18/01/2026 - 18/01/2028
Il rapporto tra sistema bancario e impresa alberghiera è storicamente caratterizzato da una relazione asimmetrica, spesso conflittuale, raramente realmente collaborativa. Nonostante il settore hospitality rappresenti una componente rilevante dell’economia reale, soprattutto in Paesi a forte vocazione turistica, la comprensione reciproca tra banche e hotel rimane limitata. Tale distanza non è riconducibile a una semplice divergenza di interessi, ma affonda le proprie radici in una profonda differenza di modelli interpretativi, metriche di valutazione e orizzonti decisionali.
Le banche operano secondo logiche prevalentemente finanziarie, orientate alla misurazione del rischio di credito attraverso indicatori standardizzati, validi trasversalmente per settori industriali molto diversi tra loro. L’impresa alberghiera, al contrario, è un’attività ad alta intensità di capitale, fortemente ciclica, stagionale e dipendente da variabili esogene difficilmente controllabili. Questa divergenza strutturale rende complessa l’applicazione di schemi valutativi tradizionali a un settore che presenta dinamiche economiche atipiche rispetto alla manifattura o ai servizi tradizionali.
Uno dei principali elementi di incomprensione riguarda la lettura dei flussi di cassa. Le banche tendono a privilegiare analisi basate su EBITDA, DSCR e capacità di rimborso costante nel tempo. L’hotel, invece, genera flussi di cassa intrinsecamente discontinui, legati a stagionalità, eventi straordinari, politiche tariffarie e cicli di investimento. L’incapacità di distinguere tra volatilità fisiologica e deterioramento strutturale della performance porta spesso a valutazioni eccessivamente prudenziali o, al contrario, a concessioni di credito non adeguatamente ponderate.
Un ulteriore nodo critico è rappresentato dalla centralità dell’asset immobiliare nella valutazione bancaria. In molti casi, il credito alberghiero viene concesso sulla base del valore dell’immobile più che sulla capacità dell’azienda di generare reddito operativo sostenibile. Questa impostazione, se da un lato riduce il rischio percepito dalla banca, dall’altro incentiva modelli di finanziamento sbilanciati, in cui l’impresa viene sostenuta patrimonialmente ma non industrialmente. Ne deriva una distorsione strutturale: hotel formalmente solvibili ma operativamente fragili.
Dal lato dell’imprenditore alberghiero, la difficoltà di dialogo con il sistema bancario è spesso amplificata da una limitata cultura finanziaria e da una rappresentazione dell’impresa focalizzata sull’asset piuttosto che sul business. Molti operatori tendono a sottovalutare l’importanza di una reportistica finanziaria strutturata, di piani industriali credibili e di sistemi di controllo di gestione in grado di rendere leggibile il modello di business. Questo alimenta una percezione di opacità che rafforza l’approccio difensivo delle banche.
La distanza tra banca e hotel emerge con particolare evidenza nelle fasi di tensione finanziaria. In presenza di segnali di difficoltà, l’istituto di credito tende a intervenire prevalentemente sul debito, richiedendo rientri, garanzie aggiuntive o rinegoziazioni formali, senza affrontare le cause industriali della crisi. L’imprenditore, dal canto suo, vive spesso l’intervento bancario come una minaccia più che come un’opportunità di riequilibrio, adottando strategie di breve periodo che peggiorano ulteriormente la sostenibilità dell’impresa.
Il tema della stagionalità rappresenta un ulteriore fattore di incomprensione. I modelli bancari tradizionali faticano a incorporare la variabilità intra-annuale dei flussi di cassa, penalizzando strutturalmente gli hotel stagionali o fortemente legati a specifici mercati di domanda. In assenza di strumenti di lettura evoluti, la stagionalità viene interpretata come rischio anziché come caratteristica strutturale del modello di business.
A ciò si aggiunge una diversa percezione del tempo. La banca opera con orizzonti di rimborso e covenant definiti contrattualmente, mentre l’hotel richiede tempi di maturazione dell’investimento più lunghi, soprattutto in presenza di interventi di repositioning, ristrutturazione o rilancio commerciale. Questa asimmetria temporale genera aspettative divergenti e aumenta la probabilità di frizioni nella gestione del rapporto creditizio.
In prospettiva, la riduzione di questo gap richiede un’evoluzione culturale da entrambe le parti. Le banche sono chiamate a sviluppare competenze settoriali specifiche, capaci di distinguere tra rischio finanziario e rischio operativo, e a integrare l’analisi immobiliare con una valutazione approfondita del modello di business alberghiero. Parallelamente, gli imprenditori alberghieri devono dotarsi di strumenti di pianificazione, controllo e reporting in grado di rendere l’azienda leggibile, governabile e finanziariamente credibile.
Il problema non risiede nell’incompatibilità tra banche e hotel, ma nella mancanza di un linguaggio comune. Finché l’hotel continuerà a essere letto come un immobile e la banca come un mero fornitore di credito, il rapporto resterà fragile e reattivo. Solo un approccio integrato, che riconosca l’hotel come impresa industriale e la finanza come leva strategica, può trasformare una relazione storicamente difensiva in una partnership orientata alla creazione di valore sostenibile.
Visita il sito https://www.hotelmanagementgroup.it
Maggiori informazioni, sulle nostre attività consulenziali sono disponibili sul sito www.neccihotels.it , relativamente alla finanza di impresa ed all'assistenza in situazioni speciali www.investhotel.it