26/05/2024 - 26/05/2029
Nel dibattito pubblico romano si tende spesso a sopravvalutare il ruolo degli assessori comunali, confondendo visibilità politica con potere decisionale reale.
In realtà, nella macchina amministrativa della Capitale, il baricentro dell’azione concreta non risiede negli assessorati, ma nei livelli tecnici dell’amministrazione.
Gli assessori definiscono l’indirizzo politico.
I dirigenti decidono se, come e quando quell’indirizzo diventa realtà.
L’assessore è una figura chiave sul piano comunicativo: rappresenta l’amministrazione, presidia il dibattito pubblico, costruisce consenso.
Ma il suo potere operativo è strutturalmente limitato.
Le decisioni amministrative vere — atti, procedure, tempi, applicazione delle norme — non passano dai social né dalle conferenze stampa, ma da uffici tecnici, direttori di dipartimento e strutture dirigenziali che operano secondo logiche e responsabilità autonome.
Gli assessori, nominati dal Sindaco, hanno il compito di:
definire priorità
stabilire linee guida
tradurre il mandato elettorale in indirizzi politici
L’attuazione concreta, però, è demandata ai direttori di dipartimento, figure tecniche con:
potere esecutivo
responsabilità amministrativa
autonomia decisionale
È qui che si gioca la partita vera.
I dirigenti elaborano gli obiettivi annuali all’interno del Piano Esecutivo di Gestione (PEG), formalmente coerente con le indicazioni della Giunta e dell’Assemblea Capitolina.
Tuttavia, tra indirizzo politico e attuazione amministrativa esiste uno spazio di discrezionalità tecnica molto ampio, che incide su:
tempi
priorità
modalità di esecuzione
Questo scarto spiega perché molte promesse politiche restano tali, non per cattiva volontà, ma per limiti strutturali della macchina amministrativa.
Il rapporto tra assessore e direttore di dipartimento è cruciale.
Non si tratta di controllo politico, ma di allineamento strategico.
Senza un rapporto di fiducia e collaborazione:
le politiche rallentano
i processi si inceppano
l’amministrazione entra in stallo
Ed è in questi momenti che Roma sperimenta lunghi periodi di immobilismo decisionale.
Il politico risponde agli elettori.
Il dirigente risponde alle norme.
Quando questi due piani non dialogano, la città resta bloccata tra promesse irrealizzabili e atti amministrativi difensivi. Il risultato è una distanza crescente tra aspettative dei cittadini e capacità reale di governo.
A Roma il potere non è dove si vede. È dove si firmano gli atti, si gestiscono i procedimenti, si controllano i tempi.
Capire questo meccanismo non significa delegittimare la politica, ma renderla più consapevole dei propri limiti e delle proprie responsabilità.
Solo una collaborazione strutturata tra indirizzo politico e competenza tecnica può garantire una governance efficace, trasparente e credibile per la città.
Roberto Necci
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