02/01/2026 - 02/01/2028
In ogni processo di rinegoziazione del debito bancario esiste una domanda che raramente viene esplicitata, ma che orienta tutte le decisioni della banca: conviene ristrutturare questa azienda o conviene accompagnarla verso una soluzione liquidatoria?
Tutto il resto – incontri, richieste documentali, rinvii, approfondimenti – ruota attorno a questa valutazione.
Comprendere questo punto è essenziale per chiunque si trovi a gestire una situazione di tensione finanziaria.
L’esperienza maturata da Investhotel Capital Partners e da Roberto Necci dimostra che molte trattative falliscono non per mancanza di strumenti, ma per incapacità di affrontare questa domanda in modo strutturato, razionale e credibile.
Dal punto di vista dell’istituto di credito, la ristrutturazione del debito non è un atto di fiducia, ma una scelta economica comparativa.
La banca confronta due scenari:
Scenario di continuità, in cui l’azienda viene ristrutturata e torna, nel tempo, a servire il debito
Scenario di default, in cui il credito viene recuperato attraverso procedure giudiziali o liquidatorie
La decisione non è ideologica, ma basata su:
valore attuale dei flussi attesi
tempi di recupero
costi diretti e indiretti della procedura
rischio operativo e reputazionale
Se il valore atteso della continuità è inferiore a quello della liquidazione, la ristrutturazione non è un’opzione, indipendentemente dalla qualità dell’asset o dalla storia dell’impresa.
Nel dibattito imprenditoriale la continuità aziendale viene spesso evocata come un diritto o un obiettivo morale.
Nel confronto con le banche, invece, la continuità è un’ipotesi da dimostrare.
Dimostrare continuità significa provare che:
l’azienda genera o può generare margini operativi strutturali
i flussi di cassa prospettici sono compatibili con il debito ristrutturato
l’asset conserva un valore economico nel tempo
il management è in grado di governare il rischio
In assenza di queste condizioni, la continuità perde significato e diventa una mera dichiarazione di intenti.
In questo contesto, il Business Plan assume una funzione centrale: mettere a confronto ristrutturazione e liquidazione.
Un piano efficace non si limita a descrivere uno scenario futuro, ma:
quantifica i flussi in ipotesi di continuità
stima il valore di realizzo in ipotesi liquidatoria
confronta tempi, rischi e recuperi
rende esplicita la convenienza relativa per il creditore
Quando questa comparazione è assente o implicita, la banca la ricostruisce autonomamente, spesso in modo più prudente e penalizzante.
Le procedure concorsuali non rappresentano solo una minaccia, ma un benchmark implicito.
La banca conosce:
i tempi medi delle procedure
le percentuali di recupero
i costi legali e amministrativi
il rischio di deterioramento dell’asset
Per questo, ogni proposta di ristrutturazione viene valutata rispetto a ciò che la banca potrebbe ottenere in una procedura concorsuale ordinata.
Se la proposta non migliora significativamente questo scenario, non verrà accettata.
Molte trattative si bloccano perché l’impresa:
chiede tempo senza dimostrare sostenibilità
propone tagli al debito senza una logica industriale
confonde il problema finanziario con un problema temporaneo
Dal punto di vista bancario, questo approccio aumenta l’incertezza e accelera il passaggio verso soluzioni più radicali.
La ristrutturazione, invece, richiede:
chiarezza
numeri difendibili
assunzione di responsabilità
una strategia industriale credibile
Nel settore alberghiero, la scelta tra ristrutturare e liquidare è ancora più complessa.
L’analisi deve tenere conto di:
valore immobiliare e sua conservazione
ciclo di vita dell’asset
stagionalità dei flussi di cassa
reputazione e posizionamento della struttura
potenziale di rilancio legato al mercato di riferimento
Un hotel può essere temporaneamente in difficoltà sul piano finanziario e, al contempo, strategicamente rilevante sul piano patrimoniale.
Cogliere questa distinzione è fondamentale per orientare la decisione bancaria.
La domanda “conviene ristrutturare o fallire?” non è provocatoria.
È la chiave di lettura di ogni trattativa bancaria.
Chi affronta una rinegoziazione del debito senza governare questa comparazione lascia alla banca il pieno controllo della decisione.
Chi, invece, è in grado di dimostrare che la continuità genera più valore della liquidazione, trasforma la trattativa in una scelta razionale, non in una concessione.
Ed è su questa capacità di dimostrazione – tecnica, strategica e industriale – che si gioca l’esito finale della ristrutturazione del debito.
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