01/02/2026 - 01/02/2029
Roma non è governata soltanto nei palazzi istituzionali.
Una parte rilevante delle decisioni che incidono sul destino della città matura altrove, in luoghi informali, protetti, selettivi, dove il potere non si esercita attraverso atti amministrativi, ma attraverso relazioni, appartenenze e continuità sociale.
È la Roma dei circoli.
Non circoli nel senso ricreativo o sportivo, ma spazi di intermediazione del potere, dove si incontrano stabilmente politica, alta amministrazione, imprenditoria, magistratura, finanza, professioni e mondo mediatico.
I circoli storici romani non sono centri decisionali formali ma sono ambienti ad altissima densità relazionale.
Qui:
non si deliberano atti
non si votano mozioni
non si firmano contratti
Eppure qui:
si costruiscono alleanze
si consolidano carriere
si neutralizzano conflitti
si selezionano interlocutori affidabili
Il potere che vi circola è trasversale, non ideologico, non elettorale.
È un potere di continuità, non di alternanza.
I circoli non “governano Roma”. La orientano.
La loro funzione principale è una sola: selezionare chi può parlare con chi.
Entrare in un circuito relazionale stabile significa:
essere riconosciuti come affidabili
condividere un linguaggio comune
appartenere a un codice non scritto
Chi resta fuori può anche avere:
ruoli formali
incarichi istituzionali
consenso elettorale
Ma faticherà a incidere davvero.
Nei circoli romani:
la contrapposizione ideologica si attenua
le appartenenze politiche si relativizzano
le maggioranze passano
I circoli restano.
È qui che destra e sinistra:
dialogano senza dichiararlo
si osservano
si neutralizzano
talvolta si accordano
Non per complotto, ma per autoconservazione del sistema.
I partiti a Roma:
sono fragili
cambiano leadership
si svuotano di contenuto
I circoli invece:
hanno memoria
hanno patrimonio
hanno continuità
In una città dove:
il Sindaco cambia
la Giunta cade
le riforme si arenano
i circoli diventano archivi viventi del potere.
La Roma dei circoli è anche la Roma della rendita, non della competizione.
Molti grandi interessi urbani:
immobiliari
concessori
infrastrutturali
non hanno bisogno di efficienza. Hanno bisogno di prevedibilità.
I circoli offrono:
stabilità relazionale
protezione informale
continuità anche nel caos
In una città bloccata, chi conosce i passaggi giusti non ha interesse a sbloccarla davvero.
Il Sindaco di Roma:
entra ed esce
è esposto
è giudicato
I circoli:
osservano
attendono
si adattano
Quando un Sindaco prova a rompere gli equilibri:
viene isolato
delegittimato
logorato
Non necessariamente per decisione esplicita, ma per mancanza di appoggi invisibili.
La Roma dei circoli si intreccia con:
alta burocrazia
partecipate
sindacati
grandi organizzazioni
apparati ministeriali
È qui che il potere informale incontra quello amministrativo. È qui che le riforme:
rallentano
si trasformano
vengono assorbite
Il risultato è una città gestita per equilibrio, non per visione.
Ignorare i circoli significa:
spiegare Roma solo con l’incompetenza
attribuire tutto alla politica
non capire perché nulla cambia
Roma non è ferma perché mancano le idee.
È ferma perché il potere reale è diffuso, informale e irresponsabile.
I circoli non sono il problema in sé.
Il problema è la loro centralità in assenza di una governance forte e trasparente.
La Roma dei circoli non va demonizzata va riconosciuta.
Solo portando alla luce i meccanismi reali del potere:
si può ridare forza alle istituzioni
si può rendere il Sindaco governante e non mediatore
si può trasformare Roma da città eterodiretta a Capitale governata
Finché i circoli resteranno l’unico luogo dove il potere si sente al sicuro,
Roma resterà una città formalmente democratica ma sostanzialmente bloccata.
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