25/08/2026 - 25/08/2029
EssilorLuxottica non risulta avere una strategia alberghiera. Leonardo Maria Del Vecchio, invece, è già presente nel turismo attraverso ristorazione, luxury entertainment, termalismo, immobili nelle destinazioni e partecipazioni finanziarie. Il passaggio verso una vera piattaforma hotel non è ancora avvenuto, ma il perimetro industriale necessario sta prendendo forma.
di Roberto Necci
Il 25 agosto 2026 Leonardo Maria Del Vecchio ha lasciato la presidenza di Ray-Ban e il ruolo di chief strategy officer di EssilorLuxottica per dedicarsi a nuovi progetti imprenditoriali.
L’uscita dagli incarichi operativi non comporta però un disimpegno dal capitale. Del Vecchio ha dichiarato che continuerà a esercitare il proprio ruolo di azionista attraverso Delfin, la holding familiare della quale detiene il 12,5% e che possiede circa il 32,4% di EssilorLuxottica. La notizia è stata riportata dal Corriere della Sera.
Per il mercato degli investimenti turistici la domanda è inevitabile:
tra i nuovi progetti di Leonardo Maria Del Vecchio potrebbe esserci anche la costruzione di un gruppo alberghiero?
Il quesito corretto, tuttavia, non è se il nome Del Vecchio sia già esposto al turismo. Questa esposizione esiste.
Occorre capire:
attraverso quali società;
con quale livello di controllo;
con quale intensità di capitale;
assumendo quale rischio operativo;
e soprattutto distinguendo l’hospitality dall’hotellerie.
La ricostruzione delle operazioni consente di arrivare a quattro conclusioni.
EssilorLuxottica non risulta avere investimenti alberghieri diretti.
LMDV Capital e LMDV Hospitality sono già investitori rilevanti nel turismo esperienziale, nella ristorazione, nell’intrattenimento e nel termalismo.
Non emerge ancora un portafoglio di hotel direttamente controllato da Leonardo Maria Del Vecchio o da LMDV Hospitality.
La principale esposizione agli immobili alberghieri passa indirettamente da Delfin e dalla sua partecipazione in Covivio.
| Perimetro | Investimenti rilevanti | Esposizione turistica e alberghiera |
|---|---|---|
| EssilorLuxottica | Eyewear, vision care, retail, med-tech e wearable | Nessuna strategia hotel identificata |
| LMDV Capital | Fiuggi, private equity, food, entertainment e hospitality | Turismo, termalismo e lifestyle |
| LMDV Hospitality | Twiga, Vesta, Casa Fiori Chiari, Trattoria del Ciumbia | Ristorazione, beach club e luxury entertainment |
| Delfin | Partecipazioni industriali, bancarie, assicurative e immobiliari | Esposizione indiretta agli hotel attraverso Covivio |
| Covivio | Real estate europeo e Covivio Hotels | Proprietà e valorizzazione di immobili alberghieri |
| Hotel direttamente controllati da LMDV | Nessun portafoglio pubblicamente confermato | Possibile sviluppo futuro, ma non ancora annunciato |
La distinzione è decisiva.
EssilorLuxottica, LMDV Capital, LMDV Hospitality, Delfin e Covivio sono soggetti differenti. La presenza dello stesso azionista in più società non rende automaticamente comuni attività, immobili e strategie.
La prima risposta deve essere netta.
Non risultano investimenti diretti di EssilorLuxottica in hotel, resort o società di gestione alberghiera.
La strategia industriale del gruppo rimane concentrata su:
eyewear ed eyecare;
lenti per la gestione della miopia;
dispositivi medicali;
distribuzione e retail;
occhiali intelligenti;
wearable e sistemi ottici avanzati.
Nel primo semestre 2026 EssilorLuxottica ha raggiunto ricavi per 14,818 miliardi di euro, in crescita del 9,7% a cambi costanti. Tra i principali motori di sviluppo figurano il portafoglio dedicato alla gestione della miopia e gli occhiali dotati di intelligenza artificiale, i cui ricavi sono quasi raddoppiati nel secondo trimestre. Nella documentazione finanziaria e strategica del gruppo non emerge una linea d’investimento dedicata agli alberghi.
Naturalmente il turismo alimenta una parte della domanda per gli occhiali da sole, i prodotti premium e il travel retail.
Ma questa è esposizione ai consumi turistici, non proprietà o gestione di aziende alberghiere.
Attribuire a EssilorLuxottica gli investimenti personali di Leonardo Maria Del Vecchio sarebbe quindi economicamente e societariamente scorretto.
Il veicolo da osservare non è EssilorLuxottica, ma LMDV Capital.
Il single-family office di Leonardo Maria Del Vecchio dichiara ufficialmente di investire in differenti classi di attivo attraverso partecipazioni dirette e indirette, con una particolare attenzione alle eccellenze italiane.
Hospitality, entertainment, food e fine dining sono esplicitamente indicati tra i settori prioritari, insieme a tecnologia, moda, cinema e medicina preventiva.
Non si tratta, quindi, di una serie casuale di partecipazioni.
La strategia tende a costruire un ecosistema nel quale convivano:
marchi riconoscibili;
ristorazione di fascia alta;
intrattenimento;
destinazioni turistiche;
clientela internazionale;
immobili iconici;
wellness;
capacità finanziaria;
possibilità di espansione internazionale.
È un perimetro già molto vicino a quello di una piattaforma turistica integrata.
Manca, almeno per ora, il prodotto che caratterizza l’investimento alberghiero vero e proprio: la camera.
L’operazione più visibile è stata l’acquisizione del 100% del Gruppo Twiga.
Nel febbraio 2025 LMDV Hospitality Group ha acquisito il marchio e le attività di Twiga, integrandole con Triple Sea Food, proprietaria dei brand Vesta, Casa Fiori Chiari e Trattoria del Ciumbia.
Dall’operazione è nata la nuova capogruppo destinata a gestire l’intero business hospitality di LMDV Capital. Il perimetro comprende realtà e location a Forte dei Marmi, Montecarlo, Baia Beniamin, Milano e Porto Cervo.
L’investimento intercetta direttamente la spesa turistica attraverso:
ristorazione;
fine dining;
beach club;
nightlife;
eventi;
intrattenimento;
valorizzazione dei marchi;
consumo esperienziale del lusso.
Twiga è quindi un investimento nel turismo e nell’hospitality.
Non è però un investimento alberghiero.
Un ristorante o un beach club può produrre ricavi molto elevati per cliente, ma presenta una struttura economica differente rispetto a un hotel:
maggiore esposizione alle mode;
stagionalità più concentrata;
dipendenza dalla qualità dell’esperienza;
forte incidenza del food cost e del personale;
minore prevedibilità dei flussi;
limitata possibilità di valorizzare la componente camera;
assenza, salvo specifiche operazioni immobiliari, di un sottostante real estate alberghiero.
Il confine tra gestione dell’esperienza, proprietà dell’immobile e investimento nel prodotto ricettivo è centrale anche nelle operazioni analizzate da Investhotel.it, dove asset deal, locazione, affitto di azienda e gestione vengono trattati come strutture economiche differenti, non come sinonimi.
Il progetto di Porto Cervo aggiunge un elemento importante.
Per sviluppare il nuovo Twiga all’interno dell’ex Billionaire, LMDV Hospitality ha acquisito anche le mura della struttura, estesa su oltre 2.200 metri quadrati e articolata su due livelli.
Il progetto riunisce ristorazione, fine dining e intrattenimento attraverso i format Casa Fiori Chiari, Vesta e Twiga.
L’operazione dimostra che la strategia non è necessariamente asset-light.
Quando la localizzazione è irripetibile e il controllo dell’immobile diventa parte del vantaggio competitivo, LMDV può scegliere di investire anche nel real estate.
È una decisione coerente con la logica degli asset turistici iconici:
il marchio crea domanda;
la gestione monetizza l’esperienza;
l’immobile protegge la permanenza nella destinazione;
la scarsità della location può produrre rivalutazione patrimoniale;
il controllo delle mura riduce il rischio di dipendenza dal locatore.
Il punto, tuttavia, rimane lo stesso: possedere un locale in una destinazione turistica non equivale ancora a possedere un hotel.
La logica è affine, ma il modello economico è diverso.
L’operazione Acqua e Terme di Fiuggi è probabilmente quella più vicina a un possibile sviluppo turistico integrato.
Nel giugno 2024 LMDV Capital ha acquisito il 71,17% di Acqua e Terme di Fiuggi. Il perimetro industriale e territoriale comprende il marchio Acqua Fiuggi, le fonti termali e attività collegate al golf, allo sport e al wellness.
Anche in questo caso è necessario utilizzare definizioni precise.
L’acquisizione di Acqua e Terme di Fiuggi non corrisponde all’acquisto di una catena alberghiera.
La strategia resa pubblica si è concentrata soprattutto su:
rilancio del marchio;
produzione e imbottigliamento;
distribuzione;
presenza nella grande distribuzione;
posizionamento premium;
internazionalizzazione di Acqua Fiuggi.
Nel 2026 la comunicazione ufficiale di LMDV Capital ha continuato a indicare come priorità la crescita commerciale del brand, la distribuzione internazionale e il consolidamento nei contesti premium.
Ma Fiuggi non è soltanto una società di imbottigliamento.
È una destinazione nella quale potrebbero essere integrati:
termalismo;
prevenzione;
medical wellness;
golf;
sport;
ristorazione;
eventi;
soggiorni;
ospitalità di fascia alta;
residenze e servizi per una clientela internazionale.
Per questa ragione Fiuggi rappresenta il possibile laboratorio più interessante.
Qualora LMDV decidesse di integrare il rilancio del marchio con uno o più hotel, il gruppo potrebbe controllare una parte molto più ampia della catena del valore: dalla motivazione del viaggio al pernottamento, fino al wellness, al food & beverage e alla distribuzione internazionale del prodotto.
Oggi questa integrazione non risulta annunciata.
È una possibilità industrialmente coerente, non un’operazione già confermata.
LMDV Capital ha investito anche come limited partner in 1686 Partners, fondo di private equity fondato da David Wertheimer e dedicato ai settori lifestyle e hospitality.
Parallelamente, 1686 Partners è entrato come socio di minoranza in Triple Sea Food, creando una relazione incrociata tra il family office italiano e la piattaforma internazionale.
L’operazione produce tre vantaggi:
accesso a opportunità internazionali;
condivisione di competenze e network;
possibilità di accelerare la crescita delle partecipate di LMDV.
Anche in questo caso, però, l’esposizione è indiretta.
Essere limited partner in un fondo non significa possedere o controllare singolarmente ogni asset presente nel suo portafoglio.
Per valutare correttamente un investimento bisogna distinguere tra:
proprietà diretta;
partecipazione di minoranza;
investimento attraverso un fondo;
controllo operativo;
diritti di governance;
esposizione economica.
Sono strutture con livelli di rischio, liquidità e rendimento profondamente diversi.
Gli hotel compaiono in modo molto più evidente osservando Delfin.
Leonardo Maria Del Vecchio detiene il 12,5% della holding familiare. Delfin possiede a sua volta il 28,11% di Covivio ed è il principale azionista individualmente identificato della società immobiliare europea.
Alla fine del 2025 gli hotel rappresentavano il 21% del portafoglio di Covivio, mentre Delfin disponeva di un proprio rappresentante permanente nel consiglio di amministrazione.
Questa è un’esposizione alberghiera economicamente rilevante, ma resta indiretta.
La catena è:
Leonardo Maria Del Vecchio → Delfin → Covivio → Covivio Hotels → singoli immobili alberghieri.
Applicando un semplice calcolo aritmetico, il 12,5% del 28,11% equivale a circa il 3,5%.
Ma questo dato non significa che Leonardo Maria Del Vecchio possieda direttamente il 3,5% di ogni hotel di Covivio.
La proprietà degli immobili resta in capo alle società del gruppo Covivio; diritti economici, governance, debito e allocazione del capitale operano su livelli societari differenti.
Nell’aprile 2026 Covivio Hotels ha acquistato quattro hotel quattro stelle a Milano per 217 milioni di euro.
Il portafoglio comprende circa 900 camere distribuite tra Scalo Farini, Bicocca, Corso Buenos Aires e Piazzale Loreto. L’operazione è stata realizzata attraverso un sale and leaseback con Invest Hospitality, che ha mantenuto la gestione delle strutture.
| Indicatore | Dato |
|---|---|
| Prezzo complessivo | 217 milioni di euro |
| Numero di hotel | 4 |
| Numero di camere | Circa 900 |
| Valore medio aritmetico per camera | Circa 241.000 euro |
| Durata dei contratti | 21 anni |
| Rendimento minimo garantito | 6% |
| Rendimento target con quota variabile | Circa 7% |
È un’operazione particolarmente significativa perché mostra il modello istituzionale opposto a quello di Twiga.
Nel caso milanese:
Covivio acquista gli immobili;
Invest Hospitality mantiene la gestione;
la proprietà riceve un canone minimo garantito;
una componente variabile collega il rendimento ai ricavi;
il rischio immobiliare e quello operativo vengono separati;
il contratto di lunga durata protegge la prevedibilità dei flussi.
Il valore medio di circa 241.000 euro per camera è soltanto un rapporto aritmetico tra prezzo e keys, non una valutazione netta delle singole strutture. Per determinare il reale valore per camera occorrerebbe separare posizione, dimensione, stato manutentivo, performance, canoni, lavori, brand e sostenibilità economica di ogni hotel.
È proprio questo tipo di lettura finanziaria e gestionale che viene sviluppata su InvestimentiAlberghieri.it, dove il prezzo immobiliare viene distinto dalla capacità dell’azienda alberghiera di produrre reddito e ritorno sul capitale.
Le operazioni ricostruite mostrano un’architettura composta da quattro livelli.
Twiga, Vesta, Casa Fiori Chiari e gli altri format presidiano il momento nel quale il cliente cena, consuma, socializza e acquista intrattenimento.
È la componente operativa, visibile e maggiormente dipendente dalla qualità dell’esecuzione.
Forte dei Marmi, Porto Cervo, Montecarlo, la Liguria e Fiuggi non sono semplici località nelle quali aprire un esercizio commerciale.
Sono mercati caratterizzati da:
domanda internazionale;
elevata capacità di spesa;
scarsità immobiliare;
turismo del lusso;
valore reputazionale;
forte componente esperienziale.
L’acquisizione delle mura dell’ex Billionaire dimostra la disponibilità a controllare il real estate quando l’immobile è parte essenziale del posizionamento.
Non emerge, però, una strategia di accumulazione indiscriminata di immobili.
La logica sembra piuttosto selettiva: possedere i muri quando generano controllo, protezione o rivalutazione.
Le partecipazioni in 1686 Partners e, indirettamente, in Covivio permettono di accedere a opportunità, competenze e portafogli che superano le attività direttamente gestite da LMDV Hospitality.
È un modello che combina:
imprenditorialità;
private capital;
brand;
gestione;
immobili;
partecipazioni finanziarie;
destinazioni turistiche.
Non è ancora una catena alberghiera.
È però una piattaforma nella quale un’attività hotel potrebbe essere inserita senza dover costruire da zero il pubblico, il capitale, i marchi e le relazioni internazionali.
Oggi il cliente che cena in un ristorante LMDV, frequenta un beach club Twiga o partecipa a una serata di intrattenimento dorme spesso in una struttura controllata da un altro soggetto.
L’integrazione del prodotto alberghiero permetterebbe di presidiare anche:
il pernottamento;
la durata del soggiorno;
la distribuzione;
il rapporto diretto con l’ospite;
i dati sul cliente;
il wellness;
gli eventi;
il food & beverage;
il cross-selling;
l’intero valore economico della permanenza.
La logica industriale sarebbe evidente.
Ma acquistare o gestire un hotel richiede competenze differenti rispetto alla ristorazione e all’intrattenimento:
revenue management;
controllo di ADR, occupazione e RevPAR;
organizzazione operativa attiva 24 ore su 24;
gestione della distribuzione;
manutenzione e rinnovo continuo dell’asset;
controllo del GOP;
capacità di sostenere la stagionalità;
strutturazione di contratti di gestione, locazione o franchising;
separazione tra valore dell’immobile e valore dell’impresa.
Un eventuale ingresso avrebbe quindi bisogno di una piattaforma manageriale specifica, oppure di una partnership con un operatore alberghiero.
Per poter parlare realmente di una strategia hotel di Leonardo Maria Del Vecchio dovrebbero concretizzarsi uno o più passaggi.
L’acquisto di una struttura, di una società proprietaria o di un operatore rappresenterebbe il segnale più evidente.
LMDV Hospitality potrebbe separare ristorazione e intrattenimento da un’attività dedicata alle camere, con management e KPI specifici.
Un hotel termale, medicale o wellness trasformerebbe l’investimento in Fiuggi da progetto prevalentemente industriale e territoriale a vera piattaforma turistica integrata.
La scelta tra proprietà dei muri, locazione, management contract e franchising indicherebbe quanta intensità di capitale il gruppo sia disposto ad assumere.
Il primo ingresso potrebbe riguardare un immobile iconico in una destinazione già coerente con la clientela intercettata da Twiga.
Un marchio alberghiero collegato all’universo LMDV potrebbe essere sviluppato anche senza acquistare direttamente tutti gli immobili, attraverso contratti di gestione o franchising.
Fino a quando uno di questi segnali non si concretizzerà, definire LMDV come gruppo alberghiero sarebbe prematuro.
Le dimissioni da EssilorLuxottica non dimostrano l’esistenza di un progetto alberghiero già definito.
Dimostrano che Leonardo Maria Del Vecchio intende dedicare maggiore attenzione ai propri progetti imprenditoriali.
Nel turismo gli investimenti esistono già:
Twiga;
Triple Sea Food;
fine dining;
beach club;
Porto Cervo;
Fiuggi;
1686 Partners;
esposizione indiretta agli immobili alberghieri di Covivio.
Il passaggio ancora mancante è la costruzione di un portafoglio alberghiero direttamente controllato.
Qualora arrivasse, non sarebbe un’incursione improvvisata. Sarebbe il completamento di una piattaforma che già dispone di marchi, clientela, destinazioni, immobili selettivi, capacità finanziaria e accesso internazionale.
Il vero interrogativo non è quindi se Leonardo Maria Del Vecchio sia interessato all’hospitality.
Questo è già dimostrato.
L’interrogativo è se deciderà di catturare anche il valore del pernottamento e con quale struttura lo farà.
Perché nel mercato alberghiero il capitale non crea valore soltanto acquistando un immobile.
Lo crea quando riesce a coordinare:
proprietà;
gestione;
brand;
contratti;
distribuzione;
domanda;
debito;
rendimento;
strategia di uscita.
Prima di acquisire, sviluppare o riposizionare un hotel è necessario distinguere il valore immobiliare dal valore dell’impresa, verificando sostenibilità della gestione, fabbisogno finanziario, struttura contrattuale e rendimento atteso.
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