26/09/2024 - 26/09/2029
Il settore alberghiero continua a rappresentare uno degli assi portanti dell’economia italiana, non solo in termini di contributo al PIL e all’occupazione, ma soprattutto per la sua capacità di assorbire lavoro in fasi economiche complesse. Tuttavia, dietro una domanda di personale in costante crescita si nasconde una realtà più articolata: non è il lavoro a mancare, è il lavoro sostenibile e qualificato.
L’aumento delle ricerche online legate a occupazione, curriculum e opportunità professionali nel comparto ricettivo segnala un interesse concreto, ma evidenzia anche un mismatch strutturale tra ciò che le imprese cercano e ciò che il mercato del lavoro è in grado di offrire.
Il mercato del lavoro alberghiero non è più guidato esclusivamente dalla stagionalità. Oggi la richiesta di personale riguarda l’intera catena del valore: dalle figure operative tradizionali fino ai ruoli manageriali e specialistici.
Accanto a camerieri, receptionist, addetti ai piani e cuochi, cresce la domanda di:
responsabili di reparto,
HR manager con competenze organizzative,
figure capaci di governare processi, dati e tecnologia.
Nelle principali destinazioni turistiche italiane – Roma, Firenze, Venezia, Milano – la competizione tra strutture non riguarda più solo il cliente finale, ma anche l’attrazione e la retention del personale qualificato. In questo contesto, la conoscenza delle lingue e la capacità di operare in ambienti ad alta complessità organizzativa sono diventate condizioni di accesso, non più elementi distintivi.
La digitalizzazione dei processi alberghieri ha modificato profondamente il profilo delle competenze richieste. L’automazione di attività ripetitive non ha ridotto il fabbisogno occupazionale, ma ne ha alzato il livello qualitativo.
Software gestionali avanzati, CRM, sistemi di booking automatizzati e strumenti di analisi dei dati richiedono personale in grado di:
interpretare informazioni operative,
prendere decisioni rapide,
coordinare team ibridi uomo–tecnologia.
Il lavoro alberghiero non è più solo esecuzione, ma governo del processo.
In un mercato sempre più selettivo, il curriculum vitae diventa uno strumento di posizionamento professionale. Non basta elencare esperienze: occorre dimostrare coerenza, crescita e competenza.
Gli elementi realmente valutanti sono:
esperienze pertinenti e misurabili,
padronanza linguistica effettiva,
formazione specialistica e certificazioni,
competenze digitali applicabili ai sistemi alberghieri.
Il CV efficace non racconta cosa si è fatto, ma che tipo di valore si è in grado di generare all’interno di una struttura.
La ricerca di lavoro nel settore alberghiero si è spostata su piattaforme digitali specializzate e su circuiti relazionali qualificati. I portali generalisti restano utili, ma il vero matching avviene sempre più spesso tramite:
network professionali,
segnalazioni interne,
contatti diretti con operatori strutturati.
Il networking non è un accessorio, ma una leva competitiva.
Il settore alberghiero continua a rappresentare una porta d’ingresso privilegiata per i giovani, ma il paradigma è cambiato. Le nuove generazioni non cercano solo occupazione, ma:
percorsi di crescita chiari,
ambienti organizzati,
formazione continua,
equilibrio tra vita e lavoro.
Le strutture che non affrontano questo tema in modo strutturale sono destinate a soffrire un turnover cronico, con impatti diretti su qualità del servizio e redditività.
Il rinnovo del CCNL Federalberghi di luglio 2024 rappresenta un passaggio rilevante per il settore. Gli aumenti salariali, le misure di flessibilità, l’attenzione alla formazione continua e il rafforzamento del welfare migliorano il quadro contrattuale complessivo.
Tuttavia, il contratto da solo non risolve i problemi strutturali del lavoro alberghiero. Senza modelli organizzativi efficienti, senza managerialità e senza una visione di lungo periodo, anche il miglior CCNL rischia di non produrre effetti duraturi.
Il vero tema non è il costo del lavoro, ma la sua produttività e sostenibilità nel tempo.
Il settore alberghiero offre oggi reali opportunità occupazionali, ma richiede competenze, consapevolezza e visione. Non è più un comparto rifugio, ma un’industria complessa che premia chi sa governare processi, persone e tecnologia.
Per lavoratori e imprese, la sfida non è entrare nel settore, ma restarci creando valore.
Roberto Necci
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