04/06/2024 - 04/06/2029
L’avvio della procedura di insolvenza di FTI Touristik, terzo gruppo del turismo organizzato in Europa, presso il tribunale di Monaco di Baviera, non rappresenta un evento episodico. È piuttosto il punto di emersione di una fragilità strutturale che attraversa l’intero modello del tour operating tradizionale.
Dal 4 giugno le operazioni del gruppo risultano di fatto bloccate, con conseguenze potenzialmente rilevanti non solo per i clienti, ma soprattutto per i fornitori della filiera, alberghi in primis, esposti a crediti commerciali che in alcuni casi possono raggiungere importi milionari.
FTI non è un operatore marginale:
6 marchi attivi
circa 90 filiali nel mondo
11.000 dipendenti
120 destinazioni
circa 50 hotel di proprietà o in gestione diretta
4,1 miliardi di euro di fatturato
Numeri che, letti superficialmente, suggerirebbero solidità.
In realtà, come dimostra il caso, la dimensione non equivale alla resilienza finanziaria.
Secondo la stampa specializzata tedesca, il gruppo si è trovato improvvisamente in tensione di liquidità per alcune decine di milioni di euro, a seguito di:
volumi di prenotazioni inferiori alle attese,
richiesta di pagamenti anticipati da parte dei fornitori,
irrigidimento del credito commerciale lungo la filiera.
Questo è un punto cruciale: FTI non è crollata per mancanza di domanda turistica, ma per l’impossibilità di sostenere un modello finanziario basato su:
incassi dilazionati,
pagamenti anticipati crescenti,
margini operativi strutturalmente compressi.
Durante la pandemia, FTI aveva beneficiato di quasi 600 milioni di euro di aiuti pubblici.
Successivamente erano in corso trattative con un consorzio guidato dal fondo statunitense Certares per la vendita del gruppo.
Il fatto che:
l’operazione non si sia chiusa,
il governo tedesco abbia rifiutato ulteriori sostegni,
è un segnale chiaro: il problema non era più congiunturale, ma strutturale.
Quando anche lo Stato smette di intervenire, significa che il modello industriale non è più considerato sostenibile.
Il vero punto critico del caso FTI riguarda gli hotel fornitori.
Molte strutture:
hanno già erogato servizi,
hanno bloccato camere,
hanno sostenuto costi operativi,
senza garanzie reali sul pagamento.
In questi casi, il credito verso il tour operator diventa di fatto credito chirografario, con probabilità di recupero spesso limitate.
Per alcuni hotel, soprattutto indipendenti o stagionali, l’insolvenza di un grande TO può compromettere l’intero esercizio.
Il caso FTI si inserisce in una traiettoria già vista:
Thomas Cook
Monarch Airlines
altri operatori europei medio-grandi
Il modello del tour operator integrato soffre di:
margini bassissimi,
elevata intensità di capitale circolante,
esposizione a shock geopolitici e macroeconomici,
concorrenza diretta delle OTA e del direct booking,
crescente asimmetria di potere con i fornitori.
In questo contesto, la dimensione amplifica il rischio, anziché ridurlo.
Il caso FTI impone alcune riflessioni operative:
Il rischio di concentrazione cliente
Dipendere in modo rilevante da uno o pochi tour operator espone l’hotel a rischi non controllabili.
Il credito commerciale è finanza
Le camere vendute e non incassate sono capitale immobilizzato.
Senza strumenti di controllo del rischio cliente, l’hotel diventa finanziatore inconsapevole del TO.
Serve una gestione attiva del rischio di controparte
Limiti di esposizione, prepagamenti, assicurazione crediti, diversificazione dei canali non sono opzionali.
La solidità del partner conta più del volume
Un cliente grande ma fragile è più pericoloso di dieci clienti piccoli ma solvibili.
Per fondi e banche, il caso FTI rafforza un principio chiave:
il valore di un hotel non dipende solo dalla domanda, ma dalla qualità e sostenibilità dei canali di vendita.
In fase di valutazione:
l’esposizione verso TO
la concentrazione del fatturato
le politiche di incasso
diventano elementi determinanti per giudicare rischio operativo e bancabilità.
Il fallimento di FTI Touristik non è solo una notizia di cronaca.
È un campanello d’allarme per l’intero ecosistema turistico europeo.
Il turismo continua a crescere, ma non tutti i modelli industriali sono destinati a sopravvivere.
Chi non ripensa struttura finanziaria, gestione del rischio e rapporto con i fornitori è destinato a diventare l’anello debole della catena.
Per gli alberghi, la lezione è chiara:
vendere camere non basta. Occorre governare il rischio di chi le compra.
Qui lo stringato comunicato dell'operatore tedesco https://www.fti-group.com/en/insolvency
Roberto Necci
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