03/01/2026 - 03/01/2028
Nel modello economico dell’impresa alberghiera il rapporto fra fatturato e investimenti in manutenzione ordinariarappresenta uno degli indicatori più rilevanti, e al tempo stesso più sottovalutati, della qualità della gestione. Non si tratta di una semplice voce di costo, ma di una leva strutturale di protezione del capitale investito, di continuità operativa e di tenuta reputazionale nel medio-lungo periodo.
A differenza di altri settori, l’hotel combina in modo indissolubile attività operativa e asset immobiliare: il prodotto venduto al cliente coincide con l’utilizzo diretto e intensivo dell’immobile. Ne deriva che ogni scelta di sotto-investimento manutentivo produce effetti non lineari su servizio, ricavi futuri e valore patrimoniale.
Dal punto di vista manageriale, per manutenzione ordinaria si intende l’insieme degli interventi ricorrenti e programmabili finalizzati a:
mantenere la piena funzionalità tecnica degli impianti
preservare lo standard qualitativo del prodotto
evitare il degrado accelerato dell’asset
prevenire il ricorso a CAPEX straordinari anticipati
Rientrano in questa categoria: manutenzioni impiantistiche, ripristini superficiali, sostituzioni cicliche di componenti soggetti a usura, aggiornamenti minori di FF&E, manutenzione delle aree comuni e delle camere.
L’analisi dei principali operatori internazionali evidenzia una forchetta relativamente stabile, pur con differenze legate a posizionamento, ciclo di vita e modello gestionale.
Per una struttura di nuova realizzazione o appena ristrutturata, i benchmark più diffusi indicano:
2,5% – 4% del fatturato annuo
equivalente a circa €800 – €1.200 per camera/anno in fascia midscale–upscale
valori più elevati nel luxury operativo ad alta intensità di servizio
Catene come Marriott International o Hilton Worldwide adottano policy interne che prevedono fondi manutentivi minimi annuali già dal primo esercizio, proprio per evitare l’illusione contabile di una marginalità iniziale artificialmente elevata.
Superata la fase iniziale, il rapporto tende fisiologicamente a salire:
4% – 6% del fatturato
maggiore incidenza sugli impianti tecnologici
incremento delle attività preventive
In questa fase, il sotto-investimento produce un fenomeno noto come maintenance backlog: costi rinviati che si accumulano e che, prima o poi, si trasformano in CAPEX straordinario o perdita di posizionamento commerciale.
Per strutture non oggetto di recenti ristrutturazioni:
6% – 8% del fatturato (talvolta oltre)
manutenzione sempre meno “ordinaria” e sempre più correttiva
rischio di erosione strutturale del GOP
Molti operatori internazionali considerano questa soglia come segnale di allerta strategica, che anticipa decisioni di repositioning, soft renovation o dismissione.
Il rapporto fatturato/manutenzione non può essere letto in modo assoluto, ma va contestualizzato nel modello gestionale adottato.
maggiore controllo sui costi nel breve
forte rischio di compressione manutentiva per migliorare il risultato operativo
tipico errore: trattare la manutenzione come variabile discrezionale
In questi casi, il sotto-investimento manutentivo migliora il GOP nel breve ma distrugge valore patrimoniale nel medio periodo.
Nei contratti di gestione internazionale:
manutenzione ordinaria spesso vincolata da standard di brand
presenza di reserve for replacement o fondi dedicati
maggiore disciplina finanziaria
Operatori come Accor impongono policy manutentive coerenti con la tutela del brand e dell’asset, riducendo il rischio di estrazione di valore di breve periodo.
responsabilità manutentiva in capo alla proprietà
standard minimi obbligatori
rischio elevato se la proprietà non internalizza la logica patrimoniale
Il franchising funziona solo se il proprietario comprende che la manutenzione è un investimento difensivo, non un costo comprimibile.
Uno degli errori più frequenti è ritenere che un prodotto nuovo possa sostenere per anni livelli minimi di manutenzione. In realtà:
l’intensità d’uso alberghiera accelera il ciclo di usura
il cliente non accetta il deterioramento progressivo
il danno reputazionale precede il danno economico
I migliori operatori internazionali investono fin dal primo anno, proprio per mantenere costante il livello percepito del prodotto.
Dal punto di vista dell’investitore, la manutenzione ordinaria:
riduce il consumo economico dell’asset
stabilizza il valore di mercato
abbassa il rischio di svalutazioni implicite
Un hotel che fattura bene ma sotto-investe sistematicamente in manutenzione presenta un valore teorico elevato ma un valore reale decrescente.
Il rapporto fra fatturato e manutenzione ordinaria non è una scelta contabile, ma una decisione strategica di governo dell’impresa alberghiera. I benchmark internazionali indicano chiaramente che:
sotto il 3% del fatturato si entra in area di rischio
sopra il 6% si segnala un asset in fase di maturità o di stress
la vera variabile critica è la coerenza nel tempo
La manutenzione ordinaria non migliora i risultati di un singolo esercizio, ma garantisce la sostenibilità economica, operativa e patrimoniale dell’hotel nel suo ciclo di vita. Ignorarla significa scambiare redditività apparente con perdita di valore reale.
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