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Roma ha bisogno di congressi: una visione per il futuro

16/03/2024 - 16/03/2029

Il turismo congressuale come leva industriale

Roma ha il potenziale, manca il sistema

 

I congressi stanno diventando uno dei principali motori della spesa turistica globale.
Non solo crescono per numero, ma si confermano il segmento leader per capacità di spesa: oltre 700 euro al giorno per partecipante, di cui più di 400 euro ricadono direttamente sulla destinazione tra ospitalità, ristorazione, trasporti, servizi e attività culturali.

 

Contrariamente alle previsioni di pochi anni fa, l’era post-Covid ha rafforzato il bisogno di incontri fisici, confronto diretto e condivisione di contenuti complessi. Il digitale non ha sostituito il congresso: lo ha reso ancora più selettivo e più strategico.


 

Un paradosso evidente: Roma sottoperforma

 

Il numero di congressi in Italia è cresciuto a doppia cifra dopo la pandemia.
Eppure, nello scenario internazionale, Roma valorizza solo parzialmente il proprio potenziale.

 

Secondo la classifica ICCA – International Congress and Convention Association, Roma è solo 14ª al mondo, pur restando prima in Italia. Un posizionamento che stride con il patrimonio storico, culturale e alberghiero della Capitale.

 

Il dato più significativo è il confronto con i competitor:
Roma organizza circa la metà degli eventi di città come Parigi, che hanno trasformato il turismo congressuale in una vera industria urbana.


 

Il congresso non è un evento, è una filiera

 

Il turismo congressuale non genera solo pernottamenti.
Produce:

 

  • destagionalizzazione reale;

  • flussi alto-spendenti;

  • valorizzazione di aree urbane non centrali;

  • nicchie specialistiche (medicale, scientifico, corporate, tech) difficilmente intercettabili dal turismo leisure.

 

È una filiera economica completa, non un segmento promozionale.


 

Il vero nodo: la governance, non la domanda

 

Roma non soffre per mancanza di domanda.
Soffre per assenza di sistema.

 

Per competere nel mercato MICE internazionale servono:

 

  • sedi congressuali adeguate per dimensioni, tecnologia e flessibilità;

  • accessibilità efficiente e trasporti affidabili;

  • connettività, sicurezza, decoro urbano;

  • offerta alberghiera coerente per categoria e pricing;

  • politiche di incentivazione comparabili a quelle dei competitor europei.

 

Ma soprattutto serve un soggetto di regia unico.


 

Il Convention Bureau come infrastruttura strategica

 

Le grandi città congressuali non competono con singole location o singoli hotel.
Competono attraverso Convention Bureau forti, strutturati, dotati di:

 

  • governance pubblico-privata;

  • budget dedicato;

  • potere decisionale;

  • mandato chiaro su bidding, promozione e coordinamento.

 

Il Convention Bureau non è un ufficio promozionale:
è una infrastruttura economica, capace di:

 

  • intercettare grandi eventi internazionali;

  • coordinare sedi, hotel, trasporti e servizi;

  • negoziare incentivi e condizioni competitive;

  • presentare la città come sistema affidabile e prevedibile.

 

Senza un Convention Bureau autorevole, Roma resta una destinazione desiderabile ma non affidabile per i grandi organizzatori internazionali.


 

Prezzi, location e competitività

 

Un ulteriore elemento critico riguarda il costo di affitto delle sedi congressuali, spesso non allineato ai benchmark europei.
Se da un lato la ricettività alberghiera romana è competitiva per qualità, dall’altro le location rischiano di diventare un freno alla scelta della destinazione.

 

Qui il Convention Bureau svolge un ruolo essenziale di armonizzazione tra pubblico e privato, evitando che singole rigidità compromettano l’intero sistema.


 

Roma può vincere, ma deve scegliere

 

Partecipare a un congresso a Roma può offrire un’esperienza difficilmente replicabile altrove.
Ma il mercato MICE non premia il fascino: premia l’affidabilità.

 

Roma ha tutte le condizioni per diventare una delle prime città congressuali al mondo.
Ciò che manca non è l’offerta, ma una scelta strategica chiara: trattare il turismo congressuale come industria urbana, non come opportunità occasionale.

 

La differenza tra potenziale e leadership si chiama governance.

 

Roberto Necci

info@robertonecci.it 

 

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