04/12/2025 - 29/11/2027
Nel settore alberghiero la parola “turnaround” è spesso associata alla riduzione dei costi, come se il semplice taglio delle spese fosse sufficiente a riportare un’azienda in equilibrio.
In realtà, in un hotel in crisi il costo è solo la parte visibile del problema: sotto la superficie si trovano processi incoerenti, ricavi stagnanti, governance debole e un modello operativo che non regge più.
Un turnaround efficace richiede un ridisegno strutturale, non un intervento cosmetico. Gli step minimi sono sei.
Serve a fotografare lo stato reale dell’azienda: operations, numeri, contratti, performance commerciali, KPI e coerenza tra risorse e risultati. Senza diagnostica, qualsiasi soluzione è improvvisazione.
Non si taglia “a caso”: si riallineano le voci di spesa ai parametri di settore, alla stagionalità, al posizionamento e al livello di servizio sostenibile.
Un hotel in crisi non si salva comprimendo, ma rigenerando margini: pricing, segmenti, canali, mix, contratti e strategia di vendita devono essere ripensati.
La parte finanziaria è decisiva: rinegoziazioni, piani di rientro, covenant, sostenibilità del debito e credibilità dell’imprenditore sono elementi chiave per ripartire.
Target, proposta di valore, brand, digital strategy e distribuzione devono essere riallineati all’hotel che si vuole ricostruire.
Il modello precedente è quello che ha generato la crisi: servono ruoli chiari, responsabilità tracciabili, controllo gestionale, reporting e una direzione con autonomia e mandato preciso.
I tagli servono a dare ossigeno nell’immediato.
Il turnaround serve a permettere all’azienda di tornare a respirare da sola.
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