01/02/2026 - 01/02/2029
Nella teoria economica, l’ottimo paretiano rappresenta una condizione di efficienza nella quale non è possibile migliorare la situazione di un soggetto senza peggiorare quella di un altro. È un concetto apparentemente astratto, ma di straordinaria concretezza se applicato alla gestione alberghiera, dove ogni decisione incide simultaneamente su più stakeholder: proprietà, management, personale, ospiti, investitori, banche.
Eppure, proprio nel settore alberghiero, questo principio viene sistematicamente ignorato.
La gestione quotidiana tende spesso a concentrarsi su micro-ottimizzazioni locali — un costo da ridurre, un reparto da spremere, un indicatore da migliorare — perdendo di vista l’equilibrio complessivo del sistema. Il risultato è una gestione apparentemente efficiente, ma strutturalmente distruttiva di valore.
Un hotel può essere redditizio nel breve periodo e al tempo stesso profondamente inefficiente nel senso paretiano.
Ridurre il costo del personale può migliorare il conto economico nell’immediato, ma peggiorare l’esperienza dell’ospite, aumentare il turnover, indebolire la reputazione e compromettere la sostenibilità operativa.
Spingere il revenue management senza coordinamento con l’operations può massimizzare l’ADR nel breve, ma erodere la loyalty e la domanda futura.
Ridurre il CAPEX per migliorare la cassa può preservare la liquidità oggi, ma distruggere il valore dell’asset domani.
In tutti questi casi, qualcuno migliora solo perché qualcun altro peggiora.
Non siamo di fronte a miglioramenti paretiani, ma a trasferimenti di valore interni, spesso non misurati e quasi mai dichiarati.
In un’impresa alberghiera non esiste una singola configurazione “ottimale”.
Esiste una frontiera di Pareto fatta di più equilibri possibili tra:
redditività e qualità del servizio
efficienza operativa e clima interno
cash flow e integrità dell’asset
flessibilità gestionale e governance
rischio operativo e rendimento dell’investimento
Il ruolo del management non è inseguire il massimo di una singola variabile, ma scegliere consapevolmente un punto di equilibrio sulla frontiera, coerente con la strategia, la struttura finanziaria e l’orizzonte temporale della proprietà.
Chi cerca “la soluzione migliore” in senso assoluto sta già sbagliando modello mentale.
Uno degli errori più ricorrenti nella gestione alberghiera è la confusione tra controllo e governo.
Il controllo si esercita sui dettagli, il governo si esercita sugli equilibri.
Molti manager — e ancor più molti proprietari operativi — dedicano un’enorme quantità di tempo a discutere:
il costo unitario della colazione
il numero di addetti per turno
la commissione OTA marginale
la singola voce di budget
Ma trascurano domande strategiche molto più rilevanti:
Questo modello organizzativo è sostenibile a tre anni?
L’asset sta migliorando o deteriorando il suo posizionamento competitivo?
Il valore creato oggi compromette o rafforza il valore futuro?
La struttura decisionale è coerente con la complessità dell’hotel?
L’ossessione per il dettaglio è spesso il rifugio di chi non governa il sistema.
Applicare il principio dell’efficienza di Pareto alla gestione alberghiera significa accettare una verità scomoda: non tutte le decisioni possono rendere tutti più felici, ma le decisioni migliori sono quelle che evitano di migliorare una parte distruggendone un’altra in modo strutturale.
Questo ha implicazioni dirette sulla governance:
nei rapporti tra proprietà e management
nella definizione degli incentivi
nella struttura dei contratti di gestione
nella separazione tra asset management e operation
Un sistema di governance mal progettato spinge verso soluzioni subottimali, dove il manager massimizza il proprio obiettivo a scapito del valore complessivo.
Un sistema ben progettato, invece, cerca equilibri paretiani stabili, anche rinunciando a picchi di performance apparente.
Pareto stesso evidenziava il limite del suo modello: l’efficienza non implica equità.
Traslato nel mondo alberghiero, questo significa che una struttura può essere perfettamente efficiente e al tempo stesso:
sottopagare sistematicamente il personale
scaricare il rischio operativo su un solo attore
comprimere il valore di lungo periodo dell’asset
generare conflitti latenti tra stakeholder
Nel breve periodo il sistema regge, nel medio-lungo periodo collassa.
La vera gestione alberghiera di alto livello non cerca solo l’efficienza, ma un equilibrio accettabile e sostenibile per tutti gli attori chiave del sistema.
L’hotel non è la somma di camere, ristorante, costi e ricavi è un sistema complesso, interdipendente, dinamico.
Applicare il principio dell’ottimo paretiano alla gestione alberghiera significa spostare il focus:
dal singolo KPI al sistema di KPI
dal breve al medio-lungo periodo
dal controllo operativo alla visione strategica
dalla massimizzazione locale all’equilibrio complessivo
Chi continua a ottimizzare i dettagli senza governare gli equilibri non sta facendo management:
sta semplicemente spostando problemi nel tempo.
E nel settore alberghiero, il tempo è quasi sempre il principale distruttore — o creatore — di valore.
La gestione alberghiera non è una somma di decisioni operative.
È un problema di equilibrio sistemico, governance e creazione di valore nel tempo.
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