01/09/2024 - 01/09/2029
Una frase del divulgatore Massimo Polidoro, «l’ignoranza ha un prezzo», offre uno spunto di riflessione particolarmente attuale sulla situazione del nostro Paese. Non si tratta di una semplice provocazione, ma di un monito che invita a osservare con maggiore lucidità alcune dinamiche sociali sempre più evidenti in Italia.
È innegabile che, almeno in apparenza, l’ignoranza sembri oggi più diffusa. Tuttavia, è ragionevole ritenere che non si tratti tanto di un fenomeno nuovo, quanto piuttosto di un fenomeno reso visibile dalla diffusione capillare dei social network. Comportamenti, linguaggi ed eccessi che in passato restavano confinati a contesti marginali o privati oggi vengono esibiti, amplificati e spesso celebrati.
Ciò che colpisce non è solo l’esistenza di questi comportamenti, ma il fatto che vengano mostrati con orgoglio, contribuendo a costruire un’immagine del Paese talvolta cafona, inelegante e priva di senso del limite. Il successo in termini di visualizzazioni, condivisioni e “like” dimostra che esiste una forma di approvazione sociale, esplicita o implicita, verso certi modelli. Scene come l’uscita o l’ingresso in carcere trasformate in eventi mediatici, spesso con protagonisti minorenni, sono l’emblema di questa deriva.
La società civile – che voglio credere rappresenti ancora la maggioranza silenziosa – dovrebbe interrogarsi seriamente se questo sia il modello sociale immaginato da chi ci ha preceduto, o quello che intendiamo consegnare alle generazioni future. Perché se un contenuto circola, viene promosso e monetizzato, significa che qualcuno lo legittima. In assenza di consenso, non ci sarebbe diffusione.
Invocare il relativismo culturale o sostenere che questi comportamenti siano semplicemente “lo specchio della società” equivale ad accettare come normali situazioni che normali non sono: quattro persone su uno scooter, minorenni alla guida di auto potenti, violazioni sistematiche delle regole vissute come segni di furbizia o successo.
Possiamo edulcorare la realtà quanto vogliamo, ma questi fenomeni restano sintomi evidenti di ignoranza, in particolare di ignoranza sociale e civica. Un’ignoranza che non è neutra, perché genera costi: in termini di sicurezza, di legalità, di qualità del dibattito pubblico e, in ultima analisi, di futuro collettivo.
Ed è qui che la frase iniziale trova la sua piena conferma: l’ignoranza, soprattutto quando viene normalizzata e persino premiata, ha un prezzo. E quel prezzo lo paghiamo tutti.
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Roberto Necci
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