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Costi fissi e costi variabili nell’impresa alberghiera

16/01/2026 - 03/01/2028

Analisi economica, correlazioni strutturali e implicazioni per il controllo di gestione

Nel settore alberghiero, la distinzione tra costi fissi e costi variabili assume un ruolo centrale non solo ai fini contabili, ma soprattutto per la programmazione economico-finanziaria, la definizione delle politiche tariffarie e la tutela della redditività nel medio-lungo periodo. Il presente contributo analizza in chiave tecnica e manageriale la natura dei costi fissi e variabili in un’impresa alberghiera, le loro interrelazioni e il motivo per cui una corretta attività di controllo di gestione debba necessariamente correlare l’incidenza dei costi fissi agli scenari occupazionali attesi.


 

1. La struttura dei costi nell’impresa alberghiera

 

L’impresa alberghiera si caratterizza per una struttura dei costi rigida, fortemente influenzata dalla presenza di immobilizzazioni materiali rilevanti e da un’elevata incidenza del lavoro. A differenza di altri settori dei servizi, l’hotel presenta una capacità produttiva sostanzialmente fissa nel breve periodo (numero di camere disponibili), a fronte di una domanda fortemente variabile.

In questo contesto, la corretta classificazione dei costi rappresenta il primo passo per una gestione razionale.


 

2. I costi fissi: natura e implicazioni

 

I costi fissi sono quei costi che non variano, almeno nel breve periodo, al variare del livello di occupazione della struttura. Nell’impresa alberghiera rientrano tipicamente in questa categoria:

 

  • canoni di locazione o ammortamenti immobiliari

  • costi finanziari

  • personale strutturale e direzionale

  • assicurazioni

  • manutenzione programmata

  • costi amministrativi e generali

Questi costi esistono indipendentemente dal numero di camere vendute. La loro funzione economica è quella di garantire l’esistenza e la continuità dell’asset produttivo.

Dal punto di vista manageriale, i costi fissi rappresentano un vincolo: non possono essere eliminati con un calo della domanda e, se non adeguatamente assorbiti dai ricavi, generano rapidamente perdita.


 

3. I costi variabili: elasticità e controllo

 

I costi variabili sono invece direttamente correlati al volume di attività. Nell’hotellerie comprendono, tra gli altri:

 

  • housekeeping e lavanderia

  • colazioni e ristorazione

  • utilities a consumo

  • amenities

  • commissioni OTA

  • costi di pulizia e materiali operativi

 

La caratteristica fondamentale dei costi variabili è la loro elasticità: aumentano o diminuiscono in funzione delle camere vendute e delle presenze.

 

Dal punto di vista gestionale, i costi variabili sono spesso percepiti come “meno pericolosi” perché crescono con il fatturato. Tuttavia, una gestione non controllata di tali costi può erodere il margine di contribuzione, rendendo inefficace l’aumento dei ricavi.


 

4. Il margine di contribuzione come elemento di sintesi

 

Il punto di contatto tra costi fissi e costi variabili è rappresentato dal margine di contribuzione, definito come:

 

Ricavi – Costi variabili

 

Il margine di contribuzione ha una funzione cruciale:

 

  • copre i costi fissi

 

  • determina il risultato economico finale

 

Solo quando il margine di contribuzione supera l’ammontare dei costi fissi l’impresa genera utile. Questo concetto è centrale nell’analisi alberghiera, poiché consente di comprendere quanto ogni camera venduta contribuisce realmente alla sostenibilità economica della struttura.


 

5. Correlazione tra costi fissi e scenari occupazionali

 

Nell’impresa alberghiera, i costi fissi devono essere analizzati non in valore assoluto, ma in relazione ai livelli di occupazione previsti.
La stessa struttura di costi fissi può risultare:

 

  • sostenibile con un’occupazione media del 75%

  • insostenibile con un’occupazione media del 55%

 

È qui che emerge il concetto di leva operativa:
un’elevata incidenza di costi fissi amplifica gli effetti delle variazioni di occupazione sul risultato economico, sia in positivo che in negativo.


 

6. La programmazione nel controllo di gestione alberghiero

 

Un sistema di controllo di gestione efficace non si limita a rilevare i costi consuntivi, ma costruisce scenari previsionali. In ambito alberghiero, ciò implica:

  • definire più ipotesi di occupazione (bassa, media, alta)

  • stimare il margine di contribuzione per ciascuno scenario

  • verificare la capacità di copertura dei costi fissi

  • individuare il punto di pareggio operativo

La programmazione attenta consente di rispondere a domande fondamentali:

  • quale occupazione minima rende sostenibile la struttura?

  • quale livello di ADR è coerente con la struttura dei costi?

  • fino a che punto è razionale stimolare la domanda con politiche di prezzo aggressive?


 

7. Errori ricorrenti nella gestione alberghiera

 

In assenza di una corretta analisi costi–volumi–risultati, molte imprese alberghiere commettono errori sistemici, tra cui:

 

  • concentrare l’attenzione sul fatturato anziché sul margine

  • aumentare l’occupazione senza valutare l’impatto sui costi variabili

  • ridurre i costi fissi in modo indiscriminato, compromettendo la qualità

  • non adeguare la struttura dei costi fissi al posizionamento dell’hotel

 

Questi errori portano a una illusione di crescita, seguita da un progressivo deterioramento della redditività.

 

La distinzione tra costi fissi e costi variabili nell’impresa alberghiera non è un esercizio teorico, ma una condizione necessaria per una gestione economica consapevole. La loro corretta correlazione, mediata dal margine di contribuzione e integrata in una programmazione per scenari occupazionali, rappresenta il fondamento del controllo di gestione alberghiero moderno.

 

In assenza di tale approccio, la gestione diventa reattiva e vulnerabile.
Quando invece i costi sono governati in funzione della domanda attesa, l’hotel si trasforma da struttura operativa a impresa economicamente sostenibile e strategicamente guidata.



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