18/09/2025 - 18/09/2029
Negli ultimi anni il Revenue Management è diventato una parola d’ordine nel lessico alberghiero. Viene spesso presentato come la soluzione universale per migliorare le performance economiche di una struttura.
In realtà, se applicato senza una lettura rigorosa dei numeri, il Revenue Management rischia di trasformarsi da leva di ottimizzazione a fattore di squilibrio strutturale.
Il problema non è lo strumento, ma l’uso ideologico del pricing, scollegato dalla reale economia dell’hotel.
Uno degli errori più diffusi tra gli imprenditori alberghieri è associare il successo alla crescita del fatturato.
Ma ricavi più alti non significano automaticamente più profitto.
Senza una distinzione chiara tra:
costi fissi,
costi variabili,
costi marginali per camera occupata,
qualsiasi strategia tariffaria rischia di produrre un effetto paradossale:
👉 più camere vendute, più lavoro operativo, meno marginalità.
Colazioni, lavanderia, utilities, personale aggiuntivo, manutenzioni: l’aumento dell’occupazione a tariffe non coerenti fa esplodere i costi variabili e comprime il GOP.
La tariffa bassa viene spesso utilizzata come strumento difensivo, soprattutto in bassa stagione.
In realtà produce tre effetti negativi:
svaluta il brand, abbassando la percezione di qualità;
non assorbe i costi fissi (mutui, affitti, ammortamenti, personale minimo);
ancora il posizionamento futuro a livelli tariffari difficilmente recuperabili.
Un hotel pieno a tariffe sbagliate non è un hotel sano: è un hotel strutturalmente fragile.
L’occupazione elevata genera una rassicurazione psicologica, ma non è un indicatore di redditività.
Anzi, spesso segnala problemi più profondi:
camere vendute sotto il prezzo economicamente sostenibile,
saturazione operativa con stress sul servizio,
aumento delle recensioni negative,
dipendenza crescente da canali ad alto costo di acquisizione.
In questi casi, il Revenue Management non sta creando valore: lo sta erodendo.
Il Revenue Management nasce per massimizzare i ricavi, ma oggi questo approccio è insufficiente.
In un mercato complesso, frammentato e intermediato, la vera sfida è governare:
il mix domanda,
il mix canali,
il costo di acquisizione del cliente,
il flow-through dei ricavi verso il GOP.
Senza questa integrazione, il Revenue Management diventa una “ghigliottina”:
l’hotel lavora di più, ma guadagna meno.
Il pricing non è il punto di partenza, ma il punto di arrivo.
Prima occorre:
leggere il conto economico gestionale,
distinguere correttamente i costi,
analizzare marginalità per segmento e canale,
valutare l’impatto delle tariffe sul servizio e sul posizionamento.
Solo dopo questa diagnosi è possibile costruire una strategia tariffaria sostenibile, coerente con l’economia reale dell’hotel.
È questo l’approccio di HotelMarketingLab:
non “alzare o abbassare i prezzi”, ma governare la domanda e la distribuzione in funzione della redditività, non del volume.
Quando il Revenue Management viene integrato con:
strategia di marketing,
controllo dei canali,
analisi dei costi,
visione di lungo periodo dell’asset,
diventa finalmente una leva di crescita reale, non un rischio operativo.
Il Revenue Management non è una scorciatoia.
È uno strumento potente, ma pericoloso se usato senza metodo.
Solo partendo dai numeri, e non dalle tariffe, può trasformarsi da boomerang a motore di sostenibilità economica.
Per chi vuole affrontare il Revenue Management come governo della redditività, e non come semplice esercizio tariffario:
👉 HotelMarketingLab – strategia di pricing, domanda e canali
Per chi deve integrare pricing, governance, struttura dei costi e valore dell’asset:
👉 Hotel Management Group – advisory economico-finanziaria e strategica
Roberto Necci
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