01/02/2026 - 23/07/2029
Uno dei temi oggi più rilevanti per gli investitori professionali – italiani e internazionali – è il criterio di valutazione delle aziende alberghiere. Un tema diventato centrale a seguito della crisi Covid, del progressivo consolidamento del settore e dell’ingresso di capitali sempre più sofisticati, abituati a ragionare in termini di rendimento, rischio e scalabilità. L’industria alberghiera presenta una peculiarità che la rende più complessa rispetto ad altri asset: la coesistenza di due componenti distinte ma interdipendenti: la componente immobiliare, con logiche di valorizzazione proprie; la componente gestionale, che rappresenta il vero motore di generazione del reddito. Comprendere questa distinzione è il primo passo per una valutazione corretta. L’hotel non è un semplice immobile a reddito né una pura attività di servizi. Da qui una massima tanto semplice quanto spesso fraintesa: un hotel vale quanto rende. Ma questa affermazione richiede di essere qualificata: quanto rende, come rende e con quale sostenibilità nel tempo. Una parte significativa del capitalismo alberghiero italiano, storicamente familiare, tende ancora a confondere il valore economico dell’azienda con quello emotivo. Questo approccio è comprensibile, ma incompatibile con una logica di investimento professionale. Per questo motivo, l’analisi che segue tralascia volutamente i modelli valutativi tradizionali (patrimoniale, finanziario, DCF), che spesso non colgono la reale dinamica di creazione del valore alberghiero, e si concentra su un criterio fondato sulla performance gestionale. Il primo passaggio è distinguere chiaramente: la gestione (OpCo), l’immobile (PropCo). La gestione si valuta partendo dalla sua capacità di generare margini operativi. R – C = risultato operativo Dove i costi considerati sono solo quelli tipici della gestione, direttamente attribuibili all’attività alberghiera. Questa logica trova una formalizzazione nel sistema USALI (Uniform System of Accounts for the Lodging Industry), che scompone l’hotel in: centri di ricavo (camere, F&B, servizi accessori), centri di costo direttamente imputabili ai reparti. La differenza tra ricavi e costi operativi genera il GOP – Gross Operating Profit. In questa analisi il GOP è volutamente considerato al netto della componente locativa, per consentire confronti omogenei tra: città diverse, mercati differenti, strutture soggette a condizioni immobiliari non comparabili. Non a caso, il GOP è la metrica utilizzata dalle catene internazionali: per confrontare le performance tra hotel dello stesso brand, per il calcolo delle management fees. Sottraendo al GOP la componente degli affitti si ottiene l’EBITDA, indicatore più familiare anche ai non addetti ai lavori. Un esempio semplificato chiarisce il modello: Un GOP del 45% e un EBITDA del 27% indicano una gestione di elevata qualità, tipica di strutture ben posizionate e correttamente governate. Una volta determinato l’EBITDA, il valore della gestione deriva dal multiplo applicato, funzione di: stabilità dei flussi, potenziale di crescita, rischio operativo, possibilità di economie di scala. Nel caso dell’esempio: EBITDA: 2.700.000 multiplo 2x → valore 5.400.000 multiplo 3x → valore 8.100.000 multiplo 4x → valore 10.800.000 La gestione non è quindi un’entità astratta, ma un asset valutabile, il cui valore dipende dalla qualità del management e dalle prospettive di miglioramento. La componente immobiliare trova invece il suo valore nella rendita locativa. Nel caso analizzato: affitto: 1.800.000 rendimento atteso: 6% Il valore dell’immobile sarà: 1.800.000 / 6% = 30.000.000 Al variare del rendimento atteso o delle performance gestionali, il valore immobiliare cambia di conseguenza. L’elemento centrale dell’intero processo valutativo è uno solo: la gestione. Una gestione più efficiente: aumenta GOP ed EBITDA, sostiene canoni più elevati, incrementa il valore dell’immobile, rende l’asset investibile per capitali istituzionali. La valutazione alberghiera non è quindi un esercizio teorico, ma la sintesi di una domanda fondamentale: Ed è su questa capacità che si gioca il vero futuro dell’investimento alberghiero.Valutare un’azienda alberghiera: quando il valore nasce dalla gestioneù
Un’azienda complessa: asset immobiliare e capacità operativa
Il vincolo di destinazione incide sulla componente immobiliare, mentre la qualità della gestione determina la capacità dell’asset di produrre flussi di cassa stabili e crescenti.
Superare l’approccio “sentimentale” alla valutazione
Separare OpCo e PropCo: il punto di partenza
Quanto vale una gestione alberghiera?
Il principio è elementare:
GOP: la prima metrica di confronto internazionale
EBITDA: la misura familiare al mondo finanziario
RICAVI
10.000.000
COSTI
5.500.000
G.O.P.
4.500.000
45 %
AFFITTO
1.800.000
18% sul fatturato
E.B.I.T.D.A
2.700.000
27 %
Il valore della gestione: una logica da multipli
La valutazione dell’immobile: la rendita come variabile chiave
Nel settore alberghiero, l’affitto è generalmente espresso come percentuale del fatturato potenziale, tipicamente tra il 15% e il 25%.
La gestione come moltiplicatore di valore
quanto valore è in grado di generare questa organizzazione, oggi e nel tempo?
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