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Quando il valore immobiliare sopravvive alla distruzione dell’azienda alberghiera

26/12/2025 - 26/12/2028

Nel settore alberghiero italiano si osserva sempre più spesso una situazione solo apparentemente paradossale: immobili di grande valore che continuano a essere appetibili per il mercato mentre l’azienda che li gestisce perde redditività, accumula tensioni finanziarie e consuma capitale.
È il risultato di una frattura concettuale profonda tra valore dell’asset e valore dell’azienda, due dimensioni che rispondono a logiche differenti e che possono muoversi in direzioni opposte.

 

Il fatto che un immobile “tenga” non rappresenta una garanzia per l’impresa che lo occupa. In molti casi, al contrario, diventa un alibi che ritarda decisioni strutturali non più rinviabili.

 

Asset value ed enterprise value: due funzioni diverse

 

Il valore immobiliare è influenzato da fattori esogeni: localizzazione, scarsità, vincoli urbanistici, alternative d’uso, interesse di investitori e operatori.
Il valore dell’azienda alberghiera, invece, è una variabile endogena. Dipende esclusivamente dalla capacità di generare flussi di cassa operativi prospettici, al netto dei costi di gestione, degli investimenti ricorrenti e della struttura finanziaria.

 

Quando un hotel non produce un EBITDA normalizzato sufficiente a sostenere CAPEX, oneri finanziari e capitale circolante, l’azienda perde valore anche se l’asset resta desiderabile.
Questa divergenza diventa particolarmente critica in presenza di costi fissi elevati, indebitamento significativo e necessità di investimenti non comprimibili.

 

Come si distrugge valore aziendale in mercati favorevoli

 

Contrariamente a una convinzione diffusa, la distruzione di valore aziendale avviene spesso in fasi di mercato positive. I driver sono quasi sempre interni.

 

Il primo è un margine operativo insufficiente. I ricavi crescono, ma la redditività non segue. Inefficienze nei processi, bassa produttività del lavoro, politiche di acquisto non governate, costi energetici e manutentivi non ottimizzati erodono il risultato operativo.

 

Il secondo elemento è la mancata normalizzazione dei risultati. Poste straordinarie, contributi pubblici, crediti d’imposta e componenti non ricorrenti vengono interpretati come performance strutturali, rinviando interventi organizzativi e industriali necessari.

 

Il terzo fattore riguarda il ciclo degli investimenti. La compressione del CAPEX compromette progressivamente la qualità del prodotto, indebolisce il pricing e aumenta la dipendenza da canali distributivi ad alto costo, innescando una spirale regressiva.

 

Infine, una struttura finanziaria non coerente con la reale capacità di generare cassa trasforma ogni flessione operativa in una crisi di liquidità, anche in presenza di buoni livelli di occupazione.

 

Asset salvabile, azienda sacrificabile

 

In questo contesto, l’asset immobiliare resta spesso appetibile per soggetti terzi: operatori più efficienti, gruppi strutturati, investitori istituzionali.
L’immobile può essere rilanciato, ma ciò che viene salvato è l’asset, non l’impresa originaria.

 

Per la proprietà questo rappresenta il vero punto di rottura: emerge con chiarezza che la storia e il prestigio non garantiscono il diritto a continuare la gestione, ma solo l’interesse del mercato verso l’immobile.

 

I tre livelli di sostenibilità

 

Per evitare che l’azienda si deteriori mentre l’asset resiste, la performance deve essere letta su tre livelli integrati.

 

Sostenibilità operativa
Capacità di generare margini coerenti con il posizionamento e la complessità del prodotto.

 

Sostenibilità finanziaria
Capacità di generare cassa dopo investimenti ricorrenti, servizio del debito e gestione del capitale circolante.

 

Sostenibilità di governance
Chiarezza decisionale, qualità del controllo di gestione, tempestività e affidabilità dei dati a supporto delle scelte strategiche.

La fragilità nasce quando anche uno solo di questi livelli viene trascurato.

 

Scegliere un modello, non una scorciatoia

 

Di fronte a queste dinamiche, la scelta non è semplicemente tra resistere o vendere. Esiste una terza via: adottare un modello di governo dell’impresa capace di riallineare azienda e asset, ricostruendo redditività, controllabilità e sostenibilità nel tempo.

 

È una scelta industriale, non tattica.

 

Un asset può sopravvivere alla distruzione dell’azienda.
Una proprietà evoluta lavora affinché questo non accada, perché solo l’allineamento tra valore immobiliare e valore aziendale consente di difendere realmente il capitale nel lungo periodo.

 

Questo approccio, che distingue l’analisi dell’asset dalla gestione dell’impresa e le riallinea all’interno di un modello coerente, è alla base dell’attività di Hotel Management Group su strutture alberghiere complesse e asset di pregio.

 

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