27/01/2026 - 19/08/2029
Negli ultimi due anni e mezzo il sistema bancario italiano ha progressivamente ridotto l’esposizione verso le imprese, con un impatto particolarmente rilevante sul comparto alberghiero.
Tra dicembre 2022 e giugno 2025 i prestiti a famiglie e aziende si sono contratti complessivamente di oltre 53 miliardi di euro, ma nel turismo e nell’hôtellerie questa dinamica assume un peso specifico maggiore, perché colpisce direttamente la capacità di preservare e accrescere il valore degli asset.
Il tema non è solo quantitativo. È strutturale.
La criticità principale riguarda la drastica riduzione dei finanziamenti a medio-lungo termine, essenziali per:
ristrutturazioni e riqualificazioni camere
efficientamento energetico
adeguamento agli standard ESG
operazioni di acquisizione e consolidamento
Le banche hanno progressivamente privilegiato esposizioni a breve termine, più semplici da gestire dal punto di vista regolamentare, ma inadeguate rispetto ai cicli di ritorno dell’investimento alberghiero.
Un hotel non è un’attività a rotazione rapida del capitale.
È un asset immobiliare-operativo che richiede orizzonti finanziari coerenti, stabilità del debito e tassi sostenibili.
Applicare logiche di credito “di breve” a investimenti strutturalmente lunghi significa creare un disallineamento sistemico.
La contrazione del credito avviene in una fase storica contraddittoria:
domanda turistica internazionale in crescita
grandi eventi catalizzatori (Giubileo 2025 in primis)
crescente interesse di investitori istituzionali per il real estate alberghiero
Parallelamente, però, molte strutture necessitano di investimenti urgenti per non perdere posizionamento competitivo.
Il paradosso è evidente: il settore avrebbe oggi bisogno di capitale paziente e di lungo respiro, ma il sistema creditizio fatica a riconoscere il profilo asset-based e patrimoniale dell’hôtellerie, trattandola come un comparto ad alta volatilità anziché come un settore immobiliare produttivo.
Gli effetti della stretta creditizia si traducono in tre criticità strutturali:
Rinvio degli investimenti strategici
Progetti di ristrutturazione e riposizionamento vengono posticipati, con un progressivo deterioramento dell’asset.
Dipendenza dal debito a breve
Le strutture ricorrono a linee onerose e instabili, inadatte a sostenere piani industriali di medio-lungo periodo.
Perdita di competitività relativa
In assenza di investimenti continui, il gap con i competitor internazionali — spesso sostenuti da capitali più pazienti — tende ad ampliarsi.
Nel medio periodo, questo scenario non riduce il rischio per le banche: lo sposta in avanti e lo amplifica.
La riduzione del credito non è soltanto il frutto di cautela.
È anche il segnale di una difficoltà del sistema bancario nel distinguere tra rischio operativo e solidità patrimoniale.
Un hotel ben posizionato, con:
asset immobiliare di qualità
flussi di cassa normalizzati
governance adeguata
reporting strutturato
presenta un profilo di rischio profondamente diverso da quello di attività puramente commerciali o cicliche.
Qui si apre un tema centrale: il credito non può essere erogato senza una corretta lettura dell’asset, del modello operativo e della governance.
Per evitare che la stretta creditizia diventi un freno strutturale allo sviluppo dell’hôtellerie italiana, serve un cambio di approccio:
strumenti di garanzia pubblica più selettivi e mirati
maggiore utilizzo di finanza alternativa e capitale ibrido
valutazioni creditizie che integrino asset value, business value e qualità della governance
Il settore alberghiero non chiede credito facile. Chiede credito coerente con la natura degli investimenti.
Se non corretta, l’attuale contrazione del credito rischia di produrre un effetto paradossale:
un settore centrale per l’economia italiana, patrimonialmente solido e con domanda strutturale, privato degli strumenti necessari per pianificare il futuro.
Il credito a lungo termine non è un favore agli albergatori.
È una condizione necessaria per preservare valore, competitività e stabilità del sistema.
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Il credito non è solo una questione di tassi. È una questione di visione, metodo e coerenza industriale.
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