02/01/2026 - 02/01/2028
La collaborazione con Booking.com è oggi una componente strutturale della distribuzione alberghiera.
Negarlo sarebbe irreale. Sottovalutarne le implicazioni, però, è strategicamente pericoloso. Booking.com non è un semplice canale di vendita: è un intermediario dominante che incide su prezzi, margini, posizionamento competitivo e – nel tempo – sulla governance commerciale dell’hotel.
Di seguito le principali insidie, lette in chiave imprenditoriale e manageriale.
La commissione dichiarata (15–18%, talvolta superiore) è solo la parte emersa del costo.
Esistono costi indiretti spesso ignorati:
Genius e programmi di visibilità
sconti obbligati per mantenere ranking
politiche di cancellazione più permissive
pressione al ribasso sull’ADR
Il risultato è una erosione della marginalità netta, non sempre immediatamente percepibile nei conti economici.
Quando Booking.com diventa il primo canale di vendita:
l’hotel perde controllo sulla domanda
il pricing diventa reattivo, non strategico
le decisioni commerciali seguono l’algoritmo
La dipendenza non è solo quantitativa (volumi), ma cognitiva:
si inizia a ragionare secondo logiche esterne all’azienda.
Il posizionamento su Booking.com non è neutrale.
Dipende da:
prezzo
disponibilità
tasso di conversione
cancellazioni
adesione a programmi promozionali
Questo trasforma il ranking in strumento di condizionamento:
l’hotel è spinto ad accettare condizioni peggiorative pur di non “sparire” dal mercato digitale.
Booking.com è estremamente efficace nel generare occupazione. Ma occupazione non significa profitto.
Rischi frequenti:
ADR compressi
mix clientela sbilanciato
aumento dei costi variabili
GOP in calo a fronte di fatturato in crescita
È una delle insidie più subdole: fatturato alto, utile basso.
Molti hotel sperano di “imparare” da Booking.com per poi disintermediare.
Nella pratica accade raramente.
Perché:
il cliente resta fedele alla piattaforma, non all’hotel
i dati rimangono in gran parte all’OTA
il potere di remarketing è limitato
L’hotel vende camere, ma non costruisce relazione diretta.
Booking.com spinge verso:
cancellazioni gratuite
finestre di cancellazione ampie
flessibilità elevata per il cliente
Questo aumenta:
volatilità del forecast
difficoltà di pianificazione
rischio di overbooking difensivo
Con impatti diretti su:
organizzazione del personale
costi operativi
qualità del servizio
La presenza dominante di Booking.com:
rende difficile sostenere un pricing diretto coerente
indebolisce il sito ufficiale
sposta il traffico “naturale” verso l’intermediario
Anche quando il prezzo è allineato, la percezione di convenienza resta a favore della piattaforma.
Il rapporto contrattuale è:
standardizzato
non negoziabile
unilateralmente modificabile
L’hotel è un fornitore atomizzato, Booking.com un player sistemico.
Questo squilibrio va riconosciuto, non ignorato.
La vera insidia non è operativa, ma strategica. Se Booking.com diventa:
principale fonte di domanda
riferimento di prezzo
canale dominante
l’hotel smette di essere un’impresa commerciale autonoma e diventa un esecutore operativo di una piattaforma esterna.
La questione è come usarla. Booking.com deve essere:
un canale, non il canale
uno strumento tattico, non strategico
parte di un mix governato, non subito
Solo una distribuzione consapevole, integrata con:
controllo di gestione
revenue management evoluto
strategia di canale diretto
consente di sfruttarne i benefici senza subirne le derive.
Collaborare con Booking.com non è un errore. Dipenderne lo è.
La differenza tra un hotel profittevole e uno fragile non sta nella presenza sulla piattaforma, ma nella capacità di governare il rapporto di forza, proteggendo marginalità, autonomia e valore dell’asset nel tempo.
Ed è su questo equilibrio – delicato ma decisivo – che si gioca oggi la sostenibilità economica di molte strutture alberghiere.
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