo il 74,7% dei lavoratori.
Europa e Asia centrale
L’Europa e l’Asia centrale hanno sperimentato l’aumento maggiore dell’esposizione al caldo eccessivo, pari al 17,3% tra il 2000 e il 2020, quasi il doppio del tasso medio globale dell’8,8%. La regione ha anche registrato un incremento notevole della percentuale di infortuni sul lavoro legati al calore pari al 16,4% rispetto al 2000.
Il cambiamento climatico ha trasformato il caldo estremo nel rischio occupazionale più diffuso in Europa. Lo documenta un nuovo Discussion Paper pubblicato dall'Agenzia europea Eu-Osha, 'New technologies and prevention of occupational risks related to climate change: the case of heat', frutto di analisi della letteratura scientifica e quindici interviste con tecnici, igienisti industriali, specialisti Ssl e sindacalisti in Europa e negli Stati Uniti. Alla ricerca hanno contribuito anche ricercatori Inail.
L’esposizione al caldo estremo riguarda ogni anno circa 2,41 miliardi di lavoratori nel mondo nei settori dell'agricoltura, dell'edilizia, dei trasporti, della raccolta rifiuti, del turismo e della manutenzione. L’Europa è particolarmente vulnerabile: il 2023 è risultato l'anno più caldo mai registrato, con temperature di 1,48 gradi Celsius sopra i livelli preindustriali. Secondo le proiezioni Ilo, l’aumento delle temperature determina inoltre un rilevante impatto sulla produttività: entro il 2030 andrà perso il 2,2 per cento delle ore lavorative globali, con una perdita equivalente a 80 milioni di posti di lavoro a tempo pieno.
Secondo i dati raccolti, gli agricoltori presentano un rischio di decesso correlato al caldo estremo 35 volte superiore rispetto ad altri settori; nel comparto edile statunitense i lavoratori hanno rappresentato il 36 per cento dei decessi professionali da calore pur essendo solo il 6 per cento della forza lavoro. L'indagine Osh Pulse 2025 di Eu-Osha su circa 28.000 lavoratori europei conferma che il calore estremo è il rischio climatico più diffuso: ne è colpito il 20,3 per cento dei lavoratori, con incidenza significativamente più alta per chi opera all'aperto. I lavoratori precari, migranti e privi di rappresentanza sindacale sono i più vulnerabili.
Il documento Eu-Osha struttura le misure di prevenzione su diversi piani. Sul piano ingegneristico: sistemi di condizionamento, ventilazione e aree ombreggiate per il riposo. Sul piano organizzativo: programmazione degli orari nelle ore più fresche, attenzione all’idratazione, acclimatazione progressiva, rotazione dei compiti e self-pacing - la possibilità per il lavoratore di regolare autonomamente il proprio ritmo in funzione dello stress fisico, misura semplice ma tra le più efficaci secondo gli studi sul campo.
Il nodo partecipazione. L'efficacia di queste misure dipende fortemente dal contesto: non esiste un modello unico applicabile ovunque. Il documento sottolinea la necessità di valutazioni partecipative del rischio, costruite con il coinvolgimento diretto dei lavoratori. Per i lavoratori precari o retribuiti a cottimo, il rischio è che la pressione produttiva scoraggi le pause necessarie. Il passaggio auspicato è da un approccio emergenziale - misure introdotte solo durante le ondate di calore - a una pianificazione strutturale del rischio caldo fin dalla fase di progettazione delle attività.
Tecnologie avanzate: wearable, app e indumenti refrigeranti. Le innovazioni tecnologiche più rilevanti analizzate dal documento si concentrano in tre ambiti. I dispositivi indossabili digitali raccolgono dati biometrici in tempo reale - temperatura cutanea, frequenza cardiaca, saturazione dell'ossigeno - e, tramite algoritmi predittivi, stimano la temperatura corporea interna. I dati vengono trasmessi a una piattaforma centrale che consente ai responsabili SSL di monitorare i lavoratori e inviare allerte personalizzate. In un caso documentato, dopo l'introduzione dei wearable un'azienda ha azzerato gli eventi da calore per cinque anni consecutivi.
App e indumenti: le altre frontiere. Le app per smartphone combinano dati ambientali in tempo reale con le caratteristiche individuali del lavoratore, inviando notifiche su pause e idratazione e attivando allarmi di emergenza con localizzazione. Gli indumenti refrigeranti personali - tra cui le giacche a ventilazione, sperimentate in Italia anche con ricercatori Inail - agiscono rimuovendo il calore dal corpo attraverso ventole integrate, circolazione di liquidi o materiali a cambiamento di fase.
Istituzioni e standard: condizioni necessarie per l'efficacia. Il documento avverte che la tecnologia non deve essere la soluzione principale, ma uno strumento all'interno di piani di prevenzione più ampi. Mancano ancora standard istituzionali per la certificazione dei dispositivi: un mercato in espansione senza validazione indipendente rischia di diffondere strumenti inefficaci. Permangono inoltre questioni di privacy legate alla raccolta di dati biometrici, che richiedono contrattazione collettiva. Il ruolo delle istituzioni, tra cui l'Inail, da anni impegnato con il progetto Worklimate sui temi della mitigazione dell’esposizione dei lavoratori al caldo estremo e della predisposizione di strumenti per la previsione dello stress da calore nei contesti professionali è indicato come centrale per garantire equità, efficacia e rispetto dei diritti dei lavoratori.
Nei contesti più esposti, l’aumento delle temperature è associato anche a una maggiore incidenza di incidenti sul lavoro e patologie croniche, in particolare nei settori caratterizzati da attività all’aperto o da elevata esposizione ambientale come edilizia, agricoltura e logistica. A rendere lo scenario ancora più preoccupante è il ritorno imminente di El Niño, il fenomeno meteorologico naturale e ciclico che amplifica le temperature globali: secondo le ultime previsioni della Noaa (National oceanic and atmospheric administration) degli Stati Uniti la probabilità di un El Niño tra dicembre 2026 e febbraio 2027 è del 96%, con un 35% di possibilità che si tratti di un 'Super El Niño'. Il fenomeno si genera a causa di cambiamenti nei venti nell’Oceano Pacifico, che provocano il rilascio nell’atmosfera del calore accumulato nell’oceano. Le ripercussioni del fenomeno in Italia avranno effetto in particolare nella prossima primavera-estate.
L’aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore sta mettendo sotto pressione non solo i sistemi produttivi, ma anche la capacità delle istituzioni di prevenire e gestire in modo tempestivo gli effetti sanitari e operativi di questi eventi. In questo contesto, il nodo centrale diventa la rapidità con cui le informazioni riescono a raggiungere la popolazione e gli operatori sul territorio, soprattutto nelle ore in cui il rischio per le fasce più vulnerabili cresce in modo esponenziale. Le strategie di adattamento si stanno quindi orientando sempre più verso sistemi integrati di allerta precoce e comunicazione multicanale, in grado di attivare in pochi minuti notifiche su diversi dispositivi e coordinare simultaneamente le strutture di emergenza coinvolte. “Non si tratta più solo di gestire l’emergenza quando si manifesta, ma di anticiparla attraverso sistemi che permettano di raggiungere rapidamente chi è esposto e chi interviene sul territorio”, spiega Massimiliano Palma, Ceo di Regola, azienda italiana leader nella tecnologia per le sale operative.
In scenari di questo tipo, la possibilità di inviare comunicazioni massive in tempi estremamente ridotti e di sincronizzare i flussi informativi tra centrali operative, servizi sanitari e protezione civile rappresenta un elemento chiave per ridurre l’esposizione al rischio e migliorare la capacità di risposta. “Oggi tecnologie come il nostro sistema nowtice consentono di inviare allerte multicanale in circa 90 secondi, mentre piattaforme come Unique supportano il coordinamento operativo delle centrali 118 e 116/117, migliorando la gestione delle informazioni nei momenti di maggiore pressione”, conclude Palma.
In diversi Paesi europei stanno già emergendo risposte concrete al crescente impatto dello stress termico sui lavoratori. In Spagna, misure basate su allerte meteorologiche consentono di vietare le attività lavorative all’aperto nei periodi di caldo estremo, mentre il Belgio ha introdotto una normativa specifica sui fattori termici ambientali che rende obbligatorio intervenire al superamento di determinate soglie di temperatura. In Francia, i lavoratori hanno già esercitato formalmente il 'diritto al ritiro' durante le ondate di calore, riconoscendo il caldo estremo come condizione di pericolo grave e imminente. Un insieme di iniziative che conferma come la gestione dello stress termico stia diventando una priorità operativa globale, tra interventi di prevenzione, protezione dei lavoratori e nuove forme di adattamento ai rischi climatici.
(di Sabrina Rosci)
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06/15/2026 10:45 AM
(Adnkronos) - Il Gruppo Magis rafforza ulteriormente il proprio impegno per il benessere delle proprie persone con nuove iniziative e misure a favore della genitorialità e natalità, introducendo nuove iniziative per i neo-genitori. In un contesto nazionale segnato dal ...
(Adnkronos) - Il Gruppo Magis rafforza ulteriormente il proprio impegno per il benessere delle proprie persone con nuove iniziative e misure a favore della genitorialità e natalità, introducendo nuove iniziative per i neo-genitori. In un contesto nazionale segnato dal progressivo calo demografico e dalla diminuzione delle nascite, il Gruppo rafforza ulteriormente il proprio sistema di welfare aziendale attraverso nuove collaborazioni con Europediatria e Prénatal, con l’obiettivo di accompagnare lavoratrici e lavoratori in una delle fasi più importanti della vita personale e familiare: la nascita di un figlio. In occasione di ogni nuova nascita, infatti, madri e padri del Gruppo Magis potranno accedere a un percorso di coaching genitoriale realizzato con Europediatria – realtà di Verona che mette al centro la salute e il benessere dei bambini accompagnando le famiglie nei primi anni di crescita - oppure usufruire, in alternativa, di un contributo del valore di 400 euro da utilizzare nei punti vendita Prénatal.
La nuova misura si aggiunge agli strumenti già introdotti da Magis a inizio anno all’interno del pacchetto welfare dedicato alla genitorialità, che comprende un bonus nascita di 500 euro da spendere in beni e servizi welfare, l’incremento del congedo parentale integrativo - con un innalzamento dell’indennità economica a carico dell’azienda del 10%, tre giorni lavorativi aggiuntivi per il congedo di paternità, permessi dedicati al primo giorno di scuola primaria e ulteriori facilitazioni logistiche per le collaboratrici in gravidanza. L’iniziativa si inserisce nel percorso avviato dal Gruppo all’interno del Piano industriale 2025-2030, che individua nelle persone uno dei pilastri strategici della creazione di valore nel lungo termine. Il Piano Industriale prevede infatti il raggiungimento dei seguenti target lato People: la certificazione di quattro società per la parità di genere, il 46% di presenza femminile in organico, l’azzeramento del gender pay gap e il coinvolgimento dell’80% della popolazione aziendale in programmi di formazione e change management.
"Sostenere le nostre persone in uno dei momenti più importanti della loro vita, ossia diventare genitori, significa mettere al centro collaboratrici e collaboratori e riconoscere che ciascuno può esprimere al meglio il proprio valore quando si sente supportato, non solo nel lavoro, ma anche nella vita personale", spiega Federico Testa, presidente di Magis. "Stiamo costruendo un Gruppo che vuole crescere mettendo davvero al centro le persone - interviene Alessandro Russo, consigliere delegato di Magis - Le misure dedicate alla genitorialità vanno proprio in questa direzione: non limitarsi a riconoscere un bisogno, ma offrire strumenti concreti di supporto per i nostri collaboratori e collaboratrici e per le loro famiglie. È questo il modello di welfare che vogliamo sviluppare: vicino, accessibile e capace di accompagnare le persone nel tempo".
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06/12/2026 02:47 PM
(Adnkronos) - Si è tenuto oggi a Milano, presso l'Auditorium Testori della sede di Regione Lombardia, il convegno 'L'industria del pannello, tra Competitività Industriale e Quadro Normativo Europeo', organizzato da FederlegnoArredo e Assopannelli nell'ambito dell'assemblea generale di Epf – European Panel ...
(Adnkronos) - Si è tenuto oggi a Milano, presso l'Auditorium Testori della sede di Regione Lombardia, il convegno 'L'industria del pannello, tra Competitività Industriale e Quadro Normativo Europeo', organizzato da FederlegnoArredo e Assopannelli nell'ambito dell'assemblea generale di Epf – European Panel Federation. L'evento, patrocinato da Regione Lombardia, ha riunito rappresentanti delle istituzioni europee e nazionali, del mondo associativo e della filiera per affrontare le sfide che attendono il settore: dalla transizione energetica al Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam), alle prospettive di mercato. Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli di FederlegnoArredo, ha delineato il quadro in cui opera oggi l'industria del pannello: “Siamo orgogliosi di ospitare l'assemblea generale Epf a Milano: è l'occasione per parlare con una voce sola alle istituzioni europee. Il messaggio che portiamo a Bruxelles è chiaro: la competitività è il fattore decisivo per tutelare la nostra attività futura. Il settore fronteggia una persistente stagnazione dei consumi, una redditività ridotta, costi energetici elevati e una concorrenza crescente, con la Cina che si afferma sempre più come competitor diretto e indiretto. Dobbiamo invertire questa rotta. Chiediamo all'Europa politiche coerenti con l'obiettivo di rafforzare la base industriale del continente e valorizzare gli investimenti delle imprese. In questa direzione vanno anche le nostre richieste su strumenti specifici come il Cbam, una normativa che si traduce in un aumento dei costi per i nostri prodotti, in un contesto geopolitico già complesso. Chiediamo con forza che nei negoziati di questi mesi ne vengano mitigati gli effetti e che sia confermata la clausola di esclusione proposta dalla Commissione europea”. Realizzati in larga misura a partire da legno riciclato, i pannelli rappresentano una componente strategica della filiera legno-arredo e dell’economia circolare italiana. Nel 2025 il comparto vale oltre 2,3 miliardi di euro, in crescita del 2% rispetto all’anno precedente. La produzione destinata al mercato italiano, che rappresenta il 58% del totale, registra un incremento del 3%, superando 1,3 miliardi di euro. Le esportazioni, pari a 979 milioni di euro, crescono dell’1,1%, con andamenti differenziati tra i comparti: compensati e pannelli vari in calo, mentre truciolari, tranciati e Mdf sono positivi. Crescono a doppia cifra le importazioni (+14%), che nel 2025 raggiungono 1,4 miliardi di euro e superano il valore della produzione destinata al mercato italiano. Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti è intervenuto con un video messaggio, ribadendo l'impegno del governo italiano sul fronte della competitività industriale europea: “Questo è molto più di un incontro formale, è una preziosa opportunità di dialogo tra imprese e istituzioni, in un momento in cui la cooperazione è essenziale. Ciò è particolarmente vero per il vostro settore. Siete al centro di alcune delle trasformazioni più importanti: la transizione verde, la resilienza delle catene di approvvigionamento e la competitività industriale in un contesto globale sempre più complesso. L’industria europea si trova oggi ad affrontare sfide chiare e crescenti, la nostra risposta deve essere altrettanto chiara: dobbiamo sostenere le nostre imprese con politiche pragmatiche e realistiche, consapevoli che quando la domanda globale si indebolisce, il mercato unico può e deve essere parte della risposta”.
"Il legno-arredo è una delle filiere più rappresentative del Made in Italy, con oltre 50 miliardi di euro di fatturato e una forte vocazione all’export. È un settore che dimostra come qualità, design e sostenibilità possano essere fattori di successo sui mercati internazionali. Per preservare questa competitività, però, serve un cambio di passo in Europa. Negli ultimi anni le imprese hanno dovuto confrontarsi con costi energetici elevati e con un quadro regolatorio sempre più complesso. Oggi la priorità deve essere quella di riportare la competitività industriale al centro delle politiche europee, semplificando le norme e accompagnando gli investimenti. La transizione ecologica resta un obiettivo fondamentale, ma deve essere sostenibile anche dal punto di vista economico e produttivo. Senza un’industria forte e competitiva, l’Europa rischia di indebolire la propria base manifatturiera e la propria autonomia strategica" ha dichiarato Antonio Gozzi, Presidente Federacciai e delegato di Confindustria all'autonomia strategica europea, Piano Mattei e Competitività.
Sul ruolo della normativa Ue – dal Cbam al contesto geopolitico più ampio – è intervenuto l'europarlamentare Massimiliano Salini, membro della Commissione Ambiente, Clima e Sicurezza Alimentare (ENVI): “La dipendenza dell'Unione europea da determinate materie prime ha un impatto diretto sul mercato europeo. In un contesto geopolitico estremamente instabile, caratterizzato da prezzi energetici e sicurezza degli approvvigionamenti incerti, è necessario che l'Ue trovi un equilibrio tra la sostenibilità ambientale e uno slancio economico adeguato alle nostre industrie.” L'assessore all'Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste di Regione Lombardia Alessandro Beduschi ha portato il saluto dell'ente ospitante: “La filiera del legno e del pannello rappresenta uno degli esempi più concreti di come sostenibilità ambientale e competitività industriale possano crescere insieme. Dalla pioppicoltura all'industria della trasformazione abbiamo costruito negli anni un modello virtuoso che genera occupazione, valore economico e benefici ambientali, contribuendo al presidio del territorio e alla gestione sostenibile delle risorse naturali. È un patrimonio che va difeso e valorizzato, per questo è fondamentale che le politiche europee perseguano gli obiettivi ambientali con pragmatismo, evitando eccessi burocratici che rischiano di penalizzare proprio quei settori che stanno già dimostrando, con i fatti, come economia ed ecologia possano rafforzarsi reciprocamente. Le istituzioni devono accompagnare questa transizione, riconoscendo il ruolo strategico di una filiera che è parte della storia produttiva italiana, ma anche una componente essenziale del suo futuro”. È stato proprio Palazzo Lombardia, nel settembre 2025, la sede della firma della “Nuova intesa per lo sviluppo della filiera del pioppo”, accolta con favore da FederlegnoArredo e Assopannelli come passo strategico per ridurre la dipendenza dalle importazioni di materia prima. La sessione istituzionale è stata seguita da una sessione tecnica che ha approfondito i progetti di sostenibilità di FederlegnoArredo, con particolare riferimento al consorzio Riqualta nell'ottica della Responsabilità Estesa del Produttore (Epr), e ha ospitato la presentazione dell'Economic Outlook 2025 e del progetto EcoReFibre da parte dei vertici di Epf. I lavori si sono conclusi con i saluti del Presidente Epf, Pablo Figueroa López: "I dati del nostro Economic Outlook 2025 confermano un settore sottoposto a forti pressioni, ma ne confermano anche la resilienza. Progetti come EcoReFibre dimostrano che il futuro della nostra industria è circolare per definizione: trasformare le fibre di legno recuperate in nuovi pannelli di alta qualità. È esattamente qui che competitività europea e obiettivi climatici dell'Unione si incontrano. Ciò che chiediamo ai decisori politici è un quadro normativo che premi questi investimenti anziché penalizzarli, affinché la sostenibilità diventi un vantaggio competitivo per i produttori europei e non un costo scaricato sugli importatori".
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06/12/2026 01:15 PM
(Adnkronos) - In un mondo dove l'instabilità è diventata la nuova normalità e l'ordine globale costruito negli ultimi decenni mostra sempre più evidenti segni di crisi, l'Italia non può permettersi di restare ferma.
Serve una nuova alleanza tra ...
(Adnkronos) - In un mondo dove l'instabilità è diventata la nuova normalità e l'ordine globale costruito negli ultimi decenni mostra sempre più evidenti segni di crisi, l'Italia non può permettersi di restare ferma.
Serve una nuova alleanza tra politica, imprese e management per rilanciare crescita, investimenti, produttività e fiducia. È il messaggio lanciato dalla 107ª Assemblea Nazionale di Manageritalia, la Federazione nazionale dei dirigenti, quadri ed executive professional del commercio, trasporti, turismo, servizi e terziario avanzato, che ha riunito a Milano negli spazi dell’hotel Melià oltre 220 delegati provenienti da tutta Italia, in rappresentanza degli oltre 47mila associati.
"L'Italia continua a muoversi dentro una dinamica di crescita moderata, fragile ed esposta alle incertezze internazionali, ai costi dell'energia, al rallentamento del commercio mondiale e alla prudenza di consumi e investimenti", ha dichiarato Marco Ballarè, presidente di Manageritalia. "Per questo serve un nuovo patto tra politica, imprese e management. Dobbiamo rilanciare crescita, investimenti, produttività e fiducia, mettendo al centro le competenze e il capitale umano."
"Il valore non nasce mai da solo", ha aggiunto Ballarè. "Nasce dall'incontro tra visione pubblica, capacità imprenditoriale e competenza manageriale. È questa alleanza che dobbiamo portare sempre più dentro il mondo delle piccole e medie imprese italiane. Senza organizzazione, senza management e senza capitale umano qualificato, la crescita non si consolida e non diventa sviluppo duraturo."
Al centro dell'evento nella sua parte pubblica il tema "Dopo il mondo globale. Instabilità, Europa e leadership responsabile", una riflessione sul nuovo scenario geopolitico ed economico che sta ridefinendo il ruolo dell'Europa, delle imprese e della leadership.
A delineare il quadro internazionale è stato Vittorio Emanuele Parsi, Professore ordinario di Relazioni Internazionali presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore. Secondo Parsi, l'ordine internazionale liberale che ha garantito stabilità e crescita negli ultimi decenni è ormai entrato in una fase di profonda trasformazione. Il ritorno della competizione tra grandi potenze, il ricorso sempre più frequente alla forza come strumento di politica internazionale e l'emergere di nuovi equilibri stanno cambiando le regole del gioco.
"L'instabilità è diventata la nuova normalità", ha spiegato Parsi. "Le certezze che hanno accompagnato la globalizzazione non possono più essere date per scontate. L'Europa si trova davanti a una scelta storica: rafforzare la propria capacità di azione e la propria autonomia strategica oppure rischiare una progressiva irrilevanza nello scenario globale."
Una sfida che riguarda da vicino anche l'Italia, chiamata a individuare una nuova collocazione in un contesto internazionale più competitivo e imprevedibile, assumendosi maggiori responsabilità sul piano economico, sociale e istituzionale. Da qui la riflessione sul ruolo del management e dei corpi intermedi, chiamati a essere non semplici osservatori ma protagonisti del cambiamento.
Per Manageritalia, la sfida competitiva del Paese si giocherà sempre più sulla capacità di valorizzare competenze, innovazione organizzativa e qualità della leadership. In uno scenario caratterizzato da instabilità permanente, la responsabilità dei manager non si limita alla gestione delle imprese, ma si estende alla costruzione di coesione sociale, fiducia e sviluppo.
L'Assemblea Nazionale proseguirà nella giornata di sabato 13 giugno con la sessione privata ed elettiva. Gli oltre 250 delegati saranno chiamati a rinnovare gli organi di governance e a eleggere i rappresentanti di Manageritalia negli enti e nei fondi contrattuali collegati al sistema manageriale. Tra questi il Fasdac, Fondo di assistenza sanitaria integrativa per i dirigenti del terziario, il Fondo Mario Negri, fondo pensione integrativo dei dirigenti, l'Associazione Antonio Pastore, il Cfmt – Centro di Formazione Management del Terziario, Assidir, Fondir e gli altri organismi che costituiscono il sistema di welfare, formazione e rappresentanza della Federazione. Un appuntamento che conferma il ruolo centrale della partecipazione associativa nella definizione delle strategie e del futuro del management italiano.
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06/12/2026 01:12 PM
(Adnkronos) - ''Un Paese come il nostro, esposto come tutti agli shock esterni, non può limitarsi a subirli o a rincorrerli. Deve interrogarsi su come reagire. Deve interrogarsi su quale idea di sviluppo intenda perseguire. Deve interrogarsi, soprattutto, su ...
(Adnkronos) - ''Un Paese come il nostro, esposto come tutti agli shock esterni, non può limitarsi a subirli o a rincorrerli. Deve interrogarsi su come reagire. Deve interrogarsi su quale idea di sviluppo intenda perseguire. Deve interrogarsi, soprattutto, su che cosa significhi oggi scegliere davvero la crescita. L’Italia continua a muoversi dentro una dinamica di crescita moderata, fragile, esposta all’incertezza internazionale, ai costi dell’energia, al rallentamento del commercio mondiale, alla prudenza di consumi e investimenti. Le recenti previsioni europee ci dicono con chiarezza che un’economia come quella italiana risulta oggi tra le più esposte agli effetti di questa nuova fase di instabilità internazionale''. Lo sottolinea Marco Ballarè, Presidente di Manageritalia, in occasione della 107ª Assemblea Nazionale di Manageritalia, la Federazione nazionale dei dirigenti, quadri ed executive professional del commercio, trasporti, turismo, servizi e terziario avanzato.
''Ma è proprio in situazioni come queste che un Paese deve decidere come reagire. Può limitarsi a difendere l’esistente, a gestire la scarsità, a rincorrere le emergenze.Oppure può scegliere di rilanciare crescita, investimenti, produttività e fiducia -aggiunge Ballarè-.Ed è questa la scelta che noi riteniamo necessaria. Noi abbiamo bisogno di un Paese che torni a orientarsi con più decisione verso la crescita. Non una crescita qualsiasi. Ma una crescita fondata su produttività, innovazione, investimenti, competenze, apertura ai mercati, capacità di creare più valore aggiunto''.
''Per troppo tempo il dibattito pubblico italiano ha oscillato tra l’emergenza e la gestione dell’esistente -aggiugne il presidente di Manageritalia-. E invece oggi è necessario dire con chiarezza che, senza una scelta più netta a favore dello sviluppo, il Paese rischia di restare prigioniero di una crescita troppo debole per sostenere salari, investimenti, qualità del lavoro, coesione sociale e prospettive per le nuove generazioni. E scegliere la crescita significa anche orientare meglio le risorse disponibili. Non basta discutere di quante risorse servano o di come distribuirle. Occorre chiedersi come vengano impiegate, quale impatto producano, se siano davvero indirizzate verso ciò che genera sviluppo, produttività, competenze, innovazione e qualità del lavoro. Perché la differenza tra spesa e investimento si misura proprio qui: nella capacità di costruire futuro''.
''L’Italia continua troppo spesso a sottovalutare il terziario. Eppure, il terziario non solo genera una parte decisiva del valore aggiunto del Paese. Svolge anche una funzione strategica più ampia: sostiene la competitività complessiva del sistema economico, accompagna l’innovazione, rende possibile la crescita delle filiere, abilita la qualità e l’evoluzione anche di altri settori produttivi'' sottolinea Ballarè. ''Oggi, infatti, non c’è contrapposizione tra manifattura e servizi -prosegue Ballarè-. C’è, al contrario, una integrazione sempre più stretta. La stessa manifattura, oggi, ha sempre più bisogno dei servizi come componente essenziale del proprio valore. Questo accade perché una parte crescente della competitività si costruisce non solo nel prodotto, ma in tutto ciò che lo accompagna, lo rende distintivo, lo connette ai mercati e alle persone. Si costruisce nella capacità progettuale, nella tecnologia, nei dati, nella consulenza, nella finanza, nella comunicazione, nell’ICT, nella ricerca, nella relazione con il cliente, nella qualità dell’esperienza, nella capacità di leggere e organizzare la complessità''.
''È qui che il terziario avanzato genera valore -prosegue il presidente di Mangeritalia-. Ed è proprio questa capacità di produrre conoscenza, organizzazione, innovazione e connessione che consente anche alla manifattura italiana di mantenere forza competitiva nei mercati internazionali. Per questo il terziario non può più essere considerato una dimensione secondaria delle politiche economiche. È una leva strategica della crescita italiana''.
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06/12/2026 01:12 PM
(Adnkronos) - ''E' un’Assemblea che si svolge in un tempo eccezionale, segnato da conflitti aperti, instabilità internazionale, tensioni energetiche, ritorni inflattivi, nuove incertezze economiche e da una crescente difficoltà, per famiglie e imprese, di leggere con chiarezza il ...
(Adnkronos) - ''E' un’Assemblea che si svolge in un tempo eccezionale, segnato da conflitti aperti, instabilità internazionale, tensioni energetiche, ritorni inflattivi, nuove incertezze economiche e da una crescente difficoltà, per famiglie e imprese, di leggere con chiarezza il futuro. Viviamo in una fase nella quale ciò che accade nel mondo entra con rapidità crescente nella vita delle persone, nelle decisioni delle imprese, nelle prospettive del Paese. Le guerre non sono più un rumore di fondo lontano. Sono diventate un fattore diretto di condizionamento economico, sociale e politico''. Lo sottolinea Marco Ballarè, Presidente di Manageritalia, in occasione della 107ª Assemblea Nazionale di Manageritalia, la Federazione nazionale dei dirigenti, quadri ed executive professional del commercio, trasporti, turismo, servizi e terziario avanzato.
''La guerra in Ucraina continua a segnare l’Europa -prosegue Ballarè-. Il Medio Oriente resta attraversato da una crisi drammatica. Le tensioni che coinvolgono l’Iran, e i riflessi sul sistema dei traffici e dell’energia, riportano al centro il tema della sicurezza degli approvvigionamenti, dell’aumento dei costi, del rischio di nuove spinte inflattive, della fragilità di catene economiche che pensavamo più solide. A questo si aggiungono il riemergere di spinte protezionistiche, il ritorno della logica dei dazi e il riposizionamento degli Stati Uniti, con conseguenze che impongono oggi all’Europa nuovi oneri economici, energetici e strategici''.
''Un’Europa che deve ritrovare una propria capacità politica e strategica, creando condizioni più favorevoli alla crescita, agli investimenti e alla competitività dei Paesi che la compongono -aggiunge Ballarè-. Siamo, insomma, dentro un tempo in cui l’incertezza rischia di non essere più una parentesi, ma una condizione strutturale. E quando l’incertezza diventa strutturale, aumentano il bisogno di orientamento, il bisogno di rappresentanza, il bisogno di corpi intermedi credibili, solidi, capaci di leggere il contesto e di trasformare l’analisi in proposta''.
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06/11/2026 12:10 PM
(Adnkronos) - La crisi energetica degli ultimi anni ha cambiato il modo in cui governi, imprese e cittadini guardano alla transizione. Non più solo sostenibilità ambientale, ma anche sicurezza degli approvvigionamenti, costi dell’energia, competitività industriale e attrattività dei ...
(Adnkronos) - La crisi energetica degli ultimi anni ha cambiato il modo in cui governi, imprese e cittadini guardano alla transizione. Non più solo sostenibilità ambientale, ma anche sicurezza degli approvvigionamenti, costi dell’energia, competitività industriale e attrattività dei Paesi. È il punto centrale dell’intervento di Michele Vitiello, segretario generale del World Energy Council Italia, nel nuovo episodio di “Italia in transizione”, il podcast di Adnkronos e Shared Ground.
Il World Energy Council è un’organizzazione internazionale nata nel 1930, con sede centrale a Londra e una presenza in oltre cento Paesi. La sua caratteristica, spiega Vitiello, è quella di mettere insieme istituzioni, università, centri di ricerca, imprese e associazioni, con l’obiettivo di costruire una transizione energetica “giusta” e fondata sul cosiddetto “trilemma dell’energia”: sicurezza energetica, sostenibilità ambientale e sostenibilità economica.
Oggi il vertice più sotto pressione è quello della sicurezza energetica, soprattutto dopo la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina. La crisi ha avuto un impatto diretto anche sulla sostenibilità economica, cioè sulla capacità di spesa dei cittadini e sulle scelte dei governi. L’aumento dei prezzi dell’energia, la competizione globale per il gas naturale liquefatto e le tensioni sulle rotte strategiche hanno reso evidente quanto la dipendenza energetica possa trasformarsi in vulnerabilità politica e industriale.
“La crisi energetica che stiamo vivendo è una delle più gravi che abbiamo vissuto”, osserva, ricordando che l’Agenzia internazionale dell’energia ha liberato 400 milioni di barili dalle riserve strategiche, con un contributo italiano di quasi 10 milioni. Un intervento avvenuto con dimensioni senza precedenti nella storia dell’agenzia.
Il caso europeo è particolarmente rilevante. Prima della guerra, l’Europa dipendeva dal gas russo per circa il 40%. Oggi quella quota, ricorda Vitiello, è scesa quasi al 12%. “Sicuramente è giusto aver rinunciato al gas russo”, ma il punto ora è costruire un mix energetico “tecnologicamente neutrale”, capace di garantire stabilità e sicurezza.
Da qui la critica alle letture ideologiche della transizione. “Ci si è resi conto che la giusta transizione energetica non è ideologica, ma è razionale”. Una transizione che punta su una sola tecnologia, anche quando esistono altre soluzioni in grado di contribuire alla decarbonizzazione, rischia di essere percepita dai cittadini come un ostacolo al benessere e dalle imprese come un freno alla competitività.
Il segretario generale del World Energy Council Italia insiste su un punto: l’energia deve essere considerata un asset strategico e “non partisan”, cioè non un terreno di scontro da campagna elettorale. “Non esistono fonti tecnologiche di destra o fonti tecnologiche di sinistra”. Esistono, piuttosto, tecnologie disponibili oggi e investimenti da fare in ricerca e innovazione per avere in futuro più energia, possibilmente decarbonizzata.
La guerra e le crisi internazionali, aggiunge, hanno prodotto un doppio effetto. Da un lato hanno ricordato che le fonti fossili hanno ancora un peso rilevante, pari a circa l’80% dell’energia utilizzata nel mondo. Dall’altro hanno mostrato che una dipendenza eccessiva da fonti provenienti da Paesi esteri può diventare un problema di sicurezza. Per questo, l’Europa deve lavorare su più canali contemporaneamente: rinnovabili, nucleare, geotermia, energia dalle onde marine e tutte le tecnologie disponibili o ancora poco esplorate.
Un passaggio centrale riguarda il nucleare. Per Vitiello, anche in Italia si sta aprendo una fase nuova, favorita dall’aumento della domanda di elettricità, dall’elettrificazione dei consumi e dall’impatto dell’AI, che richiederà sempre più energia. “Attorno al nucleare c’è una nuova sensibilità che rinasce”, dice, citando gli small modular reactor e gli impianti di quarta generazione come tecnologie molto diverse da quelle al centro dei referendum italiani seguiti a Chernobyl e Fukushima.
Il nodo non è solo tecnologico, ma culturale. La paura non va dileggiata né sottovalutata, ma affrontata con comunicazione semplice, dati corretti e informazioni concrete. Anche il movimento ambientalista nato attorno a Greta Thunberg, nella sua lettura, ha avuto il merito di risvegliare sensibilità e coscienze. Ora però quelle sensibilità devono essere riempite di contenuti realistici, evitando fake news e semplificazioni.
Il punto finale è economico e sociale. L’energia, sostiene Vitiello, è la base dello sviluppo industriale, della produttività e quindi anche dei salari, dei servizi pubblici e dell’attrattività di un Paese. I Paesi industrializzati con un mix energetico costruito “senza pregiudizi” riescono ad attrarre giovani e investimenti, offrendo opportunità professionali migliori.
Per questo il nucleare, nella sua visione, può dare un contributo importante: energia stabile e sostanzialmente decarbonizzata. Con un paradosso italiano: oggi l’Italia compra già energia elettrica prodotta da nucleare dai Paesi confinanti, come Francia e Slovenia. La domanda è se abbia senso continuare a pagarla ad altri invece di produrla direttamente nel quadro di un mix energetico più sicuro, competitivo e decarbonizzato.
YouTube: https://youtu.be/xvumxC2ac0E?si=MENIwZdA9cNek5e_
Spotify: https://open.spotify.com/episode/1BEzyN1IOeYlhFrJ3ITcbv?si=gsrarF0LRJmjvn6nMBrpGw
Podcast Adnkronos: https://podcast.adnkronos.com/podcast/ep-4-crescere-decarbonizzare-vivere-con-michele-vitiello/
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06/11/2026 10:35 AM
(Adnkronos) - Oltre 15.000 pannelli fotovoltaici, una capacità installata di 8,6 MW, per un’estensione di 137.000 metri quadrati, produrranno circa 15 GWh ogni anno coprendo l’intero fabbisogno elettrico dello storico birrificio Ichnusa di Assemini. Sono i numeri del parco fotovoltaico realizzato ...
(Adnkronos) - Oltre 15.000 pannelli fotovoltaici, una capacità installata di 8,6 MW, per un’estensione di 137.000 metri quadrati, produrranno circa 15 GWh ogni anno coprendo l’intero fabbisogno elettrico dello storico birrificio Ichnusa di Assemini. Sono i numeri del parco fotovoltaico realizzato da Engie Italia per Heineken Italia appena entrato in funzione. Una soluzione, realizzata all’interno del sito produttivo, particolarmente rilevante per un impianto come quello del birrificio, che può così contare su una fonte stabile, competitiva e a basse emissioni.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Engie Italia e Heineken Italia, che hanno sottoscritto un Power Purchase Agreement (Ppa) della durata di 15 anni, confermando un modello di partnership sempre più diffuso per accompagnare le imprese nel percorso di transizione energetica. Meccanismi di stabilizzazione dei prezzi nel lungo termine, come i Ppa, consentono di proteggere produttori e industrie dalla volatilità dei prezzi del gas, fissando condizioni economiche stabili nel medio e lungo periodo. L’impianto si inserisce nel percorso di evoluzione e miglioramento del birrificio Ichnusa, già oggetto di un importante piano di investimenti avviato nel 2021.Nel panorama italiano, impianti fotovoltaici di grandi dimensioni, superiori a 1 MW, direttamente al servizio di siti industriali sono ancora poco diffusi. Per questo il progetto di Assemini si distingue come uno dei principali esempi di produzione rinnovabile on-site collegata direttamente a un impianto produttivo, dove l’integrazione tra produzione e consumo rappresenta una leva concreta per ridurre l’impatto ambientale e migliorare l’efficienza energetica.
“La partnership con Heineken Italia rappresenta un esempio concreto di come accompagniamo i nostri clienti industriali nella transizione energetica, offrendo soluzioni che uniscono sostenibilità e competitività”, ha commentato Monica Iacono, ceo Engie Italia. “Grazie a strumenti come i Ppa e a soluzioni on-site, siamo in grado di garantire alle aziende stabilità dei prezzi nel lungo periodo, con risparmi complessivi tra il 20% e il 25%. In Engie - ha continuato Iacono - stiamo sviluppando iniziative come questa in tutta Italia, con l’obiettivo di raggiungere 200 Mw di capacità installata entro il 2030. È questo il valore di progetti come quello di Assemini: accelerare la decarbonizzazione, rafforzare la resilienza energetica delle imprese e, allo stesso tempo, puntare sull’efficienza energetica per ridurre i costi operativi e massimizzare l’utilizzo delle risorse”.
Nell’ottica di rafforzare ulteriormente l’efficienza del sistema energetico del sito di Assemini, Engie Italia e Heineken Italia stanno valutando l’introduzione di soluzioni di accumulo tramite batterie, che permetteranno di immagazzinare l’energia rinnovabile prodotta durante il giorno e renderla disponibile anche nei momenti di minore generazione. Lo sviluppo dello storage consentirà di rendere ancora più efficace l’integrazione tra produzione rinnovabile e consumi industriali. “Nel birrificio Ichnusa di Assemini abbiamo inaugurato, insieme a Engie, uno dei più grandi impianti fotovoltaici realizzati in Italia all’interno di un sito produttivo: un progetto che ci permette di produrre energia pulita localmente, coprendo il 100% del nostro fabbisogno diurno - ha aggiunto Alexander Koch, amministratore delegato di Heineken Italia - È un passo importante nel percorso di crescita sostenibile della nostra azienda e un punto di riferimento tra i progetti fotovoltaici del Gruppo Heineken in Europa. Il sole della Sardegna accompagna da sempre i momenti in cui si beve una Ichnusa. E da oggi, questo sole accompagna anche il modo in cui la produciamo”.
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06/11/2026 10:34 AM
(Adnkronos) - “È un progetto sviluppato insieme a Engie, che ci permette di produrre energia elettrica pulita localmente, coprendo il 100% del nostro fabbisogno diurno”. Lo afferma Alexander Koch, amministratore delegato di Heineken Italia, commentando l’entrata in funzione del nuovo ...
(Adnkronos) - “È un progetto sviluppato insieme a Engie, che ci permette di produrre energia elettrica pulita localmente, coprendo il 100% del nostro fabbisogno diurno”. Lo afferma Alexander Koch, amministratore delegato di Heineken Italia, commentando l’entrata in funzione del nuovo impianto fotovoltaico realizzato nel birrificio Ichnusa di Assemini.
Per Koch, il nuovo impianto rappresenta un passaggio significativo nel percorso di sostenibilità del gruppo.
“È un passo importante nel percorso di crescita sostenibile della nostra azienda e un punto di riferimento tra i progetti fotovoltaici del gruppo HEINEKEN in Europa”.
Il manager sottolinea infine il forte legame tra il marchio Ichnusa e il territorio sardo.
“Il sole della Sardegna accompagna da sempre i momenti in cui si beve una Ichnusa. E da oggi, questo sole accompagna anche il modo in cui la produciamo”.
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06/11/2026 10:33 AM
(Adnkronos) - “La partnership tra Engie e Heineken è un esempio molto concreto di come supportiamo la transizione energetica dei nostri clienti industriali con soluzioni che riescono a coniugare sostenibilità e competitività”. Lo afferma Monica Iacono, Ceo di Engie Italia, ...
(Adnkronos) - “La partnership tra Engie e Heineken è un esempio molto concreto di come supportiamo la transizione energetica dei nostri clienti industriali con soluzioni che riescono a coniugare sostenibilità e competitività”. Lo afferma Monica Iacono, Ceo di Engie Italia, a margine dell’avvio del nuovo impianto fotovoltaico realizzato nel birrificio Ichnusa di Assemini.
“Attraverso la combinazione di impianti di energia rinnovabile realizzati direttamente nei siti produttivi delle aziende e strumenti contrattuali di fornitura di lungo periodo, possiamo garantire non solo energia pulita, ma anche una maggiore stabilità dei prezzi nel tempo, raggiungendo anche importanti risparmi”.
La manager evidenzia quindi la volontà del gruppo di estendere questo modello ad altre realtà produttive italiane.
“È un modello che stiamo replicando con numerose aziende su tutto il territorio nazionale e abbiamo l’obiettivo di raggiungere 200 megawatt di capacità installata, entro il 2030”.
Infine, Iacono si sofferma sui benefici che iniziative di questo tipo possono generare per il sistema industriale.
“Il valore di progetti come quello realizzato per il birrificio Ichnusa è proprio questo: accelerare la decarbonizzazione, rafforzare la resilienza energetica delle imprese e, allo stesso tempo, migliorare l’efficienza, riducendo i costi operativi”.
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06/10/2026 09:47 AM
(Adnkronos) - La mappa di densità delle cavità sotterranee di Roma, aggiornata al 2026, evidenzia come oltre 100 km2 del territorio dell’Urbe sono interessati dalla presenza di vuoti sotterranei; quasi 61 km2 risultano in aree ad elevata densità di cavità. E’ ...
(Adnkronos) - La mappa di densità delle cavità sotterranee di Roma, aggiornata al 2026, evidenzia come oltre 100 km2 del territorio dell’Urbe sono interessati dalla presenza di vuoti sotterranei; quasi 61 km2 risultano in aree ad elevata densità di cavità. E’ quanto emerge dall’aggiornamento della Carta delle Cavità Sotterranee di Roma, a cura del Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia dell’Ispra in collaborazione con l’Istituto Di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Cnr e l’Università Tuscia di Viterbo, presentata oggi nel Parco Naturale dell’Appia Antica.
Le zone a maggiore densità di cavità - spiega Ispra in una nota - risultano concentrate nei municipi I, II, IV, V e VIII, in corrispondenza delle principali aree storicamente interessate dallo sfruttamento delle pozzolane e dei tufi e dalla presenza di sistemi catacombali. Al contrario, i settori nordoccidentali e occidentali del territorio urbano risultano caratterizzati da una minore concentrazione di cavità, in relazione alla diversa natura litologica dei terreni affioranti e alla minore intensità delle attività estrattive.
Complessivamente sono stati raccolti circa 5.600 dati puntuali (che indicano la presenza di una cavità di cui non se ne conosce l’estensione), 1.600 dati lineari (che indicano lo sviluppo di cunicoli sotterranei) e poligonali (che rappresentano l’ingombro generale di una cavità o l’esatta planimetria), relativi a diverse tipologie di cavità sotterranee: cave, catacombe, ipogei, cunicoli idraulici e infrastrutture sotterranee riferiti a un’area di circa 350 km2 del territorio urbano di Roma caratterizzata dalla presenza di sistemi ipogei. Lo studio rappresenta un aggiornamento della carta realizzata da Ispra nel 2017, in collaborazione con Roma Capitale e con le associazioni speleologiche Roma Sotterranea e Sotterranei di Roma. I dati utilizzati derivano dall’integrazione di fonti bibliografiche, archivi cartografici storici, cartografie archeologiche e indagini dirette sul campo.
Perché Roma? "La città insiste su una complessa rete di cavità sotterranee di origine antropica, la cui estensione complessiva risulta tuttora solo parzialmente conosciuta - spiega Ispra - Tali cavità sono il risultato delle attività di escavazione e sfruttamento del sottosuolo che si sono susseguite, con diversa intensità, per oltre 2000 anni, dall’epoca romana fino alla metà del XX secolo. La presenza di questi vuoti rappresenta uno dei principali fattori scatenanti gli sprofondamenti (sinkholes antropogenici) che interessano il contesto urbano romano".
Per Maria Alessandra Gallone, presidente Ispra e Snpa, "conoscere il sottosuolo della Capitale significa comprendere una parte fondamentale della sua identità, della sua storia e del suo futuro. Sotto le strade, gli edifici e i monumenti di Roma si estende un patrimonio straordinario, frutto di secoli di stratificazioni storiche e trasformazioni urbanistiche. La conoscenza approfondita del sottosuolo non rappresenta soltanto un'esigenza scientifica e tecnica, ma costituisce uno strumento indispensabile per dotare la città di una maggiore capacità di programmare il proprio sviluppo, prevenire criticità e valorizzare risorse spesso invisibili ma di enorme valore culturale, storico e ambientale”.
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06/09/2026 03:48 PM
(Adnkronos) - In occasione dell’Hazelnut Summit, svoltosi oggi nella sede del Parlamento Europeo a Roma, Ferrero Hazelnut Company (HCo), la divisione del Gruppo Ferrero dedicata alla filiera globale della nocciola, insieme all’European Institute of Innovation for Sustainability (...
(Adnkronos) - In occasione dell’Hazelnut Summit, svoltosi oggi nella sede del Parlamento Europeo a Roma, Ferrero Hazelnut Company (HCo), la divisione del Gruppo Ferrero dedicata alla filiera globale della nocciola, insieme all’European Institute of Innovation for Sustainability (EIIS) e al Consiglio Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali (Conaf) ha annunciato la prosecuzione dell’Hazelnut Agronomy Program, la scuola tecnica interamente dedicata al nocciolo in Italia, con una seconda edizione del percorso e la creazione di una Community di agronomi e professionisti dedicata a questo frutto. L’annuncio arriva al termine di un primo anno che ha superato le attese, celebrato durante il Summit con la presentazione di proposte e soluzioni innovative elaborate dai gruppi di lavoro creati durante il percorso e distintisi nelle varie fasi della didattica.
Il programma è nato per supportare la filiera italiana della nocciola attraverso innovazione, sostenibilità e formazione professionale. Il settore, che sta affrontando sfide complesse legate ai cambiamenti climatici e alle nuove fitopatie, conta circa 95.000 ettari coltivati. Negli ultimi anni, però, la produzione italiana ha registrato cali significativi. Stagioni torride, precipitazioni irregolari, parassiti ed altre fitopatologie mettono in difficoltà migliaia di aziende agricole. Sfide di questa portata devono essere affrontate in maniera integrata, con competenze condivise e cooperazione di lungo periodo tra imprese, produttori, tecnici e mondo della ricerca.
Il percorso, articolato in tre fasi - formazione online, sessioni in presenza ed evento conclusivo nazionale - è stato interamente finanziato da Ferrero HCo. La risposta della comunità professionale è stata straordinaria, con l’adesione di oltre 1.000 tra agronomi, tecnici di cooperativa e studenti di scienze agrarie, ai quali sono state dedicate oltre settanta ore di formazione. I 120 partecipanti più attivi hanno proseguito in quattro sessioni in presenza, organizzate nelle regioni corilicole di Piemonte, Umbria, Lazio e Campania. Con il patrocinio delle Università di Torino, della Tuscia, di Perugia e di Salerno, i partecipanti hanno potuto approfondire attraverso lavori di gruppo le sfide reali della filiera, dando vita a una comunità attiva, partecipe e animata da uno scambio costante tra esperti.
La decisione di dare continuità al percorso nasce da una convinzione precisa: la costruzione di partnership tra impresa, professione, ricerca e istituzioni vuole essere uno strumento per supportare qualità, continuità, innovazione e sostenibilità della filiera italiana. In questo contesto, il dottore agronomo rappresenta la figura che traduce l’innovazione in pratiche di campo e che accompagna l’imprenditore agricolo con competenze tecniche, ecologiche e gestionali. “Con l’Hazelnut Agronomy Program abbiamo voluto stimolare la qualità, la sostenibilità e l’innovazione nella corilicoltura, investendo sulle competenze del tessuto territoriale. Le oltre mille adesioni confermano il reale bisogno di competenza e ricerca. La solidità dei progetti elaborati dai partecipanti dimostra le capacità e la motivazione a contribuire alla salute del settore. Anche per questo il Summit di oggi non è soltanto un bilancio, è l’occasione per annunciare la seconda edizione del programma e proseguire questo percorso, confermando il legame con la nocciola italiana e il suo territorio”, ha affermato Marco Botta, General Manager Ferrero Hazelnut Company.
“Questa prima edizione ha offerto ai partecipanti un’opportunità straordinaria di misurarsi con sfide reali attraverso un percorso formativo innovativo che mantiene al centro la sostenibilità di lungo periodo. La condivisione di un linguaggio e di obiettivi comuni è la precondizione affinché i diversi attori della filiera collaborino in una partnership reale e duratura, ed è l’impegno che con questo Summit assumiamo formalmente, proseguendo il percorso insieme”, ha dichiarato Carlo Alberto Pratesi, Presidente EIIS.
“Il dottore agronomo rappresenta il riferimento tecnico al centro della filiera e questa giornata sancisce l’impegno comune a portare avanti questo cammino. Oggi celebriamo il successo di un’idea in cui le professioni agrarie e forestali si presentano come lo sbocco specialistico e altamente qualificato per il settore. Un attento lettore, però, si accorgerebbe che l’apparenza è ingannevole: qui, oggi, raccontiamo come le professioni agrarie e forestali sono diventate leva di interesse generale, in quanto sono - e lo saranno sempre più - professioni già immerse nei processi di trasformazione che segneranno il prossimo futuro del Paese. Con il riconoscimento dei crediti formativi professionali, Conaf formalizza questo valore per costruire un sistema agricolo resiliente e sostenibile”, ha concluso Mauro Uniformi, presidente Conaf. Le candidature per la nuova edizione dell’Hazelnut Agronomy Program si apriranno nei prossimi mesi e il percorso prenderà ufficialmente il via in autunno. Per maggiori informazioni: https://www.eiis.eu/hazelnut-agronomy-program.
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06/09/2026 02:53 PM
(Adnkronos) - "La sostenibilità è integrata nel business lungo cinque direttrici strategiche che spaziano dalla decarbonizzazione all’Alleanza per lo sviluppo, passando per le persone Eni, l’ambiente e la sostenibilità nella catena del valore". Lo ha dichiarato Luigi Sampaolo, ...
(Adnkronos) - "La sostenibilità è integrata nel business lungo cinque direttrici strategiche che spaziano dalla decarbonizzazione all’Alleanza per lo sviluppo, passando per le persone Eni, l’ambiente e la sostenibilità nella catena del valore". Lo ha dichiarato Luigi Sampaolo, Head of Sustainability Positioning and Stakeholder Engagement di Eni, a margine dell’evento ‘Eni for a Just Transition’, che si è tenuto oggi a Roma.
“Le strategie sono state elaborate in maniera pragmatica e consistente - ha sottolineato Sampaolo - in maniera tale che hanno una loro solidità anche al variare degli scenari geopolitici ed energetici”.
L’evento, che ha visto la presentazione del nuovo Report di Sostenibilità con i risultati 2025, è stato anche l’occasione per condividere con gli stakeholder le principali aree di impegno del gruppo: dalla trasformazione industriale del downstream alla gestione della risorsa idrica, fino allo sviluppo economico dei territori.
Al centro della giornata anche il racconto del modello collaborativo che sta alla base del Report. “Una forte collaborazione interna, con tante funzioni che costruiscono questo report in maniera corale, ma soprattutto una collaborazione all’esterno con le persone e le organizzazioni che fanno un percorso sostenibile”, ha spiegato il manager.
L’iniziativa è stata accompagnata da una mostra allestita per rappresentare visivamente i contenuti del Report di Sostenibilità, a testimonianza dell’impegno di Eni nel rendere accessibile e trasparente il proprio percorso verso la transizione giusta.
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06/09/2026 02:26 PM
(Adnkronos) - “I partenariati pubblico-privato, in particolare gli accordi tra università e impresa, possono favorire la sicurezza della catena della conoscenza, che diventa molto importante quando tante altre sicurezze sono messe in crisi dalle situazioni geopolitiche”. Lo ha dichiarato ...
(Adnkronos) - “I partenariati pubblico-privato, in particolare gli accordi tra università e impresa, possono favorire la sicurezza della catena della conoscenza, che diventa molto importante quando tante altre sicurezze sono messe in crisi dalle situazioni geopolitiche”. Lo ha dichiarato la professoressa Emanuela Colombo del Politecnico di Milano, intervenendo oggi a Roma all’evento ‘Eni for a Just Transition’. Ingegnere energetico di formazione nucleare, Colombo ha posto al centro del suo intervento il tema della continuità della conoscenza come pilastro della transizione giusta, avvertendo che “spezzare questa catena significa minare lo sviluppo delle persone e delle società”.
Una sfida che riguarda l’Italia - dove le competenze per l’innovazione sono decisive - ma anche i paesi partner con cui Eni collabora nei contesti internazionali. La professoressa ha illustrato due esperienze concrete di collaborazione con il gruppo energetico: un corso di formazione in Italia, giunto alla sua sesta edizione, dedicato agli operatori della transizione energetica, che affianca alle competenze tecniche i temi della sostenibilità, dell’inclusione e della parità di genere; e un progetto in Egitto per rafforzare un’università tecnica locale, costruito ascoltando le esigenze del territorio e dell’industria, senza replicare meccanicamente i modelli del Politecnico di Milano o di Torino.
Colombo ha poi lanciato un monito sui divari globali nella ricerca: “Solo il 3% dei ricercatori che si occupano di transizione energetica viene dall’Africa, e quando si lavora sulla transizione energetica per l’Africa, più del 50% dei ricercatori non sono africani”. Un dato che, ha concluso citando Einstein, richiama alla necessità di cambiare approccio: “Non possiamo risolvere i problemi del mondo con lo stesso mindset con cui li abbiamo creati”.
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06/09/2026 02:22 PM
(Adnkronos) - "La sostenibilità è l’elemento che garantisce che il risultato di oggi possa essere un riflesso e una garanzia del futuro”. Lo ha dichiarato Luca Vignati, Director Upstream di Eni, intervenendo oggi a Roma all’evento ‘Eni for ...
(Adnkronos) - "La sostenibilità è l’elemento che garantisce che il risultato di oggi possa essere un riflesso e una garanzia del futuro”. Lo ha dichiarato Luca Vignati, Director Upstream di Eni, intervenendo oggi a Roma all’evento ‘Eni for a Just Transition’, tracciando un quadro della strategia esplorativa e produttiva del gruppo tra diversificazione geografica, decarbonizzazione e valorizzazione dei territori. Sul fronte produttivo, Vignati ha illustrato la forte spinta verso il gas, con un contenuto nella produzione complessiva “in forte crescita” e un target al 60% entro il 2030. Una direttrice accompagnata da significativi progressi nella riduzione delle emissioni: il flaring è stato completamente azzerato già nel 2025, mentre le emissioni fuggitive sono state abbattute del 97% rispetto ai livelli del 2018.
“Il gas è già una delle fonti meno impattanti - ha spiegato il manager - e ci stiamo muovendo molto anche per ridurre le emissioni che la sua produzione genera”. A completare il sistema, la cattura e stoccaggio della CO2 (Ccs), con l’obiettivo di portare le emissioni nette dell’upstream a zero entro il 2030. Sul piano geografico, Eni ha accelerato la diversificazione nel Far East - anche attraverso la business combination con Petronas - e in America Latina, dove sono in corso importanti progetti Gnl. Un approccio che Vignati ha definito strategico: “Non c’è una soluzione unica, diversificarsi è ciò che ci permette di mitigare le sorprese che oggi arrivano da ogni angolo del mondo”.
Centrale nell’intervento anche il tema del rapporto con i paesi ospitanti. “Abbiamo invertito il paradigma - ha sottolineato Vignati - non è più il paese ad aver bisogno di noi perché portiamo tecnologia: siamo noi ad aver bisogno del paese che ci ospita”. Un cambio di prospettiva che si traduce in numeri concreti: il 70% del gas prodotto da Eni nel mondo rimane nel paese di estrazione, quota che in Africa sale al 77%, contribuendo a soddisfare i mercati domestici e a sostenere lo sviluppo locale. Tra i risultati del 2025, Vignati ha citato l’avvio del grande progetto gas 'Congo Lng' in grado di garantire 4,5 miliardi di metri cubi al mercato italiano, oltre a nuovi sviluppi in esecuzione in Indonesia.
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06/09/2026 01:02 PM
(Adnkronos) - Uno degli strumenti più efficaci per massimizzare la raccolta selettiva degli imballaggi in plastica e metallo per bevande, e quindi favorire processi di riciclo più performanti, è rappresentato dai sistemi di deposito cauzionale (o Drs secondo l’acronimo ...
(Adnkronos) - Uno degli strumenti più efficaci per massimizzare la raccolta selettiva degli imballaggi in plastica e metallo per bevande, e quindi favorire processi di riciclo più performanti, è rappresentato dai sistemi di deposito cauzionale (o Drs secondo l’acronimo inglese deposit return system). I sistemi di deposito attualmente sono impiegati principalmente per imballaggi per bevande, in diversi Paesi Ocse e non Ocse per garantire elevati tassi di raccolta e la qualità di specifici prodotti a fine vita.
Attraverso l’impiego del deposito cauzionale per gli imballaggi per bevande, quando il consumatore procede all’acquisto del prodotto viene aggiunto un piccolo sovrapprezzo a titolo di cauzione o deposito. L’importo, che nei sistemi europei si aggira solitamente tra i 10 e i 25 centesimi di euro per imballaggio, viene interamente restituito quando il consumatore riporta il contenitore vuoto ed integro presso un punto di raccolta, generalmente presso un rivenditore di bevande (quale un supermercato o un altro esercizio al dettaglio, in modo da rendere la restituzione altrettanto facile quanto l’acquisto).
Gli imballaggi vengono da lì prelevati e inviati presso un centro di smistamento e successivamente mandati ai riciclatori che li trasformano in nuovi contenitori come materia prima seconda.
Questo meccanismo non solo incoraggia la raccolta differenziata e il riciclo attraverso la leva economica, ma garantisce anche un’effettiva economia circolare che “chiude il cerchio” con un riciclo di elevata qualità, da “bottiglia a bottiglia” e da “lattina a lattina”. Gli imballaggi per bevande raccolti non diventano materia prima seconda per produrre filati, ricambi per auto o altri oggetti che non hanno più un circuito di riciclo (cosiddetto downcycling), ma alimentano la produzione di imballaggi identici per la cui produzione, in mancanza di materiale da riciclo, dovrebbero essere impiegati polimeri o metalli vergini.
In questo modo si evita un prelievo di risorse che, in un Paese povero di materie prime come l’Italia, mette in crisi anche gli obiettivi climatici e di decarbonizzazione nazionali, e in particolare i target europei per la raccolta ed il riciclo degli imballaggi.
I benefici ambientali, economici e sociali di un sistema Drs: l’esperienza dei Paesi con Drs dimostra vantaggi chiari e misurabili. Sul piano ambientale, tassi di raccolta selettiva superiori al 90% con conseguente riduzione significativa del littering, riduzione della dispersione di plastica e metalli leggeri in natura e aumento del riciclo di qualità. Sul piano economico, efficienza nella raccolta selettiva, stimolo all’innovazione e alla filiera del riciclo, risparmi per i Comuni in termini di gestione dei rifiuti. Tra gli aspetti sociali, la creazione di posti di lavoro qualificati nel settore della logistica e del trattamento e il coinvolgimento attivo del cittadino che riceve un incentivo economico per ogni contenitore restituito. La cauzione genera inoltre impatti socioeconomici positivi: in molti Paesi europei che hanno adottato il Drs, l’importo della cauzione può essere donato ad enti di beneficenza favorendo la creazione di “economie del dono”.
Il Regolamento Ue sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio 2025/40 (Ppwr) rafforza le disposizioni già stabilite dalla Direttiva sulle plastiche monouso 2019/904 (Supd) per quanto riguarda la riduzione del littering dei contenitori per bevande e l’incremento del tasso di circolarità dei materiali, imponendo l'introduzione di sistemi di deposito cauzionale Drs in tutti gli Stati membri entro il 2029, sia per le bottiglie in plastica che per le lattine in metallo.
Gli Stati membri che possono certificare il raggiungimento dell’80% di raccolta differenziata delle bottiglie in plastica e delle lattine entro il 2026, e che riescono a raggiungere il 90% di raccolta nel 2029 mantenendo tale raccolta stabile negli anni, sono esentati dall’introduzione di un sistema Drs. L’esenzione viene tuttavia rimossa qualora per tre anni consecutivi non si consegua l’obiettivo del 90%, che si configura dunque come il target fondamentale ed obbligatorio. Questa esenzione sembra essere volta unicamente a ritardare l'implementazione degli ultimi sistemi Drs mancanti in Europa, poiché solo attraverso questi sistemi è possibile centrare l’obiettivo di raccolta del 90%. Ci si aspetta dunque che tutti gli Stati membri introducano sistemi Drs al più tardi entro il 2032.
Ad oggi sono 19 i Paesi europei con sistemi Drs per il riciclo attivi, mentre altri 8 hanno già preso una decisione politica favorevole in merito. La direttiva Sup prevede la raccolta selettiva dei contenitori per bevande in plastica del 90% entro il 2029 (con un obiettivo intermedio del 77% entro il 2025) ed il raggiungimento di un target minimo del 30% di plastica riciclata nelle bottiglie stesse entro il 2030 (con un obiettivo intermedio del 25% entro il 2025).
In Italia fronte di un immesso al consumo di circa 450-470 mila tonnellate annue di PET per contenitori per bevande, il sistema consortile stima di aver raggiunto nel 2024 un tasso di raccolta differenziata compreso tra il 68% e il 70%, mentre il contenuto di plastica riciclata impiegato per produrre nuove bottiglie si attesta al 20%, al di sotto del target europeo del 25% previsto per il 2025. L'Italia deve quindi colmare un divario significativo per raggiungere gli obiettivi fissati dall'Unione europea. Ad oggi, inoltre, non sarebbe ancora stata avviata una discussione strutturata sull'introduzione di un sistema di deposito cauzionale, mentre negli ultimi anni si è puntato su progetti sperimentali basati su eco-compattatori, come il programma Mangiaplastica, il progetto del consorzio Coripet e il progetto promosso da Corepla. Nel frattempo il dibattito politico si è intensificato: tra il 2025 e il 2026 sono state presentate diverse proposte di legge sul tema e, nel corso di un convegno svoltosi alla Camera dei deputati lo scorso maggio, esponenti istituzionali e stakeholder hanno rilanciato il confronto sull'adozione del sistema Drs anche in Italia.
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06/09/2026 11:49 AM
(Adnkronos) - Per anni il successo nel retail è stato misurato in termini di prodotti venduti. Oggi, però, una nuova sfida sta ridefinendo il settore: progettare prodotti che durino più a lungo, possano essere riparati, riutilizzati e condivisi. È in questa ...
(Adnkronos) - Per anni il successo nel retail è stato misurato in termini di prodotti venduti. Oggi, però, una nuova sfida sta ridefinendo il settore: progettare prodotti che durino più a lungo, possano essere riparati, riutilizzati e condivisi. È in questa direzione in cui, si legge in una nota, si inserisce il percorso di Decathlon che, attraverso il Sustainability Report 2025, racconta l'evoluzione di un modello che punta a rendere lo sport sempre più accessibile riducendo al tempo stesso l'impatto ambientale associato alla produzione e al consumo di articoli sportivi. La trasformazione parte dalla progettazione: l'azienda continua a investire nello sviluppo di prodotti più durevoli, riparabili e realizzati con materiali a minore impatto ambientale. Oggi il 22,1% dei prodotti Decathlon è progettato per essere riparabile, con l'obiettivo di raggiungere il 30% entro il 2026.
Nel 2025 oltre il 53,9% delle vendite globali di Decathlon è stato generato da prodotti sviluppati secondo criteri di eco-design, rispetto al 48,3% dell’anno precedente: ciò significa accompagnare le persone più a lungo nella pratica sportiva, utilizzando meno risorse e limitando le emissioni climalteranti. Un esempio concreto di questo approccio è il monopattino per bambini B500 Tomato, realizzato con il 90% di polipropilene riciclato, a dimostrazione di come l’eco-design possa essere integrato anche nei prodotti destinati ai più giovani e alla pratica sportiva quotidiana. Se l’eco-design consente di ridurre l’impatto ambientale già nella fase di progettazione, è attraverso i servizi di riparazione, noleggio e Second Life che Decathlon estende concretamente il ciclo di vita dei propri prodotti, trasformando la sostenibilità da caratteristica del prodotto a modello di utilizzo.
Accanto all'innovazione di prodotto, Decathlon continua infatti a sviluppare servizi che consentono di prolungare la vita utile degli articoli sportivi. Riparazione, noleggio, Second Life e buy-back rappresentano oggi alcuni degli strumenti attraverso cui l'azienda promuove un approccio più circolare allo sport. Nel 2025 i modelli di business circolari hanno registrato una crescita del 24% rispetto all'anno precedente e generano oggi il 2,64% delle vendite complessive del Gruppo. L'obiettivo è ridurre gli sprechi e rendere lo sport economicamente più accessibile, favorendo un utilizzo più efficiente e prolungato dei prodotti. In Italia, questa strategia si traduce già in risultati concreti: nel corso del 2025 Decathlon ha effettuato 20.413 riparazioni di articoli sportivi, registrando una crescita dell'11,1% rispetto all'anno precedente.
Nello stesso periodo, 126.704 prodotti hanno trovato una seconda vita attraverso programmi di Second Life, buy-back e rivendita di biciclette provenienti dal noleggio, con una crescita del 9% rispetto all'anno precedente. Anche i modelli basati sull'utilizzo continuano a crescere: oltre 33.400 biciclette sono state utilizzate attraverso formule di abbonamento e più di 120.000 noleggi hanno riguardato sci e snowboard. Le categorie più rappresentative di questa trasformazione sono oggi il ciclismo e il fitness per quanto riguarda la riparazione, mentre ciclismo, sport invernali e sport acquatici (Sup e kayak) guidano lo sviluppo dei servizi di noleggio. L'economia circolare non rappresenta però soltanto una leva ambientale. Permette anche di rendere lo sport più accessibile, offrendo ai consumatori alternative all'acquisto tradizionale e contribuendo a ridurre il costo di accesso alla pratica sportiva.
Nel 2025 Decathlon ha ridotto del 16,2% le proprie emissioni assolute di gas serra rispetto al 2021, raggiungendo 7,95 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, in diminuzione dell'1,8% rispetto al 2024. In Italia, negli anni c'è stato un lavoro e un'attenzione costante alla riduzione dei consumi tramite progetti mirati, maggior sensibilità e attenzione ai consumi. Sono stati aggiunti nuovi impianti fotovoltaici fino ad arrivare a fine 2025 ad avere 36 impianti fotovoltaici attivi con una potenza di 6.765 kW che hanno prodotto nel 2025 quasi l'11% del fabbisogno di Decathlon Italia. Questo risultato è stato ottenuto grazie a interventi lungo tutta la catena del valore, dall'eco-design alla decarbonizzazione produttiva, fino all'ottimizzazione della logistica e allo sviluppo dei modelli circolari.
Nel corso del 2025 quasi 28.000 collaboratori hanno partecipato alla definizione del nuovo Purpose, della Vision 2035 e del piano strategico di lungo periodo dell'azienda. Oggi Decathlon conta oltre 102.000 collaboratori nel mondo, con il 90% delle persone che dichiara di essere felice di andare al lavoro ogni mattina e il 93% che si dichiara orgoglioso di lavorare per l'azienda. La sostenibilità diventa così non soltanto una strategia ambientale, ma una tras formazione culturale che coinvolge persone, prodotti e modelli di consumo. Anche in Italia, questa trasformazione si traduce in un crescente coinvolgimento delle nostre 7.000 persone. “Crediamo che il futuro dello sport passi dalla capacità di rendere i prodotti più durevoli, cioè riparabili e riutilizzabili per una seconda vita. Per questo continuiamo a investire in eco-ideazione, riparazione, noleggio e Second Life, con l'obiettivo di accompagnare sempre più persone nella pratica sportiva riducendo al tempo stesso il nostro impatto ambientale", ha dichiarato Dorothée Monsigny, Sustainability Leader Decathlon Italia.
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06/08/2026 09:19 AM
(Adnkronos) - Oggi questo percorso si arricchisce di un ulteriore tassello con il lancio dei nuovi Gamberi Argentini Findus certificati Msc, tra i più riconosciuti standard internazionali per la pesca sostenibile. Un nuovo traguardo che rappresenta non solo un ...
(Adnkronos) - Oggi questo percorso si arricchisce di un ulteriore tassello con il lancio dei nuovi Gamberi Argentini Findus certificati Msc, tra i più riconosciuti standard internazionali per la pesca sostenibile. Un nuovo traguardo che rappresenta non solo un passo avanti nel percorso di sostenibilità aziendale, ma anche un segnale importante per l’intera categoria che consolida il ruolo di Findus come leader del mercato del surgelato ittico, con oltre 23 mila tonnellate di prodotto, che equivale al 20% del comparto, per un valore totale di 338 milioni di euro . “La salute degli oceani e la tutela delle loro risorse rappresentano una responsabilità che, come leader nel comparto ittico, sentiamo particolarmente nostra - dichiara Alessandro Solazzi, Marketing Director Southern Europe Findus - Da anni portiamo avanti un percorso concreto per contribuire alla salvaguardia del mare, nella convinzione che qualità e sostenibilità debbano procedere insieme. Il nuovo lancio dei Gamberi Argentini certificati MSC è l’ultimo tassello di un percorso che portiamo avanti da anni, per una filiera ittica sempre più responsabile.
Si tratta di un traguardo importante, che ha richiesto un impegno significativo lungo tutta la filiera, dall’identificazione di fonti di approvvigionamento certificate alla gestione di standard rigorosi di tracciabilità e sostenibilità. Come leader di mercato, vogliamo continuare a essere un punto di riferimento per il settore, favorendo un modello di crescita responsabile e sostenibile lungo tutta la filiera ittica, offrendo ai consumatori prodotti che coniughino qualità, praticità e responsabilità”.Il lancio dei nuovi Gamberi Argentini Findus si inserisce in un mercato in crescita e sempre più rilevante per le abitudini di consumo degli italiani. Nel 2025, il comparto dei gamberi surgelati ha raggiunto un valore di 128 milioni di euro, in crescita del +7,5% rispetto all’anno precedente, per oltre 8.500 tonnellate vendute (+3,5%) , confermandosi un sottosegmento dinamico e in salute. Provenienti dalle acque dell’Oceano Atlantico sud-occidentale, i nuovi Gamberi Argentini Findus vengono sottoposti ad un processo di selezione, pulizia e surgelazione che ne preserva qualità e gusto. Già sgusciati e devenati, rappresentano una soluzione pratica e versatile per i consumatori, senza rinunciare all’attenzione verso la provenienza della materia prima. Findus, che già nel novembre 2025 si era distinta come la prima azienda in Italia ad utilizzare gambero argentino certificato Msc, conferma ancora una volta il proprio ruolo pionieristico nella sostenibilità ittica.
La certificazione Msc – Marine Stewardship Council garantisce che il prodotto provenga da attività di pesca sottoposte a rigorosi controlli indipendenti e gestite secondo criteri ambientali che tutelano gli stock ittici, limitano l’impatto sugli ecosistemi marini e assicurano tracciabilità lungo la filiera. Un risultato frutto di un percorso pluriennale di miglioramento nella gestione della pesca del gambero argentino, reso possibile grazie alla collaborazione tra operatori del settore, comunità scientifica e organismi indipendenti. Inserire qui il sottotitolo“Il ruolo di Msc è fornire un quadro basato su scienza e verifiche indipendenti, e progettato per supportare le attività di pesca che scelgono di diventare più sostenibili”, commenta Paola Guglielmo, responsabile della relazione con le aziende per MSC in Italia. “La certificazione ottenuta fa seguito a oltre un decennio di lavoro. La pesca è produttiva, ma anche complessa da gestire perché opera sotto diversi regimi amministrativi e richiede una solida scienza per affrontare la variabilità e l'incertezza. Costruire un sistema di gestione capace di soddisfare rigorosi standard internazionali richiede perseveranza e collaborazione. La lezione è chiara: il miglioramento avviene quando c'è una visione condivisa e quando i mercati riconoscono tutti gli sforzi compiuti. Quando le aspettative sono trasparenti e chiare, i progressi accelerano”. L’attenzione alla sostenibilità è profondamente radicata nel Dna di Findus e l’impegno per avere materie prime approvvigionate in modo sostenibile è parte di un percorso che l’azienda porta avanti da tempo, anche attraverso importanti iniziative per la tutela dei mari in collaborazione con partner strategici.
Tra i progetti all’attivo, Findus è parte della Water Defenders Alliance di LifeGate, l’alleanza che combina competenze, risorse e soluzioni unendo imprese, istituzioni, porti, cittadini, mondo della ricerca scientifica e tecnologica per difendere la salute delle nostre acque. Grazie a questa partnership, Findus ha adottato negli anni diversi Seabin (dei quali 3 attualmente attivi), dispositivi mangia-rifiuti che hanno permesso dal 2021 ad oggi di catturare dai mari italiani oltre 45,3 tonnellate di rifiuti, tra cui plastiche e microplastiche fino a 2 mm di diametro, equivalenti al peso di oltre 3 milioni di bottigliette di plastica da 0,5 litri. Se le mettessimo in fila, copriremmo una distanza pari a quella tra Milano e Roma (604 km). Nelle ultime settimane, Findus ha inoltre sostenuto il lancio di un nuovo progetto guidato dalla Water Defenders Alliance di LifeGate, in collaborazione con Aquageo e con il contributo scientifico dell’Università degli Studi 'G. d’Annunzio' di Chieti-Pescara: Aqualis, innovativo dispositivo entrato in funzione presso il Porto Turistico Marina di Pescara e progettato per contribuire concretamente alla tutela delle acque e alla lotta all’inquinamento marino. Interamente progettato e realizzato in Italia, Aqualis è un sistema tecnologico capace di intercettare tutti i rifiuti galleggianti, comprese plastiche e microplastiche fino a 1,6 mm di diametro, oltre a oli e idrocarburi presenti sulla superficie dell’acqua. Installato nei punti di maggiore accumulo dei detriti all’interno dei porti, il dispositivo può raccogliere fino a 500 kg di rifiuti galleggianti all’anno e fino a 800 kg di oli e idrocarburi, contribuendo alla protezione concreta degli ecosistemi acquatici.
“Findus partecipa da diversi anni alla Water Defenders Alliance, sostenendo soluzioni concrete e misurabili per proteggere i nostri mari dall’inquinamento da plastiche e microplastiche - dichiara Lajal Andreoletti, responsabile progetti ad impatto LifeGate - Quest’anno la nostra collaborazione si è arricchita di un nuovo importante tassello con l’installazione al Marina di Pescara del nostro primo Aqualis, la nuova tecnologia capace di raccogliere i rifiuti galleggianti dall’acqua, incluse le microplastiche e gli oli presenti in superficie. Aqualis è anche al centro di un progetto di ricerca dell’Università di Chieti-Pescara, a conferma del valore scientifico e innovativo della soluzione. Questa nuova attivazione dimostra come innovazione tecnologica, ricerca scientifica e collaborazione tra pubblico e privato possano lavorare insieme per ridurre l’inquinamento e accrescere la consapevolezza su un tema sempre più urgente”.
In un momento in cui la vulnerabilità di mari e oceani è sempre più evidente, diventa essenziale agire per proteggere e preservare questi ecosistemi fragili e fondamentali per l’equilibrio del pianeta. In questo contesto, Findus ha scelto di giocare un ruolo attivo nella conservazione delle praterie di Posidonia oceanica lungo le coste italiane aderendo al progetto “Blue Forest” promosso da One Ocean Foundation, realtà non profit italiana impegnata nella protezione dell’oceano e riconosciuta a livello internazionale come piattaforma per lo sviluppo sostenibile. L’iniziativa ha l’obiettivo di contribuire al ripristino e alla tutela delle foreste marine di Posidonia oceanica, pianta acquatica endemica del Mediterraneo dal ruolo cruciale per la biodiversità marina, la protezione delle coste e la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico. Dopo le attività realizzate tra il 2024 e il 2025, che hanno interessato una superficie complessiva di 155 m² di riforestazione dei fondali liguri, a Sanremo, si è appena concluso un nuovo intervento in Sardegna, nell’area di Cala di Volpe, nel nord-est dell’isola, che ha previsto il ripristino di ulteriori 50 m² di prateria di Posidonia oceanica, a conferma della continuità dell’impegno nel tempo. One Ocean Foundation si occupa inoltre del monitoraggio scientifico delle aree riforestate, affidandosi a biologi marini specializzati per seguire l’evoluzione delle praterie e valutarne lo stato di crescita, garantendo così un approccio basato su evidenze scientifiche e impatto misurabile nel lungo periodo.
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06/06/2026 05:16 PM
(Adnkronos) - Nel 1936, in un paese dell’Alta Valtellina, iniziava l’imbottigliamento di un’acqua minerale diventata presto parte dell’immaginario italiano. Novant’anni dopo, Levissima celebra questo traguardo con la stessa anima delle origini: radici alpine, impegno per ...
(Adnkronos) - Nel 1936, in un paese dell’Alta Valtellina, iniziava l’imbottigliamento di un’acqua minerale diventata presto parte dell’immaginario italiano. Novant’anni dopo, Levissima celebra questo traguardo con la stessa anima delle origini: radici alpine, impegno per il territorio e uno sguardo rivolto al futuro. C’è un’immagine che molti italiani ricordano ancora: Reinhold Messner in mezzo alle cime innevate, che pronunciava la celebre espressione “Altissima, Purissima, Levissima”. Era la televisione degli anni Novanta, eppure quella voce – e quella vetta bianca sull’etichetta – sono rimaste nell’immaginario collettivo fino a oggi. "Simbolo di leggerezza, di purezza, di un’appartenenza alle Alpi che Levissima ha sempre rivendicato con orgoglio", sottolineano dalla società.
Tutto inizia nel 1936, quando il professor Gasparre Piccagnoni ottiene la concessione per l’imbottigliamento della sorgente di Cepina. Ma l’acqua di quel piccolo paese dell’Alta Valtellina era già conosciuta da tempo: medici, studiosi e ospiti dell’Hotel Cepina ne apprezzavano il gusto leggero e puro fin dai primi del Novecento. Secondo la tradizione, fu il Vescovo di Como, Monsignor Alessandro Macchi, a trovare il nome giusto: dopo averla assaggiata la definì “ottima, leggera, levissima”. Da allora, sottolinea la società nel celebrare i suoi 90 anni, "niente è cambiato. L’acqua nasce ancora lì, ai margini occidentali del Parco Nazionale dello Stelvio, dove le nevi scivolano lentamente attraverso le rocce cristalline delle Alpi Centrali".
Molto prima che “outdoor” diventasse una parola di tendenza, Levissima aveva già costruito un immaginario distintivo: ghiacciai, trekking, esplorazione, libertà. Le campagne storiche del brand sono oggi veri pezzi di cultura visiva italiana. Le illustrazioni colorate degli anni Ottanta e Novanta raccontavano un Paese che guardava alla montagna come simbolo di energia e autenticità: concorsi sull’esplorazione, raccolte punti ispirate ai parchi naturali, collaborazioni con il Wwf. E poi i testimonial: da Messner a Kristian Ghedina, volti di un’Italia che amava la montagna sul serio. "Con quel claim, Levissima ha trasformato la purezza dell’acqua in qualcosa di più grande: un simbolo culturale legato alla montagna e a uno stile di vita che milioni di italiani hanno fatto proprio", si sottolinea.
Lo stabilimento di Cepina è oggi uno dei poli produttivi più rilevanti della Valtellina. Più di 100.000 mq e 225 dipendenti. Sette linee PET, oltre 40 referenze tra acqua naturale, frizzante e Levissima+. Lo stabilimento è un presidio industriale radicato nella comunità locale, che da quasi un secolo contribuisce all’economia e alla vita dell’Alta Valtellina. “Novant’anni sono un traguardo straordinario, ma per noi rappresentano soprattutto una responsabilità”, dichiara Ilenia Ruggeri, Direttore Generale del Gruppo Sanpellegrino. “Levissima nasce in Valtellina e continua ogni giorno a costruire il proprio futuro insieme alla comunità locale, alle persone che lavorano nello stabilimento e ai partner che condividono il nostro impegno verso la montagna. In questi anni abbiamo investito in innovazione, qualità e sostenibilità con l’obiettivo di custodire la purezza della nostra acqua, portarla sulle tavole dei nostri consumatori pura come sgorga alla fonte e contribuire concretamente alla valorizzazione della comunità”. La montagna non è solo lo sfondo del brand: "è una responsabilità", sottolineano dalla società, spiegando che "da anni Levissima sostiene progetti concreti per la tutela dell’ecosistema alpino, la ricerca scientifica e la valorizzazione del territorio". Dal 2007 il brand collabora con l’Università degli Studi di Milano per il monitoraggio dei ghiacciai italiani. Il progetto “Levissima Spedizione Ghiacciai” segue l’evoluzione del Ghiacciaio Dosdè Orientale e del Ghiacciaio dei Forni – veri laboratori naturali per capire cosa sta succedendo al clima delle Alpi. Nel tempo, il brand ha contribuito anche al Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani e a iniziative di divulgazione scientifica e sensibilizzazione ambientale.
Sul fronte della rigenerazione forestale, Levissima lavora insieme all’Università degli Studi di Milano, al Consorzio Forestale Alta Valtellina per il ripristino di alcune aree devastate dalla tempesta Vaia, interventi di riforestazione e monitoraggio della fauna alpina. Completano il quadro le iniziative legate alla valorizzazione del territorio: le esperienze con Gite in Lombardia, il sostegno al recupero del Bivacco Meneghello e a infrastrutture montane che avvicinano le persone all’ambiente alpino.
Nello stabilimento, il 100% dell’energia elettrica acquistata proviene da fonti rinnovabili e il 99,9% dei rifiuti viene riciclato o recuperato energeticamente. Anche la logistica fa la sua parte: circa il 40% del prodotto viaggia via treno, oltre il 37% su mezzi a basse emissioni, tra cui camion a Bio GNL. Nel 2023, Levissima ha introdotto il primo camion 100% elettrico nel settore dell’acqua minerale in Italia. "Novant’anni non sono un traguardo, sono una misura - sottolinea la società - La misura di quanto un’acqua, una montagna e le persone che le abitano possano costruire qualcosa di duraturo. Nata in Valtellina nel 1936, Levissima guarda al futuro con lo stesso spirito delle origini: custodire ciò che viene dalla montagna e restituirlo – ogni giorno, in ogni bottiglia – a chi sceglie di portarla con sé".
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06/04/2026 05:50 PM
(Adnkronos) - "L’acqua, come il mare, è da sempre una spinta all’innovazione e al cambiamento. In Nextchem uniamo un approccio ingegneristico rigoroso a una visione umanistica, che si riflette nel nostro motto ‘Planet Aqua, Planet Peace’. Non ci ...
(Adnkronos) - "L’acqua, come il mare, è da sempre una spinta all’innovazione e al cambiamento. In Nextchem uniamo un approccio ingegneristico rigoroso a una visione umanistica, che si riflette nel nostro motto ‘Planet Aqua, Planet Peace’. Non ci sfugge quanto il mare sia tornato nodale nello scenario geopolitico e altrettanto nodale nel dibattito tra sviluppo e sostenibilità. Uno spazio di convivenza, conflitto e innovazione". Sono le parole di Fabio Fritelli, Managing Director di Nextchem, alla Venice Climate Week dove il gruppo porta il suo contributo, “non solo competenza tecnologica, ma una visione industriale concreta".
Fritelli richiama il ruolo del gruppo: "Il gruppo Maire, di cui faccio parte, è attivo da sempre nella realizzazione di infrastrutture per la produzione di energia. Da qualche anno abbiamo aperto una fabbrica dedicata allo sviluppo di tecnologie per la transizione energetica. Una transizione - sottolinea - che prenderà i prossimi 30 o 50 anni, senza che nessuno, in questo contesto, neghi il fatto che i combustibili fossili rimarranno una fonte del mix energetico che contribuirà ad alimentare questo Paese".
"Il tema vero è lo sviluppo di quelle tecnologie che, nel tempo, potranno consentire di diversificare dai combustibili fossili - continua - Chi lavora ogni giorno su soluzioni sa che la trasformazione del settore non avviene per salti, ma attraverso un percorso fatto di scelte tecnologiche, integrazione e tempo. Non esiste una panacea, esiste invece la volontà di integrare le tecnologie a disposizione".
Entrando nel merito del business, Fritelli spiega: "Il gruppo è attivo in tre settori principali: la produzione di tecnologie per generare vettori energetici, quindi quelli che fanno muovere le persone; la produzione di tecnologie per le plastiche e la circolarità, quindi tutto ciò che consente di recuperare materiali e le tecnologie che permettono di ridurre l’impatto ambientale dei settori più energivori". Nel caso specifico del settore marittimo "che contribuisce oggi al 3% dell’inquinamento di effetto serra, CO₂, a livello mondiale ed è destinato a crescere in conseguenza della crescita del commercio internazionale, il gruppo offre tecnologie per la produzione di vettori energetici alternativi al diesel o a un combustibile tradizionale", si sofferma.
"Il nostro lavoro sul maritime parte da un approccio aperto e multi soluzione - spiega Fritelli - Parliamo di una filiera che valorizza metanolo a basso contenuto di carbonio, idrogeno e ammoniaca, tre vettori energetici chiave per avvicinarci a una navigazione a basse emissioni di carbonio. A questi si affiancano le tecnologie di riciclo meccanico e chimico, fondamentali per affrontare un’altra emergenza che riguarda da vicino i nostri mari: la dispersione delle plastiche". Sui carburanti del futuro per lo shipping, Fritelli è netto: "Le tecnologie per la produzione di carburanti che hanno un impatto ambientale minore rispetto a quelli utilizzati oggi nelle imbarcazioni sono l’idrogeno, il metanolo e l’ammoniaca. Ogni Paese si sta posizionando su uno di questi tre vettori energetici".
E continua: "Noi riteniamo che, per l’Europa e per buona parte del mondo, il metanolo sia il combustibile migliore per la transizione dal combustibile tradizionale. Proponiamo tecnologie per produrre biometanolo da scarti agricoli, metanolo prodotto in maniera tradizionale ma catturando la CO₂ fino all’e metanolo, quello che si ottiene da fonti energetiche rinnovabili – sole, vento, acqua – e che porta a combustibili verdi".
"Il metanolo, tuttavia, ha ancora un costo di produzione abbastanza inarrivabile in termini di competitività a livello mondiale - riconosce - Quando si parla di vettori energetici, si parla di commodities. Le commodities hanno il difetto di dover essere competitive a livello globale, mentre l’energia elettrica deve essere disponibile a livello locale. Una commodity - petrolio, gas, metanolo - deve essere disponibile a un prezzo competitivo a livello mondiale", osserva. Da qui la necessità di un cambio di scala: "Per poter essere competitivi a livello mondiale bisogna ristrutturare l’intero sistema, non è sufficiente fare un’iniziativa localizzata - avverte Fritelli - L’intero sistema significa la produzione del metanolo, le navi che possono utilizzare metanolo, i porti che sono in grado di ospitare attività di bunkering e di distribuzione del metanolo e, in ultima analisi, gli utilizzatori finali che devono essere disponibili a pagare un prezzo maggiore per quel combustibile".
"C’è il regolatore, c’è l’infrastruttura, ci sono i trasportatori, i produttori: l’intero anello deve essere d’accordo nel percorso da fare - ribadisce - È un cambiamento graduale ma reale, che ci consente di affiancare - e nel tempo superare - i combustibili tradizionali. Ma la sfida più urgente è di ecosistema: perché questo percorso diventi concreto, devono muoversi insieme industria, istituzioni e regolatori, in un’azione coordinata capace di trasformare l’innovazione in realtà operativa". Il fattore tempo resta cruciale: "Il tutto va realizzato in tempi brevi, perché non dimentichiamoci che ci sono le agende 2030 e 2050", ricorda Fritelli. "La Comunità Europea ha fatto una serie di azioni ben precise per arrivare a certe percentuali di decarbonizzazione al 2030 e poi al 2050. È un settore che comunque prevede anche altri attori a livello mondiale".
In questo quadro, Fritelli richiama il ruolo della Cina: "La rapidità con la quale sta sviluppando nuovi impianti per la produzione di metanolo, anche verde, è senza precedenti a livello mondiale e, come è successo per l’auto elettrica, ci aspettiamo che questo sia di sprone e di incentivo ad altre economie per fare lo stesso". Un approccio "coerente con il nostro animo che cambia orizzonte, ma resta saldo nella convinzione che sia possibile immaginare e disegnare un nuovo futuro dei mari, trasformando obiettivi climatici in soluzioni industriali concrete e scalabili sulla base di tecnologie già disponibili", conclude.
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06/04/2026 05:26 PM
(Adnkronos) - Sviluppare strumenti rapidi, selettivi e a basso costo per rilevare la presenza di Pfas direttamente sul campo, anche in contesti ambientali e industriali complessi. E' questo l’obiettivo del progetto di ricerca sui 'Dispositivi Analitici in Carta ...
(Adnkronos) - Sviluppare strumenti rapidi, selettivi e a basso costo per rilevare la presenza di Pfas direttamente sul campo, anche in contesti ambientali e industriali complessi. E' questo l’obiettivo del progetto di ricerca sui 'Dispositivi Analitici in Carta per il Rilevamento in-situ di Pfas', presentato oggi al Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Genova. Il progetto è sviluppato dal Laboratorio di Nanostrutture per l’Energia e l’Ambiente dell’Università di Genova, in collaborazione con AmSpec Italia S.r.l. e Conou – Consorzio Nazionale degli Oli Minerali Usati.
La ricerca nasce per rispondere a una delle sfide ambientali e sanitarie più rilevanti degli ultimi anni: il monitoraggio dei Pfas, sostanze per- e polifluoroalchiliche note anche come “Forever Chemicals” per la loro estrema stabilità e persistenza nell’ambiente. Utilizzati per decenni in numerosi ambiti industriali e domestici, i Pfas sono oggi al centro dell’attenzione internazionale per la loro ampia diffusione e per capacità di contaminare acqua, suolo e organismi viventi. La crescente consapevolezza dei rischi legati alla loro presenza ha spinto le autorità internazionali, tra cui l’Epa statunitense, a definire limiti di esposizione sempre più restrittivi.
Attualmente, il metodo analitico standard per la rilevazione, basato su EPA 537.1 – SPE + HPLC-MS/MS richiede però strumentazioni complesse, comporta costi elevati per campione ed è difficilmente applicabile direttamente sul campo, nonché poco agevole su matrici non acquose, come gli oli lubrificanti. Da qui la novità del progetto: sviluppare metodi di screening innovativi realizzati mediante dispositivi analitici in carta, capaci di offrire analisi più rapide, accessibili, selettive e utilizzabili anche su matrici complesse. L’attività di ricerca comprenderà la progettazione di reagenti specifici e lo sviluppo di modelli predittivi per migliorare la velocità e l’efficienza delle analisi.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito dell’Accordo Quadro tra il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale – Laboratorio di Nanostrutture per l’Energia e l’Ambiente e AmSpec Italia S.r.l., che ha portato alla nascita della “AmSpec Academy”, piattaforma dedicata allo sviluppo di attività di ricerca congiunta. “La capacità di analizzare matrici potenzialmente inquinate e inquinanti rappresenta da sempre una sfida tecnologica e metodologica per le imprese del settore – dichiarano da AmSpec Italia - Partecipare a questa ricerca, mettendo al servizio le nostre competenze, è per noi un obiettivo prioritario, poiché attraverso un’iniziativa di tipo aziendale possiamo concretamente contribuire al benessere della collettività.”
“I Pfas sono un problema ambientale complesso e articolato. È necessario agire su più livelli, a partire dal passaggio fondamentale della loro individuazione – dichiara Laura Gaggero Prorettrice alla Ricerca dell’Università di Genova - In questo contesto si inserisce questa ricerca, che mira a sfruttare tecnologie innovative per ottenere sistemi di screening in grado di rispondere alle reali esigenze industriali”.
“La raccolta dei rifiuti industriali pericolosi, come l’olio minerale usato, richiede un’attenzione sempre maggiore al monitoraggio degli inquinanti organici persistenti”, dichiara Riccardo Piunti, presidente del Conou. “I controlli preventivi in fase di raccolta devono essere rapidi e di agevole esecuzione. I Pfas saranno l’inquinante del secolo: è necessario attrezzarci al meglio, da subito”.
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06/04/2026 12:52 PM
(Adnkronos) - Tempi da record per Arcadia, la nuova nave oceanografica da "fantascienza" e super silenziosa dell'Ispra-Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Il varo tecnico è atteso per fine giugno 2026 e la piena operatività a metà 2027. Obiettivo ...
(Adnkronos) - Tempi da record per Arcadia, la nuova nave oceanografica da "fantascienza" e super silenziosa dell'Ispra-Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Il varo tecnico è atteso per fine giugno 2026 e la piena operatività a metà 2027. Obiettivo realizzare un'infrastruttura scientifica per studiare, monitorare e proteggere gli ecosistemi marini del Mediterraneo. A fare il punto sui lavori di costruzione con Adnkronos è Giordano Giorgi, responsabile Centro Nazionale Coste Ispra.
"La nave Arcadia è in costruzione da aprile dell'anno scorso presso i cantieri Piombino Industrie Marittime; responsabile è il cantiere Mariotti di Genova. La costruzione si sta realizzando a tempo di record, perché in meno di 18 mesi è stata completata, proprio la scorsa settimana, la parte dello scafo e dei primi due piani della nave. Si è arrivati a livello del ponte; sopra c'è una torretta di comando che è in via di assemblaggio. Entro fine giugno il traguardo da raggiungere è quello del cosiddetto varo tecnico che consiste nel verificare la tenuta stagna di tutta la parte dello scafo, il galleggiamento essenzialmente", spiega.
Finita questa fase, "si andrà ad assemblare la torretta sovrastante e quindi avremo, molto probabilmente per settembre-ottobre, la visione completa della nave in senso ampio del termine. Seguirà, poi, una fase di allestimento e prove in mare, il cui traguardo si andrà a concludere entro l'anno o comunque entro i primi mesi del 2027. La nave diventerà pienamente operativa a metà del prossimo anno". Nel frattempo verranno acquisite le cosiddette certificazioni di classe.
Un progetto all'avanguardia sotto il profilo della sostenibilità ambientale e dell'innovazione scientifica. "E' una nave dotata di motori a propulsione ibrida, cioè alimentati da diesel a bassissimo impatto che a sua volta alimenta la parte elettrica della nave. Questi motori sono allestiti in locali che ne consentono una estrema silenziosità", prosegue Giorgi spiegando che la nave avrà la certificazione di classe silenziosa Quiet/Silent.
"La silenziosità è fondamentale quando si effettuano monitoraggi di specie marine molto sensibili al rumore, ma soprattutto questo elemento aumenta la qualità del dato acustico che viene raccolto da strumenti che sono posti sotto lo scafo della nave. La qualità del dato è una delle cose sulle quali abbiamo puntato di più, pochissime navi al mondo hanno questa certificazione", rimarca.
Non solo. "La nave è pensata per rilevare fondali ad alta profondità ed è dotata di un robot filoguidato, un Rov, che arriva fino a 4mila metri di profondità, riesce a prelevare campioni, fa delle immagini di altissima qualità fotografica e video. Può fare delle scansioni tridimensionali tramite laser che consentono di ricostruire in 3D un habitat che si trova a 3mila metri di profondità. È fantascienza rispetto a quello che è attualmente disponibile", aggiunge. Ma c'è di più: "Ci sono 100 metri quadrati di laboratorio che consentono di poter fare delle analisi direttamente a bordo; questo è estremamente utile quando ci sono, ad esempio, eventi di inquinamento accidentale importanti".
Lunga 70 metri, con 34 persone a bordo, di cui 16-17 marittimi e il resto tecnici-ricercatori, Arcadia può dunque puntare su strumentazioni all'avanguardia che permetteranno di esplorare profondità ancora scarsamente conosciute. "Le conoscenze degli ambienti sommersi, soprattutto per quanto riguarda il range dai 500 ai 2000 metri di profondità, anche nel Mare Nostrum che è uno dei mari più studiati al mondo, sono scarsissime. Meno del 5% dei nostri fondali nel Mediterraneo è conosciuto ad un livello adeguato" a livello di habitat e di caratteristiche geologiche. Arcadia "è in grado di darci informazioni come se andassimo a 100 volte la velocità cui siamo andati finora" rispetto ai tempi dei rilievi.
Per l'esperto, non ci sono navi con le stesse caratteristiche e potenzialità "né in Italia né nel Mediterraneo; anche a livello mondiale, forse in questo preciso istante, sono un paio le navi che possono competere con l'Arcadia che è stata progettata e viene realizzata adesso e in modo specifico per fare questo mestiere".
Arcadia è il cuore operativo del Progetto Pnrr-Marine Ecosystem Restoration (Mer), il più grande investimento del Pnrr per la tutela dell’ambiente marino. Da sottolineare, conclude Giorgi, "la collaborazione estremamente proficua con la Marina Militare; è stata un'unione di competenze, noi per la parte di strumentazione tecnico-scientifica e loro per la parte navale marittima".
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06/04/2026 11:01 AM
(Adnkronos) - Il ridimensionamento del packaging delle Tagliatelle che ha portato a un risparmio di 150 tonnellate di cartone e una riduzione del 20% delle emissioni CO₂ legate al trasporto; i vasetti per i sughi pronti che contengono circa il 65% di ...
(Adnkronos) - Il ridimensionamento del packaging delle Tagliatelle che ha portato a un risparmio di 150 tonnellate di cartone e una riduzione del 20% delle emissioni CO₂ legate al trasporto; i vasetti per i sughi pronti che contengono circa il 65% di vetro riciclato, l’utilizzo di farina di grano tenero da agricoltura rigenerativa per la realizzazione di Buongrano, o i progetti di inserimento di persone con autismo in alcuni stabilimenti. Queste sono solo alcune delle “storie di sostenibilità” che il Gruppo Barilla presenta in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente con la pubblicazione del Rapporto di Sostenibilità 2025. Una rendicontazione che arriva all’indomani del riconoscimento come prima azienda del settore food per reputazione al mondo per il terzo anno consecutivo e, per la prima volta, nella top 10 assoluta, secondo il Global RepTrak 100 2026. (AUDIO)
“Il futuro del Pianeta sarà sempre più legato alla capacità di diffondere cultura ed educazione" lo sottolinea il vicepresidente del Gruppo Paolo Barilla, spiegando che "per Barilla, questo significa prendersi cura delle comunità, promuovere buoni valori e investire in tecnologie e produzioni orientate alla protezione dell'ambiente e attente alla salute delle Persone”.
La passione per il buon cibo ha spinto Barilla a migliorare il profilo nutrizionale dell'intero portafoglio senza rinunciare al gusto: l'89% dei volumi venduti ha un contenuto massimo di 5 grammi di zucchero per porzione, il 90% non supera 0,5 grammi di sale per porzione, il 90% contiene fonti di fibre e il 72% delle monoporzioni da forno si mantiene sotto le 150 calorie. Ed è la stessa passione a guidare l’azienda verso l’innovazione, con l’investimento nel 2025 di oltre 47 milioni di euro in Ricerca, Sviluppo e Qualità. Simbolo di questo impegno è il Bite (Barilla Innovation & Technology Experience), nuovo polo globale di innovazione del Gruppo sorto a Parma accanto allo storico pastificio. Qui, le idee diventano prototipi e processo industriale grazie al lavoro di oltre 200 professionisti tra tecnologi alimentari, ricercatori, food designer, chef e sensory expert, oltre a una rete di collaborazioni composta da 84 università e centri di ricerca.
Sul fronte energetico, sono stati investiti 30 milioni di euro come parte del piano quinquennale da 168 milioni di euro entro il 2030 destinato agli stabilimenti produttivi Barilla, tra efficienza energetica, gestione più attenta delle risorse idriche e sviluppo di impianti di energia elettrica da fonti rinnovabili. Nel 2025, 5 nuovi impianti attivati a Foggia, Melfi, Ascoli Piceno, Cremona e Thiva, in Grecia, hanno portato la capacità fotovoltaica installata negli stabilimenti a superare gli 8 MW, più del quadruplo rispetto al 2022. E ulteriori installazioni sono in programma tra il 2026 e il 2028 negli impianti bakery di Novara e Celle, in Germania. Altrettanto significativo è il lavoro sul risparmio idrico: negli stabilimenti in aree a stress idrico, l'acqua riciclata e riutilizzata è cresciuta del 196% rispetto al 2022, puntando all'obiettivo del +250% al 2030.
Il cambiamento climatico e la pressione sulle risorse naturali richiedono un’evoluzione delle pratiche agricole, puntando anche sulla salute del suolo e degli ecosistemi. In questo contesto si inserisce l’impegno di Barilla, che nel 2025 ha acquistato 4.160 tonnellate di grano tenero da agricoltura rigenerativa (250.000 tonnellate è l’obiettivo 2030), che punta a ripristinare la salute del suolo, la biodiversità e a ridurre l’utilizzo di acqua. Ed è da qui che è arrivato a scaffale nel 2025 il biscotto Mulino Bianco Buongrano, il primo prodotto realizzato con il 100% di farina di grano tenero da agricoltura rigenerativa, certificata secondo il Regenerative Agriculture Standard di FoodChain ID. Dietro quel biscotto c'è un lavoro di anni: rotazioni colturali, minima lavorazione del suolo, fertilizzazione organica e 2.000 ettari dedicati ad aree di biodiversità - che fioriscono tra i campi di grano, con un aumento del 40% degli insetti impollinatori nelle aree monitorate insieme all'Università di Bologna[6]. Un progetto nato dal programma “Carta del Mulino” che coinvolge oggi quasi 2000 agricoltori di grano tenero e ha permesso una riduzione annua delle emissioni di CO₂eq pari a circa 9.000 tonnellate, l’equivalente di oltre 2000 voli andata e ritorno da Milano a Los Angeles.
La presenza di Barilla nelle comunità si esprime anche attraverso progetti che riguardano i siti produttivi del Gruppo e iniziative nelle piazze con attività che vedono il cibo come un punto di connessione tra realtà diverse. Ad esempio, con PizzAut è nata PastAut, la collaborazione che ha portato all’inserimento della pasta Barilla nei menù dei ristoranti gestiti da ragazzi autistici di Cassina de' Pecchi e Monza, reso possibile grazie alla formazione degli chef di Academia Barilla. E gli stessi prodotti Barilla diventano megafono di cause sociali come è successo con attività come Biscotti di Felicità insieme a Dynamo Camp e Biscotti senza Frontiere, sviluppato con Medici senza Frontiere. Nel corso del 2025, Barilla ha donato 4.000 tonnellate di prodotti a organizzazioni non profit e destinato 2 milioni di euro a cause sociali. Ma l’inclusione è anche una pratica quotidiana che vive nei reparti produttivi e nelle conversazioni tra le persone. Ad esempio, due stabilimenti raccontano con esempi concreti: grazie alla collaborazione con iFun, sei giovani con autismo hanno iniziato a lavorare nel pastificio di Foggia a marzo 2025. E in Francia, nella bakery La Malterie, persone con autismo sono entrate stabilmente in produzione con contratto a tempo indeterminato, grazie al modello sviluppato con Vivre et travailler autrement e il supporto di Agefiph, l’ente nazionale francese che finanzia iniziative per l’inclusione delle persone con disabilità.
A raccontare la forza di questo legame è la voce di chi opera quotidianamente sul campo: “Barilla è nostra storica compagna di banco - riferisce Marco Piuri, presidente di Fondazione Banco Alimentare - e anche in un contesto internazionale come Tuttofood, così come durante tutto l’anno, continua a donarci gli alimenti che, consegnati ai nostri volontari, diventano risorsa preziosa per tante famiglie e persone in difficoltà. La ringraziamo, perché sostiene e contribuisce concretamente al nostro impegno nell’aiuto alimentare in Italia”.
L’impegno in sostenibilità si sviluppa in parallelo con quello di business, come confermato dalla pubblicazione delle due rendicontazioni annuali. In un anno segnato da un contesto globale instabile, tra tensioni geopolitiche, nuove dinamiche commerciali e forti oscillazioni dei costi, il Gruppo Barilla, con 30 comprensori produttivi (15 in Italia e 15 all’estero) e 2 milioni di tonnellate di prodotti venduti in 100 Paesi, vede il suo fatturato toccare i 4.837 milioni di euro (+1% al netto dell’effetto cambio). E conferma anche quest’anno il suo impegno in linea con gli obiettivi del Barilla 2030 Sustainability Compass a tracciare la direzione per i prossimi 4 anni.
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06/04/2026 07:56 AM
(Adnkronos) - Sonepar Italia annuncia l’edizione 2026 degli Energy Transition Days, in programma l’1 e 2 luglio al Centro Congressi Le Ciminiere di Catania. L’evento, organizzato insieme a 30 fornitori partner e riservato ai clienti (installatori e industrie), nasce come ...
(Adnkronos) - Sonepar Italia annuncia l’edizione 2026 degli Energy Transition Days, in programma l’1 e 2 luglio al Centro Congressi Le Ciminiere di Catania. L’evento, organizzato insieme a 30 fornitori partner e riservato ai clienti (installatori e industrie), nasce come occasione di confronto e aggiornamento sui principali fattori che stanno guidando la trasformazione energetica e digitale di edifici, impianti e infrastrutture.
Pensato come forum dedicato alla transizione energetica, l’appuntamento riunirà operatori della filiera, partner tecnologici e professionisti del settore in un contesto favorevole all’approfondimento di contenuti applicativi e alla creazione di opportunità di networking e di business. Il filo conduttore del programma è rappresentato da tre driver strategici – efficienza, elettrificazione e integrazione delle fonti rinnovabili – considerati centrali per accompagnare il mercato verso modelli più sostenibili, intelligenti e interconnessi.
“Gli Energy Transition Days vogliono offrire ai clienti un’occasione concreta di aggiornamento e confronto su temi che stanno incidendo in modo sempre più diretto sull’evoluzione del mercato”, dichiara Dario Venturini, Direttore Business Area Centro, Sud e Isole di Sonepar Italia. “L’obiettivo è mettere a disposizione un ambiente qualificato in cui condividere competenze, tecnologie e visioni, con un’attenzione particolare alle ricadute operative che la transizione energetica sta già producendo lungo tutta la filiera. Portare questo momento di incontro in Sicilia significa offrire ai professionisti del territorio un’occasione concreta per confrontarsi con i principali fornitori del mercato, fare business e formarsi.”
Gli oltre 1.000 ospiti provenienti principalmente da Sicilia e Calabria saranno accolti dall’organizzazione di Sonepar Italia in uno spazio che si sviluppa su una superficie di circa 3.000 metri quadrati, di cui 1.000 dedicati all'esposizione e alla formazione, attrezzato con 3 padiglioni fieristici e 2 sale conferenze. In prossimità del centro congressi troveranno spazio anche 30 espositori di settore, un’area commerciale, truck show e veicoli elettrici.
Il programma prevede, nella giornata del 1° luglio, un approfondimento dedicato ai Data Center, con focus su efficienza energetica, integrazione delle rinnovabili e resilienza delle infrastrutture digitali. Seguirà una discussione sulla building automation, centrata sull’efficientamento degli edifici smart attraverso tecnologie digitali, automazione e utilizzo intelligente dei dati. Nel pomeriggio è previsto un workshop su sollevamento e gestione delle acque, con attenzione a regolazione dei processi idrici, depurazione delle acque di scarico e monitoraggio delle risorse.
Nella giornata del 2 luglio, il programma si aprirà con un workshop dedicato a fotovoltaico residenziale e Conto Termico 3.0, focalizzato su incentivi, ambiti applicativi e soluzioni tecnologiche per l’efficienza energetica e la decarbonizzazione. A seguire, spazio al tema BESS (Business Energy & Smart Solutions) e agrivoltaico, presentati come leve strategiche per massimizzare l’utilizzo delle rinnovabili, aumentare la flessibilità della rete e generare valore sostenibile. La sessione conclusiva sarà dedicata alla media tensione e al ruolo delle reti nella transizione energetica, in chiave di innovazione, digitalizzazione, efficienza e sicurezza. Con Energy Transition Days 2026 Sonepar Italia conferma il proprio ruolo di presidio specialistico della filiera elettrica e tecnologica, potendo offrire competenze, relazioni e soluzioni concrete per accompagnare clienti, fornitori e partner nell’evoluzione del mercato verso modelli più efficienti, digitali e sostenibili.
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06/03/2026 01:41 PM
(Adnkronos) - Ogni italiano genera, attraverso il cibo sprecato in ambito domestico che è pari a 28,8 kg all’anno pro capite, circa 2,46 kg di CO2 equivalente a settimana, ovvero produce circa 128 kg di CO2 equivalente all’anno. Su scala nazionale, ...
(Adnkronos) - Ogni italiano genera, attraverso il cibo sprecato in ambito domestico che è pari a 28,8 kg all’anno pro capite, circa 2,46 kg di CO2 equivalente a settimana, ovvero produce circa 128 kg di CO2 equivalente all’anno. Su scala nazionale, questo equivale a circa 7,5 milioni di tonnellate di CO2 equivalente all’anno, cioè le emissioni annuali di circa 1,6 milioni di automobili. E' quanto rivelano i dati dell’Osservatorio Waste Watcher International contenuti nel Rapporto 'Il caso Italia', diffuso in occasione della 13esima Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare (5 febbraio 2026), rilanciati in vista della Giornata mondiale dell’Ambiente del 5 giugno.
"Avevamo detto, con il Trattato di Parigi, che l’innalzamento della temperatura della Terra di 1,5 °C doveva essere il limite - sottolinea Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International e fondatore della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare - Ma dieci anni dopo lo stiamo già superando: è tempo di agire, subito, e chiunque può e deve farlo anche nel suo quotidiano, a partire da gesti piccoli e semplici, ma essenziali. Come dotarsi degli strumenti che aiutano a prevenire e ridurre lo spreco alimentare, contribuendo così a ridurre le emissioni CO2 che aggravano il riscaldamento globale e quindi la questione climatica".
Dietro allo spreco alimentare si cela una realtà rilevante non solo per la quantità di cibo gettato ma anche per le risorse naturali impiegate nella sua produzione. Lo spreco alimentare domestico rilevato da Waste Watcher nel 2026 comporta uno spreco idrico stimato in circa 75 litri a settimana per ogni cittadino italiano, pari a quasi 3.916 litri all’anno a persona. Se si considera che la popolazione residente in Italia è pari a circa 58,9 milioni di abitanti, l’impatto complessivo calcolato dall'Osservatorio diventa particolarmente significativo: lo spreco alimentare domestico corrisponde a circa 1,7 milioni di tonnellate di cibo gettato ogni anno, con un consumo idrico associato di oltre 230 milioni di metri cubi d’acqua, paragonabile a circa 74mila piscine olimpioniche.
"Sprecare cibo - ricorda ancora Andrea Segrè - significa disperdere anche acqua, energia, suolo, lavoro ed emissioni incorporate nei processi di produzione, trasformazione, distribuzione e conservazione degli alimenti. Per questo è importante che tutti siamo consapevoli dell’impatto della pattumiera di casa nostra".