27/08/2025 - 27/08/2029
Negli ultimi vent’anni il turismo italiano è stato guidato da una logica prevalentemente quantitativa: più arrivi, più presenze, più camere. Un modello che ha favorito l’espansione rapida dell’offerta, soprattutto nei grandi hub urbani e nelle destinazioni leisure tradizionali, ma che ha spesso sacrificato marginalità, qualità della domanda e sostenibilità economica.
Nel 2026 questo paradigma mostra limiti strutturali evidenti. La saturazione dell’offerta, l’esplosione dell’extralberghiero, l’aumento dei costi operativi e il mutamento delle abitudini di consumo stanno imponendo un cambio di prospettiva netto: non conta più quanto turismo arriva, ma quale valore genera.
Il turismo di massa ha prodotto strutture con alti livelli di occupazione ma:
ADR compressi,
margini operativi fragili,
forte dipendenza dai volumi.
L’aumento dei costi energetici, del personale e del debito ha reso questo modello economicamente instabile.
Oggi un hotel pieno può essere un hotel in perdita se non è governato correttamente.
Non a caso, il focus degli investitori si è spostato:
dall’occupazione all’EBITDA reale,
dalla stagionalità ai flussi di cassa continuativi,
dalla dimensione dell’asset alla qualità della gestione.
I flussi internazionali ad alta capacità di spesa – Stati Uniti, Medio Oriente, Asia – non cercano più semplicemente una destinazione, ma un’esperienza integrata: ospitalità, identità, servizi, racconto del territorio.
Questo fenomeno sta premiando:
boutique hotel,
resort esperienziali,
strutture medio-piccole ben posizionate,
e sta progressivamente penalizzando i grandi complessi indifferenziati, incapaci di distinguersi se non sul prezzo.
Roma, Firenze e Venezia sono i casi più evidenti, ma la dinamica è già visibile anche nei borghi rigenerati, nelle aree interne e nei distretti che stanno intercettando risorse PNRR e capitali privati orientati alla rigenerazione urbana.
Il capitale che oggi entra nel settore non è più opportunistico.
Fondi immobiliari, SGR e family office richiedono:
piani industriali credibili,
modelli di governance chiari,
gestione professionale e misurabile.
Il vero cambio di paradigma è qui:
non si tratta più di acquistare un albergo, ma di gestire un asset alberghiero come un’azienda, integrando:
revenue management evoluto,
controllo dei costi,
digitalizzazione dei processi,
modelli contrattuali coerenti (management, lease, franchising).
L’Italia si trova di fronte a un bivio strategico:
continuare a inseguire i volumi, accettando margini sempre più ridotti e territori sovraffollati;
oppure puntare su un turismo selettivo, esperienziale e ad alto valore aggiunto.
Questa scelta non riguarda solo gli imprenditori, ma anche le istituzioni.
Piani regolatori rigidi e assenza di politiche di riconversione rischiano di generare “cimiteri alberghieri”: immobili vincolati a un uso non più economicamente sostenibile.
Senza una visione integrata tra turismo, urbanistica e investimenti, il rischio non è la perdita di competitività, ma l’immobilizzazione strutturale del patrimonio.
Il 2026 segna un punto di non ritorno.
Il turismo italiano non può più basarsi sulla quantità, ma sulla capacità di attrarre domanda qualificata, generare margini sostenibili e creare valore per il territorio.
Gli investimenti alberghieri del futuro premieranno:
gestione solida,
innovazione organizzativa,
visione di medio-lungo periodo.
Chi continuerà a ragionare in termini di volumi sarà progressivamente espulso dal mercato.
Chi governerà il valore, invece, potrà tornare a giocare un ruolo centrale nello scenario globale.
HotelManagementGroup affianca imprenditori, investitori e proprietà alberghiere nella transizione dal turismo dei volumi a modelli di ospitalità orientati al valore economico, alla sostenibilità gestionale e alla rigenerazione degli asset.
👉 Analisi strategica, non soluzioni standard.
👉 Governo dell’impresa alberghiera, non semplice gestione operativa.
Roberto Necci
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