22/07/2026 - 22/07/2029
Il dossier dell’Ufficio parlamentare di bilancio fotografa oltre trent’anni di arretramento delle retribuzioni nel settore privato. Per gli alberghi non è soltanto un problema sociale: è una criticità economica che incide sulla capacità di assumere, sulla qualità del servizio, sui margini operativi e sulla valutazione degli asset.
Il costo del personale non sta diventando un problema perché gli hotel sono improvvisamente meno efficienti.
Sta diventando un problema perché, mentre turni, responsabilità, costo degli alloggi e aspettative dei clienti sono cresciuti, il potere d’acquisto dei lavoratori si è progressivamente ridotto.
Il dato riportato dal Corriere della Sera, nell’articolo “Lo studio sui salari reali: in trent’anni calati del 6,6%”, sulla base dell’analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio, è netto: tra il 1990 e il 2026 i dipendenti del settore privato hanno registrato una riduzione delle retribuzioni in termini reali pari al 6,6%.
Le riforme dell’Irpef hanno attenuato parte dell’impatto sui redditi bassi e medi, ma secondo l’UPB la leva fiscale avrebbe ormai margini limitati. La stagnazione salariale deve quindi essere affrontata attraverso interventi strutturali sul mercato del lavoro, sulla produttività, sulla base imponibile e sulla distribuzione dei redditi.
Per il comparto alberghiero il punto è ancora più delicato.
Gli hotel sono imprese ad alta intensità di lavoro, nelle quali il personale non rappresenta soltanto una voce di costo: costituisce una parte essenziale del prodotto venduto.
Una camera può essere ristrutturata, il progetto architettonico può essere eccellente e il posizionamento commerciale apparentemente corretto. Ma senza persone preparate, stabili e adeguatamente organizzate, quella camera perde progressivamente valore.
Per anni una parte dell’industria alberghiera ha spiegato la difficoltà di reperimento dei collaboratori con un’affermazione troppo semplice:
“Le persone non vogliono più lavorare negli hotel”.
La realtà è diversa.
Il lavoro alberghiero richiede presenza fisica, turni serali e festivi, capacità relazionali, gestione degli imprevisti, resistenza allo stress e disponibilità nei periodi in cui il resto della popolazione è in vacanza.
A queste condizioni si aggiungono, soprattutto nelle grandi città e nelle destinazioni turistiche, costi abitativi elevati e tempi di trasferimento spesso incompatibili con turni spezzati o scarsamente prevedibili.
Quando il potere d’acquisto diminuisce, il lavoratore non confronta soltanto due stipendi. Confronta:
la retribuzione netta;
il tempo necessario per raggiungere il luogo di lavoro;
la prevedibilità dei turni;
il carico di responsabilità;
le possibilità di crescita;
la qualità dell’organizzazione;
l’equilibrio tra vita privata e attività professionale.
La carenza di personale alberghiero non deriva quindi da una presunta indisponibilità generazionale al sacrificio. È anche il risultato di una progressiva perdita di competitività economica e organizzativa del settore.
Gli hotel che non comprenderanno questo cambiamento continueranno a cercare personale in un mercato che non considera più sufficiente la semplice offerta di un posto di lavoro.
Quando il costo del lavoro aumenta, la reazione più immediata di molte strutture è ridurre gli organici, rinviare le sostituzioni, comprimere le ore o concentrare più funzioni sulla stessa persona.
Nel breve periodo il payroll può apparire sotto controllo.
Nel medio periodo, però, il conto economico presenta il conto.
Una reception sottodimensionata rallenta i check-in, aumenta i reclami e riduce la capacità di proporre upgrade e servizi accessori.
Un reparto housekeeping sottoposto a carichi eccessivi produce ritardi, errori, camere non disponibili e maggiore usura del personale.
Una manutenzione insufficiente trasforma piccoli interventi in guasti più costosi.
Un direttore costretto a coprire continuamente emergenze operative smette di occuparsi di ricavi, persone, controllo di gestione e strategia.
Il costo del personale può diminuire contabilmente mentre aumenta il costo complessivo della disorganizzazione.
Le conseguenze diventano visibili attraverso:
maggiore turnover;
straordinari fuori controllo;
ricorso crescente a personale temporaneo;
costi ripetuti di selezione e formazione;
aumento degli errori operativi;
peggioramento delle recensioni;
minore fidelizzazione;
riduzione delle prenotazioni dirette;
maggiore dipendenza dalle OTA;
minore capacità di sostenere l’ADR.
Risparmiare indiscriminatamente sul personale non significa necessariamente migliorare il GOP. Può significare semplicemente trasferire costi visibili di oggi in perdite meno evidenti di domani.
Negli hotel la qualità non viene prodotta esclusivamente dall’immobile.
Viene prodotta ogni giorno dalla capacità dell’organizzazione di trasformare un asset fisico in un’esperienza coerente.
L’ospite giudica la struttura attraverso la pulizia, la velocità del servizio, la capacità di risolvere un problema, l’accoglienza, la preparazione del personale e la corrispondenza tra ciò che è stato promesso online e ciò che viene realmente erogato.
Un organico instabile riduce la capacità dell’hotel di mantenere standard costanti.
Ogni uscita comporta una perdita di conoscenza operativa. Ogni nuovo inserimento richiede tempo, affiancamento e formazione. Ogni turno scoperto aumenta la pressione sugli altri collaboratori, accelerando ulteriormente il turnover.
Il risultato non è soltanto organizzativo.
È commerciale.
Una struttura con qualità discontinua perde progressivamente:
reputazione online;
conversione;
pricing power;
clientela corporate;
repeat business;
opportunità di upselling;
capacità di disintermediazione.
La gestione del personale deve quindi essere collegata a revenue management, marketing, distribuzione e controllo di gestione.
È l’approccio sviluppato su RobertoNecci.it, dove la performance alberghiera viene analizzata unendo risultati economici, qualità operativa, organizzazione e capacità competitiva.
Consideriamo, a titolo esemplificativo, un hotel di 80 camere con un buon tasso di occupazione.
Se la struttura riduce eccessivamente il personale ai piani, in reception o in manutenzione, potrebbe ottenere nell’immediato un risparmio sul costo del lavoro.
Ma basterebbero pochi effetti combinati per annullarlo:
alcune camere consegnate in ritardo;
un aumento degli straordinari;
una riduzione degli upgrade;
più reclami;
un lieve peggioramento del punteggio sulle piattaforme;
maggiori commissioni OTA per compensare la minore domanda diretta;
due o tre sostituzioni non programmate di figure chiave.
Il problema è che il risparmio sul payroll è immediatamente visibile nel conto economico, mentre il costo della qualità persa si distribuisce tra minori ricavi, commissioni, rimborsi, formazione, turnover e manutenzione differita.
Per questo la sola percentuale del costo del personale sul fatturato non è sufficiente per giudicare l’efficienza di un hotel.
Una struttura con payroll più basso può essere meno efficiente di un concorrente che investe maggiormente nelle persone ma produce un ADR superiore, recensioni migliori e più prenotazioni dirette.
Un hotel può presentare temporaneamente un GOP soddisfacente perché ha rinviato assunzioni, ridotto la formazione, lasciato posizioni scoperte o utilizzato sistematicamente straordinari.
Quel margine, però, potrebbe non essere sostenibile.
Se il risultato viene ottenuto consumando l’organizzazione, il GOP non misura soltanto l’efficienza: può nascondere un vero e proprio debito operativo.
Prima o poi la struttura dovrà sostenere i costi necessari per:
ricostruire l’organico;
riallineare le retribuzioni;
inserire responsabili di reparto;
ridurre gli straordinari;
recuperare manutenzione e formazione arretrate;
ripristinare gli standard di servizio.
È quindi necessario distinguere tra un GOP prodotto da efficienza reale e un GOP ottenuto rinviando costi indispensabili.
Su InvestimentiAlberghieri.it l’analisi delle operazioni non viene separata dalla sostenibilità del modello gestionale. Analogamente, InvestHotel.it affronta valutazioni, turnaround e operazioni alberghiere considerando la capacità dell’impresa di generare flussi di cassa ripetibili, non semplicemente risultati ottenuti in condizioni organizzative eccezionali.
Chi acquista, finanzia o prende in gestione un hotel non dovrebbe limitarsi a verificare il numero dei dipendenti e il costo complessivo del personale.
Occorre comprendere se l’organizzazione sia realmente in grado di sostenere il business plan.
Una due diligence operativa dovrebbe verificare almeno:
adeguatezza dell’organico rispetto a camere, categoria e servizi;
posizioni scoperte e difficoltà di reperimento;
turnover per reparto;
utilizzo di straordinari e personale temporaneo;
livello delle retribuzioni rispetto al mercato locale;
incidenza di assenze e contenziosi;
qualità dei responsabili intermedi;
attività affidate all’esterno;
stato della formazione;
sostenibilità dei turni;
dipendenza da singole figure chiave.
Un hotel apparentemente redditizio può richiedere, subito dopo il closing, un rilevante investimento organizzativo.
Se questo fabbisogno non viene inserito nel business plan, l’investitore rischia di sovrastimare l’EBITDA normalizzato e, di conseguenza, il valore dell’operazione.
Il valore di un hotel non dipende soltanto dall’immobile, dalla posizione e dal numero delle camere.
Dipende anche dalla capacità dell’organizzazione di produrre risultati replicabili.
Un albergo caratterizzato da personale instabile, retribuzioni non competitive, processi informali e responsabilità concentrate su poche persone presenta un rischio maggiore.
Quel rischio può trasformarsi in:
maggiore volatilità del GOP;
minore affidabilità delle previsioni;
tempi più lunghi per il rilancio;
perdita di continuità manageriale;
necessità di nuovi investimenti;
peggioramento della reputazione;
minore capacità di mantenere il posizionamento.
L’investitore non dovrebbe quindi capitalizzare meccanicamente l’EBITDA storico.
Dovrebbe chiedersi quanto di quell’EBITDA resterà realmente disponibile quando l’hotel sarà dotato dell’organico necessario a operare in modo sostenibile.
La gestione diretta degli asset, come dimostra l’esperienza operativa rappresentata da Necci Hotels, evidenzia quanto il presidio quotidiano delle persone e dei processi sia determinante per proteggere reputazione, ricavi e valore.
Il problema non si risolve con un aumento generalizzato e indiscriminato delle retribuzioni.
Pagare di più all’interno di un’organizzazione inefficiente può aumentare il costo senza migliorare il servizio.
La politica retributiva deve essere accompagnata da:
ruoli chiari;
processi definiti;
turni sostenibili;
percorsi di crescita;
formazione;
responsabilizzazione;
obiettivi misurabili;
sistemi premianti coerenti;
valutazione delle performance.
Occorre misurare non soltanto quanto costa il personale, ma ciò che l’organizzazione è in grado di produrre.
Tra gli indicatori da controllare rientrano il costo del lavoro per camera occupata, la produttività per reparto, il costo del turnover, le ore straordinarie, l’assenteismo, la qualità percepita e il contributo delle diverse funzioni alla generazione dei ricavi.
La produttività non significa chiedere a meno persone di lavorare di più.
Significa eliminare attività inutili, migliorare i processi, utilizzare correttamente la tecnologia e permettere ai collaboratori di concentrarsi sulle attività che generano valore.
Automazione, intelligenza artificiale, CRM e digitalizzazione possono ridurre le attività ripetitive e rendere più efficiente la gestione.
Ma non possono essere utilizzati come alibi per eliminare indiscriminatamente il personale.
Un check-in digitale può alleggerire la reception, ma non sostituisce la capacità di gestire un ospite in difficoltà.
Un software di housekeeping può migliorare l’assegnazione delle camere, ma non compensa carichi di lavoro insostenibili.
Un chatbot può rispondere alle domande più semplici, ma non costruisce da solo una relazione commerciale.
La tecnologia funziona quando aumenta la produttività delle persone. Fallisce quando viene utilizzata per mascherare un’organizzazione insufficiente.
Ogni piano industriale alberghiero dovrebbe prevedere scenari realistici sull’evoluzione del costo del personale.
Non è più prudente ipotizzare che gli organici futuri possano essere costruiti alle stesse condizioni del passato.
Occorre stimare l’impatto di:
rinnovi contrattuali;
inflazione;
carenza di professionalità;
welfare aziendale;
formazione;
politiche abitative;
rafforzamento delle funzioni manageriali;
maggiore stabilità dei turni.
Un business plan che prevede crescita dell’occupazione, aumento dell’ADR e ampliamento dei servizi senza adeguare il numero, la qualità e il costo delle persone non è ambizioso.
È incompleto.
Il dossier dell’Ufficio parlamentare di bilancio dimostra che la perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni non è un fenomeno temporaneo.
Nel comparto alberghiero la risposta non può essere la difesa passiva di modelli organizzativi ormai superati.
Gli hotel devono diventare imprese più produttive, meglio governate, capaci di attrarre competenze e di offrire una prospettiva professionale credibile.
Chi continuerà a considerare il personale esclusivamente come un costo finirà per pagare il prezzo attraverso turnover, recensioni peggiori, ricavi più deboli, minore capacità di sostenere le tariffe e perdita di valore dell’asset.
Chi saprà invece collegare retribuzioni, produttività, formazione, tecnologia e controllo di gestione potrà costruire un vantaggio competitivo difficilmente replicabile.
Turnover elevato, straordinari fuori controllo, responsabili sovraccarichi, qualità discontinua e difficoltà di reperimento non sono problemi separati.
Sono segnali di un modello operativo che sta già erodendo GOP, EBITDA e valore aziendale.
Hotel Management Group affianca proprietà, investitori e operatori nell’analisi dell’organizzazione, del costo del lavoro, della produttività dei reparti, dei fabbisogni manageriali e dell’impatto sul valore dell’impresa alberghiera.
Non aspettate che i collaboratori migliori si dimettano, che le recensioni scendano o che sia una banca, un investitore o una due diligence a evidenziare ciò che la proprietà avrebbe dovuto affrontare prima.
Richiedete ora un assessment riservato:
Corriere della Sera, “Lo studio sui salari reali: in trent’anni calati del 6,6%”, articolo firmato An. Duc., relativo al dossier dell’Ufficio parlamentare di bilancio sulla dinamica delle retribuzioni, sugli effetti delle riforme Irpef e sulla capacità redistributiva del sistema fiscale nel periodo 1990-2026.
Maggiori informazioni, sulle nostre attività consulenziali sono disponibili sul sito www.neccihotels.it , relativamente alla finanza di impresa ed all'assistenza in situazioni speciali www.investhotel.it