27/01/2026 - 23/08/2029
Negli ultimi decenni Roma ha attraversato una trasformazione profonda che non può essere letta né in chiave demografica né culturale. La questione non riguarda l’origine dei suoi abitanti, ma la progressiva perdita di un modello economico urbano competitivo, capace di generare valore, attrarre capitale e sostenere sviluppo nel lungo periodo.
Roma resta una capitale politica, amministrativa e simbolica.
Ma dal punto di vista economico e produttivo si è progressivamente allontanata dalle principali traiettorie di sviluppo delle grandi città europee.
Storicamente Roma ha svolto una funzione di equilibrio tra Nord e Sud del Paese, combinando:
amministrazione centrale
servizi avanzati
turismo
attività culturali
economia privata diffusa
Negli ultimi trent’anni questo equilibrio si è rotto. Il settore pubblico ha assunto un peso crescente, mentre:
l’industria è rimasta marginale
i servizi ad alto valore aggiunto non si sono consolidati
l’economia privata ha perso scala, continuità e capacità di investimento
Il risultato è una struttura economica sbilanciata, poco orientata alla produttività e scarsamente integrata nelle catene del valore europee.
Il nodo centrale non è sociale, ma istituzionale e gestionale. Roma soffre di una cronica frammentazione decisionale che rende difficile:
pianificare nel medio-lungo periodo
attrarre investimenti strutturati
realizzare infrastrutture coerenti
governare la trasformazione urbana
L’assenza di una governance chiara e stabile ha prodotto:
lentezza amministrativa
incertezza regolatoria
sfiducia degli operatori economici
In questo contesto, anche gli asset più forti della città – turismo, patrimonio immobiliare, centralità geopolitica – faticano a esprimere pienamente il loro potenziale.
La crescente dipendenza dal settore pubblico e da attività a bassa intensità di capitale ha ridotto la resilienza del sistema urbano. Roma genera occupazione, ma fatica a generare valore aggiunto.
Questo si riflette in:
redditi medi stagnanti
scarsa attrattività per capitale imprenditoriale
difficoltà nel trattenere competenze qualificate
economia informale diffusa
Non si tratta di un destino inevitabile, ma della conseguenza di scelte mancate e modelli non aggiornati.
Mentre città come Milano, Berlino, Madrid o Parigi hanno costruito modelli basati su:
attrazione di investimenti
rigenerazione urbana
servizi avanzati
integrazione tra pubblico e privato
Roma è rimasta prigioniera di una logica difensiva, più orientata alla gestione dell’esistente che alla creazione di nuovo valore.
Questo scollamento non è solo economico, ma strategico:
Roma non ha ancora definito che tipo di città vuole essere nel contesto europeo.
Roma non è una città povera di risorse. È una città povera di visione economica coerente.
Dispone di:
un patrimonio immobiliare unico
un brand globale
una domanda turistica strutturale
una posizione centrale nei flussi istituzionali
Ma senza un modello di sviluppo basato su:
produttività
disciplina finanziaria
attrazione di capitali
responsabilità decisionale
queste risorse restano sottoutilizzate o consumate senza creare valore duraturo.
Il problema di Roma non è l’identità, né la sua composizione sociale. È l’assenza di un modello economico urbano governabile.
Roma può tornare a essere una piattaforma di sviluppo, investimenti e innovazione.
Ma questo richiede:
una governance chiara
una strategia economica esplicita
la capacità di misurare risultati e assumersi responsabilità
Senza queste condizioni, la città continuerà a vivere di rendita simbolica, perdendo progressivamente competitività reale. Il futuro di Roma non dipende da dove viene. Dipende da come decide di governarsi.
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