01/02/2026 - 08/02/2029
Il settore alberghiero italiano è storicamente caratterizzato da una forte presenza di strutture a gestione familiare, spesso di piccole e medie dimensioni. Questo modello, che ha funzionato efficacemente nel secondo dopoguerra e fino agli anni ’80–’90, oggi mostra limiti strutturali evidenti.
Il tema non è più soltanto il passaggio generazionale. La frase ricorrente “ai figli non interessa proseguire l’attività” è il sintomo finale di un problema più profondo: un modello imprenditoriale che non è stato progettato per durare nel tempo, né per competere in un mercato globalizzato, capital intensive e fortemente professionalizzato.
Molte strutture alberghiere familiari italiane non sono mai state concepite come imprese in senso pieno, ma come proiezioni dell’identità del fondatore. Scelte architettoniche, organizzative e operative sono state spesso guidate da logiche personali piuttosto che da criteri di efficienza, scalabilità e posizionamento di mercato.
In questo contesto:
la governance è accentrata,
i processi decisionali sono informali,
il controllo di gestione è debole o assente,
la pianificazione strategica non esiste.
Il passaggio generazionale avviene per successione anagrafica, non per selezione manageriale. Il risultato è una progressiva disaffezione delle nuove generazioni, che percepiscono l’hotel non come un’opportunità imprenditoriale, ma come un’eredità complessa, rischiosa e spesso non sostenibile.
Alla scomparsa del fondatore emergono criticità accumulate per decenni:
immobili con CAPEX strutturalmente rinviati,
impianti obsoleti,
standard di prodotto non allineati al mercato,
marginalità operativa in contrazione,
esposizione debitoria spesso sottostimata.
Molte di queste strutture non hanno mai effettuato una vera distinzione tra valore dell’asset immobiliare (PropCo) e performance dell’attività operativa (OpCo). Questo ha impedito interventi razionali di ristrutturazione, ricapitalizzazione o riposizionamento.
Il declino non è improvviso: è lento, silenzioso e spesso mascherato da una gestione “di resistenza”, fino a quando l’unica opzione rimasta diventa la chiusura o l’abbandono.
Il turismo contemporaneo premia:
qualità del prodotto,
efficienza operativa,
digitalizzazione dei processi,
capacità di revenue management avanzato,
solidità finanziaria,
sostenibilità ambientale ed economica.
In questo scenario, una parte rilevante delle strutture a gestione familiare tradizionale non è più economicamente recuperabile, indipendentemente dalla buona volontà degli eredi.
Continuare a mantenere in vita modelli non sostenibili significa immobilizzare capitale, deteriorare asset e ridurre l’attrattività complessiva del sistema turistico.
La vera questione non è salvare tutto, ma selezionare cosa ha senso salvare.
Il futuro dell’ospitalità italiana non passa dall’abolizione del capitalismo familiare, ma dalla sua evoluzione. Questo implica scelte nette:
apertura a capitali esterni,
separazione tra proprietà e gestione,
introduzione di management professionale,
utilizzo di contratti di management o affitto evoluti,
aggregazione in piattaforme più strutturate.
Dove questi presupposti non sono realizzabili, l’uscita ordinata dal mercato rappresenta una decisione imprenditoriale razionale, non un fallimento.
Se l’Italia vuole restare competitiva nel panorama turistico internazionale, deve accettare una verità scomoda: non tutti gli hotel devono sopravvivere.
La qualità del sistema dipenderà dalla capacità di:
riallocare capitale in modo efficiente,
professionalizzare la gestione,
ridurre la frammentazione improduttiva,
attrarre investitori in un contesto trasparente e governabile.
Il passaggio generazionale non è il problema.
Il problema è non aver mai costruito imprese pensate per essere tramandate.
Il problema di molte strutture alberghiere non è l’assenza di impegno, ma l’assenza di regole, controllo e separazione dei ruoli. Prima di investire, ristrutturare o cedere un hotel, è necessario capire dove si genera valore e dove si distrugge.
HotelControl nasce per questo: supportare proprietari, eredi, soci di minoranza e investitori nel valutare governance, sostenibilità gestionale e rischi operativi delle strutture alberghiere, prima che le criticità diventino irreversibili.
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