15/02/2026 - 15/02/2029
Nel settore alberghiero il contratto di management viene frequentemente presentato come la soluzione “naturale” per strutture di medio-alto livello: la proprietà conferisce la gestione a un operatore specializzato, beneficiando di competenze, brand e sistemi organizzativi.
Nella pratica, però, molti contratti di management generano asimmetrie economiche che, nel tempo, distruggono valore per la proprietà.
Il problema non è lo strumento in sé, ma come viene strutturato, negoziato e governato.
Il contratto di management è un accordo attraverso il quale:
la proprietà mantiene l’asset
l’operatore gestisce l’hotel in nome e per conto della proprietà
i costi e i rischi economici restano prevalentemente in capo al proprietario
La remunerazione dell’operatore è normalmente basata su:
base fee (percentuale dei ricavi)
incentive fee (legata a GOP o indicatori operativi)
È qui che nasce il primo equivoco strutturale.
Nella maggior parte dei contratti:
l’operatore è incentivato a massimizzare ricavi e GOP
la proprietà è interessata a cash flow, sostenibilità e valore dell’asset
Questi due obiettivi non coincidono necessariamente.
Un operatore può:
aumentare il GOP nel breve periodo
comprimere costi strutturali essenziali
rinviare manutenzioni e investimenti
spingere politiche tariffarie aggressive
Ottenendo:
bonus di performance
rinnovo del mandato
Ma lasciando alla proprietà:
un asset più fragile
maggiori CAPEX futuri
valore economico compromesso
Uno degli elementi più critici nei management contract è il trattamento del CAPEX.
In molti contratti:
il CAPEX è formalmente a carico della proprietà
l’operatore ne influenza l’utilizzo
non esiste un reale allineamento tra decisione e rischio
Questo genera:
investimenti orientati alla performance gestionale
non necessariamente alla redditività dell’asset
né alla sua valorizzazione nel medio-lungo periodo
Il contratto di management non protegge automaticamente il valore immobiliare.
Le criticità emergono in modo evidente in fase di:
vendita dell’hotel
rifinanziamento
ingresso di un investitore
ristrutturazione del debito
In questi contesti, il contratto di management può:
limitare la flessibilità strategica
scoraggiare potenziali acquirenti
ridurre la bancabilità dell’asset
abbassare il valore complessivo dell’operazione
Non per cattiva gestione, ma per struttura contrattuale non bilanciata.
Senza entrare nel dettaglio legale, alcuni elementi ricorrono sistematicamente:
durate eccessive senza reali exit option
penali di uscita sproporzionate
KPI esclusivamente operativi
scarsa trasparenza nei costi allocati
assenza di meccanismi di revisione periodica
Il risultato è un rapporto asimmetrico, in cui il rischio è prevalentemente della proprietà e il controllo operativo dell’operatore.
Uno degli errori più frequenti delle proprietà è considerare il management contract come una delega totale.
In realtà:
la proprietà resta responsabile del risultato economico
del debito
degli investimenti
del valore finale dell’asset
Senza una governance attiva, il contratto di management diventa uno strumento passivo che amplifica gli squilibri.
La domanda non è:
“L’operatore è competente?”
Ma:
“Il contratto allinea davvero gli interessi tra gestione e proprietà?”
Solo rispondendo a questa domanda è possibile:
strutturare incentivi corretti
proteggere il capitale investito
mantenere flessibilità strategica
evitare distruzione di valore nel tempo
Il contratto di management alberghiero non è una garanzia di successo.
È uno strumento complesso che, se mal strutturato, può trasformarsi in un moltiplicatore di rischio per la proprietà.
Valutare un hotel senza analizzare in profondità il management contract significa:
sovrastimare la qualità della gestione
sottovalutare i rischi economici
prendere decisioni strategicamente miopi
Nel settore alberghiero, il valore non dipende solo da chi gestisce, ma da come sono distribuiti rischi, incentivi e controllo.
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negoziando un contratto di management
valutando un hotel già gestito da terzi
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