30/12/2025 - 30/12/2028
Uno degli errori concettuali più radicati nella gestione alberghiera riguarda l’assimilazione automatica tra buoni risultati commerciali e solidità economica dell’impresa. In molte realtà, soprattutto a conduzione imprenditoriale diretta, l’occupazione elevata viene percepita come una conferma della bontà delle scelte gestionali. Camere piene, flussi continui di ospiti e calendario “chiuso” vengono letti come segnali di salute. In realtà, questa interpretazione è spesso fuorviante e, in alcuni casi, pericolosa.
L’occupazione è infatti una variabile di volume, non di valore. Misura quante camere vengono vendute, ma non dice nulla sulla qualità economica di quelle vendite. Un hotel può lavorare a livelli di occupazione molto elevati e, al tempo stesso, generare una marginalità insufficiente o addirittura negativa. Il problema nasce quando il focus manageriale si concentra esclusivamente sul “riempire l’hotel”, perdendo di vista la sostenibilità economica complessiva del modello.
Il primo elemento critico è il livello tariffario medio (ADR). L’aumento dei volumi ottenuto attraverso una compressione dei prezzi produce un effetto immediato sul fatturato, ma erode progressivamente il margine operativo. In presenza di costi fissi rilevanti – tipici dell’impresa alberghiera – una riduzione anche marginale dell’ADR richiede incrementi di occupazione spesso irrealistici per essere compensata. In questi casi, l’hotel entra in una spirale nella quale lavora di più per mantenere risultati economici invariati o peggiori.
A questo si aggiunge il tema del mix distributivo, spesso sottovalutato nella lettura delle performance. Una crescita dell’occupazione trainata prevalentemente dalle OTA comporta un aumento dei costi di intermediazione che riduce il contributo marginale di ogni camera venduta. Il conto economico mostra ricavi in crescita, ma la marginalità netta per camera diminuisce. Senza un’analisi puntuale del costo di acquisizione del cliente, il management rischia di confondere il fatturato lordo con il valore effettivamente trattenuto dall’impresa.
Il problema diventa ancora più evidente quando manca una lettura per contribution margin. Non tutte le vendite hanno lo stesso valore economico: una camera venduta a tariffa bassa tramite un canale ad alta commissione può contribuire meno alla copertura dei costi fissi rispetto a una camera venduta a tariffa più alta su canale diretto, anche se entrambe incrementano l’occupazione allo stesso modo. Senza questa distinzione, l’occupazione diventa un indicatore ingannevole, che nasconde inefficienze strutturali.
Nel medio periodo, questo approccio produce effetti cumulativi. La marginalità operativa si assottiglia progressivamente, riducendo la capacità dell’hotel di sostenere i costi fissi, di assorbire shock esterni e di far fronte agli impegni finanziari. Il conto economico può apparire formalmente in equilibrio, ma il cash flow operativo diventa sempre più fragile. È in questa fase che emergono tensioni di liquidità, difficoltà nel finanziare la manutenzione ordinaria e straordinaria, e una crescente dipendenza dal credito a breve termine.
Un ulteriore effetto collaterale è la distorsione delle decisioni strategiche. Un hotel che misura il successo principalmente in termini di occupazione tende a privilegiare politiche di breve periodo: promozioni aggressive, sconti continui, overbooking commerciale. Queste scelte, se non governate, compromettono il posizionamento di mercato e rendono sempre più difficile un successivo riposizionamento tariffario. L’hotel diventa “prigioniero” del proprio storico prezzi, con una clientela sempre più sensibile al prezzo e sempre meno disposta a riconoscere valore.
Dal punto di vista imprenditoriale e finanziario, il vero rischio è la falsa percezione di sicurezza. Finché le camere sono occupate, il problema sembra non esistere. Ma quando la domanda rallenta, anche lievemente, la fragilità del modello emerge in modo improvviso. Con margini già compressi, l’hotel non ha spazio di manovra: non può ridurre ulteriormente i prezzi senza scendere sotto il punto di equilibrio, né comprimere i costi senza intaccare la qualità del servizio.
In conclusione, l’equivalenza tra occupazione elevata e solidità economica rappresenta uno dei più grandi fraintendimenti della gestione alberghiera moderna. La performance reale di un hotel non si misura in camere vendute, ma nella capacità di ogni camera di contribuire in modo sostenibile alla copertura dei costi, alla generazione di cassa e alla creazione di valore nel tempo. Senza questa consapevolezza, l’hotel rischia di apparire performante all’esterno, mentre al suo interno consuma progressivamente la propria redditività e il proprio valore.
Approfondisci su https://www.hotelmanagementgroup.it
Maggiori informazioni, sulle nostre attività consulenziali sono disponibili sul sito www.neccihotels.it , relativamente alla finanza di impresa ed all'assistenza in situazioni speciali www.investhotel.it