29/01/2026 - 25/03/2029
Quanto deve incidere l’affitto sul fatturato di un hotel? In molte operazioni alberghiere, un primo intervallo indicativo di sostenibilità si colloca tra il 16% e il 22% dei ricavi netti IVA.
Questa percentuale, tuttavia, non rappresenta una regola universale e non può essere applicata automaticamente.
Un canone pari al 18% del fatturato può risultare sostenibile per un hotel con elevata marginalità, costi efficienti e limitate esigenze di investimento. Lo stesso canone può invece compromettere l’equilibrio di una struttura con forte incidenza del personale, servizi accessori a bassa marginalità, impianti obsoleti o rilevanti obblighi manutentivi.
Il vero parametro non è quindi soltanto il fatturato, ma la capacità dell’hotel di produrre un risultato operativo sufficiente a sostenere:
il canone;
gli investimenti;
le manutenzioni;
il servizio del debito;
il capitale circolante;
la remunerazione del gestore;
una fisiologica capacità di assorbire eventuali flessioni del mercato.
Un canone troppo elevato non riduce semplicemente l’utile dell’operatore. Nel medio periodo può impedire il rinnovo del prodotto, indebolire il posizionamento commerciale e ridurre il valore dello stesso immobile.
Il canone alberghiero non è quindi una semplice voce contrattuale: è uno dei principali strumenti di governo economico dell’asset.
| Elemento | Indicazione |
|---|---|
| Range iniziale di riferimento | 16%-22% dei ricavi netti IVA |
| Parametro più prudente | Fatturato camere normalizzato |
| Verifica decisiva | Compatibilità con GOP e flussi di cassa |
| Variabili principali | Categoria, location, stagionalità, costi, capex e stato dell’immobile |
| Rischio | Canone elevato, margini insufficienti e perdita di competitività |
| Errore frequente | Applicare una percentuale al solo fatturato storico |
L’analisi delle operazioni di locazione e di affitto d’azienda alberghiera mostra come il costo immobiliare debba essere proporzionato alla capacità economica reale della struttura.
Una forbice compresa tra il 16% e il 22% dei ricavi netti IVA può rappresentare un primo indicatore di mercato, ma deve essere sempre verificata alla luce del modello gestionale.
Non tutti i fatturati hanno infatti la stessa qualità.
Un albergo con ricavi prevalentemente camere, ADR elevato, distribuzione efficiente e GOP robusto può sostenere un’incidenza immobiliare maggiore rispetto a una struttura che realizza una quota rilevante dei ricavi attraverso ristorazione, eventi o servizi con margini ridotti.
La percentuale sul fatturato è quindi il punto di partenza. La sostenibilità effettiva emerge soltanto dopo avere analizzato il conto economico, gli investimenti e i flussi finanziari dell’operazione.
Due hotel con lo stesso fatturato possono avere una capacità molto diversa di pagare il canone.
Il primo può avere una struttura organizzativa efficiente, un elevato fatturato camere e costi sotto controllo. Il secondo può produrre gli stessi ricavi, ma con:
maggiore incidenza del personale;
elevati costi energetici;
commissioni distributive più alte;
reparti ristorativi poco marginali;
consistenti necessità manutentive;
spazi comuni sovradimensionati;
investimenti non rinviabili.
Applicare la stessa percentuale ai due alberghi significherebbe ignorare la loro diversa capacità di trasformare i ricavi in risultato operativo.
Per questo il canone deve essere valutato insieme al GOP, alla struttura dei costi e agli investimenti necessari.
Consideriamo un hotel con i seguenti dati annuali:
| Voce | Importo |
|---|---|
| Ricavi netti IVA | €2.500.000 |
| GOP prima del canone | €750.000 |
| Margine GOP | 30% |
| Canone richiesto | €500.000 |
| Incidenza sui ricavi | 20% |
| Risultato residuo dopo il canone | €250.000 |
A prima vista, un canone pari al 20% del fatturato rientra nella forbice indicativa.
Ma il canone assorbe due terzi del GOP disponibile.
Dai €250.000 residui devono ancora essere sostenuti, a seconda della struttura dell’operazione:
investimenti e sostituzioni;
interessi e servizio del debito;
imposte;
eventuali costi di sede;
remunerazione del capitale;
remunerazione del rischio imprenditoriale del gestore.
Se, inoltre, il GOP scendesse dal 30% al 25% per effetto di un aumento del costo del personale, dell’energia o delle commissioni, il margine operativo sarebbe pari a €625.000. Dopo il canone rimarrebbero appena €125.000.
L’esempio dimostra che un canone percentualmente “nella norma” può comunque risultare economicamente e finanziariamente troppo elevato.
Il vero test non è soltanto:
Quanto rappresenta il canone sul fatturato?
La domanda corretta è:
Quanto risultato operativo rimane dopo il pagamento del canone e quali rischi deve ancora sostenere il gestore?
Uno degli errori più frequenti consiste nel determinare il canone esclusivamente sulla base dei ricavi storici.
Il fatturato passato è un dato indispensabile, ma può essere influenzato da:
inefficienze gestionali;
posizionamento commerciale errato;
dipendenza eccessiva dalle OTA;
camere non adeguatamente valorizzate;
prodotto obsoleto;
eventi eccezionali;
periodi di chiusura o ristrutturazione;
performance di mercato non ripetibili.
Una gestione debole può far apparire sostenibile soltanto un canone molto basso, penalizzando la proprietà e sottovalutando il potenziale dell’immobile.
Al contrario, un periodo straordinariamente positivo può indurre a fissare un canone eccessivo, costruito su risultati difficilmente replicabili.
Il parametro più corretto è il fatturato potenziale normalizzato: il volume di ricavi che l’hotel può ragionevolmente generare attraverso una gestione efficiente e coerente con il proprio mercato.
La stima richiede l’analisi di:
localizzazione;
categoria;
numero e qualità delle camere;
ADR;
occupazione;
RevPAR;
benchmark competitivo;
stagionalità;
reputazione online;
segmentazione della clientela;
canali distributivi;
capacità commerciale;
stato dell’immobile.
Non si tratta di costruire il migliore scenario possibile, ma di individuare un livello di ricavi realistico, prudente e sostenibile.
Il fatturato camere rappresenta normalmente la componente più stabile e direttamente collegata alla capacità produttiva dell’immobile.
Le camere possono essere analizzate attraverso indicatori consolidati:
ADR;
occupancy;
RevPAR;
ricavo per camera disponibile;
ricavo per camera occupata;
performance rispetto al competitive set.
Ristorazione, eventi, bar, spa e meeting possono aumentare significativamente il fatturato complessivo, ma non sempre producono margini proporzionati.
Un ristorante può generare €500.000 di ricavi e richiedere costi di personale, materie prime ed energia tali da lasciare una marginalità limitata. Considerare quei ricavi come base piena per il calcolo del canone potrebbe quindi sovrastimare la capacità economica della gestione.
Per questo, nelle analisi più prudenti, il canone viene verificato anche in rapporto al rooms revenue, distinguendo tra:
ricavi strutturalmente collegati all’immobile;
ricavi dipendenti dalla capacità del gestore;
ricavi accessori ad alta marginalità;
ricavi accessori a bassa marginalità.
Il fatturato misura la dimensione dell’attività. Il GOP misura la capacità dell’hotel di trasformare i ricavi in risultato operativo.
Un hotel può realizzare ricavi importanti e avere comunque un GOP insufficiente a sostenere il costo immobiliare.
Questo accade quando una quota rilevante dei ricavi viene assorbita da:
personale;
energia;
distribuzione;
manutenzioni;
lavanderia;
housekeeping;
marketing;
sistemi tecnologici;
servizi esternalizzati;
inefficienze organizzative.
Il canone sostenibile è quello che lascia spazio non soltanto alla gestione ordinaria, ma anche alla continuità economica dell’impresa.
Dopo il pagamento dell’affitto devono rimanere risorse sufficienti per:
mantenere lo standard qualitativo;
rinnovare camere e spazi comuni;
finanziare la distribuzione e il marketing;
sostenere il capitale circolante;
affrontare fasi di mercato negative;
remunerare il gestore e il capitale investito.
Quando il canone assorbe quasi tutto il GOP, l’operazione diventa fragile anche se il fatturato appare soddisfacente.
Il canone distrugge valore quando massimizza il rendimento immobiliare nel breve periodo, ma impedisce all’hotel di conservare competitività e qualità nel medio-lungo termine.
Il processo è spesso progressivo.
In una prima fase il gestore rinvia alcuni interventi, riduce gli investimenti commerciali o comprime i costi del personale.
Successivamente possono emergere:
deterioramento del prodotto;
peggioramento delle recensioni;
riduzione dell’ADR;
perdita di posizionamento;
maggiore dipendenza dalle OTA;
incremento dei costi manutentivi;
riduzione del GOP;
tensioni finanziarie;
ritardi nel pagamento del canone.
La proprietà può quindi trovarsi con un contratto formalmente remunerativo, ma con un gestore indebolito e un immobile che richiede investimenti crescenti.
Il rendimento nominale elevato non coincide necessariamente con la creazione di valore.
La sostenibilità dell’operazione dipende anche dall’efficienza dell’asset.
Spazi comuni sovradimensionati, impianti obsoleti, aree improduttive, locali tecnici, giardini e superfici difficilmente monetizzabili generano costi senza produrre ricavi equivalenti.
Questi costi possono riguardare:
consumi energetici;
manutenzioni;
pulizia;
personale;
imposte;
adeguamenti normativi;
sostituzione degli impianti.
Un immobile alberghiero non può essere valutato soltanto sulla base dei metri quadrati disponibili. Deve essere valutato in funzione della capacità delle sue superfici di produrre ricavi e margini.
Trasferire sul gestore tutte le inefficienze dell’immobile attraverso un canone più alto significa alterare l’equilibrio economico dell’operazione.
L’importo del canone non rappresenta sempre l’intero costo immobiliare sostenuto dal gestore.
Occorre verificare anche chi deve finanziare:
manutenzioni ordinarie;
manutenzioni straordinarie;
interventi strutturali;
adeguamenti antincendio;
sostituzioni impiantistiche;
rinnovo delle camere;
ristrutturazioni;
lavori di riposizionamento;
furniture, fixtures and equipment.
Un canone può sembrare sostenibile finché non vengono considerati gli investimenti contrattualmente trasferiti al conduttore.
Se il gestore deve pagare l’affitto e sostenere contemporaneamente importanti capex, il costo economico effettivo dell’operazione può essere molto superiore alla percentuale nominale.
La valutazione deve quindi considerare il costo immobiliare complessivo, composto da canone, investimenti, manutenzioni e obblighi accessori.
Non tutte le operazioni devono essere strutturate attraverso un canone interamente fisso.
Garantisce prevedibilità alla proprietà e trasferisce gran parte del rischio operativo sul gestore.
È più adatto a strutture stabilizzate, con performance consolidate, limitata stagionalità e ridotte esigenze di investimento.
È collegato ai ricavi o ai risultati economici dell’hotel.
Riduce il rischio di squilibrio gestionale, ma rende il rendimento della proprietà meno prevedibile.
Prevede una componente minima garantita e una quota variabile collegata al fatturato o alla performance.
Può rappresentare una soluzione equilibrata perché tutela la proprietà, ma limita il rischio che il costo immobiliare diventi insostenibile durante le fasi di contrazione.
La struttura corretta dipende dal tipo di asset, dal mercato, dagli investimenti e dalla distribuzione del rischio tra le parti.
La determinazione del corrispettivo cambia anche in funzione del modello contrattuale.
Nella locazione alberghiera, l’oggetto principale è l’immobile.
Nell’affitto d’azienda alberghiera, il gestore riceve un complesso organizzato che può comprendere immobile, autorizzazioni, attrezzature, arredi, contratti e avviamento.
Nel management contract, la proprietà mantiene normalmente una maggiore esposizione al risultato operativo e remunera il gestore attraverso una base fee e una incentive fee.
Cambiano quindi:
perimetro dell’operazione;
distribuzione del rischio;
obblighi di investimento;
responsabilità operative;
esposizione ai risultati economici;
struttura della remunerazione.
Non esiste una percentuale corretta in astratto. Esiste una struttura sostenibile rispetto all’asset, al mercato e al rischio assunto da ciascuna parte.
Una corretta analisi dovrebbe comprendere almeno sei passaggi.
Il fatturato storico deve essere corretto per eventi straordinari e confrontato con il potenziale di mercato.
Occorre distinguere tra camere, ristorazione, eventi e altri servizi, verificandone la diversa marginalità.
Personale, energia, distribuzione, manutenzioni e servizi devono essere proiettati in modo realistico.
Deve essere determinato il risultato operativo disponibile prima del pagamento del canone.
Devono essere quantificati capex iniziali e ricorrenti, individuando con precisione il soggetto tenuto a sostenerli.
Il piano deve essere verificato anche in scenari peggiorativi, ipotizzando:
riduzione dell’occupazione;
diminuzione dell’ADR;
incremento del costo del personale;
aumento dell’energia;
crescita delle commissioni;
necessità di investimenti imprevisti.
Un canone è realmente sostenibile soltanto quando l’hotel riesce a rispettare gli impegni anche in condizioni meno favorevoli rispetto allo scenario di base.
Un canone alberghiero sostenibile può collocarsi indicativamente tra il 16% e il 22% dei ricavi netti IVA, ma questa percentuale non deve mai essere utilizzata come automatismo.
La sostenibilità dipende dalla capacità dell’hotel di produrre GOP, generare cassa, finanziare gli investimenti e remunerare adeguatamente il rischio assunto dal gestore.
Il vero obiettivo non è ottenere il canone più alto possibile.
È costruire un equilibrio economico capace di durare nel tempo.
Un affitto correttamente dimensionato:
garantisce continuità alla proprietà;
tutela la gestione;
preserva la qualità del prodotto;
riduce il rischio di insolvenza;
sostiene il valore dell’immobile.
Un canone eccessivo produce l’effetto opposto: comprime la marginalità, indebolisce il gestore, rallenta gli investimenti e trasforma un rendimento apparentemente elevato in una progressiva perdita di valore.
La determinazione del canone non è quindi una semplice trattativa sul prezzo.
È una decisione di asset management, governance e strategia alberghiera.
In molte operazioni, una prima forbice indicativa può essere compresa tra il 16% e il 22% dei ricavi netti IVA. La percentuale deve però essere verificata rispetto a GOP, categoria, location, stagionalità, costi e investimenti.
Sì, ma solo come primo riferimento. La percentuale deve essere confrontata con la marginalità operativa, la composizione dei ricavi e la capacità dell’hotel di produrre flussi di cassa.
Il fatturato camere rappresenta spesso il riferimento più prudente, perché è maggiormente collegato alla capacità produttiva dell’immobile. I ricavi accessori devono essere valutati in base alla loro effettiva marginalità.
Quando assorbe una parte eccessiva del GOP e non lascia risorse sufficienti per investimenti, manutenzioni, servizio del debito, capitale circolante e remunerazione del gestore.
No. Un canone pari al 20% dei ricavi può essere eccessivo se il GOP è basso, se il gestore deve sostenere importanti investimenti o se la struttura presenta elevati costi operativi.
La locazione riguarda principalmente l’immobile. L’affitto d’azienda comprende invece il complesso organizzato necessario all’esercizio dell’attività, con un perimetro economico e giuridico più ampio.
Un canone non sostenibile può compromettere il piano industriale, la qualità dell’hotel e il valore dell’immobile.
Hotel Management Group affianca proprietà, investitori e gestori nella valutazione economica delle operazioni alberghiere, integrando analisi dei ricavi, benchmarking, GOP, investimenti, struttura contrattuale e sostenibilità finanziaria.
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