04/12/2025 - 29/11/2029
Nel settore alberghiero, il termine turnaround viene ancora troppo spesso ridotto a un esercizio di contenimento dei costi. Come se bastasse comprimere le spese per riportare un’azienda in equilibrio.
In realtà, in un hotel in crisi i costi sono solo il sintomo, non la causa.
Sotto la superficie si annidano quasi sempre problemi più profondi: processi incoerenti, ricavi stagnanti, governance debole, modelli decisionali superati e una struttura operativa non più allineata al mercato.
Un turnaround efficace non è un intervento cosmetico, ma un ridisegno strutturale dell’impresa alberghiera.
E richiede metodo, sequenza e disciplina.
Ogni turnaround serio inizia con una diagnosi tecnica completa.
Non una fotografia parziale, ma una lettura integrata di:
performance operative
struttura dei ricavi
costi fissi e variabili
contratti e vincoli
KPI gestionali
coerenza tra risorse impiegate e risultati ottenuti
Senza una diagnostica rigorosa, ogni intervento è basato su percezioni e non su dati. E l’improvvisazione, in fase di crisi, è il modo più rapido per distruggere valore.
La riduzione dei costi non può essere indiscriminata.
Va invece riallineata agli standard di settore, alla stagionalità reale, al posizionamento dell’hotel e al livello di servizio economicamente sostenibile.
Tagliare senza criterio compromette la qualità, peggiora la reputazione e accelera la perdita di ricavi.
Razionalizzare significa rendere i costi coerenti con il modello di business che si vuole costruire.
Un hotel non si salva comprimendo, ma rigenerando margini.
Questo implica un ripensamento profondo di:
pricing
segmentazione della domanda
mix di canali
contratti commerciali
politiche di vendita
contributo marginale per segmento
Senza un nuovo piano ricavi credibile, qualsiasi risanamento resta temporaneo. La crisi rientra, ma non si risolve.
La dimensione finanziaria è spesso il punto di non ritorno.
Rinegoziazioni bancarie, piani di rientro, covenant, flussi di cassa prospettici e credibilità dell’imprenditore sono elementi determinanti.
Un turnaround funziona solo se la struttura del debito è compatibile con la capacità reale di generare cassa, non con aspettative ottimistiche o proiezioni non supportate dai numeri.
La crisi è spesso il risultato di un disallineamento tra ciò che l’hotel offre e ciò che il mercato è disposto a pagare.
Target, proposta di valore, brand, distribuzione e strategia digitale devono essere riallineati all’hotel che si intende ricostruire, non a quello che esisteva prima della crisi.
Il riposizionamento non è marketing: è strategia industriale applicata all’hospitality.
Il modello di governance precedente è, per definizione, parte del problema.
Un turnaround richiede:
ruoli chiari
responsabilità tracciabili
sistemi di controllo di gestione
reporting regolare
una direzione con autonomia decisionale e mandato esplicito
Senza una governance nuova, il rischio di ricaduta è strutturale.
I tagli servono a guadagnare tempo. Il turnaround serve a ricostruire la capacità dell’azienda di stare in piedi da sola. Nel settore alberghiero, il risanamento non è un atto emergenziale, ma un processo tecnico che richiede visione, metodo e competenze integrate.
Quando affrontata in modo strutturato, la crisi può diventare un’occasione di rigenerazione profonda e duratura.
La differenza non è tra chi taglia di più, ma tra chi ridisegna meglio.
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