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Sintesi del Piano Strategico 2025-2027 della Cassa Depositi e Prestiti (CDP)

22/12/2024 - 22/12/2029

Il Piano Strategico CDP 2025–2027: leva di sviluppo o architettura complessa?

 

La Cassa Depositi e Prestiti ha approvato il Piano Strategico 2025–2027, impegnando 81 miliardi di euro con l’obiettivo di attivare fino a 170 miliardi di investimenti complessivi grazie al coinvolgimento di capitali terzi.
Si tratta di uno dei più rilevanti strumenti di politica industriale e finanziaria del Paese, con un ruolo centrale nel ridisegnare il rapporto tra capitale pubblico, investimenti privati e sviluppo territoriale.

 

Questa trasformazione del ruolo del capitale pubblico, sempre più orientato a logiche di governance, selettività e capacità di esecuzione, richiede una lettura sistemica coerente con l’approccio di Roberto Necci in qualità di hotel & hospitality real estate advisor.

 

Il Piano si articola attorno a quattro priorità strategiche:

 

  • competitività del sistema Paese,

  • coesione sociale e territoriale,

  • sicurezza economica e autonomia strategica,

  • transizione energetica e sostenibile.

 


Obiettivi dichiarati: ambiziosi e coerenti

 

Il Piano punta a:

 

  • rafforzare imprese, infrastrutture e Pubblica Amministrazione secondo logiche di sostenibilità e impatto;

  • sostenere il Mezzogiorno e le aree meno sviluppate;

  • accelerare la transizione energetica e ridurre le dipendenze esterne;

  • favorire innovazione tecnologica, digitalizzazione e attrazione dei talenti.

 

Nel disegno complessivo, CDP si posiziona sempre più come banca promozionale di sistema, con un ruolo di catalizzatore piuttosto che di semplice finanziatore.


 

Un modello operativo più vicino ai territori

 

Elemento rilevante del Piano è l’introduzione di un modello operativo decentralizzato, con Hub macroregionali a Milano, Verona, Bologna, Roma, Napoli e Palermo.
L’obiettivo è rafforzare la capacità di lettura dei contesti locali e migliorare l’efficacia degli interventi.

 

Accanto a questo, CDP prevede:

 

  • maggiore utilizzo di strumenti ESG,

  • sviluppo di soluzioni digitali avanzate (es. Digital Bond su Blockchain),

  • rafforzamento dell’attività advisory.

 


I cinque pilastri strategici

 

1. Business

 

Oltre 70 miliardi di euro destinati a imprese, infrastrutture e PA, con focus su:

  • transizione energetica,

  • infrastrutture strategiche,

  • internazionalizzazione (in sinergia con SIMEST).

 

2. Advisory

 

Rafforzamento della consulenza alla PA per:

  • utilizzo efficiente dei fondi europei,

  • sviluppo di progetti in partenariato pubblico–privato (PPP).

 

3. Equity

 

Circa 4 miliardi di euro in investimenti diretti e fondi, con attenzione a:

  • Private Equity e Venture Capital,

  • tecnologie strategiche (inclusa l’Intelligenza Artificiale).

 

4. Real Asset

 

Interventi su:

  • rigenerazione urbana,

  • abitare sociale,

  • turismo,

  • nuovo segmento Service Housing per lavoratori essenziali.

 

5. Internazionale

 

Rafforzamento della cooperazione internazionale, con focus sull’Africa e nuove sedi operative, in coordinamento con istituzioni europee e multilaterali.


 

Le criticità strutturali del Piano

 

Pur nella sua ambizione, il Piano presenta criticità da non sottovalutare:

 

1. Complessità esecutiva

La moltiplicazione di strumenti, hub e obiettivi aumenta il rischio di:

  • rallentamenti decisionali,

  • burocratizzazione,

  • difficoltà di coordinamento operativo.

 

2. Dipendenza dal capitale di terzi

Il raggiungimento dei 170 miliardi di investimenti è fortemente legato alla capacità di attrarre capitali privati, in un contesto macroeconomico incerto e selettivo.

 

3. Rischio di squilibri territoriali

Senza criteri stringenti di allocazione e monitoraggio, esiste il rischio che le risorse si concentrino nuovamente nelle aree già forti, limitando l’impatto reale nel Mezzogiorno e nelle aree interne.

 

4. Orizzonte temporale limitato

Le sfide affrontate (energia, demografia, autonomia strategica) richiedono una visione di lungo periodo. Un piano triennale, per quanto robusto, rischia di essere insufficiente senza continuità e governance stabile.

 

5. Settori chiave ancora fragili

Nel turismo e nel real asset, il rischio è che le risorse vengano impiegate senza una reale capacità gestionale e industriale a valle, riducendo l’efficacia degli investimenti.


 

La vera discriminante: la capacità di esecuzione

 

Il Piano CDP 2025–2027 non fallirà per mancanza di risorse, ma eventualmente per:

 

  • debolezza progettuale,

  • assenza di governance industriale,

  • scarsa capacità di trasformare capitale in valore operativo.

 

Senza operatori competenti, strutture manageriali solide e modelli di gestione efficienti, anche il miglior piano rischia di produrre risultati inferiori alle attese.

 

Il Piano Strategico di CDP rappresenta una grande opportunità per il sistema Paese, ma il suo successo dipenderà dalla qualità dei progetti, dalla selettività degli interventi e dalla capacità di esecuzione sul campo.

Il capitale, da solo, non crea sviluppo. Lo crea la gestione.


 

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Il capitale è una condizione necessaria. La gestione è quella sufficiente.

 

ALLEGATO PIANTO STRATEGICO CASSA DEPOSITI E PRESTITI: cdp_piano-strategico-2025-2027.pdf

 

Roberto Necci

info@robertonecci.it

 

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