30/05/2025 - 30/05/2027
Un algoritmo è, in termini essenziali, una sequenza finita di istruzioni logiche e matematiche pensate per risolvere un problema o raggiungere un obiettivo. È la traduzione tecnica del ragionamento umano in un processo automatizzato. Nell’era dell’intelligenza artificiale, tuttavia, il ruolo dell’algoritmo si è evoluto ben oltre la mera esecuzione di calcoli: oggi può arrivare a modellare e persino a modificare il ragionamento dell’IA stessa.
Questo cambiamento introduce una questione cruciale: quanto è controllabile il ragionamento di una macchina che apprende e si adatta?L’algoritmo non è più solo uno strumento operativo, ma un principio di guida in grado di orientare scelte, analisi e comportamenti digitali. Ed è in questo punto che si apre il dibattito etico.
Un algoritmo è etico quando è trasparente e verificabile in tutti i suoi passaggi. La possibilità di ricostruire come e perché un risultato sia stato prodotto è la condizione minima per poter attribuire responsabilità, comprendere le logiche decisionali e correggere eventuali distorsioni.
Tuttavia, nel contesto attuale, molti algoritmi operano in una sorta di "scatola nera". Ne vediamo gli effetti – nei risultati di una ricerca, nella posizione di un hotel su una piattaforma OTA, nelle offerte di viaggio che ci vengono proposte – ma non ne conosciamo le logiche interne. È il caso, ad esempio, delle Online Travel Agency (OTA) che, tramite algoritmi opachi, influenzano in modo determinante la visibilità e il posizionamento degli hotel nelle loro classifiche.
Il problema non è l’esistenza dell’algoritmo, ma la mancanza di trasparenza e di controllo pubblico su di esso. Quando il motore di un sistema economico o cognitivo diventa un meccanismo invisibile, il rischio è che le decisioni – apparentemente oggettive – siano in realtà guidate da interessi, bias o logiche commerciali non dichiarate.
Serve quindi una riflessione profonda su quale tipo di intelligenza vogliamo costruire e affidarci, e su quali regole etiche e di trasparenza debbano regolare questi meccanismi. L’algoritmo non è neutro: è un prodotto umano, e come tale va progettato, compreso e, quando necessario, regolato.
Solo con algoritmi trasparenti possiamo sperare in una società digitale equa, responsabile e realmente intelligente.
Roberto Necci
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