01/02/2026 - 31/12/2029
La fase di acquisto di una struttura alberghiera è uno dei momenti più complessi e delicati dell’intero ciclo di vita di un asset turistico. Non tanto per la natura dell’operazione in sé, quanto per l’elevato numero di variabili – operative, finanziarie, immobiliari e di governance – che devono essere lette in modo coerente e simultaneo.
L’esperienza maturata in operazioni di acquisizione diretta e per conto di investitori istituzionali mostra un dato ricorrente: la probabilità di successo di un deal è inversamente proporzionale al numero di soggetti coinvolti senza una chiara regia.
La complessità non va moltiplicata. Va governata.
Nel mercato alberghiero italiano è ancora diffusa la tendenza a coinvolgere una pluralità di consulenti non coordinati tra loro, spesso privi di una reale conoscenza del settore. Questo approccio genera:
rallentamenti decisionali,
asimmetrie informative,
perdita di fiducia tra le parti,
aumento del rischio di fallimento dell’operazione.
Quando alla base vi è una conoscenza verticale del comparto alberghiero, non è necessario un eccesso di mediazioni. È sufficiente avere un processo chiaro, condiviso e trasparente.
L’attività negoziale inizia nel momento in cui venditore e acquirente manifestano formalmente la volontà di concludere l’operazione. Se si arriva a questa fase, è indispensabile operare a carte scoperte.
Una criticità storica del mercato italiano è la tendenza a omettere o minimizzare elementi di debolezza dell’azienda. Un approccio controproducente:
se l’acquirente è consapevole delle criticità ed è interessato all’asset, può prezzarle, gestirle e risolverle.
La prima regola di un deal efficiente è quindi una sola: trasparenza totale.
Per consentire verifiche approfondite e ordinate, è prassi corretta sottoscrivere un patto di esclusività negoziale, generalmente della durata di 60–90 giorni, firmato da soggetti con poteri di firma.
L’accordo tutela entrambe le parti:
il venditore si impegna a non avviare trattative parallele,
l’acquirente garantisce la riservatezza delle informazioni sensibili.
In questa fase è legittimo richiedere all’acquirente evidenza delle effettive capacità finanziarie, a tutela della serietà del processo.
La base di ogni valutazione è l’analisi dei bilanci degli ultimi cinque esercizi, verificandone il deposito ufficiale.
L’elemento centrale è l’EBITDA normalizzato, che rappresenta la capacità dell’azienda di remunerare il capitale investito.
Nel settore alberghiero, la valutazione avviene prevalentemente tramite multipli di EBITDA, dove il moltiplicatore dipende da:
contesto macro,
qualità dell’asset,
posizionamento,
comparabili di mercato.
È fondamentale depurare il bilancio da poste non ricorrenti o estranee al core business.
I dati di bilancio devono essere coerenti con la gestione reale. L’analisi dei PMS consente di valutare:
ADR, occupazione, RevPAR,
segmentazione della domanda,
posizionamento competitivo,
margini di ottimizzazione.
È in questa fase che si distingue un asset già efficiente da uno trasformabile.
La verifica delle posizioni fiscali, contributive e verso fornitori è un passaggio essenziale.
Eventuali criticità non sono di per sé ostative, purché emergano prima e possano essere:
accantonate,
decurtate dal prezzo,
gestite contrattualmente.
Parallelamente, vanno analizzate:
posizioni bancarie,
contratti in essere,
conformità edilizie e urbanistiche dell’immobile.
Quando l’operazione coinvolge più soci o quote di minoranza, la governance diventa un fattore critico di successo.
Patti parasociali chiari, ruoli definiti e meccanismi decisionali strutturati sono indispensabili.
Se alcune figure manageriali sono considerate strategiche, è opportuno avviare valutazioni preliminari già in fase di due diligence.
Ogni operazione presenta specificità proprie, soprattutto in presenza di strutture complesse o asset internazionali. Tuttavia, gli step descritti rappresentano una base solida e replicabile per condurre acquisizioni alberghiere in modo efficiente.
Nei deal ben riusciti, la differenza non la fa il numero di consulenti, ma la qualità del metodo e della regia.
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