02/02/2026 - 31/12/2029
Uno degli aspetti più sottovalutati — e al tempo stesso più determinanti — per l’industria alberghiera è la formazione. In un mercato caratterizzato da elevata volatilità, compressione dei margini e cambiamenti tecnologici continui, la formazione non rappresenta un beneficio collaterale, ma uno strumento di governo del cambiamento. È ciò che consente all’organizzazione di restare al centro dell’evoluzione, invece di subirla ai margini.
Nel contesto attuale, il vantaggio competitivo ha una durata sempre più breve. Innovazioni tecnologiche e mutamenti nei comportamenti dei consumatori consentono a nuovi operatori di conquistare rapidamente posizioni di leadership, costringendo i player storici a rincorrere. Questo fenomeno è trasversale a molti settori, ma nel comparto alberghiero assume una rilevanza particolare: è uno dei pochi ambiti in cui, più che altrove, il ritardo nell’innovazione è stato strutturale e non episodico.
L’ascesa di modelli come Airbnb o delle grandi piattaforme di intermediazione non è stata solo tecnologica, ma culturale e organizzativa. Questi operatori hanno saputo leggere prima degli altri le esigenze del consumatore e tradurle in processi scalabili. La tecnologia, tuttavia, non è mai stata sufficiente da sola: l’innovazione, per produrre effetti duraturi, deve diventare processo interno, non intuizione isolata. Ed è qui che la formazione assume un ruolo decisivo.
Se il contesto cambia, l’azienda deve cambiare nella sua interezza: nel rapporto con il mercato, nella gestione delle risorse umane, nelle relazioni con i fornitori e, soprattutto, nel modo in cui prende decisioni. Eppure, nel settore alberghiero è ancora frequente incontrare strutture organizzative rigide, ancorate a procedure e modelli operativi concepiti per un contesto che non esiste più. Questo immobilismo non è neutrale: genera inefficienze, allontana i talenti e riduce progressivamente la capacità competitiva.
La formazione, in questo scenario, non è un’attività episodica né confinata all’aula. È un processo continuo di riallineamento delle competenze, che richiede la disponibilità a rimettere in discussione ruoli, processi e responsabilità. Formarsi significa ridisegnare il perimetro dell’organizzazione, aggiornare il linguaggio manageriale, premiare chi è in grado di adattarsi e accompagnare chi rischia di restare indietro.
Va però affrontato un tema spesso eluso: non sempre è solo l’azienda a opporsi al cambiamento. In molti casi è la stessa forza lavoro a rappresentare un fattore di resistenza. La formazione autentica implica l’uscita dalla zona di comfort, l’accettazione di nuovi strumenti, nuovi metriche e nuove logiche decisionali. È un processo selettivo, non neutro, che distingue chi governa il cambiamento da chi lo subisce.
Per questo motivo, la formazione efficace deve essere progettata come leva strategica, non come adempimento formale. In questa direzione si collocano percorsi formativi strutturati, orientati alle reali esigenze del management e dell’imprenditoria alberghiera, come quelli sviluppati all’interno di www.robertonecciacademy.it, pensati per trasformare l’aggiornamento professionale in capacità decisionale e operativa.
Nel settore alberghiero, la mancanza di formazione non è più un limite culturale: è un rischio d’impresa.
L’unico modo per allontanare il declino è accettare il cambiamento, dotarsi degli strumenti per comprenderlo e costruire organizzazioni capaci di evolvere prima che sia il mercato a imporlo.
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