08/08/2026 - 08/08/2029
Il Consiglio di Amministrazione di Invimit SGR ha approvato il bilancio intermedio al 30 giugno 2026: 7 milioni di euro di fatturato, in crescita del 9% sul primo semestre 2025, e 2,1 milioni di utile netto. Ma, letti isolatamente come conto economico della SGR, questi numeri raccontano solo una parte della storia.
Il dato strategico è un altro: circa 400 immobili per 2,6 miliardi di euro di patrimonio in gestione, distribuiti sul territorio nazionale. E soprattutto un mandato esplicito alla valorizzazione e alla dismissione ricorrente degli asset pubblici.
Per chi opera negli investimenti alberghieri, la conseguenza è rilevante.
Il MEF, attraverso Invimit, è oggi uno degli interlocutori pubblici da monitorare per individuare immobili da riconvertire, strutture a vocazione turistico-ricettiva, opportunità in locazione e operazioni di rigenerazione capaci di intercettare direttamente o indirettamente il mercato hospitality.
Il punto non è aspettare che venga pubblicato un “hotel in vendita”.
Il punto è imparare a riconoscere l'hotel prima che diventi hotel.
Invimit non acquista e rivende immobili come un normale operatore immobiliare: gestisce fondi.
I 7 milioni di euro di fatturato della semestrale rappresentano quindi solo una parte della dimensione economica delle attività sottostanti. Il dato che interessa maggiormente un investitore è il patrimonio gestito: 2,6 miliardi di euro e circa 400 immobili.
Il confronto con l'esercizio precedente rafforza la lettura.
Il 2025 si era chiuso con:
13,7 milioni di euro di fatturato, +12% sul 2024;
4,9 milioni di EBITDA;
3,2 milioni di utile netto, interamente distribuito al MEF.
Anche in quel caso Invimit indicava circa 2,6 miliardi di patrimonio immobiliare gestito e circa 400 immobili.
La semestrale 2026 appare quindi coerente con la traiettoria dichiarata dalla Società, che collega espressamente i risultati alla propria strategia pluriennale di valorizzazione e dismissione ricorrente del patrimonio immobiliare pubblico.
Per un investitore alberghiero la parola da sottolineare è “ricorrente”.
Non stiamo parlando di una singola asta straordinaria.
Stiamo parlando di un patrimonio che, progressivamente, viene analizzato, valorizzato, locato, rifunzionalizzato o immesso sul mercato attraverso procedure strutturate.
Ed è esattamente qui che il mercato alberghiero dovrebbe iniziare a guardare con maggiore attenzione.
Il primo livello è quello più evidente: gli immobili già appartenenti al settore turistico.
Il Fondo i3-Sviluppo Italia, Comparto Invitalia nasce nel 2022 attraverso l'apporto di sette villaggi turistici di proprietà di Italia Turismo, localizzati in Calabria, Puglia e Sardegna, per un valore complessivo indicato all'epoca in circa 94 milioni di euro.
La logica economica è chiara: valorizzare gli asset, rinegoziare i rapporti contrattuali, mettere a reddito gli immobili e riattivare quelli non utilizzati.
Per chi opera nel settore significa confrontarsi non necessariamente con un venditore di alberghi, ma con un soggetto proprietario il cui mandato è generare valore dagli immobili e favorirne la riattivazione economica.
La distinzione è fondamentale.
L'opportunità può infatti assumere diverse forme:
acquisto, locazione, affitto d'azienda, gestione, partnership, riqualificazione o riposizionamento dell'asset.
Ed è proprio per questo che la valutazione di un hotel o di una struttura ricettiva non può limitarsi al valore immobiliare: occorre leggere insieme redditività potenziale, destinazione, CAPEX, mercato, gestione, contratti e possibile strategia di uscita.
Qui il tema diventa molto più interessante.
Ex ospedali. Ex caserme. Palazzi pubblici. Immobili storici. Strutture direzionali dismesse.
Asset che un normale operatore alberghiero spesso non inserisce nel proprio radar perché, al momento della pubblicazione, non risultano classificati come hotel.
Eppure possono essere proprio questi immobili a generare alcune delle operazioni hospitality più interessanti.
Per comprenderlo basta osservare il caso dell'Ex Ospedale degli Esposti, conosciuto come Bastardini, a Bologna.
Si tratta di un complesso storico di circa 13.000 metri quadrati in via D'Azeglio, nel cuore del centro storico, appartenente al Fondo i3 Valore Italia.
Il 6 agosto 2026 Invimit ha comunicato la sottoscrizione del contratto di locazione e la consegna delle chiavi agli aggiudicatari del confronto competitivo: Open Event Srl come capofila, Lama Società Cooperativa Impresa Sociale e la costituenda ATI.
Il progetto prevede un mix funzionale che comprende, tra le altre destinazioni:
residenzialità temporanea;
studenti Erasmus e partecipanti a programmi formativi;
terziario;
attività culturali;
servizi educativi e sociali;
eventi ed esposizioni;
ristorazione.
Leggiamolo ora con gli occhi di un investitore o di un hotel advisor.
13.000 mq nel centro storico di Bologna, affidati in locazione e destinati anche a ospitalità temporanea, servizi, eventi e food & beverage.
Non è un albergo.
Ma compete anche con l'albergo.
Ed è esattamente qui che il confine tradizionale tra real estate, hospitality, student housing, serviced living, residenzialità temporanea e mixed-use sta diventando sempre meno netto.
Il patrimonio pubblico dismesso può quindi trasformarsi in nuovo prodotto hospitality senza essere inizialmente presentato al mercato come prodotto alberghiero.
L'industria alberghiera organizzata appare ancora poco presente in questo tipo di procedure.
Ed è un errore strategico.
Un investitore professionale non dovrebbe chiedersi soltanto:
“Quali hotel sono oggi in vendita?”
Dovrebbe aggiungere una seconda domanda:
“Quali immobili oggi non alberghieri possono diventare strutture ricettive, serviced apartments, student housing, senior living, hybrid hospitality o operazioni mixed-use?”
È in questo passaggio che si crea il vero delta di valore.
Comprare un hotel già stabilizzato significa confrontarsi con operatori, fondi, family office e investitori professionali che stanno valutando lo stesso EBITDA, lo stesso numero di camere e sostanzialmente gli stessi comparables.
Intercettare un immobile pubblico prima della sua piena rifunzionalizzazione significa invece lavorare sulla creazione del prodotto, non soltanto sul prezzo.
Occorre però analizzare preventivamente:
destinazione urbanistica;
possibilità di cambio d'uso;
vincoli;
CAPEX;
tempi autorizzativi;
struttura contrattuale;
domanda alberghiera e ricettiva;
modello gestionale;
redditività potenziale;
finanziabilità;
strategia di uscita.
Per questo una due diligence alberghiera su un'operazione di riconversione deve iniziare prima dell'offerta, non dopo l'aggiudicazione.
Esiste poi un secondo punto di contatto tra il patrimonio pubblico e l'industria alberghiera, meno immediato ma probabilmente ancora più strategico: l'alloggio dei lavoratori.
Il secondo pilastro del Piano Casa attribuisce a Invimit un ruolo centrale attraverso il Fondo Housing Coesione e una strategia che punta alla trasformazione di immobili pubblici inutilizzati in nuova offerta abitativa.
Il 29 luglio 2026 Invimit ha pubblicato, per conto del Fondo i3 MEF, un avviso di mercato relativo a un'operazione che prevede circa 39 milioni di euro di investimento del fondo pubblico e la partecipazione di ulteriori investitori qualificati per almeno 50 milioni di euro.
L'obiettivo è riqualificare cinque immobili pubblici dismessi per realizzare 400 alloggi e circa 1.000 posti letto destinati a lavoratori del pubblico impiego a canone abbordabile.
Perché questo dovrebbe interessare un albergatore?
Perché nelle destinazioni caratterizzate da elevati valori immobiliari e forte domanda turistica, la disponibilità di alloggi economicamente accessibili rappresenta una delle principali criticità strutturali nella capacità delle imprese ricettive di attrarre e trattenere personale.
Il Ministero del Turismo ha già affrontato direttamente il problema con la misura Staff House.
Per il Titolo II sono stati messi a disposizione 54 milioni di euro per sostenere interventi sugli alloggi destinati ai lavoratori delle imprese turistico-ricettive. Lo sportello si è chiuso il 5 maggio 2026 con 102 domande e oltre 80 milioni di euro di agevolazioni richieste, segnalando una domanda superiore alle risorse inizialmente disponibili.
Da una parte esiste quindi un problema concreto dell'industria alberghiera.
Dall'altra esistono immobili pubblici da riattivare e capitali istituzionali destinati alla creazione di housing accessibile.
Il punto strategico è costruire il collegamento tra queste due esigenze.
Non significa che ogni immobile Invimit possa essere trasformato in una staff house, né che gli strumenti siano automaticamente cumulabili.
Significa però che gruppi alberghieri, investitori, amministrazioni locali e associazioni territoriali possono iniziare a ragionare su progetti nei quali housing, rigenerazione immobiliare e fabbisogni occupazionali del turismo vengono affrontati all'interno dello stesso disegno territoriale.
Questa, a mio giudizio, è una delle aree ancora meno esplorate dell'hospitality italiana.
La Vetrina Immobili di Invimit dovrebbe entrare tra gli strumenti periodicamente monitorati da chi ricerca opportunità alberghiere e immobili da riconvertire.
Non perché ogni immobile sia interessante.
Ma perché ignorare sistematicamente quel canale significa rinunciare a una parte della pipeline pubblica prima ancora di averla analizzata.
L'errore è cercare soltanto immobili che abbiano già scritto “hotel” nella scheda.
La creazione di valore può trovarsi precisamente nel percorso opposto:
individuare il contenitore, studiarne la trasformabilità e costruire la destinazione economicamente migliore.
La capacità di valutare scenari alternativi è uno dei temi centrali anche nelle guide alberghiere di Roberto Necci, dedicate al rapporto tra valore, capitale, gestione, contratti, crisi e operazioni alberghiere.
Non tutte le opportunità richiedono l'acquisto dell'immobile.
Locazioni di lungo periodo, affitti d'azienda, management contract e partnership possono consentire a un operatore di entrare in un progetto limitando l'equity immobilizzata nel real estate.
Per alcuni gruppi alberghieri questa potrebbe essere una strada più efficiente dell'acquisizione diretta.
Il capitale deve essere allocato dove produce il rendimento migliore, non necessariamente nei muri.
Aspettare la pubblicazione dell'avviso per iniziare a studiare l'operazione significa spesso partire in ritardo.
Quando si affronta un immobile complesso servono:
analisi urbanistica;
studio tecnico;
ipotesi progettuale;
business plan;
valutazione;
verifica finanziaria;
modello gestionale;
eventuale operatore;
partner finanziari;
struttura societaria.
La stessa logica vale nelle operazioni alberghiere di acquisizione, vendita e investimento, dove prezzo e immobile rappresentano soltanto due componenti di un sistema molto più articolato.
Questo passaggio è particolarmente importante nelle riconversioni.
Un immobile può essere acquistato a un prezzo apparentemente interessante e trasformarsi in un pessimo investimento se:
il CAPEX è sottostimato;
le camere realizzabili sono insufficienti;
il cambio d'uso richiede tempi eccessivi;
il prodotto non è coerente con il mercato;
la gestione prospettica non produce EBITDA adeguato;
il costo complessivo supera il valore dell'asset stabilizzato.
Al contrario, un immobile apparentemente costoso può generare valore se consente di realizzare il prodotto corretto nel mercato corretto.
Per questo la valutazione alberghiera deve collegare immobile, azienda, redditività, CAPEX, rischio e strategia di investimento.
Staff House, incentivi regionali, strumenti di rigenerazione, fondi immobiliari e capitale privato possono essere analizzati nell'ambito della stessa strategia, ma non vanno mai considerati automaticamente cumulabili.
Occorre verificare preventivamente:
soggetto beneficiario, spese ammissibili, disciplina degli aiuti, destinazione dell'immobile, durata dei vincoli e struttura societaria dell'operazione.
È qui che la capacità di strutturare l'operazione conta più della semplice capacità di individuare l'immobile.
Invimit non è un fondo specializzato in hotel e non deve diventarlo.
È una SGR interamente partecipata dal MEF con il compito di valorizzare e rigenerare patrimonio immobiliare pubblico.
Ma proprio questa funzione la colloca in un punto particolarmente interessante della catena del valore.
Nel momento in cui:
un ex edificio pubblico diventa serviced living;
una caserma viene rifunzionalizzata;
un immobile storico ospita residenzialità temporanea;
un villaggio turistico viene rimesso a reddito;
un compendio pubblico può essere convertito in struttura ricettiva;
un progetto di housing intercetta il fabbisogno di lavoratori di una destinazione turistica;
il patrimonio pubblico entra, direttamente o indirettamente, nel mercato dell'hospitality.
La lettura delle operazioni e dei trend del mercato alberghiero italiano mostra ormai quanto il confine tra real estate, gestione, capitale e hospitality sia diventato sottile.
Ed è precisamente per questo che gli operatori alberghieri devono ampliare il proprio campo visivo.
Il problema dell'investitore non è più soltanto trovare hotel in vendita.
È trovare situazioni nelle quali capitale, immobile, destinazione, gestione e domanda possono essere combinati per creare un nuovo asset alberghiero.
Questo cambia completamente il processo di ricerca.
Non si parte più soltanto dai broker.
Si parte anche da:
patrimoni pubblici;
immobili dismessi;
fondi;
procedure competitive;
NPL e UTP;
riconversioni;
immobili corporate non strategici;
operazioni di rigenerazione urbana;
strutture con destinazioni alternative.
È una logica che richiede una lettura multidisciplinare dell'operazione.
La stessa che attraversa il Manuale delle Guide Alberghiere di Roberto Necci: un hotel non è soltanto un immobile e non è soltanto un'azienda. È l'interazione tra patrimonio, capitale, gestione, contratti, mercato e persone.
Il +9% della semestrale Invimit non è interessante soltanto come notizia finanziaria.
È il segnale di un sistema di valorizzazione che continua a produrre operazioni.
In un mercato nel quale gli asset alberghieri stabilizzati di qualità sono contesi da capitale domestico e internazionale, il patrimonio pubblico rappresenta un territorio che gli investitori hospitality non possono più permettersi di osservare soltanto quando compare la parola “hotel”.
Bisogna arrivare prima.
Bisogna studiare l'immobile.
Capire cosa può diventare.
Valutare quanto capitale richiede.
Costruire il modello gestionale.
Verificare la redditività.
E solo alla fine stabilire quanto vale.
La domanda non è se altri immobili pubblici arriveranno sul mercato.
La domanda è:
chi avrà già preparato capitale, competenze, progetto e struttura dell'operazione quando arriveranno?
La valutazione di un'operazione hospitality richiede di integrare analisi immobiliare, sostenibilità economico-finanziaria, mercato, destinazione, gestione, CAPEX, due diligence e struttura dell'investimento.
Hotel Management Group coordina competenze di governance, advisory e sviluppo lungo la filiera del valore alberghiero, mentre InvestHotel Capital Partners presidia le attività connesse a valutazioni e operazioni straordinarie nel comparto hospitality.
Per approfondire dati, operazioni e trend è inoltre disponibile InvestimentiAlberghieri.it, progetto editoriale verticale dedicato all'analisi del capitale e degli investimenti nel settore hospitality.
Se hai individuato un immobile pubblico, un hotel da acquistare o vendere, una struttura da riconvertire o un'operazione che richiede una valutazione preliminare, il momento per analizzarla è prima che arrivi formalmente sul mercato.
Contatto riservato: r.necci@robertonecci.it
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Invimit SGR, bilancio d'esercizio 2025, 7 maggio 2026
Invimit SGR, Fondo i3-Sviluppo Italia — Comparto Invitalia
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D.L. 7 maggio 2026 n. 66 e documentazione relativa al Piano Casa
Maggiori informazioni, sulle nostre attività consulenziali sono disponibili sul sito www.neccihotels.it , relativamente alla finanza di impresa ed all'assistenza in situazioni speciali www.investhotel.it