27/07/2024 - 27/07/2029
Negli ultimi anni la presenza di una spa all’interno degli hotel è stata spesso interpretata come un segnale di posizionamento alto di gamma e come leva di attrazione per una clientela premium. In molti casi, tuttavia, la decisione di integrare una spa è stata guidata più da logiche commerciali e di marketing che da una reale valutazione economico-finanziaria.
La spa non è un servizio accessorio. È una business unit ad alta intensità di capitale e di costi operativi, che incide in modo diretto su GOP ed EBITDA. La sua sostenibilità non dipende dalla qualità dell’offerta, ma dalla coerenza tra struttura dei costi, RevPAR dell’hotel e strategia di posizionamento dell’asset.
Una spa alberghiera genera costi rilevanti già in fase di progettazione e li consolida nel tempo attraverso una gestione complessa e rigida.
Le principali voci strutturali includono:
Personale altamente specializzato, con coperture orarie estese e scarsa flessibilità;
Elevati costi energetici, legati a piscine, saune, bagni turchi e climatizzazione costante;
Manutenzione tecnica e CAPEX ricorrente, necessari per mantenere standard qualitativi e normativi;
Consumi e materiali, con incidenza non marginale sui costi variabili.
In assenza di volumi adeguati e pricing coerente, la spa tende a operare come centro di costo mascherato, erodendo la marginalità complessiva dell’hotel.
Solo gli hotel con RevPAR strutturalmente elevato e domanda stabile sono in grado di sostenere una spa come centro economico autonomo o almeno neutrale.
Il punto non è se la spa generi ricavi, ma se:
incrementa realmente il TRevPAR,
migliora il GOPPAR,
oppure sottrae superfici e risorse a funzioni più redditizie.
Quando la spa non contribuisce in modo misurabile alla marginalità complessiva, il rischio è quello di immobilizzare capitale in un’attività a basso rendimento.
La diffusione delle spa ha prodotto un effetto di omologazione. Molti hotel di fascia medio-alta hanno introdotto strutture benessere senza disporre di:
competenze gestionali dedicate,
modelli di controllo specifici,
massa critica sufficiente.
Questo ha generato una sorta di inflazione dell’offerta, in cui la spa perde valore percepito e diventa facilmente sostituibile da operatori esterni specializzati.
Le spa alberghiere competono direttamente con:
centri benessere indipendenti,
strutture termali,
mercati esteri più remunerativi.
Il risultato è una crescente difficoltà nel trattenere personale qualificato e un aumento dei costi del lavoro, che riduce ulteriormente la sostenibilità economica del servizio.
Non si assiste alla fine delle spa, ma alla fine dell’idea che possano funzionare ovunque e comunque.
Nel medio periodo, il mercato premierà solo:
hotel luxury e upper-luxury,
strutture con forte integrazione tra ospitalità, wellness e destination concept,
asset in grado di assorbire i costi senza compromettere la redditività core.
Negli altri segmenti, la tendenza sarà verso soluzioni più leggere, flessibili e a minor intensità di capitale, soprattutto nel comparto extra-alberghiero.
Una spa che non genera valore misurabile non è un servizio per l’ospite, ma una scelta inefficiente di allocazione del capitale.
Nel settore alberghiero, il benessere deve essere progettato come parte di una strategia economica, non come elemento decorativo.
Hotel Management Group supporta proprietà e investitori nella valutazione economico-finanziaria di servizi ad alta complessità come le spa, analizzandone l’impatto su marginalità, posizionamento e valore dell’asset.
Approccio industriale, numeri prima delle mode.
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